La Venetia antica

Regio X Venetia et Histria

Regio X Venetia et Histria. Il Venetorum angulus di Augusto non comprendeva solamente l’attuale Veneto ma anche gli odierni Lombardia orientale, Trentino, Friuli e, ovviamente, Istria un tempo abitati da popolazioni galliche, retiche e illiriche (i Veneti veri e propri erano stanziati tra Adige e Tagliamento). Il confine orientale della regione, nel II secolo dopo Cristo, correva lungo il fiume Eneo, includendo Tergeste (Trieste), Pola e l’antica Fiume. E infatti l’Italia settentrionale, in senso est-ovest, va dall’Eneo al Varo.

Popoli antichi

I Venetici (o Paleo-Veneti,  secondo Villar da una radice indoeuropea *wen, “amare”, e dunque “gli amati, amabili”) erano un antico popolo italico del ceppo latino-falisco (prima ondata ario-italica in Italia) storicamente stanziato nelle sedi che divennero poi quelle dei Veneti moderni, loro diretti discendenti. Si è molto dibattuto sulle origini etniche di questo antico ed importante popolo, fiero alleato di Roma, ma sembra ormai chiaro che la sua origine vada ricercata nell’ampio ceppo (proto)italico calato in Italia dall’Europa centro-orientale; la diffusione, nell’Europa preromana, di varie genti con etnonimo similare a quello venetico non deve trarre in inganno, portando a fantasticare di Paleo-Veneti baltici, germanici o slavi. Del resto sia le antiche iscrizioni in lingua venetica che l’odierno idioma romanzo di quell’area depongono a favore di un’origine comune veneto-latino-falisca. Come presso le altre popolazioni italiche, anche nel caso dei Venetici vi erano le tipiche spade hallstattiane “ad antenne”, sviluppatesi nell’Età del bronzo.

I Galli Cenomani (secondo la De Bernardo Stempel da una radice indoeuropea *keino, “lontano”, più *men, “camminare”, che nell’etnonimo varrebbe come “quelli che vanno lontano”) erano un’antica tribù celtica della Gallia Transalpina migrata nel territorio cisalpino compreso tra i fiumi Oglio e Adige (Brescia, Verona, Cremona e forse pure Mantova e Trento) ove fondarono Brixia, loro capitale. Quanto i Veneti, furono fedeli alleati di Roma nella lotta contro Boi e Insubri, e naturalmente contro i Cartaginesi. La nota Vittoria Alata di Brescia, è il simbolo della città romana, rinvenuta nei pressi del noto Capitolium.

I Triumplini (o Trumplini e simili, forse da un etnonimo connesso all’antico latino triumpus, “trionfo”) erano un antico popolo preindoeuropeo reto-ligure da cui deriva il coronimo della Val Trompia, nel Bresciano. Il loro nome, assieme a quello di molte altre tribù alpine, compare nel famoso Trofeo delle Alpi di Augusto, eretto per celebrare la vittoria dell’imperatore su 46 popoli montanari dell’Europa alpina. Nel territorio triumplino si erge il Monte Guglielmo, becera italianizzazione del bresciano Gölem (“culmine”).

Nella bresciana Valle Sabbia (dal latino sabulum, “sabbia”), nota per l’ubicazione del Lago d’Idro, v’era stanziato un antico popolo alpino forse ramo orientale dei Triumplini, i Sabini (o Venni), da non confondersi con i più noti Sabini italici.

Tra le Valli del Chiese e le Giudicarie (ossia tra Bresciano e Trentino occidentale lombardofono) si trovava l’antico popolo reto-ligure degli Stoni (o Stoeni, Stini, Steoni un etnonimo che potrebbe rimandare ad un ligure *ast, “altura, pascolo di alta montagna”), sottoclasse degli Euganei, che erano appunto una popolazione alpina preindoeuropea a metà tra Liguri e Reti.

I Camuni (probabilmente dalla radice celtica *cam, “essere curvo”, forse con riferimento allo stesso zoonimo del camoscio, animale totemico camuno, vedi il Dizionario Etimologico online) erano un’antica popolazione fondamentalmente reto-ligure, anariana, che abitava la Valle Camonica, divenuta celebre per la gran mole di incisioni rupestri lasciataci in eredità. Nel tempo subirono una forte celtizzazione, a cui si deve l’introduzione dei temi dell’ideologia indoeuropea nell’arte rupestre. Presso i Camuni rivestiva molta importanza la figura divina di Cernunnos, divinità di origine alpina degli animali cornuti (cervi, soprattutto), delle foreste, della virilità fecondatrice e della natura selvaggia. La nota rosa camuna, con una figura antropomorfa, è stata rinvenuta, ad esempio, presso le Foppe di Nadro.

Gli Anauni (da un etnonimo di origine celtica che potrebbe significare “quelli che si fermano”, per De Bernardo Stempel, oppure “ricchezza, abbondanza”, in quest’ultimo caso dal gallico anauo-, secondo Isaac) erano un antico popolo alpino, celtizzato, che diede il nome alla Val di Non (Trentino).

