Manifesto

Aquila legionaria

Aquila legionaria

L’ideologia in cui credo, affonda le proprie radici nella basilare triade identitaria che ogni serio patriota italiano ed europeo dovrebbe amare, rispettare e sostenere, nell’ottica di un comune manifesto etnonazionalista italiano: il Sangue, il Suolo e lo Spirito (che è anche il risultato della fusione armonica dei primi due basilari elementi).

La definisco, oggi, Italianesimo, laddove esprima un sentimento patriottico italiano, etnonazionale, fondato sulla genuina Identità italiana, che innanzitutto è etnica. L’Italia non è destra-centro-sinistra, e non è nemmeno una realtà monolitica, per quanto esistente, e quindi va da sé che l’Italianesimo si mostri rispettoso di tutte le principali peculiarità etno-culturali del nostro territorio (a mia detta essenzialmente sei: Nord-Ovest gallo-italico, Nord-Est reto-venetico, Centro italico-etrusco, Sud italico-greco, Sud estremo greco-italico e Sardegna). In questo senso ho conservato l’ottica lombardista: esiste un Popolo lombardo, un gruppo etno-culturale lombardo relativo al Nord-Ovest, con una propria precisa identità da salvaguardare assieme alla sua Terra, che però si inscrive appieno nella naturale cornice storica italiana traendo linfa vitale dalla potenza spirituale di quello che è il millenario Paese.

“Etnico” è qui da intendere come Sangue, perché Italiani si nasce, non si diventa, e presuppone una stirpe, un’eredità, un retaggio biologico che si tramanda di padre in figlio, e che consiste nel peculiare aspetto fisico e nel DNA. Lo stesso stato italiano del resto, pur con tutti i difetti, professa lo ius sanguinis, non lo ius soli.

Attenzione: questo non significa che gli Italiani siano una razza o, peggio, che siano migliori degli altri; tanto meno che quel “biologico” sia da intendere come supremazia razziale o stregoneria simile. Significa che essere italiani è, innanzitutto, un fatto fisico e genetico, concreto e materiale, innegabile. Naturalmente con le sue sfumature etno-regionali, perché sappiamo bene che l’Italia non sia un blocco unico e compatto, come già ricordato. Certa retorica risorgimentale e fascista ha fatto il suo tempo.

Altra precisazione: nascere in Italia, Italiani, non è un merito o un’attestazione di grandezza, è chiaro; ma è un dono, un dono inestimabile perché l’orgoglio nazionale è un valore, e questo implica da parte nostra che lo riceviamo una condotta degna di esso. Perché è chiaro: se sei Italiano al 100% ma idiota cronico ti riveli dannoso alla tua stessa Nazione. Il “pedigree” non è tutto.

“Etnico” però ha anche il consueto valore culturale e spirituale che permea la nostra Identità, e che è il risultato dell’unione del Sangue italiano con il Suolo italiano. Questo ha portato al carattere, alla Cultura, alla spiritualità e alle inclinazioni italiane, nonché alle caratteristiche comunitarie del nostro Paese.

Il Sangue è dunque la base di partenza, ma senza Suolo natio e Spirito, ossia Cultura (che naturalmente implica anche il merito da parte del singolo e delle comunità), è insufficiente.

Do a questo mio Italianesimo etnico l’aspetto, in punti, che ora vado ad elencare per approfondire quello in cui per l’appunto credo e che, a mio modesto parere, è il modo migliore per intendere Lombardia, Italia ed Europa in chiave culturale, sociale e politica.

