Una vera tradizione per una vera identità

Assieme all’identitarismo entra in gioco il tradizionalismo, che è quanto permette ai movimenti patriottici di mantenere un solido legame col passato dei propri avi, grazie al recupero, alla valorizzazione e alla salvaguardia di usi e costumi tramandati nel corso dei secoli. Chiaramente, non si tratta di qualcosa di semplicemente esteriore ma di profondamente radicato nell’animo di un popolo, di qualcosa che trascende l’aspetto materiale per andare a toccare corde dell’umana esperienza molto intime e sentite.

La tradizione, infatti, riguarda la pietas, il sentimento religioso, le credenze, i miti, l’ethos, i valori comuni del sentire di un popolo, l’aspetto prettamente spirituale dell’identitarismo, anche se ovviamente presenta delle ricadute in termini materiali ed esteriori che vanno a corroborare il più ampio fenomeno identitario e comunitario.

Dal canto mio non si tratta, comunque, solo di questo ma di tutto ciò che mira a preservare lo spirito di un popolo, di una comunità etnica, anche senza necessariamente parlare di religiosità e di spiritualità: la tradizione tocca pure la cultura, la mentalità, l’arte, la lingua, le forme espressive, gli anniversari e le ricorrenze, i rituali, il sapere, il rapporto tra uomo e natura di una gente, tutti elementi importantissimi al fine di non lasciarsi travolgere dalla contemporanea barbarie relativista per, invece, sapersi imporre su di essa lottando attivamente per non perdere la propria più intima essenza.

Questo per dire che non vi è alcun bisogno di essere religiosi o animati da chissà quale metafisica per dirsi tradizionalisti, poiché tradizione è anche solo, ad esempio, salvaguardare un patrimonio linguistico peculiare dall’estinzione; pensiamo alle lingue locali lombarde, sempre più minacciate dall’indifferenza dei giovani, dall’italianizzazione forzosa, dall’imperversare di forestierismi (che oltretutto minano anche la lingua italiana), ma che contribuiscono a rappresentare l’essenza culturale della Lombardia.

Naturalmente, la tradizione riguarda, nello specifico, aspetti della nostra esistenza che più che materiali sono ovviamente spirituali; ma cos’è lo spirito, se non la mentalità, l’indole, la cultura, il sistema valoriale, la forza caratteriale di un individuo, e di una collettività? Lo spirito è ciò che anima il sangue impedendogli di rimanere lettera morta, ciò che sprona l’uomo a salvaguardare il suo habitat naturale, e ciò che gli consente di vivere non come un animale parlante ma come un essere razionale, ovviamente, e come un’entità con tutta una serie di ideali che lo conducono ad opporsi strenuamente al relativismo, al nichilismo e al pluralismo anti-identitario e anti-tradizionale.

Chiaro che la tradizione, e il tradizionalismo, contemplino innanzitutto, di solito, la sfera più propriamente spirituale, che è quella religiosa, ma questo è un campo minato; sinché mi si parla di tradizionalismo gentile volto al recupero, alla riscoperta, allo studio di quelli che erano i veri culti tradizionali di una civiltà, aderisco senz’altro col nobile proposito di riuscire a rendere ancor viva una tradizione plurisecolare, sebbene caduta nell’oblio, ma se mi si parla di tradizionalismo monoteista il discorso cambia.

Esiste una tradizione giudeo-cristiana, e cattolica nel nostro caso, che per quanto possa essere radicata in Italia e in Europa non rappresenta appieno la dimensione spirituale delle nostre genti, e che rimane dunque un corpo estraneo incistato nell’anima del continente. Certo, per farsi spazio in Europa il cristianesimo si è impregnato di valori gentili che potremmo dire classici, greco-romani, e pagani chiaramente, eppure li ha distorti, li ha pervertiti per piegarli ai propri biechi fini, ossia quelli che crearono il genocidio culturale, e spesso non solo, di interi popoli europei.

Naturalmente esiste eccome un tradizionalismo cattolico/cristiano, in Lombardia come nel resto d’Italia e in Europa, ed è sicuramente meno nocivo rispetto ad una contemporaneità fatta di materialismo ateo, di consumismo, di edonismo, di progressismo auto-genocida. Tuttavia, oltre ad essere un palliativo, rimane altamente incoerente con la vera natura identitaria europide che, come detto, va a toccare i primigeni valori della gentilità e della spiritualità indoeuropea.

