Il Piceno

Regio V Picenum

Regio V Picenum, che includeva il territorio degli italici Piceni, ossia quasi tutta l’odierna Regione Marche fatta eccezione per la parte settentrionale, l’Ager Gallicus (che oggi è di transizione, gallo-marchigiana, tra Nord e Centro Italia), rientrante nella medesima regione dell’Umbria, ma con l’aggiunta del territorio teramano, all’epoca abitato dai Pretuzi (da cui il nome dell’Abruzzo).

Popoli antichi

I Piceni (vedi latino picus, “picchio”, secondo Antonelli e Devoto, loro ben noto animale totemico, inteso come picchio verde, posto a capo del ver sacrum, che dal cuore sabino d’Italia li condusse verso le sedi storiche marchigiane) erano un antico popolo italico, osco-sabellico, stanziato nell’odierno territorio delle Marche. Il Signore degli Animali, tema mitico, e artistico, era molto caro ai guerrieri piceni. Parlavano il piceno, una lingua italica appartenente ai dialetti sabellici, strettamente imparentata con l’umbro, da non confondere con il cosiddetto nord-piceno delle iscrizioni di Novilara, che dovrebbe essere una lingua isolata anariana, dunque non italica.

Il massiccio del Monte Vettore è il più alto dei Monti Sibillini, catena appenninica centrale che deve il proprio nome alla famosa leggenda della Sibilla appenninica, celebrata sul Monte Sibilla (vedi l’antro, la grotta omonima), proprio vicino al Vettore. Queste antiche leggende di sibille, divenute fate e folletti italici nel Medioevo, mostrano un legame con le fate e gli elfi dei Celti e il Tannhäuser germanico. La forte sismicità di questi luoghi sembra confermare la presenza di una particolare “energia” senza tempo, che attraversa e caratterizza tutta la catena appenninica, in particolare quella centrale/centro-meridionale.

Nel territorio del borgo ascolano di Comunanza, con i Sibillini sullo sfondo, sorgeva in antico la colonia romana di Interamnia Palestina (o Poletina) Piceni, il cui nome è testimonianza di una ipotetica origine italica dei Filistei/Pelasgi, parte dei pirateschi Popoli del mare irrotti nell’Egeo e nel Levante come mercenari assoldati dai Micenei. I Pelasgi (dal greco pelagos, “mare”), popolo semi-mitico al pari degli Aborigeni, loro leggendari alleati, se storicamente presenti in Italia, vanno ricondotti ad un’origine autoctona e non elladica, così come gli Etruschi (che furono, anch’essi, mercenari capitati nell’isola di Lemno, dove lasciarono tracce scritte della loro lingua, affine al retico).

I Pretuzi (qualcuno ci vede un bislacco etimo fenicio, ma forse l’ipotesi più logica è la connessione con l’antico centro teramano di Aprutium, da cui il toponimo degli Abruzzi, ad indicare una terra ricca di cinghiali, dal latino aper; il cinghiale era anche un importante animale totemico presso i Sanniti) erano un antico popolo italico di ceppo osco-umbro ristretto a quella che oggi è l’area della provincia di Teramo, che in antico rientrava nella regio del Picenum. L’entroterra teramano può essere ammirato da un altro importante centro pretuzio, Atri.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Il Piceno

  1. Federico ha detto:

    Leggevo che il nord Piceno era una
    lingua e cultura Picena a tutti gli effetti.
    Inoltre, leggendo l’articolo, sembra ch e il nord delle Marche sia quasi un territorio appartenente all’Italia settentrionale. Conosco bene quelle terre, ed hanno molto più in comune
    con la vicina Umbria. Casomai vi è una grossa affinità con la Romagna, terra di per se più di centro che del nord.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Il nord-piceno è una lingua differente dal sud-piceno, che è italico; il nord-piceno, come scritto, è una lingua isolata non indoeuropea, anche se va detto che appare molto oscuro come idioma. Il nord delle Marche, come ho detto, è un territorio di transizione, dove si parla gallo-marchigiano, che viene considerato un ramo delle lingue gallo-italiche (del Nord-Ovest Italia, dunque). Per quanto mi riguarda è Romagna storica, non Marche, e la Romagna, fino al Rubicone, è sicuramente Settentrione, mentre la restante parte è di transizione tra Nord e Centro, per l’appunto. Quel che va detto è che da un punto di vista biologico (genetico) i Romagnoli sembrano più centrali che settentrionali, essendo piuttosto in pari coi Toscani (che paiono addirittura più spostati a nord), ma questo lo dico basandomi sull’osservazione di una decina di campioni “commerciali” romagnoli; si dovrebbero effettuare degli studi accademici sulla Romagna per avere una situazione più chiara, anche per accertare se vi siano concrete differenze tra i Romagnoli a nord del Rubicone e quelli a sud.

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