  • Etnonazionalismo – Patriottismo basato sul Sangue e sul Suolo, non sulla semplice cultura, e sullo Spirito come prodotto dei primi due. Pur con le ovvie differenze, l’Italia è una Nazione millenaria che necessita di un robusto spirito identitario per infondere coscienza nazionale e orgoglio etnico. Auspicabile, è che ogni organo preposto al governo del territorio, all’ordine, alla difesa, alla disciplina, alla giustizia, alla sicurezza e alla formazione dei nostri giovani, i più sensibili, divenga una “palestra” di squisito amor di Patria etnonazionale, cosa che negli Italiani manca drammaticamente.
  • Irredentismo – L’affrancamento (democratico) dal giogo straniero di quelle terre italiane che non sono state ancora ricongiunte al grosso della Nazione, vale a dire Corsica, Nizza, Svizzera italiana, Venezia Giulia restante, Istria, Dalmazia (volendo) e Malta, per citare le principali. Si potrebbe cercare anche di accattivarsi la Provenza, la Savoia, la Rezia, Carniola e Carinzia che sono lande storicamente legate all’Italia (pensate ai Romanci). Cooperazione anche con l’Albania e le Isole Ionie, nonché con le coste libiche e tunisine, queste per motivi ovviamente legati all’immigrazione, un fenomeno da arrestare, per il bene di tutti.
  • Etnofederalismo – Patto federale per l’Italia su base etnica, affinché l’Identità venga rispettata in tutti i suoi ambiti e il sentimento nazionale ne esca irrobustito: il miglior modo per insegnare l’amore per l’Italia è educare al regionalismo razionale senza quella statolatria repubblicana che induca a confondere lo stato con la Nazione (soprattutto quando la Nazione viene schiacciata dallo stato), scatenando fenomeni autodistruttivi come l’indipendentismo. Non esiterei a definirlo anche nazional-federalismo. Il primo passo è il federalismo identitario; in secondo luogo quello amministrativo e fiscale. Nessuna forma di autonomia che sbocchi in statuti speciali.
  • Identitarismo – La difesa dell’Identità italiana al netto di ogni forma di razzismo, suprematismo e neonazismo, a partire da Roma, dagli Italici e dalla millenaria Italia indoeuropea. L’amore per la propria stirpe, la propria terra, e la propria cultura non è odio, e non lo è nemmeno la salvaguardia identitaria militante della propria Nazione che si realizza opponendosi alla globalizzazione, alla società multirazziale, e all’europeismo da burletta targato UE, a ben vedere tutte cose che avversano lo stesso concetto di Nazione. Se tuteliamo i nostri prodotti perché non tutelare anche chi li ha concepiti e realizzati?
  • Tradizionalismo – Recupero e difesa delle tradizioni popolari che rischiano l’estinzione, dalle religioni tradizionali al folclore, dalla cura delle lingue locali alla genuina mentalità contadina o montanara. Tradizionalismo è anche e soprattutto l’attaccamento agli eterni valori spirituali (indo)europei oggi minacciati dal pluralismo e dal relativismo, ma pervertiti nel tempo dal cristianesimo. Il patriarcato, l’eterosessualità, l’endogamia sono seme di rinascita identitaria e tradizionale, al netto delle stucchevolezze reazionarie.
  • Etnicismo – Lo studio dell’antropologia umana, fisica e della genetica delle popolazioni, al fine di riscoprire le proprie radici e approfondire la conoscenza di noi stessi, dei nostri Avi e dell’Europa. La Cultura è alla base di tutto, sconfigge l’oscurantismo anti-identitario e corrobora l’attaccamento alle proprie origini, soprattutto oggi che gli Europei/Europidi sono in via d’estinzione.
  • Econazionalismo – L’ambientalismo potenziato con il nazionalismo (e depurato dalle scorie di certo ecologismo progressista, animalista, vegetariano/vegano), perché non c’è Sangue senza Suolo, ma anche viceversa: se si salvaguarda l’habitat bisogna anche salvaguardare chi lo popola da millenni. E innanzitutto mi riferisco agli umani. Sì allo sviluppo sostenibile dove serve e no all’immigrazione, alla globalizzazione e alla società multirazziale, che distruggono il tessuto etno-sociale e anche (quanti non ci pensano) l’ambiente circostante (cementificazione, sovrappopolazione, inquinamento). Qui non spariscono solo flora e fauna, ma anche e soprattutto gli Italiani e gli Europei. Chiaramente questo discorso, parlando di Italia, vale soprattutto per il Nord, mentre il Sud andrebbe razionalmente industrializzato per promuoverne il recupero e l’affrancamento dalla sua condizione di degrado, che finisce per pesare sulle spalle di aree virtuose anche in termini di migrazioni interne. Si pensi alla situazione del secondo dopoguerra.
  • Socialismo – Socialismo nazionale, naturalmente, la lotta non più di classe e universale ma identitaria applicata alla Nazione, l’Italia nel nostro caso. Tutti devono concorrere al benessere della società, nella convinzione che Libertà non è fare quel che si vuole ma fare il bene della Comunità nazionale. No al capitalismo, all’affarismo, al consumismo e all’edonismo, al liberalismo/liberismo/libertarismo, alla vita per il lavoro (invece del contrario) e a tutto quello che ruota attorno all’individualismo e ai suoi bassi appetiti borghesi, minando le fondamenta di una Comunità nazionale unita, coesa e solidale. E no anche all’altra faccia della medaglia, al comunismo, che non è altro che cristianesimo laico ossia ecumenismo, classismo al contrario tra connazionali ed internazionalismo sradicatore. L’Italia agli Italiani, non solo come buonsenso identitario ma anche come interruzione dello sfruttamento dell’immigrazione da parte di coloro cui fa comodo (industriali senza scrupoli, plutocrati, cosiddetti “moderati”, socialdemocratici, assistenzialisti, preti).
