Auto-intervista

Il Sizzi

Il Sizzi

– Presentati

Sono Paolo Sizzi, Lombardo bergamasco classe 1984.

– Sizzi è un cognome bergamasco?

Si tratta di un cognome abbastanza raro e pare di origine fiorentina, ma è radicato nel Bergamasco dalla seconda metà del ‘200. Probabilmente il filone toscano è continuato coi conti Sizzo de’ Noris, Trentini provenienti da Gandino (Bg).

– Che fai nella vita?

Mi occupo di Identità, scienze umane, e mondo rurale.

– Ci hai messo dieci anni a laurearti (per la triennale)?

No, quattro; nel 2010 avevo rinunciato agli studi per riprendere di lì a poco (nel 2017 ho conseguito la laurea magistrale N.d.A.).

– Dalla grafica alle lettere; come mai questo cambiamento?

Ho sempre avuto un interesse, adolescenziale più che altro, per il disegno e la creatività; maturando, ho scoperto che la mia vera vocazione è quella delle scienze umane, data la mia sensibilità culturale.

Dove vivi?

Nel verde del contado orobico. Fossi scemo a cambiare lidi.

Ce l’hai una donna?

Al momento (luglio 2014) no. Spero di trovare una compagna comunque, anche per poter mandare avanti la Stirpe, qualora possibile.

Mai avuto storie?

Se intendiamo relazioni vere e proprio no, mai stato fidanzato.

– Hai mai visto il mare?

Tecnicamente sì, a Venezia nel 2004. Ma capirai, vederlo significa viverlo, e non ne ho mai sentito l’esigenza sinceramente. Io sono una persona terragna e fiera della propria identità cisalpina.

– Ti reputi un disadattato?

Nella misura in cui non mi conformo alla mentalità corrente, sicuramente sì. Non sono un emarginato dalla società, questo naturalmente no.

– Hai amici?

Pochi ma buoni. Detesto le compagnie, con la loro mentalità pecoronica.

– Hai svaghi?

Quanti ne voglio, soprattutto in termini culturali e rustici.

– Tu non eri un cattolico zelante?

Fino al 2006, per retaggio famigliare, sì. Poi, accostandomi all’etnonazionalismo, mi sono accorto di preferire la schietta concretezza dei dettami völkisch alle favole semitiche, ancorché filtrate dalla greco-romanità, sicché due anni dopo ho mollato del tutto la baracca cattolica staccandomi dall’ammuffito ambiente paesano diviso tra parrocchia e oratorio. Ho una famiglia anziana alle spalle che purtroppo mi ha trasmesso il passato bigottismo. Ora, pur non essendo religioso, appoggio la gentilità italo-romana e ogni forma di (serio) neopaganesimo indoeuropeo.

– Che rapporto hai con la tua famiglia?

Buono, salvo qualche normale incomprensione generazionale, dovuta anche al retroterra cattolico. D’altronde, sarò sempre grato ad essa per avermi trasmesso valori immortali come l’attaccamento alla Terra e alle proprie tradizioni (vedi l’uso del dialetto bergamasco, mezzo quasi esclusivo di comunicazione, almeno in famiglia). E per avermi cresciuto, si capisce. Sono orgoglioso dei miei natali.

– Di dove sono i tuoi?

Mio padre è della Val di Scalve, ma dalla famiglia trapiantata a Brembate di Sopra dagli anni ’20 del secolo scorso; mia madre invece è del posto, Isola Bergamasca nord-orientale (Locate-Mapello-Brembate).

– Sei dello stesso paese di Yara Gambirasio. La conoscevi?

No, mai vista. Troppo piccola. Conosco i Gambirasio del paese, ma non lei e la sua famiglia.

– Eppure scrivesti un articolo di dubbio gusto su di lei, rimarcando la meridionalità di sua madre. Non credi di aver esagerato?

Assolutamente sì; l’articolo in questione risaliva ai primi di dicembre del 2010, pochi giorni dopo la scomparsa (il cadavere fu ritrovato nel febbraio 2011), e mi lasciai prendere la mano ipotizzando il motivo della scomparsa della ragazzina. Purtroppo in quel periodo scrivevo cose abbastanza irrazionali ed estremiste, e l’ho pagata cara.

