Sardegna e Corsica

Provincia Sardinia et Corsica

La romana provincia Sardinia et Corsica fu creata nel 237 avanti Cristo, e comprendeva l’isola sarda e quella corsa, isole indiscutibilmente italiane, soprattutto la Corsica. In seguito alle riforme amministrative di Diocleziano e Costantino fu annessa alla Diocesis Italiciana (nel 286) e successivamente alla Prefettura del pretorio d’Italia (dopo il 293), come parte dell’Italia suburbicaria, diocesi peninsulare.

Popoli antichi

Il toponimo sardo (dal latino Sardinia) deriva, secondo Dedola, da un antichissimo radicale sard-, di origine anariana, presente un po’ in tutto il bacino mediterraneo e che nel caso dei Sardi avrà a che fare col teonimo del dio eponimo Sardus (Pater), mitico fondatore della stirpe. Sardus potrebbe quindi valere “creatore dell’universo”, da Sar-du. I Sardi antichi, anche Shardana/Sherden (parte dei famosi pirati del mare, gli Hyksos), erano un popolo autoctono dell’isola, e non degli immigrati anatolici dell’Età del bronzo e di lingua indoeuropea.

Il menhir e l’altare megalitico di Monte d’Accoddi (Sassari) è uno straordinario sito archeologico – unico nel suo genere in Europa e nel Mediterraneo – afferente alla Sardegna megalitica prenuragica.

La Mater Mediterranea rinvenuta a Senorbì (Cagliari), risale al III millennio avanti Cristo, ed è uno dei simboli della Cultura prenuragica di Ozieri, la prima grande cultura sarda. A questo periodo vanno ricollegate le domus de janas, camere funerarie tagliate nella pietra, vere e proprie case dei defunti che sotto certi aspetti ricordano le tombe etrusche.

Le tombe dei giganti sono sepolture collettive appartenenti all’età nuragica (II millennio a.C.) e presenti in tutta la Sardegna. Famosa è la tomba dei giganti di Sa Domu ‘e S’Orcu di Siddi (Oristano), a forma di grembo femminile, che simboleggia la morte come ritorno.

I nuraghi sono un tipo di costruzioni in pietra di forma troncoconica presenti con diversa densità su tutto il territorio della Sardegna. Sono unici nel loro genere e rappresentativi della Civiltà nuragica, il periodo antico più noto della Sardegna. Avevano diverse funzioni; alcuni erano però spiccatamente dei luoghi di culto funebre, denotando una conoscenza degli astri e un particolare tipo di venerazione molto interessanti. Il nuraghe Losa di Abbasanta (Oristano) è di certo uno dei più noti rimasti in piedi sull’isola.

La Sardegna nuragica centromeridionale era occupata dal popolo degli Iliensi (o Iolei, secondo la leggenda dal nome del mitologico accompagnatore e cocchiere di Eracle, Iolao, che avrebbe colonizzato la Sardegna, ma l’etnonimo, con tutta probabilità, per Blasco Ferrer si riconnette alla radice mediterranea *ili-, “insediamento”), gente neolitica autoctona dell’isola, identificata dagli scrittori antichi come coloni greci o esuli troiani. Ricordiamo i classici bronzetti sardi, raffiguranti guerrieri e capi tribù, come quello rinvenuto a Uta (Campidano, Cagliari).

Gli Sherden (o Shardana), il noto popolo facente parte la coalizione dei Popoli del mare, i mercenari e pirati dell’Europa meridionale che attaccarono le civiltà del Mediterraneo orientale invadendo Anatolia, Siria, Cipro, Egitto e Palestina, non erano altro che i Sardi nuragici, in particolar modo la tribù centromeridionale degli Iolei. Guerrieri e navicelle in bronzo sono le icone della rappresentazione sarda antica, non senza contaminazioni indoeuropee.

I Balari (per qualcuno dal greco ballein, “lanciare”, con riferimento a qualche arma da getto) erano un antico popolo sardo nuragico portatore della Cultura del vaso campaniforme sull’isola, proveniente dalle coste ibero-francesi. Non si può escludere che questo popolo, stanziato nella Sardegna nordoccidentale (Logudoro), risentisse di qualche influsso indoeuropeo, anche a livello linguistico. Da ricordare qui la necropoli di Su Crucifissu Mannu, sito archeologico di Porto Torres usato sino all’epoca della Cultura di Bonnanaro (1500 avanti Cristo circa), cultura questa strettamente connessa al campaniforme e con diverse similitudini con quella di Polada dell’Italia settentrionale, recata al di qua delle Alpi da genti centro-europee arianizzate. Similarità vi sono anche con alcune opere siciliane, vedi Pantalica.

Il noto Orso di Palau (Gallura, Sardegna nordorientale) è formato da un insieme di tafoni, ossia cavità rocciose create dalla erosione eolica e da quella dovuta al sale marino. Nell’antichità, tali tafoni erano usati anche come sepolture, ed è proprio grazie ad essi che si sono conservati resti osteologici relativi alla popolazione della Sardegna nordorientale, con tutta probabilità di filiazione corsa e dunque ibero-ligure antica. Ancor oggi la Gallura risente della componente corsa dell’isola: il gallurese è una varietà dell’idioma corso meridionale.

I Corsi (e dunque la loro isola, la Corsica, che ricordo essere imprescindibile parte dell’Italia, più della Sardegna), gli antichi progenitori dei moderni abitanti dell’isola a nord della Sardegna, erano un popolo di origine ibero-ligure forse con influenze di tipo indoeuropeo recate, come nel caso dei Balari sardi, da genti della Cultura campaniforme. Ad essi si lega l’antica civiltà torreana, collegata a quella nuragica della Sardegna, il cui simbolo è (come dice il nome) la Torre, ossia una costruzione troncoconica similare al nuraghe. L’etnonimo corso potrebbe derivare dalla radice indoeuropea *krs, “carro da corsa”, nel senso di “gente che assale a bordo di carri”, il che potrebbe confermare l’affinità con i vicini Balari. Note sono le statue stele del sito di Filitosa (Sartena).

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Sardegna e Corsica

  1. Cossigantica ha detto:

    Grazie pel tuo interesse per “l’isola persa” (in tutti i sensi della parola), da un “Italico” di madre corsa (di antico ceppo isolano) e di padre savoino e bergamasco.

    "Mi piace"

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