Manifesto etnonazionalista per l’Italia: 50 punti programmatici

Come potrebbe essere strutturato un programma etnonazionalista di impianto federale e sociale, applicato all’Italia? Quali dovrebbero essere i suoi punti fondamentali? Proviamo a rispondere, elencando 50 voci programmatiche che ho voluto mettere nero su bianco per cercare di dare un’idea di quel che intendo. Sono punti che rispecchiano il mio punto di vista lombardista, nazional-sociale, etnofederalista e che, dunque, obbediscono a logiche identitarie e tradizionaliste arricchite dalla mia sensibilità völkisch.

Pur avendo mutato parere su Italia e italianità, infatti, mantengo fede, in maniera pervicace, alle istanze sangue e suolo tipiche dell’etnonazionalismo, e di conseguenza non posso certo dimenticare che l’Italia non è una nazione omogenea, piuttosto una realtà storica, geografica, culturale, geopolitica e strategica formata, fondamentalmente, da 6 grandi areali etno-culturali: Lombardia, Venezie, Etruria, Ausonia, Enotria, Sardegna, con tanto di terre irredente da riannettervi.

Va da sé che non sia, in alcun modo, sostenitore di questo stato, di questa repubblica, essendo fondata su valori antifascisti in cui non mi riconosco ed essendo forgiata in maniera del tutto priva di chiari riferimenti etno-razziali (non razzisti) volti a definire chi siano gli Italiani. Tra l’altro, non è nemmeno sovrana, in quanto colonia degli Usa, della Nato, e asservita all’europeismo pezzente del Benelux. Qui c’è davvero ben poco di cui andar fieri, ed essere entusiasti…

Nella mia testa la Repubblica Italiana dovrebbe divenire presidenziale, etnofederale, nazional-sociale, affrancata da ogni ente sovranazionale, rivoluzionata e rifondata su basi razionali e realiste, laiche ma rispettose del passato romano, fedeli allo statuto biologico dell’identità, attente alle radici del Paese che nulla hanno a che vedere col giudeo-cristianesimo e con le controverse vicende risorgimentali: l’Italia non è un’invenzione ottocentesca, l’Italia come entità storica, si intende.

Chiaramente, come accennato, la repubblica dovrebbe affrancarsi del tutto da ogni potentato straniero, a partire dal dispotico unipolarismo americano, ponendosi come faro di un’Europa occidentale al tramonto esemplare per una rinnovata concezione di stato e nazione, dove i vecchi baracconi ottocenteschi, assieme alle ammucchiate europeiste, cedano il passo ad etno-federazioni inserite, al più, in una sorta di impero confederale europeo, in buoni rapporti con il continente euro-siberiano russo e con le altre importanti realtà dell’Eurasia occidentale, di matrice ariana.

Vediamo, dunque, i 50 punti programmatici da me individuati, con una breve spiegazione che ne illustra il senso e ne contestualizza lo statuto all’interno di un manifesto “sizziano” che vuole essere l’incontro, l’integrazione armonica, la sintesi e la complementarità tra istanze care al Lombardesimo e all’etnonazionalismo italico (senza imbastardire alcunché).

