Lombardesimo

La Razza

Il Lombardesimo è l’identitarismo etnico Sangue-Suolo-Spirito lombardo, di cui mi sento, nel mio piccolo, l’iniziatore e il pioniere, teorizzato nel triennio 2006-2009, dopo essere giunto in contatto con gli ambienti etnonazionalisti padano-alpini ispirati agli scritti völkisch di Federico Prati e altri.

È l’ideologia di fondo del Movimento Nazionalista Lombardo (fondato nel 2011), disciolto due anni dopo per approdare a Grande Lombardia, associazione lombardista sempre fondata dal sottoscritto e da Adalbert Roncari, camerata storico, che allarga la visuale del Lombardesimo estendendola a tutto il Nord Italia, ossia alla Lombardia primigenia di marca alto-medievale (già Gallia Cisalpina e Langobardia Maior).

Pur avendo riscoperto, nel tempo, la bontà e la realtà dell’italianità intesa come civiltà, cultura, patria spirituale ario-romana, ho conservato con fierezza l’etnicismo lombardo, essendo la Lombardia, sotto diversi aspetti, una nazione in fieri, un’etnia a tutti gli effetti, coesa dalle tre lombardità storiche (Lombardia etnica, Lombardia linguistico-culturale, Grande Lombardia) che la distinguono dagli altri areali etno-culturali ad essa contigui.

Il Lombardesimo, e l’etnonazionalismo in genere, affondano le proprie radici nel retroterra culturale dei movimenti völkisch germanici sorti a cavallo tra l’800 e il ’900 in area mitteleuropea, movimenti sicuramente imbevuti di romanticismo Blut und Boden ma anche, a loro modo, di quel realismo che deriva dal “culto” della natura e che li smarca da tutte le nefande utopie cosmopolite, borghesi, plutocratiche.

Ed è proprio nel caso del Lombardesimo che questo etno-razionalismo trova ampio spazio, permettendogli di non rimanere fossilizzato su ideologie del passato, riprendendone, bensì, gli aspetti sempre attuali aggiungendovi l’elemento di originalità e di (salutare) modernità rappresentato dall’armonico amalgama di identitarismo e tradizionalismo, etnicismo, razionalismo, appunto, e lotta senza quartiere a progressismo e reazione parassitaria (soprattutto laddove indugi troppo su posizioni in odore di destra feudale).

L’ideologia lombardista, in questo senso, non si lascia abbindolare dalle sirene “rossobrune” e neofasciste, pur conservando un aspetto sociale e nazionale: il suo fondamento è l’etnonazionalista triade di Sangue-Suolo-Spirito. I fascismi, gli hitlerismi e i comunismi hanno fatto il loro tempo: è il concetto di identità etno-razziale e territoriale, quindi biologica e culturale, a non passare mai di moda, l’essenza più intima dell’Europa insomma, non certo movimenti novecenteschi che, riproposti oggidì, rischiano di dare vita a tragicomiche caricature degli originali.

Il Lombardesimo prescinde da centralismi, regionalismi, autonomismi, federalismi e secessionismi, ossia da questioni riguardanti la politica e lo stato; esso è anzitutto ideologia militante, formazione culturale e azione metapolitica, che pone al di sopra di tutto il Sangue del popolo, il Suolo dei padri, lo Spirito nato dall’incontro dei primi due. Personalmente, allo stato attuale delle cose, lo inserisco nel quadro di un’italianità aristocratica (in senso etimologico), fondata sull’idea più nobile ed elevata di romanità, che nulla c’entri con la Repubblica Italiana, e di un europeismo indogermanico “imperiale” che non abbia nulla a che vedere con l’Unione Europea, ma al di là di questo il fulcro lombardista rimane per me, tuttora, ferrea volontà di affrancamento dell’identità etnica e, a suo modo, nazionale delle Lombardie, che conservano un peculiare profilo etno-culturale differente dalle altre plaghe d’Italia e d’Europa.

A tutt’oggi, punti fermi del Lombardesimo, portati avanti non solo da me ma anche dall’associazione (meta)politica Grande Lombardia, sono i seguenti:

