Umbria e Ager Gallicus

Regio VI Umbria (et Ager Gallicus)

Regio VI Umbria (et Ager Gallicus), territorio augusteo che comprendeva due distinte aree: l’Umbria ad est del Tevere (Terni, Narni, Spoleto, Foligno, Assisi, Gubbio e Città di Castello) e l’Ager Gallicus Picenus (territorio delle odierne Marche a nord del fiume Esino), dove i Galli Senoni si mescolarono agli italici Piceni. L’Umbria ad ovest del Tevere rientrava nel territorio dell’Etruria.

Popoli antichi

Gli Umbri (secondo alcuni autori, antichi e moderni, da una radice indoeuropea similare al celtico *amb-, “fiume”, e al latino imber, “pioggia”, che tra l’altro, pare aver dato luogo all’endo-etnonimo ligure Ambrones) erano il principale popolo italico del ceppo osco-umbro-sabellico, la cui sede storica è ancor oggi da ricercarsi nel cuore umbro dell’Italia. Tuttavia, in antico, l’estensione del dominio umbro (la “Grande Umbria”) raggiungeva dimensioni ragguardevoli, dall’Appennino settentrionale alla Sabina, seguendo la diffusione della cultura indoeuropea protovillanoviana, che riguardò anche Emilia-Romagna e Toscana (alla base della successiva civilizzazione etrusca, la villanoviana). Questo popolo era strettamente imparentato con i Celti (come tutti gli Italici, del resto), tanto che diversi storici romani e greci suggerivano di ricercare le origini degli Umbri presso i Galli. Esempi di lingua umbra, lingua italica della seconda ondata, ci sono giunti grazie alle famose Tavole eugubine. Tra le note statuette votive umbre possiamo trovarne una che raffigura il dio Mart, omologo del Mars latino.

Il Monte Catria è una montagna dell’Appennino umbro-marchigiano, la cui mole è considerata sacra sin dall’antichità. Alle sue falde, infatti, sorgeva il tempio umbro-romano di Giove Appennino (ricordiamoci che l’oronimo appenninico presenta etimologia similare a quella del dio celtico delle alture Pennino), ma pare che la sua vetta fosse venerata anche dai Galli Senoni, in virtù di alcuni ritrovamenti archeologici. Proprio dal tempio dedicato a Giove pare provengano le famose Tavole eugubine, che ci testimoniano la natura italica dell’antico umbro.

L’Ager Gallicus fu quel territorio gallo-piceno strappato dai Romani ai Galli con la Battaglia del Sentino, e aggregato alla Regio VI Umbria, sotto Augusto. Esso comprendeva l’odierno nord delle Marche e parte della provincia riminese e deve il suo nome alla presenza storica dei Galli Senoni (l’etnonimo gallico, impiegato dai Romani, secondo Cuzzolin, sembra derivare da una radice celtica *gal- allusiva alla forza fisica e al vigore dei Celti, mentre quello senone, a parere di Koch, rimanda al protoceltico *senos, “vecchio, saggio”). Una suggestiva località dell’Ager Gallicus è San Leo (Rimini), villaggio che sorge sullo sperone roccioso del Mons Feretrius (da cui il toponimo Montefeltro), ove si trovava un tempio dedicato a Giove Feretrio.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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34 risposte a Umbria e Ager Gallicus

  1. Stefano Romoaldi ha detto:

    Ritieni gli antichi Reti, affini agli Etruschi? E sull’affinità fra Sardi ed Etruschi, ritieni ci siano delle verità?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì i Reti erano un antico popolo strettamente imparentato con gli Etruschi, un fossile preindoeuropeo indigeno d’Italia quanto i Tirreni, parlante un idioma anariano simile al ligure pre-ario, al sardo, al basco, alle lingue caucasiche, e all’etrusco per l’appunto. Reputo la connessione tra Etruschi e Sardi (antichi) assai fattibile, perché si parla di quello strato preindoeuropeo autoctono che allude al DNA neolitico occidentale mescolato con elementi mesolitici di natura cromagnoide.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Secondo il compianto studioso Massimo Pittau, morto lo scorso mese per un banale incidente domestico, gli Etruschi e gli antichi Sardi provengono dalla Lidia, che aveva appunto come capitale la città di Sardi. Lui arriva a questa conclusione, attraverso approfonditi studi linguistici e non solo. Da quel che hai scritto in precedenza invece sembra che tu abbracci la teoria che rende gli Etruschi e i Sardi degli Aborigeni, dunque con delle caratteristiche derivanti da sè. Il Pittau ha scritto un vocabolario Sardo-Etrusco in base ad approfonditi studi, per cui segue in primis la pista linguistica. Tu invece segui quella relativa ai fenotipi?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ah è morto, Pittau? Mi spiace, non lo sapevo. Non concordo con lo studioso sardo, circa l’origine anatolica degli Etruschi, e non concordo nemmeno col fatto di rendere originari del Vicino Oriente i Sardi/Sherden, che per me erano genti piratesche originarie della stessa Sardegna, e irrotte nel Levante – come Popoli del mare – assieme ad altri mercenari di origine italica. Rispetto il lavoro del Pittau, che sicuramente è stato un grande studioso degli Etruschi, ma credo risenta un po’ troppo del mito dell’ex oriente lux. Per me sia i Sardi che gli Etruschi (e i Reti) sono popoli indigeni d’Italia; ad eccezione dei Sardi, sono stati poi arianizzati dalle ondate italiche e celtiche. La “levantinizzazione” etrusca è stata meramente culturale e ha riguardato le élite tirreniche, sul finire della Civiltà villanoviana. Un fenomeno di superstrato che, a mio avviso, non ha minimamente modificato il DNA etrusco in maniera sensibile.

