I simboli d’Italia

L’Italia Turrita su una “vecchia” moneta da 100 lire

Il nome “Italia” (dall’osco Víteliú, “terra dei vitelli/tori”) viene inizialmente usato dai coloni greci del Sud (Italioti e Sicelioti) per riferirsi alle terre calabresi meridionali abitate dagli indigeni italici del gruppo osco-umbro; gli indoeuropei Osco-Umbri erano stanziati dall’Umbria al Bruzio (l’antica Calabria) e tra i loro animali totemici c’era il toro, animale sacro anche per i Celti. Il fatto che il coronimo “Italia” abbia risalito così sorprendentemente la Penisola, arrivando sino alle Alpi, non è certo una stregoneria ma un “merito” etrusco: prima dei Greci, tale etnico veniva impiegato dagli Etruschi, usando appunto un probabile calco italico, per riferirsi proprio agli Arii irrotti in Italia, il cui continuum andava dai Paleoveneti ai Siculi.

Lo spazio geografico italiano, oltre all’attuale repubblichetta americana (dal Brennero a Lampedusa), comprende la Svizzera italiana (Gondo, Sempione, Ticino, Mesolcina, Grigioni italofono), la Val Monastero, l’area isontina, l’Istria, il Quarnaro, l’arcipelago di Pelagosa, le isole maltesi, la Corsica, il Nizzardo, Monginevro, Valle Stretta e Moncenisio. Territorio aggiuntivo la Dalmazia (abitata, ben prima dei Veneziani, dagli italici Liburni). Quest’area continentale, peninsulare e insulare è stata nei secoli antropizzata (da Nord a Sud) da agricoltori neolitici, Liguri, Italici, Etruschi, Romani, Goti, Longobardi e Italiani nel senso corrente del termine (dal Medioevo in avanti), tanto che non può essere miseramente ridotta ad una mera “espressione geografica”.

L’Italia turrita e stellata, stemma d’Italia. Allegoria del Paese, trae origine dalla figura di Cibele, la Magna Mater romana che protesse Roma e l’Italia da Annibale. Ad essa è facilmente accostabile la Saturnia tellus-Venere che raffigura parimenti l’Italia, e che viene richiamata dal famoso Stellone associato alla Stella Veneris, l’astro d’occidente che identifica la Nazione (vedi Esperia).

La corona turrita era un’antica onorificenza romana, simbolo di valore militare che spettava al primo uomo che avesse scalato le fortificazioni nemiche.

La Stella d’Italia arricchisce l’iconografia dell’Italia Turrita, stemma del Paese. Trae origine dalla Stella Veneris, l’astro d’occidente che identifica l’Italia (l’Esperia), nonché astro di Cesare che si dichiarava discendente di Venere (mediante la Gens Iulia).

La Saturnia tellus incarna Roma e l’Italia come terre dell’Età dell’Oro latina, e si accosta all’Italia Turrita. Facile vedervi anche Venere nei panni di genitrice di Romolo e Remo, e quindi della Gens Iulia e di Cesare.

Roma, nostra gloriosa capitale, intramontabile simbolo d’Italia e insostituibile epos nazionale. Il toponimo sembra ricollegarsi all’indoeuropeo Rumon o Rumen, nome arcaico del Tevere (la cui radice significa “scorrere”) e che, a me personalmente, ricorda il nome del torrente bergamasco Romna. L’idronimia riflette i nomi di luogo più antichi giunti sino ad oggi.

La Lupa capitolina, simbolo di Roma e delle sue colonie (la lombarda Piacenza, ad esempio). Un simbolo femminile di nutrice divina diffuso presso gli Indoeuropei, così come diffuso era il simbolo del lupo, animale totemico degli Irpini e probabilmente anche dei Latini. Nella leggenda di Romolo e Remo si mescolano elementi etruschi e italici, tanto che per qualcuno l’etimo del toponimo “Roma” si ricollega all’etrusco ruma, “mammella”. Spiacerà comunque deludere i detrattori forestieri dell’Italia: Enea, mediante Dardano, discendeva da una stirpe tirrenica emigrata a Troia, a dimostrazione che il nerbo etrusco era autoctono d’Italia, e non d’Anatolia. Per il resto ha detto tutto la genetica. Tempo di de-levantinizzare i Tirreni.