– Infatti: sei stato condannato per razzismo e vilipendio del PdR

Il vilipendio del PdR è una questione opinabile; io mi limitai ad ironizzare in maniera politicamente scorretta. Se siamo tutti uguali inoltre, perché egli deve essere messo al di sopra di noi? Riguardo la Mancino: ho sbagliato, perché ho scritto alcune cose pesanti, stupide, illogiche, esasperate, e ne approfitto per scusarmi prendendomene la responsabilità (soprattutto per quanto riguarda la disabilità), ma resta il fatto che i reati d’opinione, o d’odio come li chiamano, sono reati politici ed ideologici e limitare la libertà d’espressione non è democratico.

– Hai citato la questione disabilità: in effetti scrivesti cose pesanti in merito

Sì, non posso negarlo, e sono dispiaciuto soprattutto per questo, perché prendersela coi disabili è un atteggiamento vigliacco. Io penso solo ad una scristianizzazione morale che valuti caso per caso eutanasia, aborto, misure sanitarie preventive e apra ad una concezione laica, e dunque razionale, della bioetica.

– Tornando a Yara, tu dicevi che il suo assassino fosse immigrato o meridionale, invece…

Invece hanno messo in galera un presunto assassino di origine bergamasca. Presunto, appunto. Dire che il caso Gambirasio è torbido è usare un eufemismo. Fermo restando che sbagliai nell’insistere con la tesi del forestiero, nonostante la maggior incisività della criminalità allogena rispetto a quella locale (basta vedere le patrie galere da chi sono occupate).

– A proposito di retromarce, non eri lombardista?

Lo sono tuttora, ho solo contestualizzato il discorso lombardista in quello italianista. Non ho buttato la Lombardia, ho recuperato l’Italia, e scusate se è poco. Del resto, se ci diciamo europei (e l’Europa non è esattamente piccola e omogenea), possiamo forse non dirci italiani?

– Ah, ora sei italiano?

Italiano lo sono sempre stato, e non l’ho mica deciso io. La Lombardia è Italia da almeno 2300 anni (e se vogliamo invece sottolineare il continuum italico dalle Alpi alla Sicilia, quasi da 4000), da prima che fosse Lombardia quindi. Non è che se per circa otto anni della mia vita ho negato di essere una cosa (pur essendola) – perché troppo concentrato sullo stato italiano, più che sulla nazione italiana – questa si è annullata in quel periodo. L’Italia esiste anche se la neghi. Dirsi Italiani, peraltro, non cancella certo la propria filiazione etnica all’areale lombardo, piuttosto aiuta a definirla al meglio.

– Ma perché questa conversione? 

Più che conversione la chiamerei evoluzione. Non sono rimasto folgorato sulla via di Roma, più semplicemente ho pensato che il lombardismo esasperato e micro-nazionalista diventa un ghetto (dove peraltro s’ammassano personaggi caricaturali del sottoscritto). Molto meglio esaltare la comune eredità italo-romana condivisa con gli altri popoli della Penisola, senza perdere di vista l’etnicismo lombardo, che buttare tempo, energie, denaro (e faccia aggiungerei) con qualcosa che non è che una rimasticatura indipendentista del leghismo e finisce per rimarcare solo quel che divide il Nord dal Centro e dal Sud impantanandosi nell’odio per sé stessi. L’indipendentismo non porta da nessuna parte e oltre ad avere mire utopiche finisce per fiancheggiare gli stessi nemici dei Lombardi (enti mondialisti).

– È stata un’inversione di rotta repentina però, cosa è successo?

Tendo a non preoccuparmi più di tanto dell’opinione comune e quindi non ho lasciato molto spazio temporale – ufficialmente – tra il prima e il dopo. Ma si capisce, il mio è stato un percorso di maturazione e non rendevo pubblica ogni mia singola cogitazione in merito, soprattutto quelle più intime, anche per via del ruolo movimentistico che ricoprivo. La verità è che mi piace meditare e riflettere, mettendomi in discussione, proprio per evitare che il culto razionale dei valori più elevati in cui credo (che non cambieranno comunque mai nei loro principi) non diventi una trita pratica abitudinaria. Non si cambia idea dall’oggi al domani, soprattutto parlando di Weltanschauung.

