Le suddivisioni territoriali d’Italia

Territorio italiano

Ecco il territorio geografico, storico-culturale ed etnonazionale d’Italia (i confini regionali sono quelli attuali e vanno rivisti; me ne occupo sotto). Alto Adige e Isonzo, per quanto abitati da consistenti minoranze, sono territori storici e geografici italiani. Fantapoliticamente parlando, si potrebbero spostare germanofoni e slavofoni nelle loro antiche patrie e stanziare in area cisalpina le minoranze reto-romanze dell’arco alpino. I confini naturali sono ragionevoli criteri per dirimere diatribe senza fine. Ho escluso la Dalmazia (e l’isola di Arbe) essendo al di fuori del naturale spazio italiano, per quanto storica sponda orientale italiana. In una ipotetica confederazione europea, terre come Dalmazia e Albania potrebbero appoggiarsi al nostro Paese.

A questo proposito, vorrei fosse chiaro ai meno accorti che una cosa è lo stato ottocentesco italiano (in particolar modo la sua propaggine repubblicana attuale) e un conto l’eterna idea d’Italia, che nasce millenni fa e che si è irrobustita e coperta di gloria nei secoli. I popoli che abitano quel territorio in verde sono liberi di organizzarsi come meglio credono ma sempre nel rispetto dei vincoli etno-culturali italico-romani che ci hanno resi unici e irripetibili. Io sono per l’etnofederalismo, né centralismo statolatrico né micro-sciovinismi che finiscono nell’indipendentismo valsesiano (esiste amici miei, esiste): la difesa delle proprie peculiarità etniche unita al rispetto dell’intramontabile epos romano.

Areali italiani

Ecco i sei grandi areali etnici italiani. Celto-Liguri gallo-italici (in verde), Reto-Veneti (in azzurro), Italo-Etruschi centrali (in beige), Italo-Greci meridionali (in arancione), Greco-Italici “siciliani” (in giallo), Sardi (in lilla). La linea Massa-Senigallia, che segue lo spartiacque appenninico, è un importante discrimine etno-linguistico, e separa il mondo puramente italico e mediterraneo romanzo orientale da quello romanzo occidentale sub-continentale granlombardo.

Etno-regioni italiane

Definire dei confini regionali è una cosa che non metterà mai d’accordo nessuno; ad ogni modo questo è il mio modesto parere. Le scritte di diverso colore rappresentano i sei areali etnici già individuati (Grande Lombardia occidentale, Venethia o Grande Lombardia orientale, Etruria, Ausonia, Enotria, Sardegna), la suddivisione mostra qui le etno-regioni vere e proprie (che comunque potrebbero diventare province liquidando l’assurdo moltiplicarsi attuale di entità senza storia). Grande Lombardia occidentale: Taurasia/Piemonte, Liguria, Insubria/Lombardia transpadana, Bononia o Boica/Lombardia cispadana, Senonia/Romagna; Grande Lombardia orientale o Venethia: Veneto, Rezia cisalpina/Alto Adige, Carnia/Friuli, Istria/Venezia Giulia; Etruria: Tuscia/Toscana, Corsica, Umbria, Piceno/Marche, Lazio; Ausonia: Abruzzo, Opicia/Campania, Sannio, Lucania/Basilicata, Apulia/Puglia; Enotria: Messapia/Salento + Bruzio/Calabria, Trinacria/Sicilia; Sardegna.

Italia augustea

Qui, per un raffronto, le regioni dell’Italia, politicamente unificata nel 42 avanti Cristo dai Romani, create da Augusto nel 7 dopo Cristo. Mi raccomando, eh: l’Italia unita se l’è inventata la massoneria nella seconda metà del secolo XIX.

Lombardia Granda

Il territorio tra le Alpi e la linea etno-linguistica Massa-Senigallia, ossia lo spartiacque appenninico, prende in buona parte il nome di Lombardia, nella sua accezione originaria, medievale. In questo senso erano Lombardi ad Alessandria come a Padova, a Bellinzona come a Reggio di Lombardia, a Milano (la capitale) come a Trento, e questo in virtù del territorio longobardo maggiore. Il Nord Italia (qui coi confini regionali odierni, quelli decisamente più sensati li abbiamo visti sopra) è, in parte, un mondo a sé stante: continentale, romanzo occidentale, sub-continentale a livello climatico, smarcato dal Centro-Sud grazie ad un maggior apporto mesolitico, indoeuropeo e nordico, e con una cultura sotto alcuni aspetti differente dal resto del territorio nazionale. Tra tutti i nomi coniati per rappresentare questo areale, direi che (Grande) Lombardia è certo il più felice, e non può limitarsi a definire l’attuale regione artificiale e mutilata, il cui più consono nome è certamente quello di Insubria (accompagnato, naturalmente, dalle annessioni territoriali del caso). Insegna granlombarda, e panlombarda, le classiche Croci padane di San Giorgio (guelfa) e di San Giovanni Battista (ghibellina), dal cromatismo bianco-rosso peculiare dell’arco alpino. 

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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