L’Aquila legionaria romana, simbolo delle legioni e attributo sacro di Giove capitolino. Come il lupo/lupa anche l’aquila è un simbolo sacrale indoeuropeo della gloria di Roma: il secondo ha valenza solare, uranica, spirituale e stringe negli artigli le saette di Giove; simboleggia l’elevazione, il compimento di Roma, mentre la lupa gli albori del suo ciclo sacro, e non. A mio parere è il simbolo più adatto da inserire nel Tricolore Italico del Sangue.

Il Vittoriano di Roma, l’Altare della Patria italiana e della religione civile ario-romana.

Il toro italico (animale totemico osco-umbro) incorna la lupa romana, in una moneta del periodo risalente alla Guerra Sociale. Il bue/toro sta alla base dell’etnonimo italiano, in quanto animale sacro degli Italici, ma anche dei Celti (vedi Taurini e Taurisci). Una bestia centrale nella vita comunitaria e sacrale indoeuropea.

L’Aquila romana in trionfo, con un serto di alloro tra gli artigli e una corona di foglie di quercia ad incorniciarla. Il lauro è simbolo di gloria, vittoria, fama e onore, emblema già ellenico associato ad Apollo, poi romano e quindi italiano. Peccato che tali simboli millenari e sacrali siano stati pervertiti dalla massoneria.

Minerva, dea romana della sapienza e delle arti, ha tra i suoi attributi elmo, alabarda e la pianta a lei sacra, l’ulivo, uno degli emblemi d’Italia grazie alla sua valenza simbolica e alla distribuzione mediterranea (senza dimenticare gli ulivi dei laghi prealpini, dal Garda al Lario). Ancor oggi, lo stemma della Repubblica Italiana è ornato da un ramo di ulivo, simbolo di luce e sapienza, e da una frasca di quercia (pianta anticamente associata a Giove), simbolo di forza e dignità.

La quercia, assieme a corbezzolo e ulivo, è uno dei simboli nazionali d’Italia: farnie a Nord, cerri lungo gli Appennini, lecci a Sud. Nel segno di Giove.

Il corbezzolo, simbolo patrio italiano ed emblema dell’unità nazionale, richiama in autunno il Tricolore italico ed è ammantato di echi virgiliani (Eneide).

Francesco d’Assisi è una figura molto particolare e intrisa di italianità. Un rivoluzionario dotato di grande rigore morale, spirito comunitario e disciplina di comportamento. Un mistico archetipo del Fascismo. Egli era un eretico, un libero pensatore, un poeta del volgo, personaggio cristiano ma intimamente caratterizzato da un’anima quasi pagana, di stampo italico-romano, e non a caso era originario del cuore d’Italia, dell’Umbria. Un cuore verde colmo di straordinari paesaggi naturali e scenari selvaggi come quelli solcati dall’Assisiate, che era in perfetta simbiosi con la Natura. Una figura luminosa, esemplare e ripiena di vita.

Infine una menzione per lo Scudo sabaudo (contornato d’azzurro Savoia), che ricorda la Croce di San Giovanni Battista imperiale, cara a imperiali germanici e ghibellini (vedi Blutfahne). Ai Savoia va riconosciuto il merito di aver dato un assetto vincente al Piemonte, piccola Prussia italiana, e di aver animato il Risorgimento portando all’unificazione e alla creazione di uno stato italiano (oggi, certo, da rinnovare radicalmente). Anche la vittoria nella Grande Guerra è un evento da ricordare, per quanto maturato da un cambio di campo (ma d’altra parte anche gli ex alleati della Triplice non furono trasparenti con l’Italia). Per il resto, stendiamo un velo pietoso e consegniamo alla vergogna i colpi di coda storici, indegni per una casata che nei secoli ha saputo coprirsi di gloria subalpina.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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