Immigrazione fa rima con distruzione, soprattutto oggi

Opporsi strenuamente all’immigrazione, checché ne possano dire gli ipocriti umanitaristi, è un diritto e un dovere sacrosanto, e non ha nulla a che vedere con l’odio, il razzismo, la violenza. Anzi, fermare i flussi migratori non va solo nell’interesse di chi (costretto) accoglie, ma pure di chi lascia il proprio Paese, perché gli sconfitti sono due: i poveri indigeni e i poveri allogeni.

Gli indigeni sono sconfitti perché finiscono schiacciati dal peso migratorio che, inevitabilmente, toglie loro spazio, diritti, precedenze doverose, lavoro, sussidi, mentre gli allogeni conoscono la sconfitta dell’abbandonare la propria terra natia, imbarcandosi in viaggi “della speranza” che spesso finiscono in tragedia (in mare e non). E, oltretutto, una volta in Europa, costoro vanno ad ingrossare le fila degli sfruttati, delle vittime del sistema liberista, della criminalità, contribuendo al degrado sociale, ambientale e spirituale di un mondo occidentale sul viale del tramonto ormai da un bel pezzo.

Accogliere significa sfruttare, quando si tratta di affaristi e di parassiti, e subire quando si tratta di povera gente, perché la ricchezza prodotta dal migrante finisce nelle tasche del pescecane mentre il popolo si busca tutte le conseguenze di torme di sradicati trapiantati a forza in un contesto che, in nessun senso, gli appartiene. La guerra tra poveri, sicché, infuria, in città sempre più alienate e alienanti, degradate, tentacolari, ghettizzanti, organizzate secondo i criteri della metropoli americana, una produttrice esemplare di degrado a piene mani.

Quei grandi illuminati (per modo di dire) dei progressisti sbeffeggiano chi parla della veridicità della sostituzione etnica, ma basterebbero due fatti a sbugiardarli e ridicolizzare i loro grotteschi tentativi di difendere la mano del padrone che gli dà da mangiare: gli esodi meridionali che hanno svuotato il Sud per riempire il Centro-Nord, e il conseguente ripopolamento dei borghi fantasma meridionali con gente appena sbarcata coi gommoni, che nulla c’entra col Mezzogiorno.

Non sono forse sostituzioni etniche, queste? Lombardi, Veneti, Toscani sono etnicamente differenti dagli Italiani meridionali e se andate nell’area del triangolo industriale farete fatica a trovare indigeni del luogo almeno per 4/4; non parliamo di quanto accade al Sud con gente persino di razza differente dalla nostra, gente strumentalizzata blaterando di integrazione quando, invece, si tratta di vero e proprio rimpiazzo degli indigeni migrati.

Non sarebbe, piuttosto, il caso di far rientrare parte dei meridionali saliti nelle Lombardie proprio per riprendere possesso dei loro borghi aviti? Cosicché si restituisce speranza al Meridione e il Settentrione può respirare calando la sovrappopolazione tipica della Pianura Padana, con tutto ciò che essa comporta.

Ma il discorso della sostituzione etnica vale per tutta Italia e tutta Europa e nemmeno si tratta più di integrazione perché intere aree delle nostre città, e pure dei paesi (financo di montagna!), vengono lasciate in balia degli allogeni che vanno via via perdendo la loro connotazione di minoranza. Accadde nell’Alta Italia coi meridionali, accade oggi anche con emigrati ancor più “esotici”. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Una terra devastata dall’immigrazione perde la propria identità, la propria cultura, le proprie tradizioni, sostituite da quella vomitevole melassa del meticciato, culturale e non, che è solo carburante nel serbatoio del mondialismo; calpestare il sangue, il suolo e lo spirito patrii equivale a sputare in faccia ai propri antenati, a chi ci ha consentito di essere qui ed ora lombardi, italiani, europei, bianchi.

Ma una terra devastata dall’immigrazione è anche quella che viene abbandonata in massa, abbandonata alla mercé di altri forestieri, ricchi o poveri che siano, alla mercé del (neo)colonialismo e di un’altra sostituzione etnica. L’ordine, la pace e l’armonia si possono raggiungere solamente facendo sì che ogni popolo resti padrone della propria casa, altrimenti si avrebbero caos, conflitti su conflitti e, in questo caso sì, odio, razzismo e violenza senza fine.

L’anti-immigrazionismo è dunque doveroso, e le proteste degli xenofili sono patetiche e ridicole; questi personaggi dovrebbero rendersi conto di come essi stessi siano pupazzi manovrati dalle lobby mondiali dell’alta finanza, di come insomma facciano, magari senza saperlo, gli interessi proprio di quei pescecani che sfruttano l’immigrazione per speculare sulle guerre tra poveri e accelerare il processo di mondializzazione dell’Europa e del resto del mondo.

E infatti, non è solo esecrabile la migrazione dal terzo mondo all’Europa, ma pure quella dall’Europa al resto del mondo, e sempre come fenomeno di massa; direi che gli Indiani d’America ne sanno qualcosa… Ma pure gli Aborigeni australiani o gli Arabi palestinesi. Ed è chiaro, non serve che scorra il sangue per esecrare questi fenomeni, perché già l’idea del genocidio democratico perpetrato ai danni degli Europei risulta abominevole. Tanto più che viene venduto come un traguardo di civiltà e solidarietà pur essendo nient’altro che barbarie consumata sulla schiena degli innocenti.

