Lazio e Opicia

Regio I Latium et Campania

Regio I Latium et Campania, costituita dalle subregioni di Campania, Latium vetus e Latium adiectum.

La fondazione di Roma, nel mito come nella storia, parla squisitamente indoeuropeo. Si insiste molto sulla presunta migrazione di genti anatoliche verso l’Italia e sul presunto levantinismo etrusco ma, se proprio vogliamo cercare storicità nel mito, conviene porre (giustamente) l’enfasi sulla natura ariana dell’epos capitolino. Sono temi decisamente derivati dalla mitologia indoeuropea quelli di Romolo e Remo, duo eroico-divino di fratelli legato a una figura sacra femminile che fa da tramite tra uomini e dei (Rea Silvia, sacerdotessa-prostituta), in cui prevarrà Romolo, fondatore di Roma; e così la stessa lupa capitolina che trova paralleli, ad esempio, nell’epos germanico (essendo lupo e cane animali totemici ariani, e quindi anche italici); per non parlare della fondazione di Roma quadrata, dal solco tracciato da Romolo con l’aratro, secondo un rituale tipicamente indoeuropeo. Al mito della fondazione contribuirono anche elementi etruschi ricollegati ad esso grazie all’influsso tirrenico esercitato sulla monarchia romana, ed è in questo che si colloca Enea, figura mitologica troiana, di discendenza etrusca (Dardano), simbolo dell’Idea imperiale che dal mondo ellenico si sposta sulle rive del Tevere. Del resto, i Romani nacquero da Latini e Sabini, cioè dal dominante elemento italico, indoeuropeo, con un contributo – soprattutto culturale – di marca etrusca (cioè di un popolo decisamente indigeno), e proprio grazie alla mediazione dei Rasenna nella Magna Grecia, la romanità assorbì elementi della civiltà ellenica ponendo le basi per divenire faro di civilizzazione per tutto il mondo occidentale, in senso tradizionale.

Popoli antichi

I Rutuli, sudditi del mitico re Turno immortalato nell’Eneide, erano un antico popolo stanziato sulle coste laziali, con capoluogo Ardea. Il loro etnonimo italico (Rudhuli) significa “i biondi, i fulvi” (Devoto) e probabilmente erano un popolo di origine italica o forse ligure (arianizzata). Vennero assorbiti dai Latini, Italici di ceppo latino-falisco.

I Latini (dal latino latus, “esteso”, secondo Alfoldi) erano un antico popolo ariano del ceppo latino-falisco (ascrivibile alla prima ondata italica in Italia) calato nel Latium da nord (i loro antenati erano insediati in Emilia, nell’area delle terramare e della cultura protovillanoviana, originari dell’Europa centro-orientale). Imparentati ad essi troviamo anche i Venetici e i Siculi. Dobbiamo a loro la lingua latina e l’ascesa della potenza di Roma, pur essendo, inizialmente, un insieme di tribù frazionate e stanziate principalmente ad Alba Longa, Ardea, Laurentum, Lavinium, Ostia e naturalmente nella primigenia Roma. Il centro precipuo era la stessa Alba Longa (Alba è un classico toponimo ariano ricorrente in tutta Europa a partire dall’area ligure), nei pressi del Monte Albano, l’altura che sovrasta il lago vulcanico omonimo (Colli Albani); proprio sull’attuale Monte Cavo si trovava il principale santuario delle tribù confederate latine, dedicato a Giove Laziale. Presso il vicino lago di Nemi era invece sito il santuario di Diana Nemorensis, ossia “Diana del bosco sacro”.

I Falisci (“abitanti di Falerii“, da una voce indoeuropea *fal-, “chiarificazione”, secondo Sciarretta, oppure dal latino-etrusco fala, “palo di legno, palizzata, torre di legno”, secondo Pittau) erano un antico popolo dell’Etruria meridionale, appartenente alla prima ondata ario-italica, quella latino-falisca, appunto. Nel loro territorio antico, l’Ager Faliscus (attorno all’odierna Civita Castellana, Viterbo), si erge il Monte Soratte, utilizzato come luogo di culto da parte di Sabini, Capenati, Falisci ed Etruschi; tale montagna sacra divenne nota soprattutto per i riti collegati all’infero Soranus, divinità italica presente anche nella religione romana.

I Capenati (“abitanti di Capena”, per alcuni da un’antica voce italica cape, “conca, avvallamento”) erano un antico popolo ario-italico della prima ondata, la latino-falisca, stanziato nel Lazio centro-settentrionale. Furono alleati di Etruschi e Falisci nelle guerre contro Roma. Nel loro territorio sorgeva il santuario di Lucus Feroniae, presso la stessa Capena, dedicato alla dea sabina Feronia.

