Italianesimo nazional-federale, per la Patria e le sue etnie

Pur non essendo, l’Italia, una realtà nazionale omogenea (come del resto non lo sono la Spagna, la Francia, la Germania o la Gran Bretagna), rimane a mio avviso una grande civiltà storica, uno dei pilastri imperiali dell’Europa, grazie a millenni di storia, cultura, arte, diritto, spiritualità, gloria, peculiare legame tra uomo e territorio che fa di questo Paese il giardino del continente (con paesaggi senza eguali nel mondo).

L’Italia trova nella sua diversità una straordinaria ricchezza (sfruttata malissimo, invero) che tutti ci invidiano, e che comunque può apparire coesa dai secoli di acculturazione comune apportata da genti quali gli uomini del Neolitico, gli Italici, gli Etruschi, i Romani, i Bizantini, i Goti e i Longobardi.

La natura italiana, a ben vedere, non è esattamente nazionale (in accezione etnica), sebbene siano esistiti fenomeni migratori antichi che hanno certo accomunato Nord, Centro e Sud; l’Italia è, per l’appunto, una grande cultura, una grande civiltà, formata da più genti storiche, con una propria peculiare fisionomia etno-culturale, che è dopotutto ciò che ha assicurato a questo Paese il primato in campo umanistico.

Ma, ovviamente, l’Italia non è solo arte, letteratura, giurisprudenza, estetica, turismo culturale, ha anche un proprio grande potenziale in termini scientifici, economici, tecnologici, militari, industriali, naturalistici (ovviamente), ed è un peccato che si riduca la nostra forza a quell’innocuo armamentario da cartolina che vuole l’Italia docile ed imbelle (e pasticciona), buona solo come meta vacanziera per stranieri ripieni di quattrini.

Di sicuro non esiste alcun “Bel paese” modellato dalla retorica risorgimentale, fascista o democratica, ossia una Penisola tutta uguale ed indistinta dove tutti sono figli dei Romani (e basta) e dunque fratelli di sangue, membri di un’unica famiglia dalle Alpi alla Sicilia. Ridurre l’Italia a questo è farle una violenza, in barba ad una ricchissima storia frutto, appunto, di una eterogeneità sostenibile, a patto che sia armonizzata dal federalismo.

Se, quindi, può sussistere un Italianesimo, inteso come sentimento patriottico giustificato da millenni di storia e civiltà, questo deve essere orientato da una salutare opera etnofederalista, e dico etno- perché innegabilmente un’etnia italiana omogenea non esiste; se per etnia si intende un raggruppamento antropologico, linguistico, culturale (e anche biologico direi, genetico e fisico), è evidente che nel nostro Paese non vi sia nulla di unitario, bensì esistano 6 grandi areali etno-culturali, che sono il Nord-Ovest celto-ligure e gallo-italico (Lombardia), il Nord-Est reto-venetico dagli influssi centro-europei (Venezie), il Centro etrusco-italico che si divide tra Toscana e Italia centrale (Etruria/Tirrenia), il Sud intermedio italico-greco “napolitano” (Ausonia), il Sud estremo greco-italico “siciliano” ed infine la Sardegna, la terra italiana più isolata e incontaminata.

In un senso propriamente etnico, tuttavia, da 6 areali si passa a 4, ossia Nord Italia (la Grande Lombardia figlia di Gallia Cisalpina e Langobardia maior), Italia centrale (Toscani, Corsi e mediani, la culla culturale e spirituale della patria grazie a Etruschi, Romani e Dante), Sud Italia (le varie genti meridionali siculo-napolitane, con la loro comune matrice ellenica, bizantina, ma anche longobarda e normanna da cui il plurisecolare regno unitario) e ovviamente Sardegna.

In questi ambiti rientrano i territori irredenti del Nord-Ovest (oggi sotto Francia e Svizzera), del Nord-Est (oggi sotto Slovenia e Croazia), del Centro (la Corsica), del Sud estremo (Malta), che dovrebbero tornare sotto l’ala protettrice di Roma in quanto territori storicamente legati all’Italia, senza alcuna ombra di dubbio, strappatile dai vincitori dell’ultimo conflitto mondiale, in barba ad ogni legame etnico, e inglobati da stati stranieri confinanti che non avrebbero alcun diritto su di essi.

L’Italia dunque esiste, anche se non ha nulla a che vedere con certi deliri nazionalisti o neofascisti (ma fatti propri anche da liberali e democratici, per dire), che la inquadrano come terra tutta mediterranea, romana, greca appiattita su Roma e il Meridione. Essa esiste come federazione etnica e culturale, civile, che necessita di radicali riforme dell’attuale stato italiano repubblicano, affinché si possa creare una realtà statuale etnonazionale non più centralista e romano-centrica (e oggi sappiamo tutti benissimo cosa sia Roma…) ma, appunto, federalista e rispettosa delle diverse anime del Paese.

Questo andrebbe fatto, seriamente, anche nella penisola iberica, in Francia, nel Regno Unito, in Germania e altrove, perché gli stati nazionali ottocenteschi hanno fatto il loro tempo e la minaccia distruttiva della globalizzazione impone la salvaguardia sacrosanta di tutte le vere identità etniche e culturali dell’Europa. Ma questo, naturalmente, va fatto senza esagerare, altrimenti si arriva a scenari balcanici o di demenziale micro-sciovinismo campanilistico.

Per questo l’Italia va conservata e rispettata per ciò che è, onde evitare di tornare a situazioni preunitarie frammentate (a dir poco) che fanno comodo ai nemici di tutti gli Italiani. Urge, insomma, un salutare equilibrio tra un socialismo (etno)nazionale presidenziale e un federalismo etnico comunitarista, che possa così contrapporsi vittoriosamente a Ue, Usa, Nato, mondialismo, alta finanza, senza sacrificare né ciò che lega gli Italiani né ciò che li distingue caratterizzandoli non come fratelli di cartapesta ma come compatrioti, figli di una terra indubbiamente variegata sotto molti aspetti ma anche coesa da ben precisi eventi storici, culturali, paesaggistici, religiosi ecc.

Dobbiamo contrastare sia il neofascismo che il secessionismo, e questo può riuscire solamente rifondando la Repubblica Italiana dandole un volto presidenziale, come garanzia di unità e di cura degli interessi nazionali di tutte le Italie, ed etnofederale, come garanzia di tutela e salvaguardia sacrosante della ricchezza etno-culturale italica, in certe aree messa potentemente a repentaglio da fenomeni migratori interni e da sciagurate politiche romano-meridionali insensibili alle istanze “localistiche”.

Non può esistere unità politica d’Italia senza rispetto della sua vera natura, e chiaramente non può esistere un patto federale (serio) tra Italiani senza concertazione, laddove sia necessaria. Nessuno può fare gli interessi dell’Italia, all’infuori dell’Italia, quindi maneggiamo con estrema cautela le tematiche legate all’autonomismo (anche se comunque, per quanto mi riguarda, è sempre qualcosa che ha un senso solo se indirizzato dall’identitarismo etnico). Ma ricordiamoci, parimenti, che senza radicali e profonde riforme la Repubblica Italiana rischierebbe di rimanere ciò che è oggi, ossia una colonia anodina dell’imperialismo occidentale. E a fronte di questo come biasimare le posizioni identitarie (ripeto, identitarie, non miseramente pecuniarie) più accese?

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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