  • Comunitarismo  Il robusto spirito d’appartenenza promosso a partire dalle comunità locali, luoghi dove prendere coscienza delle proprie origini italiche e regionali e sviluppare l’identitarismo fondamentale per lottare coerentemente e raggiungere la salvazione del Paese. La promozione della solidarietà e del mutuo soccorso tra connazionali, agevolata dal radicamento locale, aiuta a ritrovare il contatto non solo umano (e famigliare) ma anche con la Natura e l’ambiente incontaminato, proponendo modelli di vita eco- ed etno-sostenibili. Dallo spirito comunitario, la famiglia naturale e tradizionale italiana, base della società, una società fedele al proprio passato ma rivoluzionaria nei confronti del presente occidentale, sana e rinsanguata da giovani eroi di tutti i giorni. Serve un’Italia e un’Europa dei forti, non dei furbi.
  • Ruralismo – Il modo migliore per assaporare direttamente Sangue e Suolo, entrando in contatto con la Natura, promuovendo il contadinato e adoperandosi per edificare una famiglia endogamica, con prole, che possa trovare il tempo di immergersi nella dimensione ideale per ogni uomo, di cui l’Italia è ricca grazie a monti, colline, coste e campagne. Lo scenario naturale, assieme ad agricoltura, allevamento e caccia e pesca (responsabili), aiuta a recuperare la dimensione più intima di ogni Italiano; da sempre il nostro Paese è identificato col mondo rurale, e dobbiamo esserne orgogliosi.
  • Indoeuropeismo – Tradizionalismo culturale di stampo ario (ossia indoeuropeo, per chi non lo sapesse), per onorare coloro che hanno plasmato soprattutto spiritualmente la nostra grande famiglia europea. La mentalità e l’etica dei nostri Avi indoeuropei, soprattutto Romani e Italici, mostra la via, una via caratterizzata da ethos patriarcale, conservatore nel giusto, virile, battagliero, solare, incline alla politica, alla filosofia, alla vita militare e di studio, e all’interesse dunque per la propria Comunità nazionale, anche per poter promuovere una società aristocratica (nel senso etimologico del termine) che un domani possa occuparsi seriamente del governo del Paese, avendo a proprio favore, finalmente, il merito. L’Italia è una Nazione colma di Storia, di gloria, di arte e di Cultura e merita il meglio, i migliori, in nome di quello che è il perno dell’Identità italiana: Roma.
  • Europeismo völkisch – Non più l’europeismo consueto fatto di stati senza nazioni e spina dorsale, ma un patriottismo europeo etnico e confederale che possa studiare un disegno di un consorzio “imperiale” alleato della Russia e in buoni rapporti col mondo eurasiatico indoeuropeo (senza più enti sovranazionali e mondialisti in mezzo ai piedi), ma anche con le comunità europee sparse per la Terra che rifiutano il globalismo all’americana. Basta unioni che europee sono solo di nome, sì invece ad un sacro consesso confederale dove omogenee macroregioni altamente identitarie costituiscano la base di una rinascita dell’intramontabile sogno imperiale nato con Roma, naturalmente in chiave contemporanea. L’Europa non deve e non può abdicare al proprio ruolo di faro della Civiltà.
  • Presidenzialismo – Una repubblica etnofederale italiana basata sull’elezione di un solo presidente, che sia capo dello stato e del governo, eletto direttamente e democraticamente dai cittadini senza intralci parlamentari. Antidemocratico? No, la scelta al popolo sovrano, che beneficerebbe altresì di un organo governatoriale espressione delle etno-regioni, in virtù dell’ordinamento federale. Antidemocratici sono i governi tecnici (ossia plutocratici), i presidenti del consiglio non eletti e il culto liberticida dei presidenti dell’attuale repubblica, che nonostante la carica simbolica vengono venerati come monarchi illuminati. Essendo tra le altre cose comandante in capo delle forze armate e di polizia, il presidente dovrebbe provvedere al riequilibrio etno-regionale delle stesse, che oggi sono perlopiù costituite da Meridionali. Intervento d’altronde necessario anche in materia di impiego pubblico.
  • Dirigismo – Logica conseguenza del socialismo nazionale, dove le redini dell’industria, dell’economia, del mercato, e della sovranità monetaria (ritorno alla lira) vengano direttamente impugnate dallo stato, che deve dettare la linea da seguire e che unico può, se eretto come si deve, garantire gli interessi nazionali, relativi a tematiche che riguardano tutti i popoli italiani. Siamo troppo abituati alla cessione di sovranità per capirlo, ma per realizzare quanto dico lo stato italiano deve assolutamente coincidere, prima, con la Nazione, ossia essere una repubblica etnofederale su base identitaria. Altrimenti diviene statolatria e dispotismo, non nazionalizzazione. L’Italia deve riconquistare autorità, sovranità e soprattutto Identità.
  • Razionalismo – Il salutare culto della Ragione, non come assolutismo illuminista-rivoluzionario (di fatto irrazionale) che culmina nel materialismo occidentale, ma come faro che ci guida e illumina nelle scelte di tutti i giorni, sbarazzandosi così di ogni superstizione, o sentimentalismo, di matrice giudeo-cristiana, che zavorrano l’Italia mortalmente e si rivelano incoerenti con una visione genuinamente identitaria in quanto indoeuropea. Tempo di mettere il monoteismo abramitico alla porta e di ridurre a zero l’ingerenza vaticana negli affari di stato (sperando di assorbire Città del Vaticano e rendendo così San Pietro una chiesa come tante altre chiese di Roma), investendo massicciamente su scuola, università, ricerca e naturalmente cultura.
  • Paganesimo – Recupero culturale della religiosità tradizionale legata alla gentilità italico-romana, indoeuropea, con contributi degli altri credi pagani sparsi per la Penisola e frutto degli insediamenti di popoli storici caratterizzanti diverse etno-regioni italiane. Questo punto potrebbe essere in contraddizione con quello precedente, ma non è così: la spiritualità può tranquillamente conciliarsi col razionalismo, perché la prima non è che riflessione, meditazione e rapporto intimo con sé stessi, la Natura e il proprio Sangue, ma anche edificazione collettiva di una religione civile nazionale. Naturalmente se si tratta appunto delle religioni pagane genuinamente identitarie e legate etnicamente all’Italia, e non di assolutismo oscurantista semitico che finisce per intralciare le politiche etnonazionaliste. Al di sopra di tutto viene il destino della Patria.

