Lombardia e Piemonte (Gallia Transpadana)

Regio XI Transpadana

Regio XI Transpadana. Corrispondeva al territorio dell’antica Gallia Transpadana, parte nordoccidentale della Cisalpina, ossia Piemonte a nord del Po (senza la Val di Susa), Val d’Aosta, Svizzera italiana, attuale Lombardia traspadana con l’esclusione delle aree orientali di Brescia, Camunia, Cremona e Mantova che appartenevano alla Venetia et Histria. Capoluogo Mediolanum.

Popoli antichi

I Taurini (secondo De Bernardo Stempel dal celtico tarvos, “toro”, loro animale totemico) erano un antico popolo celto-ligure stanziato nella Valle del Po, al centro dell’attuale Piemonte. La loro sede principale era Taurasia, forse ubicata in quello che oggi è l’odierno quartiere di Vanchiglia, a Torino. Giulio Cesare fu il fondatore della colonia romana di Julia Augusta Taurinorum.

I Salassi (per Alberti, forse da un antico preindoeuropeo *sala, “canale”, indicante la prossimità di questo popolo a condotti d’acqua o acquitrini) erano un’antica popolazione di origine celtica stanziata nel Canavese, ove fondarono Eporedia (odierna Ivrea, per diversi studiosi dal celtico epo, “cavallo”, e reda, “carro”, a indicare una stazione di carri equestri), e nella valle della Dora Baltea.

I Libici (o Lebeci, dal termine anariano *liga, “fango, melma”, che sta alla base anche dell’etnonimo ligure e che può valere come “abitanti delle paludi”, elementi naturali abbondantemente presenti nella Cisalpina in epoca antica; l’etnonimo indoeuropeo dei Liguri, Ambrones, ha lo stesso significato) erano un’antica popolazione ligure o celto-ligure stanziata tra Lomellina e Vercellese, in un territorio ricco di risaie. Nelle loro terre storiche sorge Trino, l’antica Rigomagus celtica.

I Vertamocori (per Delamarre dal celtico *uertamos + cori, “superbe truppe”) erano un antico popolo gallico fondatore della Novara preromana, divenuta colonia romana di Nova Aria.

Gli Agones (per Delamarre dall’idronimo del fiume Agogna, dal celtico *acu-, “rapido”) erano una tribù celtica del Medionovarese, il cui capoluogo amministrativo trovavasi a Cureggio e il santuario tribale a Suno. Nel territorio antico-novarese di Agoni e Vertamocori venne rinvenuta la stele di Briona (toponimo celtico, da *brig, “altura fortificata”), noto documento lapideo bilingue gallo-etrusco.

I Levi (trattasi di etnonimo affine a quello dei Liguri al pari di Libici, Lebeci, Libui ecc.) erano un antico popolo (celto-)ligure stanziato nei dintorni di Ticinum (Pavia), successivamente assorbito dai Galli.

I Marici (dalla radice celtica *mar che indica luogo paludoso o acquitrinoso) furono, assieme ai Levi, i fondatori dell’antica Pavia, stanziati nell’odierna Lomellina; due popoli, questi, di stirpe (celto-)ligure. Dovevano essere affini agli Anamari (o Anari) presenti tra Piacentino e Oltrepò pavese.

Gli Insubri (secondo Holder dal celtico *suebro-, “forte, violento, feroce”, oppure dalla medesima radice dell’endo-etnonimo ligure Ambrones – e umbro – che è l’indoeuropeo *amb-, “acqua, pioggia, fiume”) erano un antico popolo celtico golasecchiano stanziato nell’area dell’odierna Lombardia centro-occidentale, nel Ticino, nel Piemonte orientale, e che includeva anche la sotto-tribù degli Oromobii, tra Como e Bergamo. Furono due i popoli celtici a valersi dell’etnonimo insubrico: gli Insubri golasecchiani della prima Età del ferro e gli Insubres gallici del leggendario Belloveso, lateniani, che occuparono tutto il territorio gravitante attorno alla capitale Mediolanum, sino all’Oglio. Furono senza dubbio il principale ethnos celtico/gallico dell’Italia nordoccidentale, e un fiero avversario della crescente egemonia romana sulla Gallia Cisalpina, assieme a Boi e Senoni. La nota pietra del Tredesin de marz, situata nella chiesa milanese di Santa Maria al Paradiso e associata al culto di San Barnaba, è una pietra forata dai caratteristici 13 raggi, un antichissimo simbolo solare di origine celtica; fu adottato dai primitivi cristiani milanesi che vi conficcarono nel mezzo una croce, ma in principio doveva ricoprire un’importante valenza in termini cultuali e astronomici. El Tredesin de marz è il ricordo del primo diffondersi del cristianesimo a Milano e rappresenta ancor oggi la tradizionale festa della primavera e dei fiori milanese, dagli echi pagani.

