Simbologia

Esporrò ora bandiere e simboli d’Italia, di Lombardia e d’Europa, pensati per rappresentare le diverse realtà etnonazionali e regionali individuate, assieme alle macroregioni europee che andrebbero a comporre il quadro dell’impero europeo alleato della Russia e della sua realtà imperiale eurasiatica.

Cominciamo con il nuovo Tricolore italico del Sangue, pensato come bandiera nazionale dell’Italia.

L’attuale tricolore italiano è una storpiatura francesizzante di quello originario; quello originario cispadano era a strisce orizzontali, rosso sopra e verde sotto, e nelle dimensioni era tendente al quadrato. Anche quello primigenio era naturalmente influenzato dal tricolore francese portato in Italia dai napoleonici, ma il ribaltamento delle bande da orizzontali a verticali, portando il verde all’inizio, è una chiara forma di sudditanza verso lo stato francese, nonché un consolidato schema di bandiera giacobina diffuso in tutta Europa, e non solo. Pare però che il bianco e il rosso riprendessero i colori della lombardissima Croce di San Giorgio (sia bolognese e reggiana che milanese) mentre il verde fosse il colore della divisa della Legione Lombarda, milizia cisalpina voluta da Napoleone, un colore comunque tipicamente visconteo e ghibellino.

L’idea era quella di riportare il tricolore alla forma originaria ma soprattutto di conferirgli una valenza altamente identitaria legata alle nostre radici indoeuropee. Ecco dunque il risultato:

Tricolore italico del Sangue

Tricolore italico del Sangue

Prima di me anche altri sono arrivati ad una soluzione analoga (senza aquila), non solo perché questo tricolore rispecchia da vicino il tricolore originale ma anche per via della valenza simbolica dei colori.

Le strisce orizzontali non sono solo un tributo al tricolore cispadano; esse rispecchiano la foggia delle strisce di altre ben note bandiere di nazioni indoeuropee: Persia-Iran, Kurdistan, India, Tagikistan, ma anche Germania imperiale, Russia, Iugoslavia, Ungheria (per quanto magiara) e via dicendo. Sono tre, come tre era il numero della tripartizione funzionale indoeuropea studiata dal Dumézil, una tripartizione della società ariana che si rispecchiava nella religiosità (pensiamo al pantheon greco, romano, celtico, germanico, iranico, indiano) e che consisteva nella casta sacerdotale, nella casta dei nobili guerrieri e dei lavoratori, soprattutto contadini. Uno schema tripartito giunto sino al Medioevo.

Il più noto tricolore ariano è quello spesso accostato alla Germania: nero-bianco-rosso. La bandiera dell’Impero Germanico non è direttamente connessa alla tripartizione ma la rispecchia bene perché il cromatismo ariano è innanzitutto bianco-rosso-nero: bianco dello Spirito e della luminosa dimensione celeste, rosso del Sangue versato sui campi di battaglia, nero del Suolo lavorato dai rustici e che sfama il popolo.

Nel nostro caso al posto del nero ecco il verde, a simboleggiare il fertile suolo italico, che nella Roma indoeuropea tornava in maniera ricorrente invece del nero.

Peraltro nell’antica religione romana, il rosso si accostava a Marte, dio della guerra, e quindi al Sangue, il bianco a Giove, dio padre degli dei e degli uomini (Iuppiter, il Diespiter in italico), il verde a Flora, dea delle piante alimentari, dei fiori e della primavera. Volendo, al posto di Flora, possiamo vederci Quirino, patrono dell’Urbe, del lavoro, e in un certo senso anche del Suolo italico-romano.

L’aquila legionaria dorata, nel mezzo, ricorda quella di Napoleone usata pel Regno d’Italia, ma a sua volta Napoleone la riprese dall’antica Roma, essendo simbolo della potenza dell’esercito romano e delle sue legioni; l’aquila è simbolo di Giove e tra gli artigli porta le sue saette. Un animale celeste, luminoso, solare, sacro agli Indoeuropei per via della sua dimensione e alla sua vicinanza a quello verso cui essi tendevano spiritualmente: il cielo e il sole. Spesso, accostabile all’alloro come simbolo di gloria e naturalmente al motto romano SPQR.

La tripartizione indoeuropea ritorna nella triade italica Giove-Marte-Quirino e in quella capitolina protettrice di Roma, Giove-Giunone-Minerva.

