Non mi sembra di chiedere troppo…

Corsica, Nizzardo, Montecarlo, Monginevro, Valle Stretta, Moncenisio, Sempione (Gondo e Briga), Ticino, Mesolcina, Val Bregaglia, Bivio, Val Poschiavo, Val Monastero, bacino dell’Isonzo, Goriziano, Litorale, Carso, Carniola interna occidentale, Istria, Fiume, Quarnaro, Pelagosa, San Marino, Vaticano, isole maltesi.

Tutti questi territori fanno parte, storicamente, geograficamente e culturalmente, dell’Italia, e all’Italia dovrebbero tornare. Oggi sono ostaggio di altre nazioni, quali Francia, Confederazione Elvetica, Slovenia, Croazia, oppure sono piccole (o piccolissime) realtà indipendenti, ma la loro natura è italica, sono parte integrante della nostra grande civiltà italo-romana. Ce ne sarebbero anche altri di territori storicamente legati all’Italia, oggi fuor d’Italia, ma non rientrano nel nostro spazio geografico (o culturale), pertanto sarebbe una sorta di colonialismo-imperialismo reclamarli; soffermiamoci, dunque, sui veri territori irredenti, che sono quelli citati sopra, e meditiamo su di una loro seria rivendicazione. Si parla tanto di sovranità e sovranismo, ma ci si dimentica di come queste realtà siano orfane dell’Italia, vergognosamente, di come iniqui trattati di “pace” le abbiano affidate ad altri, con sprezzo per la storia, la cultura e pure la geografia! L’Italia è creditrice, e anche se Val d’Aosta e Alto Adige presentano chiari legami con il mondo transalpino rientrano nel nostro sacro spazio geografico cisalpino, perciò non è una bestemmia che vi sventoli il Tricolore. La bestemmia, casomai, è la mancanza in Italia di una seria struttura etnofederale, che riguardi i grandi areali etno-culturali (6) e liquidi, una volta per tutte, la statolatria finto-sovranista che è, a tutti gli effetti, pegno della cattività italiana sotto la Nato.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Non mi sembra di chiedere troppo…

  1. Matteo Brunetti ha detto:

    A me piacerebbe anche la Dalmazia, per ragioni eminentemente storiche. E non dimentichiamo Malta, anche se ha una lingua e una storia peculiari resta una terra italica. Andrò in Dalmazia nelle prossime settimane, e credo di essere uno dei pochi, purtroppo, a usare ancora i nomi italiani per le terre veneziane e imperiali perdute, ma non lo faccio per qualche forma di afflatto nazionalistico (anche perché è una regione storicamente etnicamente eterogenea) ma in quanto consapevole del loro passato, che nulla può cancellare

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