  • Etnonazionalismo – Il vero e serio nazionalismo, basato sul Sangue, sul Suolo, sullo Spirito di un popolo, e non sulle castronerie mafio-massoniche e del giacobinismo deviato di stampo ottocentesco che animano gli stati-apparato senza nazione, come quelli odierni dell’Europa occidentale, le cui insegne sembrano tristi scopiazzature del tricolore francese.
  • Econazionalismo – La salvaguardia del Suolo che deve assolutamente andare di pari passo con quella del Sangue, altrimenti lo sterile ambientalismo progressista consegna la nostra terra nelle grinfie del mondialismo e della società multirazziale, che della natura sono mortali nemici (non conoscendo questa le menzogne del politicamente corretto e delle ideologie progressiste).
  • Pan-lombardismo – L’identitarismo lombardo che riunisce sotto le sacre insegne lombardiste tutti i territori etno-geolinguisticamente lombardi, alpino-padani, galloromanzi cisalpini, dunque Insubria, Orobia, Emilia, Piemonte, Valle d’Aosta, allargando successivamente lo sguardo e il campo d’azione a ciò che è Grande Lombardia, ossia l’intero Settentrione d’Italia.
  • Razionalismo – La cultura della ragione e della natura, della scienza libera, della conoscenza, del realismo, contrapposta alla peste oscurantistica diffusa da tutte le concezioni dogmatiche di cosmopolitismo e relativismo, che portano acqua al mulino dell’agenda mondialista.
  • Comunitarismo – L’autodifesa totale del Sangue della nazione e del Suolo della patria, da cui nasce lo Spirito comunitario, ossia il legame socioculturale che intercorre tra individui appartenenti alla stessa razza, sottorazza ed etnia. Prima di essere qualcosa di italico ed europeo, il comunitarismo è innanzitutto lombardo-etnico, e viene prima di ogni stato, incarnando i destini di un popolo.
  • Tradizionalismo – La tutela della lingua, della cultura, degli usi e costumi, delle tradizioni, delle arti, delle ricorrenze, dell’enogastronomia del popolo, rispettosa delle radici romano-cattoliche e dei culti parte delle nostre identità e tradizione genuine e vere, che sono quelli della gentilità ariana, alle origini dell’Europa primigenia.
  • Indoeuropeismo – Il razionale “culto” dell’eredità dei nostri padri celto-liguri, gallici, italico-romani e germanici, ma anche della civiltà classica senza tempo di Greci e, soprattutto, Latini; i primi ci hanno donato il Sangue e il Suolo, i secondi lo spirito razionale e scientifico che permea tutta l’Europa e che rappresenta la solare etica ariana opposta al cumulo di aberrazioni mondialiste figlie della contemporanea temperie antifascista.
  • Eurocentrismo – Lombardia, Italia, Europa; è il nostro mondo, e per di più è la culla della Civiltà, minacciata dalla barbarie apolide del cosmopolitismo e dal dispotismo del pensiero unico anti-identitario. Eurocentrismo non da intendersi come imperialismo e suprematismo coloniali ma come volontà multipolare contro l’occidentalismo atlanto-americano e il mondialismo finanziocratico; rimettere l’Europa, e i popoli indigeni europidi, al centro dell’ottica europea, nel rispetto delle altre realtà etno-razziali autoctone del globo.
  • Isolazionismo – La geopolitica di solidarietà euro-russa che porti il continente europeo a troncare i rapporti con le entità globaliste, o funzionali al globalismo, come Usa, Israele, Nato, Onu, Ue, banche mondiali e centrali, terzo/quarto mondo e aggressive economie emergenti come la Cina. Una visione razzialista, che passi per il cameratismo tra gli europidi sparsi per il mondo, è sacrosanta ma non deve negare la basilare importanza del suolo europeo sotto i piedi delle genti europee: il caucasoide bianco è stato plasmato dall’Eurasia occidentale.
  • Dirigismo – La creazione di una repubblica aristocratica, presidenziale ed etnofederale, possibilmente a guida granlombarda, libera dal giogo statolatrico figlio dell’8 settembre 1943, la cui economia sia dettata da ragioni di stato non più in odore di mafia, giacobinismo apolide, parassitismo ed elefantiaca burocrazia, ma che coincidano con la natura delle Italie, senza riguardo per le lobby internazionaliste. Economia, finanze, lavoro, industria, famiglia e società devono essere tutelati dallo stato, non piegati per obbedire agli organismi sovranazionali. Sì al protezionismo.

Ora di dire basta alle menzogne, né Italia artificiale né Padania, è giunto il momento dell’autodeterminazione della Lombardia, quella etnica e storica, vera, racchiusa nel bacino idrografico del Po ma proiettata nel suo naturale spazio vitale cisalpino, all’interno di un quadro italico etnonazionale dove i destini dei popoli e delle comunità etno-culturali vengano prima di qualsivoglia forma di stato: uno stato italiano unitario ha senso solo come patto federalista su base etnica accettato da tutti, altrimenti è giusto che i popoli decidano altrimenti, ma senza imboccare il tunnel senza via d’uscita dell’indipendentismo progressista alla catalana.

Solo il Lombardesimo può salvare la Lombardia rendendola di nuovo Grande mediante la sapiente opera etnonazionalista di rivoluzione nella riorganizzazione territoriale e amministrativa delle nostre terre padano-alpine (ma anche dell’intera Italia); l’etnonazionalismo völkisch in chiave lombardista non ha nulla a che vedere con le cialtronerie legaiole o con le sceneggiate neofasciste/neonaziste, perché si tratta di non rinunciare alla nostra realtà etno-razziale, declinata in senso pan-lombardo, e alla sua legittima difesa, così come al legittimo diritto di autodeterminazione anti-mondialista del sovrano popolo lombardo, a prescindere dalle bandiere che sventolano sopra il suo cranio.

Mi sono lasciato alle spalle il virulento anti-italianismo generalizzato delle origini, poiché oggi riconosco il ruolo positivo dell’italianità come civiltà storica continentale e cultura patria latino-romana e ariana, ma allo stesso tempo non abbandono e non rinuncio alla doverosa battaglia comunitarista volta alla difesa, preservazione e realizzazione della realtà biologica ed etnica dei Lombardi, insieme di genti affratellate e distinte dagli altri Italiani e dunque dagli altri Europei.

Per el Sangh e el Soeu lombard,

Saluu Lombardia!