La bandiera d’Italia

Italico Tricolore del Sangue

Il Tricolore Italico del Sangue è vessillo ideale della nuova Nazione Italiana etnofederale. Rispecchia la nota tripartizione cromatica indoeuropea, dove il rosso corrisponde al Sangue e a Marte (dio italico della guerra), il bianco allo Spirito e a Giove (Diespiter italico di tutti gli Dei), il verde al Suolo e a Venere/Flora, dee romane di fecondità (ma anche a Quirino, dio italico protettore dell’Urbe, dei Quiriti e del lavoro). In mezzo l’uranico simbolo indoeuropeo dell’Aquila legionaria, emblema della potenza di Roma e delle glorie italiche. Suggestivo pensare a come quelle tre strisce possano anche rappresentare Nord (guerra), Centro (spiritualità e Cultura), Sud (agricoltura e natura selvaggia), coronate al centro dall’emblema romano, coesione millenaria di tutte le genti italiane.

La tripartizione cromatica indoeuropea studiata dal Dumézil rispecchia quella funzionale del pantheon e della società indoeuropei: il rosso rappresenta i guerrieri, il bianco gli addetti al culto, il verde (o nero o altri colori scuri) i contadini e i lavoratori. Nel caso del rosso-bianco-verde è un cromatismo che ritorna in diverse bandiere nazionali di Paesi indoeuropei tra cui Irlanda, Ungheria (magiara ma anche con identità ariana), Iran (e Persia), Kurdistan, India, Tagikistan. Per questo un Tricolore Italico che tenga conto di questi significati non può certo essere cestinato, per quanto in origine non sia nato con essi. Allo stesso modo, l’Aquila legionaria inserita nel Tricolore (visto che l’attuale bandiera italiana, spoglia e priva di significato e con le strisce verticali alla francese, è irritante) riprende quella napoleonica, di un Italiano che ha gettato le basi del moderno stato dandosi come insegna quella delle legioni romane.

Il Tricolore italiano originale, banalmente liquidato come drappo francese scolorito, è nato come vessillo della Repubblica Cispadana nel 1797; detta Repubblica comprendeva Modena, Reggio di Lombardia, Bologna e Ferrara. La bandiera reca i colori della milanese Legione Lombarda (divisa verde, colore caro ai ghibellini Visconti), e quelli della Croce di San Giorgio bianco-rossa di Milano, Reggio e Bologna, squisito simbolo panlombardo. Le strisce sono orizzontali, col rosso in testa, mentre quelle giacobine classiche sono verticali e mutuate dal Tricolore francese. Nel mezzo un turcasso con 4 frecce simboleggianti le città suddette e l’immancabile fascio repubblicano, di origine etrusca. Se pensiamo al fatto che Napoleone era italiano, accostato a simboli italiani (fasci e aquile legionarie, e rimandi alla Repubblica Romana), e che questa bandiera è composta da colori lombardi al 100%, c’è poco da sputacchiarla.

Ecco altri due Tricolori italiani degni di nota. La bandiera del Regno d’Italia (1805-1814). Avrà anche rimandi giacobino-massonici ma devo dire che merita molto. Peraltro, la forma quadrata/rettangolare richiama il solco delle fondazioni indoeuropee di città, tracciato secondo un preciso rituale sacro.

La bandiera da combattimento della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945). Al di là delle fastidiose strisce verticali francesizzanti, col verde al posto del rosso, da rimarcare l’impiego dell’Aquila romana (uranico simbolo caro agli Indoeuropei, legato a Giove e alle legioni romane) e del fascio littorio, simbolo repubblicano di origine etrusca e dunque squisitamente italiano (altro che Francesi…).

Un vessillo, questo, molto suggestivo e figlio di un periodo davvero sociale e nazionale degno della primigenia rivoluzione fascista, che al netto delle demonizzazioni da 25 aprile era davvero un avanzato esperimento di solidarietà nazionale, per quanto limitato al Centro-Nord e poi al solo Nord. L’ideologia fascista, prodotto squisitamente italiano, escludendo gli errori è riuscita a far scuola in Europa e nel mondo.

Per approfondire vedi qui.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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