  1. Presidenzialismo: una repubblica presidenziale, in cui il suo presidente, democraticamente eletto dal popolo, è anche capo del governo, supportato da un parlamento federale espressione delle etnie italiche.
  2. Etnonazionalismo: nazionalismo su base etnica/etno-culturale, sangue e suolo, spogliato dalla statolatria e dai panni del nazionalismo ottocentesco per rivendicare l’identità genuina di un gruppo etnico, di un popolo.
  3. Federalismo: ovviamente ispirato a criteri etnici e identitari, non meramente economici, che associ in una federazione i diversi enti politici delle sei realtà etno-culturali d’Italia già incontrate sopra.
  4. Lombardesimo: la rivoluzione dell’etnonazionalismo lombardo, affinché porti radicale trasformazione dello stato repubblicano e, sfruttando le virtù lombarde, rechi una salutare “settentrionalizzazione” del Paese, con commissariamento delle aree più degradate.
  5. Irredentismo: ricongiunzione alla madrepatria dei territori sottoposti al dominio straniero, vale a dire Svizzera italiana, Nizzardo, Corsica, Malta, Venezia Giulia storica, volendo Dalmazia.
  6. Socialismo nazionale: socialismo applicato alla nazione, non all’ecumene, contrapposto a liberalismo, individualismo, capitalismo, imperialismo, democrazia borghese, volto alla socializzazione (o nazionalizzazione) e all’abolizione dei privilegi classistici e parassitari.
  7. Dirigismo: lo stato opera una serie di interventi esterni sul sistema economico nazionale per renderlo coerente coi fini patriottici e sociali prefissi; la nazionalizzazione e l’opposizione alle privatizzazioni dei beni comuni, come delle grandi industrie di interesse strategico nazionale, sono fondamentali.
  8. Protezionismo: proteggere dalla concorrenza straniera i prodotti naturali e industriali della nazione, mediante dazi sulle importazioni, esenzioni fiscali e così via; lo stato deve intervenire nell’economia nazionale e combattere il (neo)liberismo.
  9. Sovranismo: riconquista e difesa della sovranità nazionale (dei popoli italiani prima di tutto, poi dello stato), in contrapposizione alle esiziali dinamiche della globalizzazione e del mondialismo, ma anche di ogni politica sovranazionale.
  10. Autarchia: capacità di auto-determinarsi e autogovernarsi, promuovendo l’indipendenza del mercato nazionale  da quelli esteri per l’approvvigionamento di materie prime e prodotti industriali (ovviamente laddove possibile; in caso contrario si può creare uno spazio economico euro-russo).
  11. Isolazionismo: una posizione di assoluto isolamento non sarebbe per nulla deleteria alla politica e all’economia italiane, considerando che molti dei nostri problemi derivano proprio dalla globalizzazione e dall’appartenenza allo schieramento euro-atlantico filo-americano e filo-sionista. L’Italia deve uscire da ogni organismo sovranazionale.
  12. Comunitarismo (e ruralismo): solido antemurale del socialismo nazionale, atto a forgiare uno spirito davvero comunitario fondato su identità, tradizione, sangue, suolo; il ruralismo ne è componente essenziale, affinché l’indigeno riscopra l’intimo rapporto con la dimensione naturale e contadina della vita.
  13. Europeismo völkisch: risposta all’europeismo di cartapesta propugnato dall’Unione Europea, questo fissato su pseudo-valori occidentali, quello sulla storia plurimillenaria della vera Europa, una grande famiglia di popoli continentale culla della civiltà.
  14. Anti-progressismo: lotta senza quartiere contro tutte quelle tendenze politiche innovatrici che spacciano la degenerazione dei “diritti civili” per progresso; il progressista liquida i diritti sociali del popolo indigeno con quelli propagandistici del mondo arcobaleno, facendo così il gioco delle lobby. L’anti-antifascismo è un dovere morale.
  15. Fuori dalla UE: uscita immediata dall’Unione Europea, caricatura franco-tedesca dell’Europa e gabbia dei popoli continentali, nemica inesorabile della loro sovranità e autodeterminazione.
  16. Fuori dall’euro: uscita dalla moneta unica e reintroduzione della lira italiana, in quanto l’euro è dispotismo dell’Europa centrale finanziocratica che annienta la sovranità monetaria delle nazioni.
