Il dualismo Carnevale-Quaresima

La Veggia

Le celebrazioni della Quaresima (come della Pasqua) trovano riscontro nei lontani riti indoeuropei della morte e resurrezione delle divinità antiche, connessi ai culti agresti: si tratta delle feste del fuoco, tra inverno e primavera. Nel periodo in cui la terra sembra morta (nel riposo invernale), si passa ai primi tepori della primavera, durante i quali si assiste alla rinascita progressiva della natura. Il fuoco che si sprigiona dagli sterpi del falò, o da un pupazzo di legno (la lombarda veggia di metà Quaresima, ad esempio), è un ricordo forte del fuoco sacro rituale, che doveva fugare ogni malanno dalle sementi nascoste sotto terra e propiziare l’abbondanza del raccolto. La Quaresima segue il Carnevale, oggi ridotto a mascherine, bambinate, stelle filanti e schiuma da barba spruzzata sui muri (o in faccia a ignari passanti), ma che trova precedenti significativi nelle Dionisie greche e nei Saturnali romani, espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per fare spazio al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza orgiastica. Un disordine rituale temporaneo in vista di una solenne restaurazione ed esaltazione dell’ordine permanente, di derivazione divina. Nota bene: queste ricorrenze vanno di pari passo con i ritmi agresti stagionali, rappresentando l’intimo legame dell’uomo antico con la natura e gli astri del firmamento, suggellato dal sacro e dalla tradizione.

Il significato simbolico dell’antitesi tra Carnevale e Quaresima è da ricollegare all’antitesi distruzione-rigenerazione (vedi anche morte e resurrezione del Cristo), che si esprime nel mito dell’eterno ritorno e dei cicli cosmici. Un’antitesi in cui il Carnevale trionfante finisce per morire, con tanto di celebrazione del suo funerale, in una sorta di parodia della passione di Gesù: il trapasso dalla gioia della vita alla fredda solitudine della morte. È anche interessante notare le anticipazioni di questo dualismo nel periodo dell’Avvento (che ricalca i Saturnali), di Capodanno e dell’Epifania, dove l’atmosfera orgiastica si alterna al perentorio richiamo alla sobrietà, al rigore, alla purificazione. I riti di accensione del fuoco segnano le fasi di transizione lungo l’anno solare, e fanno parte del bagaglio culturale di antichissime tradizioni indoeuropee pagane, prima che cristiane. Nei periodi di passaggio dell’anno si sono, da sempre, svolte cerimonie atte a purificare ed espellere i demoni del passato, celebrando il nuovo che ri-nasce sconfiggendo il vecchio: e cos’è la Pasqua cristiana se non questo, ossia il trionfo luminoso della primavera, della vita che rinasce, abbattendo il passato invernale con la morte apparente della natura? Gli intermezzi carnascialeschi mimano il caos della fine, che precede la grande palingenesi e l’avvento dell’ordine – trascendente – assoluto. Come sempre, dietro la patina abramitica dei periodi “forti” dell’anno liturgico ecclesiastico, si può ancor oggi intravvedere l’originale matrice ariana, presente in moltissime ricorrenze liturgiche del calendario cattolico romano. 

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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