Uno sguardo sull’Italia

Sole delle Alpi

Emblemi solari e/o identitari relativi ai diversi macro-areali etno-culturali europei. Per l’Italia il Sole delle Alpi. Un simbolo solare associato ai Celti assai ricorrente lungo l’arco alpino e in Pianura Padana ma presente anche lungo la dorsale appenninica, nelle terre centrali, etrusco-italiche, e in quelle meridionali, italiche. Rappresenta il ciclo naturale delle stagioni, dunque della vita, nonché rinascita, gioia, speranza.

Il vessillo etnico granlombardo racchiude l’emblema crociato dell’eredità comunale (San Giorgio) ed imperiale (San Giovanni Battista) delle Lombardie. Il bianco e il rosso, oltretutto, costituiscono un cromatismo molto caro alle realtà alpine e padane. La croce guelfa, oltre ad essere l’insegna della Societas Lombardiae, è ancor oggi lo stemma di città granlombarde quali Genova, Milano, Bologna e poi Imperia, Ivrea, Alba, Novi Ligure, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli, Reggio di Lombardia, Varese, Lecco, Mantova, Padova, Rimini; quella ghibellina, mutuata dalla Blutfahne del Sacro Romano Impero, rappresenta invece città quali Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda, Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Pavia, Fidenza, Forlì, Bormio, nonché il Piemonte sabaudo.

La Corona Ferrea, conservata presso il Duomo di Monza (Cappella di Teodolinda), è il simbolo della regalità italica longobarda. I Longobardi, nonostante la propaganda avversa del nazionalismo ottocentesco (Manzoni), ricoprirono un ruolo fondamentale nelle vicende alpino-padane e italiane in genere giungendo ad incidere da un punto di vista politico e militare ma anche etno-culturale (a Nord, al Centro e al Sud). Dopo Augusto e prima del Risorgimento fu con i Longobardi che si raggiunse, quasi completamente, l’unificazione politica d’Italia. Non a caso la Lega Nord li ha sempre snobbati preferendogli un ingigantito ruolo celtico nelle vicende granlombarde, e questo nonostante la Lombardia prenda il suo etnonimo proprio da essi. La Lombardia del resto esiste, la Padania no.

Milano (Milan) è la capitale granlombarda.

Bosco Fontana (Marmirolo, Mantova), rappresenta uno scorcio di foresta planiziale a querco-carpineto – caratterizzata dunque dalle essenze più nobili tanto care ai nostri avi indogermanici – che un tempo ricopriva interamente la Pianura Padana.

Alpi, Pianura Padana e Appennini: Grande Lombardia.

Vessillo etnico dell’Etruria (Toscana, Corsica e Italia centrale): Aquila romana, dicitura SPQR, fascio littorio, emblemi legati alla gloria di Roma come il cromatismo imperiale (e mediterraneo) rosso-dorato, ma anche agli Etruschi, a cui si attribuisce l’origine del fascio repubblicano. Dall’incontro tra genti tirreniche e italiche nacque l’Urbe e il grande cuore culturale e spirituale del Paese.

Gli Etruschi costituiscono assieme agli Italici il fulcro etnico antico dell’Italia centrale, a partire dalla Tuscia. Erano fondamentalmente indigeni formati da tre strati etno-culturali: strato (paleo)mediterraneo autoctono (anche linguistico) che li collega a Sardi antichi e Liguri, strato italico protovillanoviano e villanoviano, superstrato levantino anatolico-caucasico (più culturale che etnico, grazie alla mediazione tra Italia centrale preromana e Magna Grecia; geneticamente parlando non v’è traccia nei campioni antichi etruschi di DNA recente del Levante). Queste genti tirreniche imparentate, a livello neolitico, con i Reti delle Alpi influenzarono culturalmente anche il Nord padano e il Sud campano giungendo ad una sorta di unità culturale, e anche politica sotto certi aspetti, prima dei Romani.

RomaAmor è l’insostituibile capitale d’Italia e della Civiltà.

Il Monte Soratte sorge maestoso e solitario in mezzo alla Valle del Tevere, a nord di Roma. Tale posizione fu sapientemente sfruttata dagli antichi popoli italici del Centro Italia, tra cui Latini e Sabini, come santuario dedicato ad Apollo Sorano, divinità solare ma anche infera, come del resto l’animale sacro ad esso associato: il lupo bianco apollineo del Soratte. Il lupo, animale totemico del Lazio, era sacro anche per gli Etruschi, presso cui veniva inteso come custode/guardiano degli inferi (essere ctonio, da cui la Lupa romana). Dai sacerdoti sabini Hirpi Sorani derivarono, probabilmente, i Luperci dell’antica Roma.

