La forza del sangue contro la burocrazia mondialista

Solo un pezzo di carta sfornato dalla burocrazia mondialista distingue l’allogeno “regolare” da quello clandestino

Non vi è alcuna differenza tra l’immigrato “regolare” e quello clandestino, sempre di allogeni si tratta. Un pezzo di carta non trasforma, magicamente, un immigrato in un indigeno, e nessuna integrazione può cambiare la natura delle cose: un individuo allogeno rimane allogeno, anche se nato in Europa. Pagare le tasse, fare i bravi, andare in chiesa sono ben poca cosa rispetto alla forza del sangue, e la tanto decantata integrazione comporta, inevitabilmente, la distruzione del tessuto etnico, culturale e sociale originale di una comunità. Per questo è più pericoloso l’immigrato “regolare” di quello clandestino: il primo è l’ideale cavallo di Troia del sistema mondialista, che promuove la società multirazziale a scapito dell’identità etno-culturale delle nazioni. Ogni popolo sta bene a casa sua, in patria, nel suo habitat; in caso contrario si trasforma in una torma di sradicati manovrati dalla globalizzazione per erodere, livellare, annientare la biodiversità. Il razzismo non c’entra proprio nulla in questo: ne sanno qualcosa gli Indiani d’America, gli Indios e gli aborigeni australiani, brutalmente liquidati per fare spazio a finte nazioni meticciate e prive di spina dorsale identitaria e tradizionalista.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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