Epos, ethos, logos, genos, topos: ethnos

L’antropologo, sociologo e filosofo friulano Carlo Tullio-Altan ha sviluppato un concetto di religione civile nazionale, necessaria ai fini di dare vita ad una forma razionale di patriottismo, fondata sui valori dell’identità etnica, che possa efficacemente contrapporsi ai poco proficui micro-sciovinismi, spesso declinati in chiave indipendentista e dunque rischiosi per l’integrità comunitaria, sociale e territoriale di una nazione.

Aggiungerei che questa religione civile dovrebbe, anzitutto, contrapporsi ai distruttivi deliri del mondialismo, basati sulla negazione dell’identità etnica in nome di un meticciato apolide e anodino, destinati a consumare il tragico auto-genocidio dei popoli indigeni della Terra, a partire dagli europei, i più esposti all’estinzione in favore della globalizzazione della eradicazione.

Altan analizza ciò che è ethnos, ossia per l’appunto identità etnonazionale, che da un punto di vista schiettamente identitario significa razza, sangue, etnia, popolo, non in chiave meramente biologica, ma anche antropologica, culturale, civile e sociale. Ma, certo, il dato del sangue è fondamentale, perché una cultura procede dalla componente biologica che, unendosi al dato del suolo, dà vita a ciò che è una civiltà (etnica, nazionale, continentale, razziale).

Le cinque principali componenti dell’ethnos, secondo la visione dell’accademico friulano, sono le seguenti: l’epos, la memoria storica, del passato, collettiva; l’ethos, l’insieme delle norme, delle leggi, delle istituzioni e dei valori patrii sacralizzati per forgiare una coscienza civica, una cittadinanza attiva e responsabile; il logos, il linguaggio interpersonale, la lingua comune, come veicolo di comunicazione nazional-sociale; il genos, i vincoli di parentela e stirpe, l’idea di una discendenza collettiva profondamente intrecciata con i concetti di sangue e suolo; il topos, la patria, la terra natia, che si erge a simbolo di identità comunitaria sorta su un dato territorio.

Aggiungiamoci l’oikos, interrelato al topos e al genos, che rappresenta il concetto stesso di comunità, anche come famiglia e focolare domestico, come casa.

Queste componenti definiscono l’identità di una nazione intesa come insieme di popoli coesi da origini ed elementi etno-culturali comuni, dalla lingua alla storia, dal sangue al suolo, dalla religione alla genesi di uno stato (che non è la nazione, chiariamo), e dunque possiamo intendere “nazione” sia una realtà complessa come l’Italia che una, assai più omogenea, come la Lombardia storica.

Nel caso lombardo, ad esempio, pur non essendoci un sentimento etnico comune, condiviso e storico (soprattutto in senso ampio, ossia al di là dei confini amministrativi dell’attuale, e artificiale, Regione Lombardia), è possibile ravvisare la presenza delle componenti sopra elencate, relativamente all’esistenza di un ethnos lombardo, ossia di un popolo lombardo, di un’etnia lombarda.

L’epos è rappresentato dal nostro passato celto-ligure, gallico, etrusco, romano, longobardo (da cui il nostro etnonimo), ma anche dall’esperienza dei liberi comuni e della Lega Lombarda, così come da tutto il bagaglio culturale e folclorico lombardo tramandato per secoli e secoli dai nostri avi, e giunto a noi.

L’ethos lombardo è incarnato dalla mentalità dei Lombardi, che sicuramente esiste coi suoi pregi e i suoi difetti, coi suoi valori e le sue meschinità, e che del resto riflette la loro storia, anche economica, tra virtù e intraprendenza da una parte e individualismi e campanilismi dall’altra.

Il logos è la famiglia linguistica lombarda (o gallo-italica), costituita da dialetti romanzi occidentali, mutualmente comprensibili, formati dal medesimo substrato celtico e dal medesimo superstrato longobardo, che non riguarda solo il lessico. Arduo sostenere l’esistenza di una lingua lombarda, ma ancor più arduo negare la legittimità linguistica di tutte le loquele lombarde. Di lingue lombarde possiamo tranquillamente parlare.

Il genos riflette tanto i legami di stirpe che quelli famigliari, ed un’etnia lombarda esiste in quanto distinta dagli altri popoli italici ed europei grazie a peculiari caratteristiche genetiche, fisiche, antropologiche, che fanno dei Lombardi un unico omogeneo popolo, dalle Alpi all’Appennino settentrionale. E anche la genealogia dei nuclei famigliari, contraddistinti dai caratteristici cognomi e soprannomi, denunziano l’identità e la parentela etnica lombarda.

Il topos e l’oikos lombardi sono costituiti dai naturali confini del bacino idrografico padano, delimitato da Alpi e Appennini e chiuso a oriente da Panaro e Sarca-Mincio, uno spazio cisalpino, alpino-padano, che si pone a metà strada tra Mediterraneo ed Europa centrale, e assieme agli altri elementi dell’ethnos fa della Lombardia proprio lo storico anello di congiunzione tra continente e sud.

I Lombardi, gente terragna, campagnola e montanara, hanno anche un personale concetto di oikos, di comunità, essendovi nella frammentazione storica delle entità comunali e rurali, nella loro polverizzazione di origine medievale, i riflessi della demografia celto-ligure e gallica, caratterizzata dall’insediamento sparso (e, anche, da una certa sovrappopolazione che ha sempre contraddistinto il contesto padano).

Non è da sottovalutare nemmeno l’apporto longobardo, alla Lombardia, poiché oltre al nome siamo debitori, nei confronti dei nostri germanici antenati, di contributi linguistici, antropologici, socioeconomici, giuridici, istitutivi, folclorici, culturali e financo alimentari. A ben vedere la denominazione lombarda è l’ideale per indicare gli indigeni dell’Italia settentrionale, soprattutto nella sua metà occidentale.

D’altro canto, parlando di Longobardi, il loro patrimonio non è esclusiva padano-alpina, essendo retaggio anche del Triveneto, della Toscana, dell’Italia centrale e di alcune parti della meridionale intermedia. Tuttavia, indubbiamente, se il toponimo Lombardia è rimasto ad indicare il Nord-Ovest un motivo ci sarà…

I cinque elementi basilari dell’identità etno-culturale di una nazione, delineati da Altan, valgono per la Lombardia e, a maggior ragione, per l’Italia intera, poiché seppur relativamente eterogenea incarna a tutti gli effetti la consacrazione operata da quella religione civica di cui stiamo parlando, e che affonda le proprie radici nel passato italico, etrusco, romano, gotico e longobardo, nella gentilità (ma pure nel cattolicesimo romano, volendo), nell’idioma di Dante, nell’Umanesimo e nel Rinascimento e in una cultura senza eguali al mondo che è il miglior antidoto all’italofobia. Una coscienza identitaria pan-italiana, altresì, esiste da secoli, non così, purtroppo, per quella pan-lombarda.

E naturalmente queste componenti non hanno nulla a che vedere con lo stato, emanazione artificiale e politico-amministrativa della nazione, la cui bontà dipende da quanto si fa davvero rappresentativo dei popoli che governa. Nel caso italiano, contemporaneo, siamo assai lontani da questo salutare equilibrio, e si vede; in assenza di etnofederalismo, una situazione complessa come la nostra non può che tramutarsi in un guazzabuglio.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Epos, ethos, logos, genos, topos: ethnos

  1. M ha detto:

    Studioso troppo poco conosciuto in Italia Carlo Tullio-Altan. Merito a te Sizzi che lo ricordi.

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