– Qualche malizioso insinua che ti sia fatto “corrompere” da pulzelle meridionali

Banalissime voci false messe in giro, assieme ad altre sciocchezze, da contatti complessati dell’ambiente, con cui ho avuto degli screzi nemmeno inerenti la questione politica peraltro (cambiare idea per la potta, topos logoro direi), e poi riprese da anonimi in Rete. Le idee si cambiano per esigenze interiori, maturazioni appunto, non per bassi appetiti, e così accadde infatti col ripudio della religione cattolica nel 2008; fossi così vile per convenienza scusate, chi me l’avrebbe fatto fare di finire in tribunale per le mie stesse opinioni? E prima di questo, chi me l’avrebbe fatto fare di mettere SEMPRE nome, cognome e faccia nello scrivere articoli sui vari blog incriminati?

– I tuoi ex “camerati” come l’hanno presa?

La gente normale, tra cui l’unico vero “camerata” storico Roncari, tranquillamente (ovvio stupore a parte). Ho avuto problemi solo con soggetti marginali, per questioni come detto nemmeno movimentistiche o politiche, ma non voglio ingigantire delle vicende grette e senza alcuna importanza, dando spazio fondamentalmente a personaggi incolori.

– Quindi ora sei un fascista

Assolutamente no, si deve guardare avanti, non indietro: fascismo, nazismo e comunismo sono esperienze esaurite e che finiscono in farsa se recuperate oggidì. Io sono ancora lombardista perché amo la mia piccola Patria, ma ora sono anche un italianista etnofederalista. Un patto tra genti italiche è la miglior cosa da promuovere all’interno di un disegno identitario serio. Il nostro futuro sono il Sangue e il Suolo etno-regionali e lo Spirito d’Italia. Se vogliamo averne uno.

– Però nazista lo sei

Che vuol dire essere nazista? Siamo nel terzo millennio, che senso può avere un termine simile? Un’etichetta tale viene coniata dai buonisti e dai nemici dell’Identità solo per mettere a tacere chi si oppone al sistema mondialista e alle nefaste conseguenze della globalizzazione.

– Tu sei razzista, non prendiamoci in giro

Ecco, altra sciocchezza. Studiare, promuovere e difendere la propria Identità, a casa propria, non significa odiare, discriminare, fare violenza sugli altri. Se vogliamo parlare davvero di razzismo guardiamo agli Usa, ad Israele, al neocolonialismo, e a tutti coloro che hanno politiche imperialiste.

– E la craniometria?

L’antropometria (e quindi la craniometria) e l’antropologia fisica, assieme alla genetica delle popolazioni, sono lo studio scientifico delle razze umane. Se per voi questo è odio e razzismo avete seri problemi, o siete solo in cattiva fede. Comunque la razziologia non è politica, per me, ma diletto e strumento per esplorare a fondo la nostra Identità e quella degli altri. Il contrario dell’oscurantismo e dell’intolleranza insomma.

– Esiste solo la razza umana, non te l’hanno insegnato?

Casomai la SPECIE umana (sapiens), le razze sono diverse. Fortuna che poi i gretti ignoranti saremmo noi “nazzzisti”. Voi pensate che parlare di razza implichi un superiore ed un inferiore, ma se pensate questo i veri razzisti siete voi: l’identitarismo è amore per la propria natura, non odio per quella degli altri. Ed è inoltre rispetto per la biodiversità.

– Dunque cosa pensi dei Meridionali e delle minoranze ora?

“Minoranza” è tutto da vedere: in molte città ormai gli immigrati sono maggioranza e questo è sintomo di quanto questo sistema sia sbagliato; l’immigrazione meridionale prima e quella allogena poi hanno distrutto il genuino tessuto sociale del Nord (per arricchire i soliti). Ogni immigrazione di massa è sbagliata e diventa problematica per tutti. Detto questo non intendo demonizzare nessuno. Bisogna ripensare le politiche migratorie, soprattutto quelle extra-italiane, e consentire ai Meridionali che volessero tornare al Sud di potersi stabilire laggiù senza traumi, anche perché quando si parla di immigrazione ci si dimentica sempre degli effetti che essa ha sull’ambiente: il Nord è una colata di cemento fatta e finita (e altamente inquinata). I Meridionali comunque sono anch’essi parte dell’Italia, e dell’Europa.

