Le ragioni di una battaglia identitaria coerente

L’identitarismo, ossia il sentimento identitario militante di un popolo, nasce dalla necessità di difendere, soprattutto in un periodo di buio oscurantismo antifascista come questo, quella che è la sua identità, vale a dire la sua storia, la sua cultura, le sue radici, la sua terra e, si spera, il suo lignaggio di sangue.

L’identitarismo senza istanza etno-razziale, infatti, rischia di rimanere flatus vocis, una rivendicazione priva di sostanza e di spina dorsale perché meramente basata su fatti culturali e, per quanto patriottici, edulcorati al punto di dare vita ad una sottospecie di nazionalismo civico inclusivo che bada solo al riconoscimento e all’adesione a valori ideali, a prescindere dall’estrazione etnica e biologica.

Capite bene le disastrose conseguenze arrecate da certi movimenti, anche secessionisti, che con l’eterna paranoia antifascista e antirazzista finiscono per avallare le sciagurate politiche immigrazioniste, meticciatrici, internazionaliste, mondialiste, prestandosi come cavalli di Troia (mi viene in mente il caso catalanista) di tutto il possibile schifo ideologico dell’Occidente progressista e relativista.

Proprio per questo non può esistere un identitarismo senza radici, senza vera tradizione, e soprattutto senza contemplazione e rispetto dei valori di sangue e suolo, certo esaltati da un luminoso spirito culturale battagliero, altrimenti vengono spalancate le porte della propria civiltà al disastro dei “diritti umani” e dei “diritti civili”, due etichette ipocrite e infami, perché dietro la facciata filantropica nascondono null’altro che pattume ideologico teso a giustificare la distruzione e l’eradicazione della vera identità e della vera tradizione.

Infatti, è solo grazie al solido retroterra etnonazionalista che il campo può essere sgombrato da ogni equivoco in materia di identità, essendo quest’ultima un dato fondamentale dell’essere umano che si fa popolo e che per essere davvero efficace e per resistere alle mortali minacce nichiliste non può che basarsi sulla triade völkisch classica di sangue, suolo, spirito. In caso contrario non deve sorprendere che qualche sedicente identitario difenda gli immigrati a patto che parlino la lingua di chi accoglie, aderiscano ai suoi valori (valori per modo di dire, come andare in chiesa), lavorino, facciano i bravi e paghino le tasse. Nemmeno si accorgono che questa linea è l’inizio della fine, perché il peggior immigrato è proprio quello integrato.

Questi discorsi valgono tranquillamente per tutti i continenti, non solo per l’Europa; non a caso le terre del sud del mondo hanno sperimentato per prime la distruzione del proprio habitat, operata da genti bianche colonialiste, e non solo del sud, basti l’esempio del Nordamerica che si è svuotato dei nativi per accogliere gente da ogni parte del globo. In molti casi queste conquiste coloniali hanno portato a genocidi in piena regola, e anche qui il caso delle Americhe può bastare per tutti.

Oggi accade lo stesso per l’Europa, e non occorre veder scorrere il sangue, in senso letterale, per comprendere come il nostro continente sia sotto attacco da decenni ad opera della finanziocrazia apolide, che vuole asfaltarci coi migranti, con le sostituzioni etniche, con politiche anti-patriottiche e con tutta quell’infida paccottiglia “umanitaristica” che va dalle pagliacciate arcobaleno allo ius soli, dal laicismo ateo all’antifascismo d’accatto che oggi non è mirato a combattere un inesistente fascismo ma ad avversare con ogni mezzo possibile identità e tradizione.

Esiste una sola forma di identitarismo davvero coerente con il concetto genuino di identità, e questo è l’etnonazionalismo, e la sua appendice comunitarista; ciò è anche l’unica reale e concreta opposizione al mondialismo, poiché non scende a patti con esso, in nessun campo e in nessun modo, e a ogni follia sradicatrice risponde con la verità assoluta del sangue, come valore razziale e biologico, del suolo, come terra natia fecondata dai padri, dello spirito, come “carburante” culturale che impedisce a sangue e suolo di rimanere lettera morta.

Non può mancare nessuno di questi elementi poiché il sangue senza suolo viene privato del suo umo e così il suolo senza sangue, privato della linfa vitale che impedisce la distruzione operata da capitalismo cosmopolita e sovrappopolazione; tanto meno può mancarvi lo spirito, che nasce dall’unione dei primi due e, per converso, ai primi due dà quella forza ideale che li rende valori assoluti e irrinunciabili per ciascun popolo della terra fiero delle proprie radici, che non vuole condurre una vita da errante e portando seco conseguenze nefaste anche per altri popoli della Terra.

Non priviamo mai, dunque, la battaglia identitaria di quella coerenza, di quella tenacia e di quella efficacia che promanano dal sangue, dal valore biologico della nostra identità, della nostra essenza di uomini, e non di sradicati. La lotta politica, metapolitica e culturale non può esimersi dalla difesa totale di ciò che ci rende popoli, patrie, nazioni, e ciò contempla dunque, innanzitutto, il sangue, senza cui saremmo solamente burattini in balia dei capricci del capitalismo, della liberal-democrazia, del mercato, di tutti quei bassi appetiti che annichiliscono l’uomo trasformandolo in vermiciattolo.

L’identitarismo etno-razziale deve essere la guida per tutti noi, poiché esso è l’essenza dell’etnonazionalismo: identità e tradizione, sangue e suolo. Non può esistere una radicale battaglia identitaria senza contemplare la più intima essenza biologica dell’uomo, ciò che, cioè, lo rende popolo, comunità, parte di una collettività coesa da valori comuni e da radici comuni. E quel che rende tetragono un popolo, di fronte alle mortali minacce del sistema-mondo, è la coscienza delle proprie origini, unico modo davvero vincente per sconfiggere il proteiforme mostro finanziario che tutto fagocita e nulla rispetta, se non il culto osceno per il dio denaro. E la nostra più intima essenza comincia da quelle che sono le cosiddette piccole patrie, che vengono prima delle “famiglie” allargate: nel mio caso l’orobica e la lombarda.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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