La realtà etnica della Lombardia

Di etnia lombarda ho parlato svariate volte, e giustamente visto che è innegabile la bontà e la veridicità della realtà etnica lombarda, differenziata da quella dei vicini e degli altri popoli italiani ed europei. Credo sia giusto riprendere il discorso e parlarne nel Soledì etnonazionalista del sottoscritto, non a caso chiamato Lombarditas.

Settimana scorsa ho parlato delle tre lombardità esistenti, e che non sono altro che il volto etnico, linguistico, culturale e storico-geografico dell’Alta Italia (o della Padania leghista); l’etnonimo di Lombardi si attaglia alla perfezione agli Italiani settentrionali, in particolar modo a quelli occidentali, gallo-italici. Se anche uno come Dante riconosceva la dicotomia tra Lombardi, Toscani e resto d’Italia un motivo ci sarà…

Distinguo tra una Lombardia etno-linguistica in senso stretto, una Lombardia etnica che abbraccia l’intero bacino padano e una Grande Lombardia storica che va ad includere tutto il Settentrione italiano, essendo derivazione diretta della Langobardia Maior alto-medievale.

Quest’ultima, la Grande Lombardia, inglobando l’intero Nord, non appare del tutto omogenea, da un punto di vista etno-culturale (ma anche ambientale, storico e naturalmente linguistico): Liguri e Friulani, Retici e Romagnoli, Insubrici e Veneti sono genti caratterizzate da identità peculiari, sebbene accomunate dalla cornice alpino-padana, dalla famiglia linguistica galloromanza cisalpina (in senso piuttosto annacquato, precisiamo), dall’eredità celtica e longobarda, e, dunque, dal contesto granlombardo da me delineato, diverse volte, su questo blog e altrove.

Se dovessimo, quindi, parlare di etnia lombarda propriamente detta la nostra attenzione non potrebbe che ricadere sulla metà occidentale del Nord, nello specifico sui territori delimitati dal bacino idrografico padano e cioè Val d’Aosta, Piemonte, Svizzera italiana, Regione Lombardia, Trentino occidentale, Emilia sino al Panaro, più altri territori minori oggi sotto la Repubblica Francese, e altri parte della Liguria e della Toscana (in questo caso davvero risibili).

Per correttezza ricordiamo che dal bacino padano esulano territori del tutto marginali del settore meridionale del Cuneese, la Val di Lei e Livigno (in provincia di Sondrio), la nota Bivio “svizzera” (un tempo pienamente lombardofona), il territorio mantovano al di là del Mincio e quello modenese al di là del Panaro; circa quest’ultimo, v’è comunque da dire che, in epoca medievale, il corso dello Scoltenna-Panaro scorreva lungo l’attuale confine delle province modenese e bolognese, e infatti ivi correva il confine tra Langobardia (poi Lombardia) e Romagne.

La Val d’Aosta non nasce etnicamente lombarda, ma geograficamente è lombarda, come le aree piemontesi delle minoranze linguistiche franco-provenzale e occitana (sopravvalutate) e quella ligure del Piemonte meridionale (e Piacentino). Il vantaggio dell’ambito imbrifero padano è quello di fornire precisi confini geografici, essendo naturali, dati dallo spartiacque alpino e appenninico e dal corso dei tributari del Po.

L’esclusione di Bolognese e Ferrarese dal novero non è dovuta a negazionismo anti-lombardo nei loro riguardi, ci mancherebbe, ma per via del loro statuto ibrido, di realtà a metà tra Lombardia e Romagna, con influssi veneti nel caso ferrarese. Tra l’altro, l’estromissione di Liguria, Lunigiana, Emilia orientale, Romagna dalla Lombardia etnica può essere giustificata dalla superficiale eredità longobarda, dalla natura gallo-italica sfumata (soprattutto nel caso del ligure, ovviamente), dall’identità non del tutto terragna di questi luoghi bagnati dal mare, da un maggior carattere mediterraneo, e da un maggior apporto bizantino. Tutto questo ha anche delle ovvie ricadute sul carattere etno-culturale delle zone in questione.

