La tradizione xenofila del Vaticano

La Chiesa ci tira in casa forestieri dall’epoca di Pipino il Breve

È dai tempi dei Franchi di Pipino il Breve e Carlo Magno che la Chiesa chiama in Italia invasori stranieri; un tempo per impedire l’unità d’Italia con la conquista di Roma e dei territori dello Stato della Chiesa, oggi per farcirci di allogeni provenienti da ogni dove, secondo i desideri di pontefici come Bergoglio. Storicamente è la Francia che ha giovato di questa scellerata politica papalina, sollecitata ad invaderci da Roma sin dai tempi dei Longobardi, anche per danneggiare le politiche imperiali a vantaggio di San Pietro. L’odio antinazionale di papi e preti ha sempre giovato allo straniero, che se n’è ampiamente approfittato della presenza in Italia del Vaticano, un ostacolo che ha rimandato di secoli l’unità politica, con degli esiti disastrosi che tutti conosciamo. Oggi gli invasori politici hanno ceduto il passo a quelli dei barconi, benedetti dalla Chiesa che li usa come pedine per i propri scopi, in nome di un universalismo che arricchisce il Vaticano ed impoverisce l’Italia. La tradizione parassitaria dei pingui successori di Pietro continua…

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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