A quelli che dicono “Sembra la bandiera dell’Ungheria” ricordo che il tricolore originale italiano risale al 1796, mentre quello ungherese al 1848. E comunque son due bandiere diverse sotto vari aspetti. Tuttavia, personalmente, gradisco anche la bandiera del Regno d’Italia napoleonico, per quanto abbia un certo sapore massonico, che conserva certo una sua originalità e distingue del tutto la bandiera italiana da quella ungherese:

Regno d'Italia

Regno d’Italia

Per quanto riguarda lo stemma italiano, niente ruote dentate bensì la Magna Mater dei Romani, Cibele, nella versione Italia turrita, con tanto di Stellone d’Esperia riferito alla Stella Veneris del tramonto, l’astro che identifica l’Italia stessa (nonché la Gens Julia dei Cesari), ad occidente della Grecia. Facile rivedere in Cibele la Saturnia Tellus, altra allegoria dell’Italia nata in epoca romana. Questa figura si ricollega alla Grande Madre neolitica preindoeuropea (a simboleggiare l’importante eredità mediterranea degli Italiani) fecondata dall’arrivo degli Ariani che hanno plasmato poi, soprattutto culturalmente e spiritualmente, sia l’Italia che l’Europa.

Italia turrita e stellata

Italia turrita e stellata

Altro importante simbolo d’Italia, il lupo, non solo per via della Lupa capitolina ma perché basilare animale totemico di tutti i popoli italici, e naturalmente sacro a Latini e Romani. Assieme all’aquila reale è animale simbolo del nostro Paese, espressione di un dualismo gentile tipicamente romano: la vitale forza terrena unita all’elevazione spirituale uranica. Due complementari forme di nobiltà italica.

Lupo e aquila

Lupo e aquila

Veniamo alla etno-regione lombarda/insubrica. Bandiera classica è il Ducale Visconteo con Aquila imperiale e Biscione:

Ducale Visconteo

Ducale Visconteo

Già insegna del Ducato di Milano, raffigura l’Aquila imperiale germanica su sfondo dorato (comunque ripresa dall’aquila legionaria romana), a simboleggiare la fedeltà all’ideale imperiale italico-germanico del Sacro Romano Impero, ma soprattutto raffigura il Biscione visconteo simbolo di Milano e della Lombardia, un emblema di origine longobarda connesso al culto ctonio delle vipere che i Longobardi avevano, tanto da portarne degli azzurri monili al collo. In esso si è anche voluto vedere un simbolo crociato strappato ai musulmani, nella cui bocca viene inserito un nemico moresco ingollato.

Un altro suggestivo simbolo da me ripreso è lo svastika camuno, che in origine è una incisione rupestre in Val Camonica rinvenuta in quel di Sellero, frazione Carpene:

Svastika camuno

Svastika camuno

Consiste in un classico svastika, simbolo ariano solare e di buon auspicio presente in molte culture indoeuropee, levogiro, con delle forme sferiche che riproducono quelle che in origine sarebbero delle coppelle, elementi decorativi ma anche cultuali, nonché posizionati riflettendo gli astri. Il tutto accompagnato dal cromatismo indoeuropeo bianco-rosso-nero, poiché anche i Camuni furono arianizzati a partire dalla tarda Età del Rame. Lo concepii come stemma delle Lombardie, ma potrebbe rappresentare al meglio la cosiddetta Orobia, la Lombardia transpadana orientale.

Una citazione merita anche, sebbene inflazionato dal leghismo, il Sole delle Alpi, limpido simbolo celtico alpino-padano:

Sole delle Alpi

Sole delle Alpi

Esprime il culto solare indoeuropeo e l’armonia che i Celti instauravano con la natura e il ciclo delle stagioni, nonché della vita e della morte. Appare più sensato rosso che verde-Lega Nord. Con la colorazione bianco-rossa, infatti, riprende  due emblemi panlombardi (in senso storico “Lombardia” equivale a “Nord Italia”) quali la già citata Croce guelfa di San Giorgio (stemma comunale di città come Genova, Milano, Bologna e poi Imperia, Ivrea, Alba, Novi Ligure, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli, Reggio di Lombardia, Varese, Lecco, Mantova, Padova, Rimini e insegna della Societas Lombardiae medievale) e quella ghibellina di San Giovanni Battista (stemma comunale di città e località come Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda, Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Pavia, Fidenza, Forlì, Bormio). Nell’area alpina e padana ricorre frequentemente il dualismo bianco-rosso, mentre in quella propriamente mediterranea spicca il binomio rosso-oro romano.

