Viva le donne (soprattutto se comunitariste)!

@paolosizzi

Ho notato che, ciclicamente, i soliti “semikolti” con tessera piddina, boldriniana o boniniana fanno circolare questo mio provocatorio cinguettio di quasi tre anni fa (magari credendolo attuale, non me ne stupirei), oltretutto proveniente da un profilo Twitter tirato giù dalle segnalazioni di massa di cotesti fenomeni da baraccone. Val bene proporre una mia riflessione in merito, giusto per spiegare compiutamente cosa intendessi dire, nel concreto, a proposito di una tematica tanto basilare quanto delicata. Chi vuol capire capisca, chi preferisce lasciarsi aizzare dagli arruffapopoli da tastiera, dando il peggio di sé in termini di insulti, minacce, aggressioni verbali e quant’altro, è liberissimo di continuare a dare sfogo alla propria inguaribile piccineria, comportandosi da burattino idiota, gonfio di odio e di frustrazione, che ingrossa le file del gregge di pecoroni da rete sociale. Certo è che più uno si spaccerà per democratico, liberale, antifascista, civile e via dicendo e più sarà feroce nemico della libertà d’espressione, confermando come l’unico dispotismo oggi in circolazione sia quello dell’antifascismo euro-atlantico, che decide cosa sia lecito dire e cosa no, e che mette alla gogna tutti coloro che decidono di sottrarsi alla retorica di regime pensando col proprio cervello. Guardatevi dai globalisti, non dai populisti.

La Patria è l’idea più alta e nobile che si possa avere, come uomini e come donne, perché rappresenta quel fondamentale stampo che dà forma a ciò che è liquido e irrequieto, che necessita di essere saggiamente definito onde evitare spinte anarcoidi e distruttive. La Patria è sorretta da basilari pilastri quali la religiosità civica del nazionalismo e il tradizionalismo famigliare, senza cui le basi patriottiche verrebbero meno e la società crollerebbe inesorabilmente nel baratro scavato dal marciume ideologico postmoderno. Quando io dico, dunque, che l’utero delle nostre donne appartiene alla Nazione non sto istigando alla prostituzione, come i poveri in spirito antifascisti e arcobalenati vorrebbero far credere (nazione = collettività), bensì sto sacralizzando i visceri femminei sublimandoli nell’elevazione patriottica, essendo la Patria ciò che deve venire prima di ogni cosa, e a cui dobbiamo essere fedeli. In altre parole, sto affermando che la donna, come l’uomo (chi ha diffuso quello stralcio di schermata si è guardato bene dal citare i miei cinguettii relativi ai doveri maschili…), è votata a servire la Nazione, e mediante la sua naturale complementarità si rende sacrale tempio della vita italica ed europide che sboccia. Solo chi odia Sangue, Suolo, Spirito e bestemmia l’Identità e la Tradizione può essere così gretto da pensare che la visione del ruolo muliebre, con i connotati di ancella della Patria, sia un insulto misogino alla natura femminile, e non invece una benedizione e un savio giudizio sul preziosissimo dono della maternità, ma anche sull’importanza del ruolo sociale della donna. Uomini e donne devono essere servitori della Nazione. Ma da chi predica cosmopolitismo, depravazione, consumismo, ateismo materialista, aborto indiscriminato, uteri da macelleria vendoliana e totale apertura verso ogni aberrante idea anti-tradizionale ci si può solo aspettare tonnellate di bile contro l’ordine naturale delle cose. Il vero nemico delle donne è il femminismo.

Va da sé che ogni donna sia libera di avere il proprio concetto di completezza, come di seguire la propria strada, e che solo un povero mentecatto può pensare che il sottoscritto voglia imporre il proprio punto di vista sugli altri, forzando le donne ad una visione che non sentono propria. La vera questione, in questo senso, è la libertà d’espressione e la fregola di applicare la mordacchia a chi non ci sta simpatico, confermando come censura faccia rima con paura. E quanta acredine, signori, noto sempre “parecchio” astio, frutto di una considerevole quota di frustrazione… Dal canto mio, ritengo una donna completa, cioè realizzata, quando si pone al servizio degli ideali patrii (e vale anche per l’uomo) e vive in funzione di identità e tradizione, combattendo contro la perversione del regime mondialista; non tutte le donne, infatti, possono essere mogli e, soprattutto, madri, perciò il concetto di completezza che il sottoscritto vuole veicolare è quello di donne, degne di tale nome, che sappiano vivere in armonia all’interno delle proprie comunità etniche, rendendosi strumento guidato dalla sapienza patriottica. Nessuno qui vuole donne ridotte a mezzo passivo della volontà maschile, anzi, le si vuole protagoniste di una società rinnovata in cui tutti concorrano al benessere del popolo, e in cui, dunque, la femmina si realizzi senza andar contro la collettività, nel pieno rispetto della natura e dei salutari valori consolidati etnonazionalisti.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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