Gli Euganei (etnonimo dotto, che in greco varrebbe “gli originari” ma che più probabilmente è la storpiatura di un nome similare a quello ligure degli Ingauni, a parere di Petracco Sicardi) erano un antico popolo anariano reto-ligure che, tradizionalmente, comprendeva Camuni, Triumplini e Stoni e andava dal fiume Oglio all’Adriatico, segnatamente nelle zone prealpine e alpine, come ad esempio nella Valle del Sarca, in Trentino.

I Tridentini (da Tridentum, l’antico nome romano di Trento che dovrebbe valere “triforcazione”, a partire da un termine retico) erano convenzionalmente gli abitanti indigeni di Trento, di origine retica. Il Doss Trent (o anche Monte Verruca, per via della forma) è una piccola collina cittadina che, secondo la tradizione, costituisce uno dei “tre denti” della città assieme al Dosso di San Rocco e al Dosso di Sant’Agata. Sulla sua sommità doveva trovar posto un antico castelliere nord-etrusco.

Gli Isarci (dall’idronimo dell’Isarco che deriva da un tema ariano *eis-/*ois-/*is-, “muoversi velocemente”, come in altri nomi di corsi d’acqua europei come Isar, Isonzo, Isère, Oise ecc., ipotesi di Krahe e Pokorny) erano un antico popolo retico stanziato nella Valle Isarco (Alto Adige), anch’essi sottomessi dai Romani di Augusto con la conquista della Rezia e dell’arco alpino.

A sud del Passo di Resia (sul confine tra Italia e Austria, o meglio, Germania, visto che l’Austria non esiste) si trovava l’antico popolo retico dei Venosti, stanziato in quella che è l’odierna Val Venosta (Alto Adige), e il cui etnonimo ricorda quello di altre genti retiche come Vennoneti, Venni, Vennoni e altri, forse formati o dalla nota radice indoeuropea *weni, “gli amati, gli amici, i benvoluti” (la stessa dei Venetici) oppure dal celtico vindo, “bianco, splendente”, riferito alle nevi, o alle montagne. Il Du Cange ci segnala, comunque, un gallico vanne/venne, “ruscello”. Nel Lago di Resia vi è il celeberrimo campanile che emerge dalle acque, in inverno ghiacciate.

I Carni (dal protoceltico *karnos, “cumulo di pietre”, la stessa dello scozzese cairn) erano un antico popolo celtico delle Alpi orientali stanziato tra Carnia, Carniola e Carinzia, toponimi che rimandano proprio a quell’ethnos. Essi fondarono Akileia (?) da cui successivamente i Romani dedussero la colonia di Aquileia. Antichissima tradizione di origine carnica è la femenate epifanica romboidale (tipica di Paularo, altrove nel Friuli vi sono i pignarûi), connessa ai riti propiziatori celtici di inizio anno, per favorire un buon raccolto.

Un’altra suggestiva tradizione della Carnia, dagli echi celtici, è il tîr des cidulis, ossia il lancio di dischi di legno infuocati (las cidulos, in friulano, dal palese rimando solare di gusto ariano) grazie all’accensione di un grande falò sul culmine di un poggio. Il getto viene accompagnato da una filastrocca benaugurante o scanzonata riguardo una coppia di innamorati. Questa sorta di rituale folcloristico si inscrive nel più ampio fenomeno alpino dei grandi falò solstiziali, belle tradizioni celtiche, ovviamente precristiane, dedicate al moto invernale del sole e rimaste nella memoria popolare delle rustiche genti di montagna.

Gli Istri (dal latino Hister, nome romano del Danubio che dovrebbe derivare da un tema idronimico indoeuropeo similare a quello del classico Ausar o Aisar) erano un popolo composito veneto-illirico, con influssi celtici, stanziato nella regione storica italiana dell’Istria. A loro va attribuita, assieme ai Carni, la cultura dei castellieri. Su di un vaso degli Istri rinvenuto a Nesazio, antico centro istriano di fondazione preromana, campeggiano degli svastika, con buona pace dei titini.

I Liburni (etnonimo incerto, accostabile a gentilizi latini di origine etrusca come Leburnius o Liburnius o ad una radice prelatina *lib, che ritorna nel latino labes, “caduta, crollo, frana”, e pure nel toponimo Labrone e, dunque, Livorno) erano un antico popolo italico affine ai Venetici che abitava le coste settentrionali dell’Adriatico, sponda orientale, tra Istria e Dalmazia. Nonostante gli influssi degli Illiri, quanto gli Istri, sembra accertato fossero pirati e navigatori di lingua affine al venetico. In una delle famose stele di Novilara vi è raffigurato uno scontro navale tra Liburni e Piceni. L’italicità dell’area istro-dalmatica settentrionale è cosa assai antica.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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