Questi punti rispecchiano la mia personale Weltanschauung delineatasi concretamente negli anni a partire dall’esperienza lombardista principiata nel 2006, in cui ho cominciato ad interessarmi seriamente di politica, metapolitica e cultura. Nel tempo s’è raffinata ed evoluta in un pensiero più serio, razionale e concreto, in cui al posto dell’indipendentismo potesse innestarsi un maturo etnofederalismo italianista, responsabilmente etnonazionale.

Naturalmente non ho alcuna pretesa e non voglio ergermi a maestro di nessuno, anche perché finché siam vivi si continua ad apprendere e a ricercare ciò che è vero e giusto, e corrobora i propri irrinunciabili principi; non ci si può permettere di ritenersi “arrivati” nella vita, soprattutto in giovane età, ma nel mio piccolo offro a voi questi spunti di riflessione sperando che, chissà, possano trovare riscontri favorevoli, anche nell’ottica di esperienze militanti politiche/metapolitiche/sociali, e chiaramente culturali. Il mio ruolo di testimonianza identitaria non verrà mai meno.

Uno dei “gridi di battaglia” del sottoscritto è “Saluu Lombardia!“, che, per quanto pittoresco può essere, è un omaggio sincero, in milanese, alla mia realtà etnica. Oggi, assieme ad esso, il grido parimenti franco e sentito, e senz’altro meno pittoresco, che mi vien da innalzare al cielo è:

Ave Italia!

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