Se riconosciamo tutti la pericolosità e la nequizia dell’imperialismo dei più forti ai danni dei più deboli dobbiamo per forza di cose condannare anche i fenomeni migratori, perché dietro questi c’è sempre la perversa mano dell’unipolarismo americano che, destabilizzando intere aree geografiche cruciali come il Medio Oriente e il Nord Africa, provoca esodi in direzione europea, e oserei dire che le fomenta queste vere e proprie deportazioni, con lo scopo di annientare la civiltà europea riducendola ad una succursale in tutto e per tutto plasmata sull’esempio sciagurato

Nell’accogliere ed integrare non vi è nulla di nobile, perché l’accoglienza caldeggiata dai potenti è solo affarismo e l’integrazione è solo un modo per distruggere le nazioni, a tutto vantaggio della società multirazziale che è la tomba dei popoli, non solo indigeni. Anche se ovviamente chi subisce l’immigrazione è colui che rischia più di tutti l’estinzione. Capiamoci: i migranti non si teletrasportano, se spuntano copiosamente nelle nostre terre è perché qualcuno lo consente, lo agevola, lo aizza, e perché gli autoctoni si rassegnano e accettano queste imposizioni dall’alto. A volte, anzi, ne sono pure ben contenti!

La resistenza identitaria unita all’autodifesa etnica non è in alcun modo frutto dell’odio, bensì dell’amore per le proprie radici e per la propria gente, che vengono minacciate mortalmente dal demone della Babele mondialista. Non si deve fare la guerra ai migranti, ma all’immigrazione e all’immigrazionismo, e il frutto dell’odio, partorito dal nemico di tutti i popoli del globo, sta in ogni tipo di colonialismo, che comporta la deportazione di alcune razze per annientarne di altre. Lottare contro la multirazzialità, il meticciato, le sostituzioni etniche è più che mai impellente, e ne va dell’interesse di tutti (eccetto quei pochi che ci lucrano sopra a scapito di intere popolazioni).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a Immigrazione fa rima con distruzione, soprattutto oggi

  1. Marco ha detto:

    Sizzi, a parte la questione immigrazione che sicuramente distrugge, che ne pensi del catastrofismo ambientalista ed “ecologista”? Non trovi che il cosiddetto “riscaldamento globale” attribuito a cause antropiche sia una bufala enorme? Soprattutto quando si vedono personaggi come Al Gore che hanno interessi enormi in certe fonti, a danno di altre…

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Diffido dei guru del decrescitismo, perché se decrescita significa perdere posti di lavoro, delocalizzare, bloccare lo sviluppo delle infrastrutture, rinunziare allo sviluppo della propria economia ed industria a vantaggio degli stranieri, insomma danneggiare la propria sovranità in nome di un irenismo (che però rischia di andare a scapito della sola Italia) progressista ed ecologista in stile Pecoraro Scanio, si tratta chiaramente di una fregatura bella e buona. L’ambientalismo deve SEMPRE tenere in considerazione l’istanza etnonazionalista, altrimenti è solo un assist a favore dei soliti parassiti (che, comunque sia, non hanno nulla da dire a proposito di migranti).

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      • Marco ha detto:

        Ecco, il fatto è che soprattutto in Italia i ciarlatani catastrofisti ambientalisti sono sempre pronti a vietare qualsivoglia opera, qualsivoglia infrastruttura che possa migliorare la viabilità e/o la vivibilità nella nostra Nazione, anche di opere che possano arginare le catastrofi ambientali(che non c’entrano nulla col presunto riscaldamento globale, bensì sono fenomeni naturali che solo in parte l’attività umana peggiora, come le frane e simili). L’ambientalismo catastrofista si può riassumere nel significato del più becero conservatorismo, purché siano altre Nazioni a fare il bello e il cattivo tempo e la nostra diventi una landa desolata e degradata alla mercé di pariah del terzo mondo.

        Anzi, la bufala del riscaldamento globale viene spesso usata negli ultimi tempi come assist per l’immigrazione: già si parla da tempo di “migranti climatici”, che sarebbero costretti, secondo tali signori, a scappare dalle loro terre in via di desertificazione…

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Serve un po’ di sano egoismo nazionale, perché a nessuno interessa dell’Italia e degli Italiani, e si vede bene con gli ipocriti di Francia e Spagna, pronti a criticarci sull’immigrazione ma restii a spartire con l’Italia il suo peso. E questo vale anche per il resto dell’Europa. Per quanto riguarda il discorso dell’ambientalismo, la sfida è trovare quel giusto equilibrio tra salvaguardia di aree incontaminate e progresso e sviluppo sani, emendati concettualmente da tutte le baggianate postmoderne. La bontà dell’ecologismo si vede da quanto, effettivamente, chi lo propone si oppone alle nefandezze del mondialismo; se nicchia sulla questione migratoria, come su sovranismo ed etnonazionalismo, trattasi della consueta patacca neomarxista che dietro la maschera dell’ambientalismo nasconde il vero grifagno volto delle cessioni di sovranità a beneficio dei soliti parassiti sovranazionali. Mi sembra che la situazione sia la stessa dell’unipolarismo Usa incarnato dalla Nato: lentamente si abbandona ogni forma di autorità, sovranità e potere militare in favore dei gendarmi del globo. E così, in nome dell’ipocrita concetto di ambientalismo (spesso, non a caso, sponsorizzato dagli eroi di cartapesta americani di Hollywood) ideologizzato, si lascia tutto tra le grinfie degli anti-identitari con l’illusione che questo possa salvare e l’ambiente e le popolazioni umane. La “decrescita felice”, e intelligente, è quella che risolve l’annosa questione della sovrappopolazione italiana, altro che storie.

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