– Ma Grande Lombardia che fine ha fatto?

Esiste ancora e continua la sua battaglia: Lombardesimo e comunitarismo lombardo. Io ho voluto allargare gli orizzonti della Lombardia alla nazionale cornice italica. Sono più utile come italianista che come lombardista e basta, ma ciò non toglie che possa ancora collaborare col mio vecchio movimento.

– Ora fondi un altro movimento?

I movimenti si fondano se ci sono soldi, risorse, mezzi, uomini, determinazione altrimenti è il caso di lasciar perdere. Pensate a quanti inutili movimentini, replicanti di quelli originali, ci sono in giro. Meglio creare una rete di identitari e magari sottoscrivere un manifesto comune; un domani si vedrà. La cosa più importante non è il movimento, ma promuovere coscienza identitaria, una coscienza che ci contraddistingua nelle scelte di tutti i giorni. Visto che politica la si fa sempre e comunque cominciamo a darci una regolata nel privato: più persone pensano e agiscono da identitari, più le possibilità di salvezza per l’Italia e l’Europa aumentano.

– Ci sono due tue interviste su Internet; il ritratto che ne esce è un po’ bizzarro

Partiamo dal presupposto che i giornalisti pubblicano quello che più fa comodo a loro; riguardo l’intervista a quel sito devo dire che è stata abbastanza fedele, salvo qualche errore di trascrizione, per quanto riguarda invece il filmato trasmesso in televisione, va detto che l’intervista durava tre ore ma ne han mandato in onda un minuto in cui, logicamente, mi han voluto far apparire come un pirla. Non mi è piaciuto il commento in studio senza contraddittorio, ma esso è stato così condito dalla solita arrogante piccineria progressista che è risultato essere la consueta lagna fatta di luoghi comuni, che ogni benpensante sarebbe in grado di vomitare. Comunque, sono interviste di tre anni fa.

– Ma i vecchi blog e il tuo canale YouTube?

I blog sono stati chiusi a suo tempo, il canale idem perché non era mio ma dell’archiviato Movimento Nazionalista Lombardo. Se togliamo il contorno folcloristico fatto di camicie, saluti, tagli a scodella è stata un’esperienza interessante, e ho potuto diffondere anche messaggi identitari positivi. Non rimpiango quel periodo comunque, molto meglio ora.

– E i tuoi tweet poco lucidi?

Goliardia, questa sconosciuta… Torna utile solo quando serve a prendere di mira l’identitarismo spernacchiandolo col complottismo, noto.

Sulla Rete si dice che tu sia un pazzoide, un caso umano, lo sai questo?

Ma certo, inoltre sono coprofago, satanista, omosessuale, monopalla, nipote di un Rothschild e ovviamente rettiliano. Complottismo (in tredicesimi), appunto. Siamo seri, quel che esce da gente senza volto e senza nome (e io ribadisco, li ho messi sempre), che sfoga nel virtuale la propria frustrazione e meschinità reali, lascia il tempo che trova, fermo restando che la “normalità” spesso non è che un disvalore borghese. La mediocrità, l’arrogante ignoranza, il qualunquismo, l’omologazione e il perbenismo, rigorosamente in salsa “antifa”, corrono sul web per esorcizzare l’infima condizione di chi li spara nell’etere come imbarazzanti flatulenze. Alcuni di questi personaggi sono poi, probabilmente, gli stessi che, se da una parte irridono e si fanno beffe del sottoscritto, dall’altra sentono la morbosa esigenza di denunciarlo per onorare la grande tradizione “democratica” partigggiana. Di sicuro a costoro do comunque più fastidio ora che prima, considerando che prima un po’ “macchietta” potevo sembrarlo. Avanti così.

Seriamente parlando, non hai rimpianti dunque?

Direi di no, sono maturato e il mio pensiero odierno è più completo e libero da banalizzazioni pseudo-leghiste. D’altra parte non rinnego quanto di positivo è stato fatto, ma prendo le distanze dagli errori e dalle posizioni strampalate.

– Sicuro di non aver cambiato idea per paura e opportunismo?

