La priorità del terzo mondo? Disinnescare la bomba demografica

L’Europa in generale, e l’Italia in particolare, hanno un problema: il calo demografico delle popolazioni indigene. Il terzo mondo, invece, ha il problema esattamente inverso: ritmi riproduttivi incontrollati che saturano i Paesi sottosviluppati stimolando i folli flussi migratori, che inevitabilmente finiscono per intasare l’Europa, a partire dalle nazioni bagnate dal Mediterraneo. Una vera e propria bomba.

Credo che questo sia il problema più grave del sud del globo, chiaramente peggiorato dai nefasti influssi delle grandi religioni monoteistiche (che trovano in Africa e dintorni quel terreno fertile ormai quasi del tutto scomparso in Europa) quali cristianesimo e islam, che nella loro sessuofobia condannano aborto, controllo delle nascite e uso dei contraccettivi, col risultato (catastrofico) di promuovere nascite selvagge, peraltro falcidiate, comunque, dalle altre magagne del terzo mondo, come fame, sete, miseria, carestie, epidemie, guerre.

Con questo andamento non ci guadagna nessuno (se non chi lucra sull’immigrazione), né i Paesi sottosviluppati che non risolvono i propri problemi rimanendo intrappolati nella loro condizione di degrado e depressione, né il cosiddetto Occidente che attira le masse di questi disgraziati, ritrovandosi preda di sconvolgimenti etnici, sociali, culturali, economici, ambientali e di ordine pubblico, tra criminalità e guerre tra poveri.

E così se l’Italia sempre più vecchia, stanca e rassegnata non fa più figli (e, chiariamoci, non solo per questioni lavorative e finanziarie, ma anche valoriali) cadendo vittima del fatalismo e del disfattismo antinazionale, le aree sottosviluppate di Africa, Medio Oriente, Asia e Americhe continuano a figliare a pieno regime generando sovrappopolazione, inquinamento, riscaldamento globale, immigrazione. Che senso ha martellarci quotidianamente con la raccolta fondi per il terzo mondo se, per prima cosa, non si promuove una robusta campagna di controllo delle nascite, laggiù?

Certamente il sud del globo risente delle conseguenze recategli dal colonialismo europeo (e dal neocolonialismo euro-americano, ma pure cinese e arabo) ma è anche vittima di quell’eterno sentimento depressivo che lo porta a non far altro che figli, peraltro frequentemente stroncati dagli altri mali classici dei Paesi poveri, o poverissimi. Questo sia detto perché, certo, il colonialismo ha fatto gravi danni alle economie e alle società di laggiù, ma anche le popolazioni interessate hanno le loro brave colpe, altrimenti si finisce per considerare i nativi come soggetti inferiori incapaci di autodeterminarsi.

Non sarebbe il caso di smetterla di riprodursi in maniera incontrollata pensando, piuttosto, a lavorare, costruire, crearsi un futuro? E al contempo, non sarebbe il caso di smetterla di emigrare pensando, piuttosto, a rimanere a casa propria promuovendo il suo benessere e il suo sviluppo? Certo, qualcuno potrebbe dirmi che la faccio troppo semplice, che non considero le sciagure del terzo mondo e le colpe degli Europei; eppure, è innegabile che mettere al mondo figli senza poterli mantenere a proprie spese (e quindi senza farne pagare il prezzo a terzi, magari italiani) è demenziale, così come esporli alla minaccia di epidemie, carestie e guerre, ed è innegabile che figliare per morire o emigrare non è esattamente una brillante idea…

Considerando che, indubbiamente, l’Occidente ha le sue responsabilità nei riguardi della condizione in cui languisce il meridione della Terra (e nessuno qui nega che imperialismo e colonialismo non solo siano immorali, ma pure disastrosi, anche per la stessa Europa), sarebbe meglio che questo investisse, prima di tutto, i propri denari per promuovere controllo delle nascite e sovranismo degli stati sottosviluppati, affinché non vi sia emorragia di vite umane preda di morte precoce o di deportazione (ossia emigrazione).

La chiamo deportazione, sì, perché spostare grandi masse di persone da un posto all’altro può solo chiamarsi in questo modo, tanto più che la migrazione verso l’Europa è palesemente stimolata da parassiti che hanno un bisogno vitale di sfruttare, in qualità di novelli negrieri, gli immigrati, trasformandoli in novelli schiavi. Gli allogeni fanno comodo ai preti per riempire chiese, seminari e strutture “caritative”, ai politici progressisti e liberali per riempire le urne, ai pescecani danarosi per riempire le proprie casse, a scapito di chi emigra e di chi è costretto ad accogliere, pagando l’intero prezzo del biglietto (non richiesto).

Lo stile di vita occidentale, ormai, vede paternità e maternità quasi come forme di disabilità che zavorrano gli individui col tradizionalismo, a patto però che si tratti di individui indigeni, condannati all’estinzione; viceversa sono viste di buon occhio le “risorse” che combattono il calo demografico, perché esse diventano a ben vedere vere e proprie pedine manovrate dai poteri forti sullo scacchiere della globalizzazione.

L’allogeno si fa, a sua insaputa, veicolo di infezione delle perniciose narrazioni democratiche, in cui i popoli europei devono essere assottigliati da sostituzioni etniche, auto-genocidi, denatalità e perdita totale di identità, in favore del meticciato apolide che è carburante nel serbatoio dell’imperialismo unipolare targato Usa. Come ho detto e ribadito più volte è l’etnonazionalismo l’unico vero baluardo sulla strada del rullo compressore mondialista.

Una società piena zeppa di immigrati da ogni dove, livellata dal multirazzialismo e dal multiculturalismo, appestata da cemento e inquinamento e ammazzata nella propria anima da mercati, consumismo, materialismo e capitalismo è una società anodina destinata a rimanere per sempre preda dell’affarismo, del culto del dio denaro, l’unica cosa che conta per davvero nelle perverse menti di chi adora l’oscurantismo finanziocratico americano.

Sto forse delirando? No, a delirare sono quei folli che vedono benessere, sviluppo e progresso nel mondo globalizzato, un mondo appiattito e standardizzato sulla linea del grande capitale, con un sud svuotato e annientato e un nord stritolato dalle tentacolari metropoli diffuse che, seguendo il modello delle orrifiche e deprimenti megalopoli statunitensi, sono il trionfo del più venefico postmodernismo completamente privo di identità, tradizione, etica, spirito.

Volete dunque aiutare davvero le nazioni sottosviluppate? Perfetto, partite come missionari e date concreti aiuti a quelle genti in loco, senza fomentare esodi, che ripeto sono deportazioni, poiché non si può svuotare l’Africa per farcire all’inverosimile di Africani l’Europa. E al contempo, assieme a cibo, medicinali, libri, lavoro ricordatevi di promuovere il controllo delle nascite in quei luoghi, invece che nell’esangue Europa, poiché la sovrappopolazione è un problema ovunque, ma mentre il nostro continente è riuscito (fino ad esagerare) a darsi una regolata in materia di natalità, altrove non si fa assolutamente nulla, passando da un estremo all’altro.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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