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    • L ha detto:

      La teoria di Pittau su Etruschi e Sardi non è mai stata presa sul serio degli studiosi. Giustamente. L’accostamento dei Sardi con la capitale lidia Sardis è semplice paretimologia, Sardis in lidio è Svard/Sfard, così come non esiste alcun ritrovamento archeologico che possa supportare l’arrivo dei Lidi in Sardegna ed Etruria. Poi i Lidi parlavano una lingua indoeuropea più simile a umbro e latino, mentre sia Etruschi che Sardi parlavano due lingue preindoeuropee considerate non imparentate. L’etrusco è vicino al retico parlato nelle Alpi, e ormai il consenso ampio è che le lingue tirreniche come etrusco e retico non fossero imparentate con le lingue anatoliche che costituiscono una famiglia linguistica indoeuropea formatasi almeno nella prima metà del II millennio a.C.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Per quanto mi riguarda non è improbabile una connessione antica tra Sardi ed Etruschi, essendo dopotutto due popoli autoctoni d’Italia frutto di Neolitico e Mesolitico mescolati; sono dei fossili preariani quanto i Reti. È interessante il DNA della mummia del Similaun, assai prossimo a quello dei moderni Sardi, e anche l’etimologia dell’etnonimo etrusco/tirrenico che sembra alludere alla costruzione di torri può essere un indizio. Poi, chiaramente, gli Etruschi hanno conosciuto una fase indoeuropea (che non ha toccato la loro lingua) grazie agli Italici, così come i Reti grazie ai Celti, mentre i Sardi sono rimasti isolati. Lingue come ligure antico, basco, etrusco, retico, sardo, lingue caucasiche sono accostate dal Villar, mi pare, in quanto appartenenti ad un sostrato anariano che i vecchi linguisti chiamavano “mediterraneo”.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        La connessione fra Sardi ed Etruschi però non è affatto improbabile.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Dunque quale origine dovrebbe avere la lingua sarda, relativamente al periodo pre fenicio?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        L’etrusco appartiene al gruppo tirrenico, con retico e lemnio (che è ancora etrusco); il sardiano (sardo antico) era una lingua isolata, ma potrebbe connettersi all’etrusco (come al basco) grazie al sostrato “mediterraneo” di cui parlavo. Pittau sbaglia perché vedeva sia sardiano che etrusco come emanazioni linguistiche della Lidia, e li vedeva idiomi indoeuropei.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Hai mai letto qualche scritto di Pittau? Non lo chiedo in chiave polemica, ma per una questione di conoscenza degli argomenti su cui si pone un giudizio, senza basarsi esclusivamente sui pareri di chi ha svolto contro lui polemiche intellettuali e accademiche.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Qualcosina ho letto, articoletti o stralci di articoli. Ma non mi sto basando sul giudizio altrui, dico che secondo me ha preso diversi granchi, pur rispettando il suo lavoro.

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      • Lorenzo ha detto:

        Tutti i popoli preromani, non solo gli Etruschi, hanno una connessione con i Sardi Nuragici (e i sardi moderni) perché rappresentano lo strato preindoeuropeo (EEF + WHG) che era presente in tutti i i popoli preromani. Anche i campioni latini dell’età del ferro (800-500 a.C.) analizzati nel recente studio di Stanford (che sono risultati molto simili ai campioni etruschi del 900-600 a.C.) escono in media circa al 70% EEF + WHG, con il resto Steppe. Non a caso, ancora oggi negli italiani moderni la componente neolitica è quella più significativa a livello genetico. Villar è un indoeuropeista, non uno specialista del mondo etrusco. L’accostamento con le lingue caucasiche è considerato al momento non dimostrato e dimostrabile. Stefano, ho letto Pittau, e persino le sue ricostruzioni etimologiche sono poco credibili in molti casi.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Io alzo le mani quando le persone parlano in base agli studi altrui che “contestano”, in maniera civile e scientifica. La cosa buona è che negli ultimi anni si sta cercando di capire chi fossero questi famosi “Popoli del mare”, che un tempo erano considerati marginalmente.