I tratti salienti dell’identità etnica lombarda sono quelli di un popolo a metà strada tra Europa centrale e Mediterraneo, figlio di grandi popoli storici come Liguri, Celti, Reto-Etruschi, Longobardi ma anche di coloni italico-romani che latinizzarono e romanizzarono la Pianura Padana, culturalmente (e linguisticamente) galloromanzo non senza influssi mitteleuropei e, naturalmente, mediterranei.

Questo popolo ha propri peculiari tratti antropologici, fisici e genetici, che lo inseriscono nel quadro dell’Europa occidentale a cavallo tra Mediterraneo ovest ed Europa centrale, sostanzialmente affine – tralasciando i restanti Italiani settentrionali – ai Francesi centro-meridionali e, in seconda battuta, agli Iberici, in particolare ai Catalani. L’aspetto fisico lombardo è, notoriamente, definito alpino-dinarico, atlantoide e (meno) nordoide, con enfasi sulla componente alpina e con la caratterizzazione “padanide” data dalla miscela di elementi dinarici e atlanto-mediterranei, tipica in particolare dell’area propriamente padana della Lombardia.

La genetica conferma l’impasto etnico lombardo, mettendo in luce il precipuo filone neolitico occidentale (che ci accomuna a Francia e Iberia), arricchito dalla componente mesolitica dell’Europa occidentale e dal “superstrato” steppico recato dagli invasori indoeuropei rappresentati da Celti, Italici e Germani. Queste componenti ancestrali sono presenti anche, al di là del restante Nord Italia, nell’Italia centro-meridionale (e, prima di tutto, in Toscana), in cui però calano, spesso drasticamente, lasciando spazio alla mistura neolitica orientale tipica del Mezzogiorno e della Grecia. Anche la genetica, e non solo l’antropologia fisica, confermano l’esistenza di un’etnicità lombarda, differenziata dal resto d’Italia.

Ed è dunque evidente che questa identità etnica è permeata di biologia, altrimenti sarebbe solo cultura; vale a dire che, per quanto l’etnia sia un concetto più culturale che razziale, resta il fatto che non avrebbe alcun senso scindere il sangue dallo spirito, sennò l’identità si ridurrebbe a mere questioni di lingua. Pertanto, dal mio punto di vista, il termine etnia deve includere il dato biologico, pena la banalizzazione del dibattito e la “castrazione” dell’etnonazionalismo.

Un’etnia comporta anche un’indole, una mentalità, una predisposizione spirituale, senza per questo sottintendere una superiorità o un’inferiorità (per quanto vi siano controversi studi sulla correlazione tra quoziente intellettivo ed etnie/razze); essere Lombardi significa anche avere vizi e virtù peculiari della lombardità, e se da una parte questo popolo può essere afflitto da campanilismo, individualismo, liberalismo, conformismo borghese, sudditanza (lavora-paga-taci) e bigottismo, dall’altra si esalta nella laboriosità, nell’intraprendenza, nell’autonomia, nella ricchezza materiale e culturale, nei valori civici, nella probità, caratteristiche positive che fanno della Lombardia una delle aree più prospere d’Europa.

Esiste un’etnia lombarda e questo non nega la sua appartenenza all’areale storico italico e alla grande famiglia europea. Si tratta solamente di capirsi bene su cosa si intende per Lombardia, Italia ed Europa; per quel che mi riguarda la Lombardia è quanto ho qui, e in precedenza, delineato, l’Italia è una grande civiltà e colonna portante dell’impero confederale europeo, e l’Europa, per l’appunto, una famiglia imperiale coesa dalla sottorazza europide, dai padri ariani, dall’eredità greco-romana, dal cristianesimo (che ci piaccia o no), dalla rinascenza germanica e dalla comune appartenenza a quella che è, a tutti gli effetti, la lussureggiante e temperata culla, e faro, dello sviluppo (in accezione non ideologizzata).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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