No, nella maniera più assoluta. Se avessi avuto davvero questi sentimenti in me non mi sarei nemmeno esposto, mai avrei fatto quel che ho detto, scritto e fatto (intendo le cose positive, le cose sbagliate non andavano fatte e sono diventate un boomerang). Ho voluto evolvere e completare il mio pensiero, tagliando i ponti con gli estremismi localistici e riappropriandomi dell’orgoglio di essere un figlio dell’italianità. Del resto, con un cognome di probabile origine toscana era anche indicato. Sono maturato e penso che la Lombardia non possa non essere inquadrata come Italia, anche perché dal Medioevo in poi “Italia” ha primariamente designato il Centro-Nord. Roma inoltre è il vanto di tutti gli Italiani, nonché collante storico e culturale tra di essi.

– Beh, sei un voltagabbana, come gli odiati leghisti. Ti reputi ancora credibile?

Io non devo dimostrare niente a nessuno. Non mi sono mai eretto a leader, punto di riferimento, maestro, giudice, tuttologo. Peraltro, a differenza dei leghisti, non sono mai stato un politico: mai candidato, votato, eletto, pagato, voluto dalla gente poi tradita nelle aspettative. Io voglio solo essere libero di dire la mia e di contribuire al dibattito identitario portando la mia esperienza e le mie conoscenze. Se posso essere poi d’aiuto a qualcuno, tanto di guadagnato, ma lungi da me ogni velleità di “potere”. Difendere l’identità di Lombardia, Italia ed Europa è solo quello che mi interessa. E sicuramente lo faccio meglio e più coerentemente ora.

– Ti prendi troppo sul serio, rilassati; dopotutto sei solo un politicante da tastiera

Questo non dipende +da me: da soli e senza mezzi non si va da nessuna parte, e fare i kamikaze non mi interessa. Qualora si formasse un bel gruppo di persone che aderisca in toto alle mie attuali posizioni sarò ben lieto di dare il mio contributo.

– Quindi che farai ora?

Studio, lavoro, casa, donna (si spera), famiglia (più che volentieri) e Identità, con tutti i mezzi (leciti) disponibili.

– Quale è l’obiettivo della tua vita?

Fare quel che voglio, che fortunatamente coincide col fare il bene della mia Comunità etnica. Una vita da rustico “milite” italico, preferibilmente con moglie e prole, e serenamente impegnato in campo culturale, metapolitico, e sociale è quello a cui miro e che, in parte, ho già ora. L’obiettivo principale di un identitario tradizionalista, comunque, è non calare le braghe di fronte all’appiattimento operato dalla globalizzazione, evitando di vendere il proprio onore al consumismo, al capitalismo, e al relativismo distruttore.

Non decidiamo dove nascere, l’appartenenza etnica non è un merito

Certo che non decidiamo dove nascere, e certo che l’appartenenza etnica ereditata non è un merito: è un dono. E come ogni dono va custodito gelosamente mostrandosi riconoscenti con chi ci ha consentito di essere Europei hic et nunc. E qui entra in gioco la ferrea volontà identitaria e una vita da essa ordinata.

– La storia vi ha già sconfitti, non potete fermare globalizzazione e progresso

La storia (con la minuscola) la scrive chi vince (lardellandola con una buona dose di menzogne);  la Storia (con la s maiuscola), invece, la fa chi ogni giorno vive, lotta, soffre, muore per un mondo migliore in cui il Sangue, il Suolo, lo Spirito delle proprie nazioni vengano preservati. Così facendo si consegna un futuro ai nostri posteri, in caso contrario sarebbe un’ecatombe, altro che “progresso”. I nostri Padri nobili ci hanno ereditato un’Europa europea: intendiamo onorarli con l’identitarismo o disonorarli col globalismo che ruota attorno al denaro e che fa fuori tutto quello che ostacola la rapacità dell’alta finanza, dei mercati e di quelle entità statali, o multi-statali, finalizzate al genocidio etno-culturale? Non ci serve globalizzazione ma nazionalizzazione, e un ritorno alla salutare idea imperiale (non imperialista) d’Europa. Il vero progresso sta nell’Identità e nella Tradizione, bussola del benessere materiale e spirituale di Europa, Italia e Lombardia.