L’immigrazione? Giova solo a chi non la subisce

L’immigrazione? Giova solo a chi non la subisce

E giova a chi esercita un potere parassitario: ai preti per riempire chiese e seminari, ai politici liberal-democratici per riempire le urne, ai pescecani per riempire le casse. Il tutto comodamente servito sulla schiena del popolo indigeno, che subisce e deve pure starsene zitto. L’immigrazione è una bomba ad orologeria, perché prima o poi deflagra trascinando con sé la comunità costretta ad accogliere; la gente comune, la povera gente, deve sorbirsi il peso del fenomeno migratorio, in periferie degradate di città tentacolari trasformate in crogioli multirazziali, sulla falsariga di quanto accade oltreoceano. Sono le consuete guerre tra poveri scatenate dal grande capitale apolide, ma chi ci rimette è innanzitutto l’indigeno, che si ritrova invaso da individui alloctoni che nulla c’entrano con la propria terra. Le categorie suddette invece, ossia clero, borghesi lib-dem e imprenditori senza scrupoli, godono del flusso migratorio perché comporta, per loro, un facile guadagno parassitario. Si capisce così come il Vangelo, la democrazia liberale e progressista e il capitalismo si sposino alla perfezione col terzomondismo (ipocrita): i loro paladini si arricchiscono e il prezzo lo pagano gli altri, cioè noi, il popolo autoctono.

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Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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