La Sabina

Sabina

La Sabina, in questa mappa a nord del Sannio e della Frentania nella sua più ampia accezione storica (romana, parte della Regio IV Samnium), è una regione storica ed etnica che include territori oggi compresi tra Lazio, Umbria e Abruzzo (Norcia ed Accumoli, in pieno contesto appenninico, sarebbero le ultime due località di sua pertinenza, secondo Guattani) e, ovviamente, prende il nome dall’ethnos dei Sabini, parte della seconda ondata ario-italica osco-umbro-sabellica. Nel senso ristretto la Sabina sarebbe l’area geografica dell’Italia centrale ove si parla il sabino, un dialetto mediano parente stretto di romanesco, umbro e marchigiano (praticamente la provincia di Rieti e il settore occidentale di quella dell’Aquila).

Popoli antichi

I Sabini (il cui etnonimo, secondo Wikipedia, risale allo stesso etimo di quello sabellico-sannitico, radice indoeuropea *s(w)e-bh(o)- che indica una comunità, un’assemblea, una parentela di sangue, come nel germanico sibja o nell’inglese sibling, “fratello, sorella”) erano un antico popolo della seconda ondata ario-italica, quella osco-umbro-sabellica, stanziato tra Italia centrale e centro-meridionale, in particolare nei territori storici che ancor oggi vengono chiamati Sabina (anche linguisticamente). I Sabini ebbero un ruolo importante anche nella storia di Roma antica, avendo dato due re alla monarchia e avendo costituito (vedi Tities) una delle tre tribù da cui nacque il Genio romano, assieme a Latini (Ramnes) ed Etruschi (Luceres). Il dio sabino Semo Sancus, era divinità protettrice dei giuramenti presso la religione romana arcaica.

Gli Aborigeni (latino ab origine, “dall’inizio”) furono i primi abitatori delle montagne sabine (tra cui il Terminillo), alle spalle di Rieti, che scacciarono dal Lazio antico i Siculi, migrati in Sicilia, venendo a loro volta scacciati dagli stessi Sabini che conquistarono la loro capitale, Lista. Praticanti il noto rituale del ver sacrum, la primavera sacra, con cui i giovani guerrieri si staccavano dal loro popolo di origine per fondare nuove colonie, guidati da un animale totemico (l’orso, il toro, il picchio, il lupo e così via), questi Aborigeni abitavano il cuore geografico dell’Italia, l’umbilicus Italiae, identificato con il Lago di Cotilia (provincia di Rieti), luogo denso di rimandi sacrali. Amatrice, territorio nevralgico a cavallo tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, ha un toponimo che sembra quasi simbolicamente alludere all’epicentro delle migrazioni italiche, situato per l’appunto nella Sabina. Le vicende storiche di queste terre sono, altresì, fortemente intrecciate con la natura sismica dell’Italia centrale, con cui già gli antichi padri italici ebbero modo di confrontarsi.

I Marsi (dal teonimo del dio italico-romano della guerra Mars, Marte, secondo Devoto, che presso i Marsi era chiamato Mamers) erano un antico popolo italico della seconda ondata, quella osco-umbro-sabellica, insediato nell’area dell’estinto Lago Fucino (oggi altopiano) e che ha dato il nome alla sub-regione abruzzese della Marsica. In questo territorio sorge il massiccio del Velino, dal caratteristico aspetto “mistico” e brullo al contempo.

Gli Equi (secondo Wikipedia dal latino aequum, “pianura, spazio aperto”, e dunque “gli abitanti della pianura”, pur abitando in un territorio prevalentemente collinare) erano un popolo italico di stirpe osco-umbra stanziato nel territorio compreso, oggi, tra Lazio e Abruzzo (il Cicolano). Alba Fucens era colonia romana in territorio equicolo.

I Peligni (dal nome dell’omonima Valle Peligna derivante, secondo Wikipedia, dal greco peline = pelagus, “fangoso, limaccioso”, con riferimento all’altopiano del Fucino che un tempo era occupato da un vastissimo lago) erano un’antica tribù osco-sabellica stanziata nell’Abruzzo interno centrale, nell’attuale provincia dell’Aquila. Tra i loro centri precipui la patria di Ovidio, Sulmona (con la Majella sullo sfondo), e Corfinio.

I Marrucini (probabilmente dal nome del loro antico centro di Marouca, odierna Rapino, da cui la dicitura touta marouca in lingua marrucina (osca), accostabile al preindoeuropeo *morra, “pietraia”; secondo Devoto, infatti, il loro etnonimo sarebbe anariano) erano un antico popolo di stirpe osco-umbra stanziato lungo il corso del fiume Aterno-Pescara, il cui centro principale era Teate, l’odierna Chieti.

I Vestini (secondo Devoto dal teonimo indoeuropeo della dea del focolare domestico Vesta) erano un antico popolo osco-umbro situato nella Valle del fiume Aterno, tra L’Aquila e Pescara, attorno alle pendici del Gran Sasso, il massiccio montuoso più alto degli Appennini, con i Monti della Laga sullo sfondo.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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