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  2. Stefano Romoaldi ha detto:

    Sì, è morto agli inizi di novembre, in seguito ad un incidente domestico casalingo, poveraccio! Pensa che rispondeva sempre alle emails, alla veneranda età di quasi novantanove anni, un mito! L’armamentario degli Shardana, lo paragoni a quello dei popoli dell’Europa continentale dunque? Per certi versi i costumi sembrano di derivazione orientale e ci sono state forti connessioni con gli antichi Egizi, essendo citati nei famosi geroglifici e bassorilievi. O tutto questo lo fai derivare da contaminazioni di natura prettamente culturale? Pittau è riuscito a scrivere un vocabolario relativo all’antico sardo, che risale ovviamente al periodo precedente all’arrivo dei Fenici e dunque dei Cartaginesi e Romani. Lui si basa sui toponimi e sui nomi delle erbe, che ancora hanno tracce di questo antico strato linguistico. I villanoviani erano di derivanza etrusca?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Se identifichiamo gli Sherden con i Sardi antichi credo proprio si abbia a che fare con dei mercenari-pirati originari della Sardegna, e non con un popolo originario dell’Anatolia capitato nell’isola, dopo le incursioni nel Levante e in Egitto. Probabilmente anche i Pelasgi/Filistei (Peleset) erano originari dell’Italia, corroborando l’ipotesi di un’origine occidentale degli Hyksos. Le contaminazioni orientaleggianti possono essere dei meri influssi culturali, così come il lemnio è assai probabile sia lingua etrusca importata nell’Egeo da mercenari tirrenici. Il villanoviano è il periodo storico in cui vede la luce la civiltà etrusca, e affonda le sue radici nel protovillanoviano, facies nazionale dei popoli italici (genti indoeuropee provenienti dall’Europa centro-orientale).

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  3. Stefano Romoaldi ha detto:

    Bene, grazie per le risposte esaustive. Ti invito a guardare il sito del Pittau, qualora tu lo volessi, soffermandoti in questo seguente link, così vedi un po’ cosa diceva riguardo gli Etruschi:

    http://www.pittau.it/Etrusco/Studi/studietr.html

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Pittau lo scoprii in merito ad una sua tesi sull’origine del toponimo di Bergamo, che lui attribuiva ad una denominazione etrusca (senza considerare che la tesi più attendibile è quella che lo accosta al teonimo del dio celtico Bergimus). Da lì mi ha sempre dato l’impressione di essere un po’ troppo etruscomane, soprattutto pensando al fatto che per lui gli Etruschi erano, per l’appunto, un popolo originario dell’Anatolia (della Lidia, per la precisione). Ho poi scoperto che a sua detta molti toponimi dell’Italia centro-settentrionale sarebbero di origine etrusca, pure quelli di aree in cui gli Etruschi non misero piede (Bergamo stessa o Belluno, ad esempio). Detto questo esprimo rispetto per la sua figura e i suoi studi, di sicuro è stato un grande studioso degli Etruschi.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Sì, per tanti è considerato un po’ troppo di parte verso gli Etruschi. Come mai non hai provato a disquisire con lui attraverso l’email? Rispondeva sempre cordialmente a tutti, forse gli avresti dato uno spunto interessante sul toponimo originario di Bergamo e, non dico che avrebbe cambiato idea, ma ne sarebbe nata una bella conversazione epistolare di sicuro.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non mi è mai venuto in mente di parlarci, sinceramente, forse perché, in passato, la questione etrusca non mi coinvolgeva particolarmente.

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    • L ha detto:

      Pittau non è un etruscomane secondo me, Pittau ha usato gli Etruschi a sproposito per cercare di nobilitare la storia dei Sardi.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Quella di “etruscomane” è un’etichetta che il professor Filippo Motta attribuì al Pittau, siccome vedeva Etruschi anche dove non c’erano.

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  4. Stefano Romoaldi ha detto:

    E con altri professori, come Pittau, hai mai avuto scambi epistolari? Tu fai studi molto approfonditi, non sarebbe male se un giorno potessi pubblicare qualcosa.

