L’Europa völkisch contrapposta all'”Europa” di cartapesta (UE)

Esiste un europeismo di cartapesta, che è quello di Bruxelles, di Strasburgo, del Benelux (insomma, dell’asse franco-tedesco, che è meramente bancario e finanziario), e ne esiste uno, imperiale, che passa per i sacri fondamenti völkisch di sangue e suolo, animati e corroborati dall’immortale spirito indoeuropeo. Da un lato l’artificiale Unione Europea dallo straccio blu stellato, dall’altro la plurimillenaria e luminosa civiltà ariana forgiata da Greci, Italici, Romani, Germani, Celti, Slavi e così via, e dai potentati cui diedero vita, che si riconosce nelle nobili insegne solari dei nostri padri.

L’europeismo moderno è un cancro apolide e cosmopolita che di europeo ha solo il nome, trattandosi di una succursale mondialista degli Stati Uniti d’America (e della Nato); una piaga che ha avvelenato l’Europa pervertendone l’essenza e riducendola ad un’accozzaglia di stati (spesso senza reale nazione) uniti dalla sudditanza verso il dispotismo finanziocratico delle lobby internazionaliste.

Oggi si parla di Europa e gli stolti pensano all’Unione o, al più, alle competizioni calcistiche delle coppe internazionali, avendo perduto la reale accezione di questo nobile termine, pregno di civiltà, cultura, gloria, bellezza e ricchezza sotto svariati aspetti. E, infatti, l’Unione Europea è la negazione, l’esatto opposto della reale Europa, una grande famiglia continentale che va ben oltre la politica, l’economia, il welfare (per usare uno sciocco, e odioso, anglicismo).

L’unico europeismo che può dunque contare qualcosa è quello etnonazionalista perché non esalta le unioni artificiali, gli stati privi di nerbo nazionale, le banche, le lobby, le democrazie occidentali (ossia le pietre tombali dei popoli, sacrificati sull’altare del mondialismo al dio denaro); al contrario, pone l’accento sul sangue, sul suolo, sullo spirito, sugli eterni valori etno-razziali che costituiscono il nerbo e la spina dorsale di vive e vere comunità di popolo indigene.

Sfugge a parecchi (presunti) nemici del libero mercato, del grande capitale e del liberalismo (ossia i puntelli dell’europeismo di cartapesta) che l’unico baluardo sul cammino distruttore del mondialismo è costituito dall’identitarismo antropologico e biologico, e naturalmente ideologico, di un popolo fiero, forte, dinamico, conscio e orgoglioso delle proprie radici. Checché ne dicano i cialtroni che vorrebbero recidere tali radici per spianare la strada al cosmopolitismo, ritenendolo fonte di progresso, sviluppo, evoluzione (tutti concetti infidi, fondati sulla gramigna antifascista, antirazzista, liberal-democratica).

Ma a ben vedere progresso, sviluppo, evoluzione, nell’ottica contemporanea, sono solo veleni ideologici tesi a narcotizzare i popoli con tutta la retorica odiosa e ipocrita dei diritti civili, del pluralismo, del relativismo, del mondo dei mercati internazionali come unico criterio di crescita e persino civiltà (!) di una nazione, come se appecoronarsi al volere del capitalismo fosse un valore e un indice di perfezione…

L’Unione Europea opprime le genti e non le rappresenta minimamente ma, anzi, le svilisce, le castra, le umilia ficcandole nel letto di Procuste della standardizzazione globale, dove o si accetta il dispotismo pseudo-illuminato della società ibrida e consumista all’americana oppure si finisce sul libro nero dell’imperialismo americano (e della sua colonia “europea”), cioè quello che con la scusa dei farseschi “diritti umani”, misero paravento ideologico dei guerrafondai a stelle e strisce, esporta democrazia a suon di bombe, installando governi-fantoccio e liquidando i legittimi rappresentanti del popolo, affinché le rivoluzioni (o meglio, sovversioni) arcobalenate possano raggiungere gli angoli più sperduti del globo.

Caspita, volete mettere? Un Paese viene raso al suolo e massacrato dalla destabilizzazione seminata dagli Americani, ma in compenso può avere il gay pride! E badate bene che non esiste solo distruzione materiale, esiste anche e soprattutto una distruzione morale, spirituale, valoriale, che toglie la speranza, tramuta l’uomo in un automa, riduce i sogni a bassi appetiti materiali tutti incentrati su edonismo e consumismo, e sull’individualismo malato che porta a sprezzare la comunità in cambio della soddisfazione egoistica e tossica dei propri capricci.

Questo è quanto in tutta Europa accade ormai da decenni, in un continente drogato dagli eccessi statunitensi, da brava colonia, e che ha svenduto la propria anima, la propria identità, per spalancare le porte ai disvalori occidentali, di cui anche la Ue è impregnata fin nelle midolla. L’Occidente è la grande malattia mortale dell’Europa, e non si tratta qui del significato classico, storico, del termine, ma del suo spaventoso portato contemporaneo, postmoderno, inteso come anti-Europa, come espressione del mondialismo statunitense sorretto da tutto il ciarpame ideologico e propagandistico figlio del secondo dopoguerra.

L’Unione Europea è anche da condannare in quanto organismo politico unitario che mette nello stesso calderone genti eterogenee di tutta Europa, già ingabbiate da stati ottocenteschi senza sangue e spina dorsale; di per sé, l’idea dello spazio economico europeo (ma che comprenda anche la Russia, che è Europa) non è malsana, ma lo diviene con l’attuale organizzazione, che non è nemmeno (con)federale. L’Europa è un impero ma lo sarebbe anche senza unioni politiche, perché tale significato trascende gli artifici e le costruzioni moderne, essendo un’Idea, potremmo dire ghibellina, che attraversa i secoli e i millenni, da Roma al Barbarossa, dal Sacro Romano Impero al Nuovo Ordine nazionalsocialista.

Un’Europa confederata, e completa in tutte le sue parti, alleata della Russia, potrebbe avere un senso; senso che manca del tutto alla Ue, goffo camuffamento del suprematismo economico teutonico e della sciocca grandeur del suo cagnolino francese, dove l’italietta dei Mattarella conta poco o nulla. E, soprattutto, debole estensione della dittatura americana, propaggine coloniale dell’unipolarismo d’oltreoceano.

L’unica, vera, Europa possibile è quella dall’identità storica, viva, luminosa, che coinvolge tutti i popoli veraci del continente, affratellandoli in un abbraccio che dura da millenni e che gli sciovinismi stuzzicati dai nemici esterni dell’Europa non possono spezzare, come prima di tutto non può certo spezzare il mostruoso nemico di tutti gli Europei, il mondialismo.

A patto, ovviamente, che l’Europa sappia darsi quel volto coerente, coeso e condiviso che riflette, d’altra parte, la natura di culla della civiltà, ma anche di quella bellezza e di quella ricchezza senza eguali che sono il frutto di terre e di popoli unici, purtroppo oggi sviliti e calpestati da apparati plutocratici e burocratici universalisti.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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