Gli Ernici (da una voce osca herna, “pietra”, per Gatti e Picuti) erano un antico popolo del ceppo osco-sabellico che abitava nel territorio del Latium adiectum, tra il Fucino e il fiume Sacco. L’omonima catena montuosa del Subappennino laziale costituisce il confine naturale tra Lazio (Valle Latina) e Abruzzi. Centri principali Alatri, Anagni e Ferentino.

I Volsci (dalla radice ‘vols‘ rintracciabile anche alla base di toponimi etruschi come Volsinii e Velzna, Bolsena e antico nome di Bologna, forse derivante dalla voce fel/vel, “sole, splendore”, per Di Mario) erano un antico popolo italico, del ceppo osco-umbro, abitatori della pianura di Pomezia pur essendo di origine appenninica, nell’area oggi compresa tra la provincia di Roma e quelle di Littoria e Frosinone (centro precipuo Anzio). Danno il nome alla catena pre-appenninica dei Monti Volsci che include Lepini, Ausoni e Aurunci. Il personaggio virgiliano della vergine guerriera Camilla, nell’Eneide, è di etnia volsca.

Gli Aurunci (dal verbo greco ayo, “brucio”, tramite filtro volsco, che ha dato anche l’etnico degli Ausoni con riferimento alle terre vulcaniche da questi abitate, secondo Federico) erano un popolo osco, strettamente imparentato con gli Ausoni, e stanziato a sud dei Volsci, attorno al vulcano Roccamonfina, nel territorio oggi compreso tra il sud del Lazio e il nord della Campania (Terra di Lavoro). Fondarono la federazione di città denominata Pentapoli aurunca. Da essi l’oronimo che indica il gruppo montuoso dell’Antiappennino laziale interamente situato nell’odierno Lazio meridionale. Località aurunche degne di nota sono Gaeta, Formia, Minturno, Itri, Fondi.

Gli Ausoni (il cui etnonimo ha lo stesso etimo di quello aurunco, pur essendo popoli distinti) erano un antico popolo osco (sebbene linguisticamente messi in relazione coi Latini), della medesima stirpe dei limitrofi Aurunci, anch’essi stanziati tra Lazio meridionale e Campania settentrionale. Da loro il nome dei monti omonimi, compresi tra i Lepini a nord e gli Aurunci a sud, nelle province di Littoria e Frosinone. Terracina è importante centro ausonico.

Il nome della Campania deriva dalla città di Capua antica (vedi latino campus, “campo”, per alcuni), una delle città più grandi d’Italia dopo Roma antica. Gli Osci, principale ethnos di quella che era la Campania arcaica aggregata al Latium (Campania felix), erano stanziati nell’entroterra del Golfo di Napoli e appartenevano al ceppo della seconda ondata italica, quella osco-umbro-sabellica. Gli Osci si insediarono sul territorio che era già stato dei latino-falisci Opici (l’Opicia) con cui, pare, condividano l’etnonimo riconducibile al latino ops, “risorsa”, che rimanda anche alla dea dell’abbondanza Ops (vedi Devoto). Dalle farse popolari della città di Atella, le atellane, nacquero i primordi della maschera di Pulcinella, un personaggio della Commedia dell’Arte che, come l’orobico Arlecchino, fonde elementi comici antichi con alcuni tratti infernali (la gobba, il naso adunco, la voce chioccia, la veste da lemure) memoria di antiche ritualità pagane demonizzate dalla Chiesa nel Medioevo. 

Le Matres Matutae erano un antico simbolo preromano della Terra di Lavoro (Liburia) e del resto della Campania, emblemi della feracità del territorio creati dagli Osci. Sono affini all’italica Mater Matuta (dea dell’aurora e del mattino) e accostabili ad un altro simbolo della fertilità della Campania felix: le cornucopie.

La romana Liternum, presso il Lago di Patria, odierno territorio napoletano un tempo abitato dai pre-sannitici Opici, deve il suo nome ad un antico opico loudho-, “popolo” (radice ariana *leudh-, come pel tedesco Leute), che in lingua latina sarebbe Luberno o Liberno, in lingua osco-sabellica Louferno (informazioni tratte da Devoto, Sciarretta e Palmer). La lingua degli antichi Opici apparteneva, con tutta probabilità, alla famiglia delle lingue italiche latino-falische, che includeva gli idiomi di Latini, Falisci, Capenati, Ausoni, Enotri, Siculi.

Teanum Sidicinum, odierna Teano, era l’antica capitale dei Sidicini (che i vecchi etimologisti facevano, assurdamente, risalire ad un eroe fenicio, tale Sydic, da cui anche Sidone), popolo osco-umbro stanziato nell’antichità vicino ai territori di Sanniti e Campani, tra odierno basso Lazio e Campania settentrionale.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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