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  5. Stefano Romoaldi ha detto:

    Ci sono anche persone che affermano ciò:

    http://www.vatrarberesh.it/argomenti-trattati/la-lingua/arvareshu-il-protosardo-illirico.html

    Ne eri a conoscenza?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Gli Albanesi si credono al centro del mondo, infatti alcuni di loro credono persino che i loro avi siano i progenitori degli Etruschi (e quindi, per certi versi, dei Romani). Molte teorie strampalate vanno prese con le pinze, perché possono spesso essere il frutto di sciovinismo e di riletture, alquanto di parte, della storia.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Anni fa un signore albanese mi raccontava che, in realtà, per cinquecento anni l’impero romano era stato governato da imperatori di origine albanese. Capii subito che non dovevo contestarlo, perchè era abbastanza fumantino e suscettibile. Proseguendo, mi parlò appunto di questa connessione fra antichi sardi ed albanesi, dicendomi che la figlia a scuola contestò il professore di storia, in base a questi studi e che venne presa in disparte dal professore stesso, che sommessamente le disse che sapeva tutto, ma non poteva insegnarlo apertamente, pena la perdita del posto di lavoro. Ovviamente le raccontò questa bugia per levarsela dalle scatole e proseguire la lezione senza interruzioni. Se non erro gli albanesi hanno derivazione dagli Epiri, popolo sempre indoeuropeo, no?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Gli Albanesi dovrebbero essere i discendenti diretti degli Illiri, e l’albanese la lingua reputata più prossima all’antico illirico.

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      • Stefano Romoaldi ha detto:

        Gli Epiri dunque erano di ascendenza greca?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Credo di sì, se intendi i Molossi.

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    • lorenzo ha detto:

      Esistono nazionalisimi di ogni genere che usano la questione delle origini etrusche per fini appunto nazionalistici. Gli albanesi non diversamente da altri. Esistono persino studiosi russi che sostengono che gli Etruschi fossero proto-slavi e qualche anno fa un paio di studiosi sloveni se ne vennero fuori che gli Etruschi e Veneti erano gli antenati degli Sloveni moderni. Nessuna di queste teorie gode del benché minimo consenso tra gli etruscologi.

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  6. Cossigantica (pseudonimo che deve apparire) invece del nome ha detto:

    Signore Sizzi, a proposito dei suoi guai con alcuni pennivendoli, o meglio mascalzoni della televisione, si ricordi del motto dantesco “Non ti curare di loro, ma guarda e passa…” !
    Apprezzo molto il suo modo di divulgare l’antropologia dell’Italia nel complesso e le sue riflessioni sui Corsi (di Corsica) in particolare.
    Le volevo fare notare che in rete, dall’ agosto 2019 è stato pubblicato uno studio genetico sui Corsi (di ceppo ovviamente, poiché sono minoranza ormai sull’isola) che corrobora del tutto le sue ricerche-intuizoni, cioè che i Corsi sono geneticamente “very close to central and northern italians” con un pizzico (sottile sottile) di Sardegna ovviamente. La ricercatrice si chiama Erika Tamm dell’università di Tartu. Lo trovate, amici, basta scrivere in rete “DNA OF CORSICANS”.
    Le ribadisco la mia stima e spero che ci farà il piacere di proseguire il suo lodevole impegno, infischiandosene come di solito delle Iene, pennivendoli, Giudici, delatori vari, nani e ballerine e compagnia cantante. La ringrazio per “privacy” di chiamarmi “Cossigantica” senza fare apparire il mio nome sul suo sito.

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  7. Cossigantica ha detto:

    Signore Sizzi, questa volta, per seguire il filo della discussione (Lei ha scritto in questa sede più volte di Sardi e Liguri antichi “an-ariani”). Secondo la nuova leva di antropologi contemporanei pare invece che i Liguri (antichi) fossero di ceppo antichissimo pre-celtico, e dunque “ariano” e che, se fosse esatto, non abbia più tanto senso parlare per il III secolo avanti Cristo di Celto-liguri, come se fossero quasi un incrocio, dei “meticci”. Le volevo suggerire di approfondire il tema, cercando sulla rete o nei libri conferme a proposito. Con ribadita stima, la ringrazio dell’attenzione.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      L’ho sempre specificato, che i Liguri antichi potessero anche essere un ethnos indoeuropeo, parlante una lingua affine al celtico e all’italico, una via di mezzo, ma comunque innestatosi su un iniziale ceppo “mediterraneo” pre-ariano. I Liguri, come gli Etruschi, sono stati un popolo stratificato, anche se gli studiosi moderni tendono ad associarli direttamente ad un antichissimo strato indoeuropeo, saltando la loro fase iniziale anariana.

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  8. Cossigantica ha detto:

    Mi scusi, avevo dimenticato; infatti mi ricordo vagamente ora che Lei aveva già accennato all’ipotesi di una genesi “travagliata”, stratificata, ariana e mediteranea dei Liguri antichi e anche degli Etruschi! E vero, è aggiornato il suo sito. La ringrazio della risposta interessante e sempre precisa!

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