Etno-razionalismo, equilibrio naturale tra spirito e ragione

Una delle più classiche pecche dei reazionari, della destra feudale conservatrice, è quella del loro inguaribile confessionalismo cattolico, che porta inevitabilmente a mischiare, in maniera pericolosa e alquanto deleteria, politica e cultura con la religione, appiattendo il proprio indirizzo ideologico sul Vaticano, o comunque sul cattolicesimo romano. Questo nella “migliore” delle ipotesi, perché nella peggiore sentiremo odi innalzate ad esaltare le farsesche radici giudeo-cristiane d’Europa, con tanto di filo-sionismo, fallacianesimo e dichiarazioni d’amore per gli Usa.

La politica che si mescola alle tonache dei preti (o ai filatteri dei rabbini, ma c’è pure chi strizza l’occhio ai sottanoni degli imam…) è destinata ad assumere sfumature irrazionalistiche che la appesantiscono e svantaggiano in un dibattito che dovrebbe essere il più razionale, logico e concreto possibile; l’identitarismo, chiaramente, non è nulla di beceramente materialista ma, se serio e coerente, porrà la giusta enfasi sul dato di sangue e di suolo, biologico, poiché nulla al mondo vale di più della coscienza etno-razziale, delle proprie radici.

Tra le altre cose, la reazione ama rotolarsi nel fango del monoteismo giudeo-cristo-islamico, sprezzando i veri culti tradizionali d’Europa, che rimontano alla gentilità greco-romana e al paganesimo celtico, germanico, italico e così via. Parlando di spiritualità, infatti, la vera anima del continente è pagana ed indoeuropea, e solo in superficie abramitica, perché lo stesso cattolicesimo romano è intriso di chiari simboli che rimandano alla religiosità romana che fu. Così come l’ortodossia a quella greca…

Una laicità sana è quella che mantiene separata la sfera politica dalla religiosa, ma che al contempo condanna nettamente le religioni semitiche del deserto difendendo invece la nostra eredità ariana e gentile. La politica rimescolata con la religione porta solo guai, e se proprio dobbiamo parlare di religiosità sarà il caso di prendere in considerazione quella religione civile, patriottica, che nasce dal culto razionale di sangue e di suolo, naturalmente senza ignorare la forza dello spirito che è ciò che anima il dato biologico.

Ma parlando anche solo di sangue è evidente che non si intenda qui un mero fluido, bensì identità, lignaggio, discendenza, dato etnico dunque anche culturale e spirituale, senza di cui saremmo tristi e grigie marionette in balia del consumismo. La ragione sta dalla parte di questo identitarismo, perché esalta ciò che è esistente, concreto e basilare a livello comunitario e nazionale, senza indugiare sulle favole pretesche che, invece, mettono l’accento sulle stesse irrazionali balle degli antifascisti.

Eh sì, perché il mito della razza umana, dell’egualitarismo, dell’ecumene meticcia va di pari passo con quello delle radici giudeo-cristiane d’Europa, in una sorta di delirio universalista che calpesta l’identità e la tradizione dei popoli per spianare la strada all’umanitarismo apolide e dunque cosmopolita. L’essenza della religione cristiana, a ben vedere, è la stessa del socialismo marxista e del mondialismo medesimo, perché svilendo ciò che differenzia i popoli della Terra (e dunque razza, etnia, nazione) fa un unico sterminato pastone dove a contare è solo il feticcio della fratellanza globale.

Nell’ebraismo, nel cristianesimo, nell’islam, nell’Illuminismo, nel comunismo come nel liberalismo, nel globalismo contemporaneo si può intravvedere quella matrice semitica comune fatta di conformismo pecoronico, mortificazione, sudditanza ad un dio (inventato di sana pianta, artificiale) esotico assolutista, meticciato e cosmopolitismo, una matrice che, del resto, riguarda da molto vicino le vicissitudini storiche delle genti ebraiche.

Ho citato il secolo dei lumi (cosiddetti), e qualcuno potrebbe pensare: “Ma come? Esalti la ragione e poi sputi sul Settecento dei philosophes?” Amici, il laicismo, l’ateismo di stato, il progressismo, il materialismo zoologico che prendono le mosse proprio da quel periodo della storia francese sono, a loro volta, forme di oscurantismo che finiscono per concordare con gli stessi principi del monoteismo abramitico, che sono il malato universalismo eradicatore, la narrazione dei “diritti umani” e l’idolo del pacifismo a tutti i costi, per quieto vivere e standardizzazione pedestre. E tutto questo, secondo voi, a scapito di cosa? Della nostra identità etnica, ovviamente, e del concetto di ragione che io vado difendendo.

Cos’è la ragione “sana” se non una visione del mondo in linea con la natura delle cose, con la verità? La natura non conosce ideologie e politicamente corretto, non si occupa delle frottole del clero o delle panzane di antifascisti, democratici e liberali, non si lascia addomesticare dalle venefiche aberrazioni del modernismo anti-identitario e anti-tradizionalista. Certo, l’uomo è un animale razionale, che dunque – dove serve – cercherà di imbrigliare l’impeto, spesso distruttivo, della natura selvaggia. Ma imbrigliare non significa assoggettare, svilire, barbarizzare, significa coesistere nel pieno rispetto delle leggi naturali. Altrimenti sono guai, catastrofici.

E questo non vale solo per un discorso ambientale, anche per quello ideale, dacché qualsiasi ideologia che tenta di infilare nel letto di Procuste delle dottrine relativiste la verità è destinata a seminare distruzione, materiale e spirituale. Intendiamoci: quando io parlo di spirito non parlo di nulla di trascendentale, divino, uranico, parlo della forza “invisibile” che anima le nostre membra nell’azione, parlo di indole, mentalità, cultura, umanesimo, sentimento. Uno spirito dunque che agisce in linea con la ragione, poiché dall’equilibrio tra questi due elementi basilari dell’umano dipende la sorte dei popoli, e del mondo.

Alla luce di tutto questo, ditemi voi cosa ci può essere di razionale (e non si può vivere senza razionalità) nelle idee di antifascisti, antirazzisti, socialdemocratici, liberal-democratici, cristiani e in tutti gli altri individui che vengono a parlarci di cialtronerie pure come l’inesistenza delle razze umane o delle identità razziali, etniche, nazionali, sessuali ridotte a costrutti sociali. Con questi qui non vi è nulla di razionale, ma solo isteria eretta a ideologia. E saranno sempre nient’altro che burattini manovrati, ironia della sorte, da chi fa del materialismo becero la propria religione: gli affaristi.

Potremmo condensare il pensiero espresso in questo scritto nel termine etno-razionalismo, culto (inteso come cultura e dunque, etimologicamente, coltura) della ragione coniugato con l’identitarismo etno-razziale, in quanto principi basilari di un agire logico, equilibrato e animato da sentimenti nobili miranti al (vero) benessere dei popoli. Senza alcuna contaminazione confessionalista, ma parimenti senza inquinamento aridamente ateo, laicista, materialista, essendo l’oscurantismo e il dispotismo fideistico una bifronte minaccia rappresentata dai sommi sacerdoti del relativismo.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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