  17. Fuori dalla NATO: uscita dal patto atlantico e, dunque, dalla tirannia unipolare a guida americana, schiavitù anti-italiana attuata dall’imperialismo occidentale, acerrimo nemico delle identità nazionali e della loro libertà.
  18. Fuori le basi americane: in Italia vi sono 113 installazioni militari statunitensi, emblema dell’imperialismo a stelle e strisce. Gli Americani sono esercito d’occupazione, grazie anche al collaborazionismo settuagenario degli antifascisti.
  19. Fuori dall’ONU: altro ente sovranazionale burattino degli Stati Uniti, funzionale dunque al loro imperialismo. L’isolazionismo nei riguardi di questi organismi mondialisti sarebbe decisivo per la piena riconquista della nostra sovranità.
  20. Aperture alla Russia: abbandonare lo scacchiere euro-atlantico e occidentale per guardare – senza sudditanze – all’Est, alla Russia, che è parte fondamentale del continente europeo. L’idea euro-siberiana riveste un grande fascino.
  21. Alleanze eurasiatiche (indoeuropeismo): in nome del comune retaggio indoeuropeo l’Italia dovrebbe guardare non solo ad Est ma anche al resto dell’Eurasia occidentale, ad esempio all’Iran e all’India; il cuore ario pulsa nelle steppe eurasiatiche, e in un certo senso è lì che dovremmo tornare.
  22. Fuori banche, enti, multinazionali, lobby: dall’Italia dovrebbero essere cacciati tutti gli organismi, economici e non, stranieri che esercitano un nefasto influsso parassitario sul Paese, ne va di autorità, sovranità e identità. Chi esercita usurocrazia va messo con le spalle al muro.
  23. Ritorno alla lira: uscire dall’euro significa tornare alla lira, moneta nazionale italica, poiché in un mondo come l’attuale la sovranità monetaria è basilare, per poter sopravvivere affrancati dal giogo globalista.
  24. No al filo-americanismo: tagliare i ponti con gli Usa e la loro sudditanza, essendo questi la centrale del male mondialista e la fonte dell’imperialismo unipolare che schianta la sovranità delle nazioni. Un’ottica multipolare è fondamentale.
  25. No al filo-sionismo: troncare i rapporti con Israele e la sua criminale politica razzista, militarista, colonialista, confessionalista e segregazionista esercitata in Palestina. Lo stato giudaico usa il ricatto della “Shoah” per influenzare la politica estera degli Europei.
  26. Rimpatrio degli allogeni/stop ai flussi: l’immigrazione va fermata e contrastata, cominciando a rimpatriare gli allogeni presenti in Italia e a bloccare gli sbarchi. Si potrebbero tollerare gli immigrati europei, mettendo però un tetto al loro afflusso.
  27. Ebrei e Zingari: i primi andrebbero inviati in un Medio Oriente de-sionistizzato o negli Usa, i secondi in India, ossia dove si trovano le loro patrie ancestrali o d’elezione (come nel caso degli Ebrei americani). Giudei e nomadi rappresentano una fetta di immigrazione (radicata) incompatibile con l’Italia.
  28. No al meticciato: combattere i matrimoni misti e tutelare l’endogamia, non per razzismo ma per difendere l’identità italiana ed europea messa sotto assedio dalla globalizzazione e da sciagurate politiche auto-genocide e auto-razziste.
  29. Rientro meridionali: una consistente parte di meridionali saliti al Centro-Nord andrebbe ricondotta nelle proprie terre, sia per contrastare la sovrappopolazione padana (e difendere l’identità grande-lombarda e tosco-mediana) sia per evitare che il vuoto lasciato dagli indigeni del Sud emigrati venga colmato da allogeni. Ne va anche dello sviluppo del Mezzogiorno.
  30. Rientro degli Italiani all’estero: per coerenza, mentre l’Italia rimpatria gli allogeni dovrebbe riaccogliere in patria almeno una parte degli Italiani capitati all’estero, soprattutto in un continente diverso da quello europeo. Questo aiuterebbe la nostra economia ed eviterebbe le spiacevoli ricadute della presenza allogena. Ordine e armonia sono i popoli nelle proprie terre natie.
  31. No alla meridionalizzazione: nel secondo dopoguerra è cominciato il grande esodo dei meridionali verso il Centro e il Nord d’Italia, un fenomeno che ha coinvolto milioni di individui, con risultati disastrosi su società, comunità e ambiente (l’immigrazione di massa è sempre sbagliata); purtroppo la meridionalizzazione ha spalmato in lungo e in largo i difetti del Meridione, e ha portato ad un monopolio sudista dell’impiego statale.