I Leponzi (per il cui etnonimo è stata proposta, da Falileyev, una forma celtica ricostruita *leikʷ-ont-yo-, col significato di “quelli che partono”, sebbene non si possa escludere un etnico similare a quello di Levi, Lebeci, Libui e Liguri) erano un’antica popolazione celtica golasecchiana stanziata nelle Alpi centro-occidentali (alta Insubria), nota soprattutto per la propria lingua, un dialetto celtico pre-gallico ricco di elementi anariani parlato anche dalle altre tribù protoceltiche d’Italia. La nota stele di Prestino (frazione di Como), redatta nell’alfabeto di Lugano, uno dei sistemi di scrittura italo-settentrionali derivati dall’alfabeto etrusco, presenta iscrizioni in lingua leponzia, ed è probabilmente la più antica attestazione conosciuta di un idioma celtico.

In quel di Susa vi è l’Arco di Augusto, costruito da Marco Giulio Cozio, re della dinastia celto-ligure dei Cottii (da cui il nome delle Alpi omonime) e praefectus romano della provincia Alpes Cottiae. Per Falileyev, il nome latino, di origine celtica, Cottius sembrerebbe derivare dal termine gallico cotto-, “incurvato, vecchio”.

I Graioceli (dal celtico *crag/graig a sua volta da *carrac, “roccioso, montagnoso” – riferito alle Alpi Graie – e dal, sempre celtico, *ocelo, “residenza, abitazione”, col significato di “abitanti delle montagne rocciose”, ipotesi di Falileyev) erano un antico popolo celtico che abitava tra odierna Francia e odierno Piemonte, nelle Valli di Lanzo e nell’area del Moncenisio. Il loro nome, come accennato, deriva dall’oronimo delle Alpi Graie.

Le Alpi Pennine (da cui la piccola provincia romana omonima), catena montuosa compresa tra Italia e Svizzera, devono il loro nome al dio celtico e celto-ligure delle montagne Pennino (celtico penn, “altura, monte”), da cui anche l’oronimo appenninico. Sotto la dominazione romana tale divinità venne rinominata Giove Pennino con tanto di tempio dedicato al suo culto sul Gran San Bernardo.

I Vennoneti (o Vennoni, dall’indoeuropeo *weni, “gli amati, gli amici, i benvoluti” – come per i Venetici – oppure dal celtico vindo, “bianco, splendente”, riferito alle nevi, o alle montagne) erano un antico popolo retico stanziato in Valtellina e nell’odierna Svizzera orientale. Il loro territorio cisalpino è noto anche per le incisioni rupestri, i massi incisi e le stele valtellinesi, parte del più vasto gruppo camuno. Ad essi è attribuita una piccola ruota in piombo dell’Età del ferro, rinvenuta a Grosio, appartenuta ad un carretto votivo funebre, secondo il gusto indoeuropeo.

I Bergalei (dalla radice indoeuropea *brhg-, “altura, montagna”, quindi letteralmente “i montanari”) erano un popolo celto-retico che diede il nome alla Val Bregaglia, nel Grigioni lombardofono.

Gli Orumbovii (od Oromobii, Orobi è termine nato in età umanistica; l’etimologia è incerta ma di sicuro celtica e dovrebbe significare “palafitticoli”, secondo Pensa) erano un’antica tribù celtica, sottosezione degli Insubri, affiliata alla cultura di Golasecca e stanziata nel territorio prealpino lombardo che va da Como a Bergamo, passando per Lecco e Parre (Val Seriana). A loro può essere attribuito il famoso carro da parata della necropoli della Cà Morta di Como, che forse fungeva da letto funebre di un personaggio celtico di alto rango, probabilmente una donna.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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