Ed ecco gli altri simboli italiani etno-regionali:

Piemonte

Drapò del Piemonte/Taurasia

Croce di San Giorgio della Liguria e Nizza

Croce di San Giorgio della Liguria

Estense dell'Emilia/Bononia

Estense dell’Emilia/Bononia

Caveja della Romagna/Senonia

Caveja della Romagna/Senonia

Leone di San Marco del Veneto

Leone di San Marco del Veneto

San Venceslao del Trentino-Alto Adige/Rezia

San Venceslao del Trentino-Alto Adige/Rezia

Aquila del Friuli/Carnia

Aquila del Friuli/Carnia

Caprone dell'Istria

Caprone della Venezia Giulia/Istria

Leoni della Dalmazia

Leopardi della Dalmazia (territorio extra-nazionale)

Ugo di Toscana/Tuscia

Barre di Ugo di Toscana/Tuscia

Testa Mora della Corsica

Testa Mora della Corsica

Grifone dell'Umbria

Grifone dell’Umbria

Croce bizantina del Piceno

Croce greca del Piceno/Marche

Littorio del Lazio

Aquila repubblicana del Lazio

Cinghiale dell'Abruzzo

Cinghiale dell’Abruzzo

Calidonio del Sannio

Calidonio del Sannio

Croce amalfitana della Campania

Croce amalfitana della Campania/Opicia

Normanna della Puglia/Apulia

Blasone Altavilla della Puglia/Apulia

Federiciana della Lucania

Svevo-normanna della Basilicata/Lucania

Delfino stizzoso del Salento

Delfino stizzoso del Salento/Messapia

Siciliana della Calabria/Bruzio

Ulteriore della Calabria/Bruzio

Trinacria di Sicilia

Trinacria di Sicilia e Malta

Quattro Mori di Sardegna

Quattro Mori di Sardegna

Per quanto riguarda i simboli europei invece, il principale è il classico disco solare indoeuropeo collegato a diversi culti ariani del nostro Continente:

Croce solare

Croce solare

Tale emblema può presentarsi anche sotto forma di classico svastika o di Sole Nero, simboli millenari dell’Europa sebbene inflazionati dalla strumentalizzazione antifascista per ragioni propagandistiche.

Segue il cromatismo indoeuropeo suesposto che, assieme alla ruota solare, potrebbe dar vita ad un vessillo europeo imperiale:

Cromatismo ario

Cromatismo ario

Citazione d’obbligo merita la classica Aquila bicipite imperiale, simbolo di Occidente e Oriente europei, possibile “stemma” europeo:

Aquila bicipite imperiale

Aquila bicipite imperiale

Ed ora gli ipotetici vessilli/simboli delle macroregioni europee individuate (l’Italia l’abbiamo già vista):

Croce nodosa di Borgogna - Iberia

Croce nodosa di Borgogna – Iberia

Gigli di Francia - Gallia

Gigli di Francia – Gallia

Croce Teutonica - Germania

Croce Teutonica – Germania

Triscele - Britannia

Triscele – Britannia

Valknut - Scandinavia

Valknut – Scandinavia

Tursaansydän - Finnia

Tursaansydän – Finnia

Pērkonkrusts - Balticum

Pērkonkrusts – Balticum

Kolovrat - Slavia

Kolovrat – Slavia

Bandiera imperiale - Russia

Bandiera imperiale – Russia

Santo Stefano - Ungheria (Carpazia)

Santo Stefano – Ungheria (Carpazia)

Bos primigenius - Romania (Carpazia)

Uro – Romania-Moldavia (Carpazia)

Colori panslavi - Iugoslavia (Balcania)

Colori panslavi – Iugoslavia (Balcania)

Skanderbeg - Albania (Balcania)

Skanderbeg – Albania (Balcania)

Bandiera dei Paleologi - Ellade

Bandiera dei Paleologi – Ellade

Come per la suddivisione etno-regionale d’Italia e macroregionale d’Europa si tratta di mie idee; appare chiaro che la scelta vera e propria di suddivisioni e simboli spetti agli interessati.

Da ultimo, mi si conceda un cenno allo stemma della città di Bergamo, la mia città, che affonda le proprie radici nel Medioevo comunale:

Sole orobico

Sole orobico

Lo scudo sannitico bipartito, ha il classico cromatismo nobiliare rosso-dorato tipico del mondo romano e mediterraneo, in cui il rosso rappresenta il Sangue del popolo, e l’oro le messi bergamasche e la feracità del Suolo orobico. Lo scudo è racchiuso in un cerchio blu, raffigurante il cielo, a sua volta inglobato in una raggiera similare alla più nota Razza viscontea, un simbolo cristologico volto a rappresentare il Cristo come sole di salvezza e redenzione.

Seppur le intenzioni di chi ha fatto questo stemma siano state cristiane, è bello rivedere in esso un rimando indoeuropeo alla solarità, al celeste, al mondo uranico di valori alti e spirituali che hanno caratterizzato la religiosità e l’etica dei nostri arii Padri. Valori che del resto il cristianesimo ha ampiamente parassitato e assorbito, pervertendoli.

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