  32. Commissariamento di Roma: la capitale andrebbe occupata dall’esercito e commissariata dalla parte più sana del Paese, che è la Lombardia, affinché i guai di Roma vengano affrontati e finalmente risolti. Il Centro-Sud ha bisogno delle virtù nordiche.
  33. Commissariamento del Sud: anche qui, occupazione dell’esercito e commissariamento grande-lombardo, con lo scopo di fare piazza pulita delle mafie e delle altre problematiche che affliggono il Mezzogiorno. Il degrado di certe aree meridionali è intollerabile, e il Nord dovrebbe rappresentare il fomite per un profondo rinnovamento ausonico.
  34. Riforma della magistratura e della giustizia: la magistratura andrebbe riformata affinché sia più vicina al popolo e sia espressione del territorio (vedi magistrati meridionali al Nord), e la giustizia dovrebbe introdurre la pena di morte per i reati più gravi e i lavori forzati per tutti gli altri. Basta criminali mantenuti, o premiati, dallo stato.
  35. Riorganizzazione territoriale delle forze armate e di polizia: anche qui, l’esercito andrebbe riformato essendo oggi a predominante carattere meridionale, con Centro e soprattutto Nord quasi del tutto non rappresentati. Discorso analogo per le forze di polizia, a cui andrebbero affiancati dei corpi espressione delle diverse realtà etnofederali.
  36. Ripristino della leva obbligatoria: è assai importante che i giovani tornino alla coscrizione obbligatoria, essendo una palestra di vita che promuove valori sani, patriottici, identitari ed insegna a coltivare corpo e spirito. Le armi italiche dovrebbero promuovere, infatti, una religione civile che sia ossatura etica dell’esercito, una mistica del sangue.
  37. Riforma del lavoro e della previdenza: il socialismo nazionale deve ispirare importanti migliorie sociali, tanto al mondo del lavoro che a quello della previdenza sociale, affinché le categorie di lavoratori più deboli non vengano abbandonate alla mercé di un mercato sempre più globalizzato e rapace. Basilare la lotta alle delocalizzazioni e alle multinazionali.
  38. Riforma dell’educazione e della scuola: la religione civile di cui si parlava sopra dovrebbe trasformare radicalmente l’istruzione e le scuole di ogni ordine e livello, affinché i valori patrii vengano sempre promossi e l’educazione dei nostri figli vada di pari passo con l’insegnamento di una salutare mistica del sangue. Abolizione delle scuole paritarie e concorsi pubblici su base territoriale.
  39. Difesa della famiglia indigena: lo stato deve tutelare le famiglie, che sono la cellula base della società, incentivando nuove nascite e l’occupazione, soprattutto per i giovani. Altresì, la famiglia naturale va difesa da ogni minaccia progressista, abolendo le unioni civili ed impedendo che gli omosessuali giochino alla genitorialità. Proteggiamo la salutare normalità e stronchiamo la perversione della bioetica.
  40. Cambio della bandiera e dei simboli repubblicani: l’attuale tricolore è brutta copia di quello francese, perciò va cangiato introducendo un vessillo similare al cispadano (strisce orizzontali, rosso-bianco-verde), con in mezzo un’aquila legionaria emblema della gloria e della potenza di Roma antica. Anche lo stemma repubblicano (la ruota dentata) va cambiato, o con l’effigie della Magna Mater (con Stellone) oppure con il sole delle Alpi, simbolo presente in tutta Italia. Il nero al posto dell’azzurro sabaudo. L’Inno a Roma al posto di quello di Mameli. 21 aprile, Natale di Roma, festa nazionale.
  41. Lingua ufficiale e lingue nazionali: l’italiano (fiorentino letterario) va reso lingua ufficiale della Repubblica Italiana e gli altri idiomi precipui d’Italia (lombardo, veneto, toscano/mediano, napoletano, siciliano, sardo) elevati allo statuto di lingue nazionali.
  42. Legittima difesa: di fronte ad una grave minaccia per sé e i propri cari la difesa è sempre legittima, quindi sarebbe assurdo processare chi, per difendersi, uccide un ladro o un aggressore. La legittima difesa, dunque, va sempre tutelata: fuori posto è il delinquente, non l’onesto cittadino.
