Onore all’Atalanta, orgoglio bergamasco

Non sono un appassionato di calcio, e infatti non ne parlo mai, ma sin dalla tenera età ho avuto, da buon Bergamasco, una spiccata simpatia per la compagine calcistica orobica, l’Atalanta. I colori nerazzurri transabduani sono nel cuore dei Bergamaschi, che hanno un fortissimo attaccamento per la Talanta, essendo questa uno dei vanti della nostra terra: a Bergamo non si va allo stadio, si va “all’Atalanta”. È un grande orgoglio, per via del forte radicamento territoriale del tifo e dello spirito di appartenenza bergamasco, ma anche perché, storicamente, ha sempre fatto del vivaio il suo punto di forza, attingendo dalla gioventù bergamasca, lombarda, italiana (e, più di recente, straniera). Purtroppo, ultimamente, non c’è stato molto spazio per i giovani talenti nostrani, anzi, la prima squadra si è riempita di visi europei, ed esotici, e dico purtroppo perché il diporto dovrebbe rappresentare un volano di orgoglio identitario e patriottico, essere cioè al servizio della terra natale, promuovendo valori importanti come il sano agonismo e la sana competizione tra popoli. Altresì, l’attività da diporto dovrebbe farsi veicolo di ideali che contrastino efficacemente le ricadute nell’arido materialismo occidentale, fatto di soldi, pubblicità, lustrini, diritti televisivi, spettacolo e di tutto quello che appiattisce lo spirito a vantaggio del consumismo. Il tifo atalantino, come quello relativo ad ogni altra squadra provinciale, o comunque con un forte legame comunitario, è un fenomeno degno di rispetto, a patto che non tracimi nel fanatismo e nelle esagerazioni. Attenti alla derive del dio pallone, come a quelle del dio danaro… Una “Dea” (tecnicamente, una ninfa) stile Athletic Bilbao di Lombardia sarebbe una grande conquista.

Nonostante i forestieri, l’Atalanta rimane un modello, una bella realtà nel panorama sportivo italico e i suoi recenti successi (da tre anni circa a questa parte, con l’avvento dell’allenatore Gian Piero Gasperini) hanno infiammato ancor di più i petti orobici, inorgogliti dalle prestazioni di una società virtuosa che non è comunque nuova ad imprese di rilievo. L’Atalanta Bergamasca Calcio, nata il 17 ottobre 1907 come Atalanta, è detta “regina delle provinciali”, per il numero di campionati di Serie A disputati (59 l’anno venturo), il più alto tra le squadre di città non capoluogo di regione e non scudettate; assieme al Genoa ha conquistato il numero più alto di vittorie nel campionato cadetto (6), e quello più alto per quanto riguarda le promozioni nella massima serie (13); ha vinto una Coppa Italia nel 1963 e ha disputato 4 finali, l’ultima ieri sera; ha partecipato, nella sua storia, a 2 edizioni della Coppa delle Coppe e a 4 della Coppa Uefa; nel 1987-’88, militando in Serie B, raggiunse la semifinale (persa contro il Malines) di Coppa delle Coppe, ottenendo il miglior risultato per una squadra europea partecipante ad un torneo nazionale non di massimo livello. Ieri la “Dea” ha perso la finale di Coppa Italia disputata a Roma contro la prima squadra della Capitale, la Lazio, a cui vanno i complimenti, venendo sconfitta due reti a zero. Tuttavia ha raggiunto un importante traguardo che mancava da 23 anni, mietendo vittime illustri lungo il cammino (la Juventus di Ronaldo) e lottando in campionato per il quarto-quinto posto, dunque per l’Europa (arrivò quarta nel campionato 2016-’17, miglior piazzamento di sempre).

Onore all’Atalanta e… Bèrghem de sura… de töcc!

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Onore all’Atalanta, orgoglio bergamasco

  1. Paolo Sizzi ha detto:

    Stagione memorabile: l’Atalanta ha chiuso al terzo posto in classifica qualificandosi per la Coppa dei Campioni, conquistando così il miglior piazzamento nella sua storia e il suo primo accesso all’Europa che conta. Da notare anche il primato nelle reti segnate, miglior attacco davanti a tutti.

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