Il Monte Cavo (Mons Albanus), sede di un abitato latino protostorico, fu il più importante santuario dei Latini stanziati nell’area dei Colli Albani, sulla cui sommità si ergeva il tempio dedicato a Iuppiter Latiaris. Sovrasta il lago di Albano e si trova accanto al lago di Nemi, altro specchio d’acqua vulcanico legato per motivi sacrali al culto della dea Diana e agli antichi rituali dei Latini e di altri italici popoli preromani. Alla base della montagna principiava la via Sacra, che conduceva per l’appunto al tempio di Giove. Un ambiente pregno dunque di sacralità e storia.

Canis lupus italicus, lupo appenninico. Il lupo è animale totemico legato all’Italia e agli antichi popoli italici, come Latini, Sabini e Irpini, e simbolo della Penisola appenninica. La demonizzazione clericale di questo animale (sacro ad Italici e Romani) e del suo “collega” alpino (il lupo grigio) portò a pesanti stermini ovunque, tanto che scomparve dalle Alpi e dalla Sicilia; i massacri cominciati nel Medioevo presero piede per via della negativa concezione del lupo che avevano sia la Chiesa che i Longobardi. Nonostante i pericoli che – il bestiame più che l’uomo – potrebbero correre in presenza di lupi, sarebbe utile capire che prima di prendersela con essi o i cinghiali (o i cervi che attraversano le strade di montagna) bisognerebbe badare a ben altri tipi di esseri dannosi…

Ausonia ed Enotria (Sud ed estremo Sud) adottarono i colori della rivoluzione romana (1798-’99) con Murat, quando questi salì sul trono del Regno di Napoli. Sembra che la Roma repubblicana avesse adottato, su modello del Tricolore francese, le tre strisce verticali nero-bianco-rosso, sostituendo il blu col nero del Drago capitolino, simbolo del potere laico e civile contro la teocrazia pontificia. Inevitabile che un siffatto vessillo riporti alla memoria i sacri colori della Tradizione ariana.

Il Gran Sasso d’Italia (Abruzzo) è il massiccio montuoso più alto degli Appennini.

Napoli (Napule) è la capitale dell’Ausonia e del Regno delle Due Sicilie. Ricordiamoci anche dei pregi di queste terre, il che è sicuramente più originale e costruttivo del vederci solo difetti.

L’altopiano della Sila innevato (Calabria centrosettentrionale) è uno dei simboli dell’Appennino meridionale.

Le genti protovillanoviane (ovverosia protolatine, latino-falische) unificarono l’Italia tramite Veneti a nord, antenati dei Protolatini in Val Padana e Toscana, Latino-Falisci al centro, Opici a sud, Enotri e Siculi nell’estremo sud. La Cultura villanoviana posteriore, etrusca, ribadì l’unità congiungendo grazie al corridoio appenninico Pianura Padana e coste tirreniche meridionali. Per non parlare degli Umbri…

Umbrorum gens antiquissima Italiae“. Gli Umbri (parte del gruppo osco-umbro) rappresentano la seconda ondata ario-italica nel Paese; inizialmente stanziati in Pianura Padana (dove influenzarono gli antichi Liguri) penetrarono nel Centro Italia stabilendosi nella loro definitiva sede storica, ossia Umbria, Piceno, Sabina. Il ver sacrum, infatti, portò dei loro rami a colonizzare terre peninsulari centrali, sotto l’egida del dio Marte. A sud invece abbiamo il ramo osco della famiglia osco-umbra tra cui spiccano i Sanniti-Sabelli e gli Ausoni. Con gli Umbri, così come con le genti protovillanoviane, reto-etrusche e coi Romani, l’Italia rinsaldò la propria naturale unità, tanto che proprio da essi – per tramite italiota ed etrusco – nacque l’etnonimo italico.

Il vessillo tradizionale sardo dei Quattro Mori ritrae le teste mozzate del nemico saraceno vinto (da cui le bende abbassate) dalle forze sarde, italiche ed iberiche. Il politicamente corretto ha sollevato le bende invertendo anche la direzione a sinistra dei moreschi crani.

Le navicelle nuragiche denunziano una chiara simbologia ariana. Gli antichi Sardi mostravano legami etno-culturali con le genti paleo-mediterranee (prenuragiche) e vanno identificati con gli Shardana, pirati di origine sarda parte dei cosiddetti Popoli del mare (Hyksos). Il sardiano, antica lingua parlata dalle genti sarde protostoriche, potrebbe essere stata una lingua anariana imparentata con basco, etrusco e lingue caucasiche ma con un influsso indoeuropeo. Tale influsso etno-culturale sulla Sardegna sarebbe da attribuirsi alla Cultura del vaso campaniforme.

Cagliari (Casteddu) è la capitale della Sardegna.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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