Addio al “cinguettatore”

Ci risiamo, dopo un anno quasi esatto (vedi qui) sono stato nuovamente sospeso, per la seconda volta, da Twitter, per via delle solite segnalazioni di massa di personaggi ipocriti che, mentre si fingono paladini della libertà d’espressione, istigano a vere e proprie crociate contro chi non la pensa come loro, affinché venga buttato fuori dai cosiddetti social. Twitter sta dalla loro parte, anche perché dopo aver sospeso permanentemente avverte che ogni altro profilo creato per aggirare la sospensione verrà parimenti sospeso (e l’indirizzo IP viene, infatti, bannato). Siamo a livelli orwelliani di psicopolizia, signori. Perfetto, stando così le cose, caro “cinguettatore”, ti dico addio, poiché le liste di proscrizione fanno parte dell’armamentario dei nemici della libertà d’espressione, e perché nascondersi dietro pseudonimi e avatar non fa decisamente per me: ci ho sempre messo nome, cognome e faccia. Se ogni volta si deve andare incontro a blocchi duraturi che cancellano per sempre gli stati cinguettati, i contenuti (contenuti di stampo antro-genetico e culturale, non goliardico) e i seguaci, ma lasciano intatti tutti i vergognosi attacchi, insulti, calunnie, minacce, prese per i fondelli e quant’altro, dei detrattori (che non subiscono provvedimenti), credo sia il caso di risolvere il problema alla radice, evitando nuove iscrizioni e ulteriori perdite di tempo. Oltretutto, come sempre, a rimetterci sono i pesci piccoli, perché i pezzi grossi, paraculati, possono dire ciò che vogliono senza conseguenze.

Sì perché Twitter condanna e sanziona chi vuole, sulla base di segnalazioni di una massa amorfa e anonima che vive per cacciare dalle reti sociali gli avversari politici e ideologici, ma non tocca minimamente chi, per davvero, mette in atto comportamenti aggressivi, denigratori, violenti, squadristici, minatori; il sottoscritto è sempre stato nel suo, non istigava alla caccia all’oppositore, non si nascondeva dietro nomi finti, non metteva in pratica comportamenti violenti, molesti, calunniatori, arroganti contro chicchessia. Non seguivo nessuno, peraltro, pensate un po’. D’accordo, cinguettavo interventi poco ortodossi e politicamente corretti, uscendo dal gregge dei pecoroni che usano Twitter per parlare di innocue fesserie come Grande Fratello, programmi della De Filippi, Sanremo e pallone, ma mai tesi alla violenza, all’insulto gratuito, al bullismo, alle minacce e alle calunnie, all’istigazione ad atteggiamenti maligni. Diamine, il bersaglio ero io, io ero l’obiettivo dell’intolleranza, dell’odio, della meschina incoerenza di chi si picca di essere democratico! E badate che me ne sono sempre fregato di segnalazioni e blocchi, perché le mie giornate, e la mia ragion di vita, non si basano sul consumo delle proprie dita a contatto con tastiere per buttar fuori dai social chi non la pensa come me! Mi chiederete se questo è un addio definitivo a Twitter; vi rispondo che sì, lo è, perché vivo ugualmente senza (a differenza di chi vive per segnalare) e perché penso che chi mi seguiva con interesse e motivazione può benissimo continuare a farlo su questo blog, mentre chi lo faceva per fini ben poco amichevoli e costruttivi dovrà trovarsi un lavoro.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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6 risposte a Addio al “cinguettatore”

  1. Renzo ha detto:

    Hai ragione a dire che venivi “perseguitato” da alcuni tizi che non sanno fare altro che insultare chi non la pensa come loro. Però non avresti dovuto insistere nell’usare certo linguggio che, come poi è succcesso, ti avrebbe sicuramente portato al ban: dire negro, negroide o fare battute sui meridionali non ha certo aiutato.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      “Negro” e “negroide” sono termini enciclopedici e antropologici; le battute sui meridionali erano appunto battute. La verità è che la libertà d’espressione non esiste, ed è vergognoso che delle persone vengano messe all’indice semplicemente perché non si adeguano all’andazzo generale, mentre altre siano libere di dirne di tutti i colori senza conseguenze. Le regole dovrebbero valere per tutti, altrimenti non devono valere per nessuno, fermo restando che rimane del tutto opinabile cosa può rappresentare “odio”. Io non ho MAI usato Twitter per diffondere odio, e sono sempre stato molto ironico e un pizzico provocatorio.

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  2. uomodanulla ha detto:

    Solidarietà incondizionata !

    NO N.W.O. !

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  3. letzte_bataillon ha detto:

    sono Letzte_Bataillon, la seguivo su TW e sono rimasto molto dispiaciuto del suo ban Sizzi, sono veramente dispiaciuto che nel 2019 esista ancora la censura e che questa volta è stato colpito lei, le sono vicino in questa battaglia.

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  4. Bergimus ha detto:

    Solidarietà totale.
    La mamma dei segnalatori orina eretta.

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  5. Paolo Sizzi ha detto:

    Noto anche che quei simpaticoni di Twitter sospendono proprio quando uno sta incrementando i seguaci (oltre 3000 lo scorso anno, verso i 1100 a questo giro)… Temono il dissenso, e non vogliono megafoni; il massimo consentito per l’Italia è un Salvini, e suoi epigoni, e conosciamo tutti bene i gravi limiti destro-liberali di questi soggetti…

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