  43. Abolizione dei reati d’odio: Legge Mancino et similia andrebbero abolite in quanto le opinioni non possono essere processate e il concetto di odio (un sentimento) ha ben poco a che vedere con una carta costituzionale, che si vuole asettica e razionale. Un reato comporta danni a persone e/o cose: la libertà d’espressione non fa vittime.
  44. Bioetica: aborto ed eutanasia diventano pratiche legittime laddove siano tese al benessere della comunità, a forme blande di eugenetica preventiva e al rifiuto dell’accanimento terapeutico. Le libertà individuali non devono mai andare a detrimento della collettività e dello stato.
  45. Ambientalismo: salvaguardare l’ambiente naturale è nell’interesse di tutti i cittadini, poiché non c’è sangue senza suolo (e viceversa). La qualità della vita dipende da come l’uomo interagisce con l’ambiente circostante e da quanto lo sviluppo riesce a trovare un salutare equilibrio tra ciò che è vero progresso e la natura.
  46. Eco- ed etno- sostenibilità: una combinazione di sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e sostenibili e di riduzione degli sprechi e delle inefficienze del consumo; assieme a questo serve controllo delle nascite nel terzo mondo (l’Europa ha già da tempo moderato, sin troppo, il tasso di natalità), il blocco della cementificazione e dunque della sovrappopolazione (alimentata dai flussi migratori), e il rimpatrio allogeno.
  47. Navigazione del Po/traffico su rotaia: per ovviare alle problematiche ambientali (e non solo) derivanti dal traffico da terzo mondo che affligge la nostra viabilità (l’autarchia, tra l’altro, dovrebbe sgombrare un bel po’ di mezzi inquinanti stranieri) bisogna investire sulle vie fluviali, tornando alla navigazione del Po, e sul trasporto ferroviario.
  48. Accorpamento del Vaticano/abolizione del papato: Città del Vaticano è Roma, dunque è Italia, e andrebbe annessa dallo stato assieme alla Repubblica di San Marino e al Principato di Monaco; il papato andrebbe così abolito e uno dei più ostinati nemici di sempre dell’Italia verrebbe finalmente meno.
  49. No alle religioni aliene: ebraismo, cristianesimo e islam sono tre culti mediorientali che risultano corpi estranei, in Europa, e per questo motivo andrebbero espulsi. Sì alla riscoperta dei culti tradizionali gentili, no al mantenimento di un monoteismo desertico che, oggi, collude per di più con il mondialismo.
  50. Religione civica gentile: invece del cattolicesimo l’Italia dovrebbe optare per una religione civile patriottica, ispirata al paganesimo, che serva come culto razionale soprattutto per i giovani. Una religione, questa, basata non solo sull’amor di patria ma anche sull’attaccamento alle radici etno-culturali d’Italia declinato in senso federale. Non solo Roma, dunque, ma anche Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo, Casteddu.

Tutto questo presuppone un radicale rinnovamento, una rifondazione vera e propria, della Repubblica Italiana, con una nuova costituzione che cancelli lo statuto di colonia degli Usa dell’Italia e tronchi la tradizione antifascista che sta dietro le attuali istituzioni repubblicane. Questo non per rispolverare il fascismo, ma per contrastare un’ideologia, l’antifascismo, che non ha nulla a che vedere con l’opposizione ad un regime dispotico essendo solamente un concentrato di disvalori mondialisti.

Credo, senza troppe pretese, di aver messo in risalto alcuni punti fondamentali nell’ottica di ridare forza, dignità e autorità ad un’Italia che, oggi, appare schiacciata dagli organismi sovranazionali, dagli stati stranieri più influenti e dall’immigrazione. Ma la rivoluzione di cui abbisogna il Paese deve necessariamente passare per l’etnofederalismo, sia per evitare il centralismo statolatrico, sia per evitare fughe secessionistiche, due fenomeni che, in un modo o nell’altro, fanno il gioco degli avversari dell’Italia e delle sue popolazioni.

Sociali, etnonazionali, federali, per una Repubblica Italiana rinata e affrancata da ogni potentato antinazionale e straniero.

Ave Italia!

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Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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