Per diversi fresconi parrebbe che la lotta contro il relativismo che appesta l’Europa sia vincente solo appellandosi a duemila anni di cristianesimo, senza comprendere come la Chiesa di Bergoglio, ad esempio, sia del tutto funzionale all’agenda mondialista. Qualcuno potrebbe venirmi a dire che il papa non rappresenta il vero cattolicesimo, tradizionale, ma io dico sempre che la coerenza evangelica arride più al Concilio Vaticano II che a quanto avvenuto prima, quando la Chiesa incarnava un potere temporale rotto a ogni mafia e del tutto incoerente con i principi enunciati dal Cristo nei testi sacri del cristianesimo.

Nondimeno, continuo a vedere una grande incoerenza tra l’identitarismo e il tradizionalismo cattolico, perché o si serve la Patria oppure Geova: un cristiano coerente deve mettere il suo dio in cima ad ogni cosa e questo significa, qualora si viva la cosa in maniera non contraddittoria, sottomettere alla religione anche valori assai più importanti come la difesa del sangue e del suolo. E secondo voi vale davvero la pena sacrificare la visione etnonazionalista in nome del ciarpame giudeo-cristiano che si fonda su di un cumulo di sciocchezze e superstizioni semitiche?

In altre parole, vale davvero la pena sacrificare la verità assoluta del sangue e del suolo, alle favolette biblico-evangeliche, ancorché permeate di un retaggio che nasce nell’antichità gentile di Roma? A mio parere assolutamente no. Bisogna saper fare una scelta di campo, e quella dell’identitario coerente ricade sul porre in cima ad ogni cosa l’identità genuina del proprio popolo e della propria civiltà, mettendo da parte ogni patetico scrupolo cristiano teso a non chiudere la porta in faccia alla Chiesa.

Personalmente non posso dire di avere una grande sensibilità in chiave metafisica, e men che meno religiosa, poiché non avverto la necessità di avere una vita spirituale in questo senso. Posso invece dire di essere animato da un grande afflato spirituale laddove possa intendere una forza d’animo volta ad affermare, contro ogni relativismo, valori eterni ed immortali che mettono in comunicazione noi con i nostri avi. Sono valori indubbiamente spirituali perché travalicano i confini del materiale per allacciare legami tra passato e presente, col fine di avere un futuro che non sia mai orfano dei propri padri, ma che rimanga nel solco di identità e tradizione veraci.

Vivo la tradizione come sottile linea rossa (anche di sangue) che attraversando i secoli offre la possibilità di combattere una vita da sradicati imbastarditi e massificati, mantenendo il timone diritto lungo la rotta dell’esperienza identitaria e comunitaria. Il tradizionalismo permette di contrastare in maniera efficace, e di vincere, tutto quel pattume ideologico moderno, borghese, che mira a demolire i valori tradizionali di una società coesa, fondamentalmente, da una mentalità virile e guerriera ostile ad ogni sovversione.

Ma continuo a pensare che non vi sia alcun bisogno di professare una religione abramitica, sorella di giudaismo e islam, estranea dunque all’Europa, per avversare le malattie relativiste dell’Occidente (come antifascismo, antirazzismo, femminismo, omofilia, umanitarismo, progressismo, liberalismo) poiché per fare ciò il miglior modo è abbracciare l’etnonazionalismo e lasciarsi riscuotere dal luminoso spirito indoeuropeo, che sta alla base dell’essenza identitaria e tradizionalista dell’Eurasia occidentale.

Ribadisco, anzi, che il cristianesimo coerente sia del tutto nemico dell’Europa e dei suoi (veri) padri spirituali, padri spirituali che nulla hanno a che vedere con gli eresiarchi giudeo-cristiani ma sono invece coloro che stanno alla base della nostra cultura, della nostra civiltà, dei valori assoluti dell’identitarismo europeo. Coloro, cioè, che incarnarono gli ideali massimi dell’etica ariana, contrapposta all’untuosa morale da sacrestia figlia delle superstizioni ebraiche e di quello stesso deserto che partorì anche la religione maomettana.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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