L’Etruria/Tuscia

Regio VII Etruria

Regio VII Etruria, comprendente Toscana e Lazio settentrionale (Tuscia), Umbria a ovest del Tevere, brandelli di Liguria a sud del Magra. Quest’area fu la culla della civilizzazione etrusca, originale prodotto culturale indigeno dell’Italia antica.

Popoli antichi

L’epicentro della culla della civilizzazione etrusca si trova tra Toscana meridionale e Lazio settentrionale, attorno al Lago di Bolsena (Viterbo), ove sorge il noto promontorio, e sito archeologico, di Bisenzio. Sugli Etruschi tanto si è detto e scritto ma, stando agli studi più recenti (sia archeologici che antro-genetici), si può ormai affermare con Pallottino che la loro civiltà sia prodotto squisitamente indigeno del cuore dell’Italia antica, nato dalla stratificazione di tre fondamentali elementi: quello paleo-mediterraneo “proto-sardo” da cui la lingua anariana etrusca; il protovillanoviano e villanoviano indoeuropei dovuti alla calata degli Italici nel Centro Italia; quello finale nato dalla mediazione tra il mondo italico e l’ellenico, che introdusse il gusto orientaleggiante dovuto al periodo orientalizzante, un fenomeno artistico-culturale diffuso in tutto il Mediterraneo a partire dalla fine dell’VIII secolo a.C (che sembra non aver lasciato tracce concrete nell’etnogenesi etrusca). Il mito dardanico di cui ci parla l’Eneide si basa sulla classe di mercenari e pirati etruschi, provenienti dall’Italia assieme ad altre genti italiche, che andarono a formare i cosiddetti Popoli del mare, i devastatori del Levante e dell’Egitto. Il famigerato lemnio, parte della famiglia linguistica tirsenica con etrusco e nord-etrusco (retico), non è altro che un lascito linguistico di questi pirati di origine italica, ribattezzati proprio dai Greci “Tirreni”.

Secondo il Pittau, l’etnonimo degli Etruschi (usato da popoli stranieri, visto che essi si definivano Rasna o Rasenna) nasce dall’appellativo etnico, in origine usato dai Greci, di Tirreni che dovrebbe derivare da una voce indoeuropea col significato di “torre” e dunque “costruttori di torri” (Tursenoi); un termine come tursa trova attestazione persino in gaelico, dove significa “megalito”, e questa accezione si fa suggestiva se pensiamo alle genti proto-sarde e ai nuraghi, loro caratteristiche costruzioni, che vanno messi in relazione con lo strato più arcaico dell’etnia etrusca, quello paleo-mediterraneo. Da Etruscus abbiamo la contrazione Tuscus e quindi i toponimi di Tuscia e Toscana, mentre l’endo-etnonimo di Rasna (letteralmente “il popolo”) è in lingua etrusca (preindoeuropea) e ha dato vita al gentilizio Rasenna, sulla falsariga di Porsenna e affini. L’arianizzazione etrusca si fa evidente in molti manufatti, tra cui le urne cinerarie villanoviane come quella proveniente da Chiusi (Toscana, sul confine con l’Umbria), in cui si distinguono chiaramente i più classici simboli solari ariani, gli svastica.

La stele funebre di Aule Feluske, ritrovata a Vetulonia, raffigura un guerriero etrusco (o falisco?) con un classico emblema solare sullo scudo, a guisa di “sole celtico”. Risalendo alla seconda metà del VII secolo avanti Cristo, difficilmente avrebbe potuto chiedere i diritti d’autore a Bossi… Scherzi a parte, il cosiddetto “sole delle Alpi” è in realtà un simbolo presente in moltissime culture antiche, italiane e non, ed è ricorrente anche in quella etrusca.

Tinia, omologo dello Zeus greco e del Giove romano, era la precipua divinità degli Etruschi, probabilmente adorata sotto il suo principale aspetto, che è quello di Voltumna, il protettore della città di Volsinii (Bolsena) e titolare del vicino santuario federale della Lega delle dodici città etrusche (Dodecapoli), il Fanum Voltumnae. Qualche studioso preferisce situare l’ubicazione di questo tempio a Tarquinia. Nota è l’iscrizione votiva dedicata a Tinia/Tin riportata sulla zampa anteriore destra della celebre Chimera di Arezzo.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a L’Etruria/Tuscia

  1. Cossigantica ha detto:

    Buon Natale-Jul a Lei e a tutti i suoi

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  2. Stefano Romoaldi ha detto:

    I ladini discendono dai Norici, scappati alle invasioni barbariche, oppure hanno radici Retiche?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Fondamentalmente hanno radici retiche, chiaramente, ma potrebbero anche aver ricevuto degli apporti dalle popolazioni romanze transalpine che furono poi sommerse dalle invasioni barbariche. Oggi sono delle isole retoromanze in territorio trentino e alto-atesino, ma un tempo l’area retoromanza era molto più ampia e copriva tutta l’area centro-orientale dell’arco alpino. I Ladini sono discendenti di Reti e Celti latinizzati, con un certo grado di germanizzazione dovuto al dominio tirolese.

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