La basilare differenza tra razzismo e razzialismo

Spesso si sente accusare l’identitarismo etnico, l’etnonazionalismo, di razzismo, dove per razzismo, in accezione moderna, si intende la discriminazione violenta, basata su pregiudizi e complessi di superiorità, da parte di un gruppo razziale nei confronti di un altro o di altri, con conseguenze spesso sanguinose. Il razzismo è, oltretutto, significativo quando si viene a parlare di guerre di conquista, di colonialismo, dove una minoranza di invasori impone segregazionismo razziale sui conquistati.

Ma tutto questo cosa c’entra con l’identitarismo, con l’etnonazionalismo praticato da Europei in Europa? Il vero razzismo, sempre inteso modernamente, può essere ravvisato nelle politiche coloniali degli Spagnoli in Sudamerica, degli Anglosassoni in Nordamerica, nell’Apartheid in Sudafrica, nell’occupazione militare giudaica della Palestina e, infine, nelle guerre di conquista americane in giro per il mondo, in nome di un imperialismo guerrafondaio.

Ma di razzista, nell’azione etnonazionalista in Europa, non vi è assolutamente nulla, tanto più che la coscienza razziale, sacrosanta, degli identitari nostrani va sotto il nome di razzialismo, e non certo di razzismo. Il razzialismo riconosce l’esistenza delle diverse razze (e sottorazze) umane, preserva la loro natura biologica e spirituale e combatte l’immigrazionismo, il meticciamento e la società multirazziale, non in base a criteri suprematistici e razzistici bensì in base all’amore per l’identità, la biodiversità, l’armonia e l’equilibrio, messi duramente a repentaglio dalla moderna barbarie mondialista.

Il razzialismo rispetta tutti i popoli della Terra, riconoscendo la loro legittima proprietà sulle rispettive terre d’origine e, ovviamente, da un punto di vista europeo, si batte per la salvaguardia dell’identità europea (genuina), osteggiando ogni forma di rimescolamento operato dalle lobby parassitarie che hanno tutto l’interesse a sconvolgere il tessuto etnico e sociale originario di un Paese, affinché il culto del dio denaro, del libero mercato e del capitalismo trionfino sull’identità e la tradizione.

Razzismo e razzialismo, dunque, sono due cose ben diverse, sebbene vada riconosciuto che in origine l’accezione di “razzismo” era differente dall’attuale, dove l’ideologia progressista ha demonizzato completamente il termine tramutandolo in ciò che oggi viene percepito come violenza, discriminazione, suprematismo, odio e quant’altro. In origine, il razzismo era lo studio delle razze umane e la coscienza razziale di un popolo orgoglioso di ciò che era ma rispettoso della natura biologica altrui, e poco importa se questi studi si sviluppassero in Europa piuttosto che altrove. Il pregiudizio antirazzista a tutti i costi è palesemente anti-europide.

L’ipocrisia antirazzista e antifascista, mentre riconosce la legittimità dell’orgoglio etnico e razziale dei popoli del sud del mondo, spara a zero sull’identitarismo etno-razziale europeo, bollandolo come immorale, razzista, nazifascista ecc., rivelandosi, essa sì, come razzismo anti-europeo, perché nega ai popoli europidi radicati nel continente l’orgoglio delle proprie radici, idolatrato invece nel caso delle sperdute tribù amazzoniche o australoidi.

Sicché, agli occhi del trombone perbenista, salvaguardare l’identità anche biologica di un popolo sudamericano è cosa buona e giusta, ma nel caso dei Lombardi (popolo in via d’estinzione) la cosa buona e giusta è soccombere tacendo, preferibilmente continuando a sgobbare, a pagare tasse, a rimediare alle grane di un Mezzogiorno che non avanza di un millimetro, senza mai alzare la testa. E guai a fare discorsi etnicistici, poiché in quel caso la fregola liberticida, sancita da diverse leggine dello stato italiano, entra in fibrillazione, scomodando nientemeno che il nazismo e il KKK.

A peggiorare il quadro intervengono le smodate torme di sradicati allogeni, riversati in Europa da Africa e dintorni, ovviamente fomentati dai moderni negrieri (ossia i veri razzisti coi guanti bianchi) che abbisognano di silurare i vecchi e sterili nativi europei importando milioni di giovani “risorse” maschili, affinché possano sostituirli in cambio di un piatto di lenticchie. L’immigrazione, infatti, giova solo ai parassiti: ai preti per riempire chiese e seminari (e altre loro istituzioni terzomondiste), ai politici e politicanti lib-dem per riempire le urne sempre più schifate dagli autoctoni stanchi delle loro follie auto-genocide, ai pescecani dell’imprenditoria senza scrupoli e dell’alta finanza per riempire le proprie casse sfruttando i moderni schiavi d’importazione, il tutto comodamente servito sul groppone del lavoratore indigeno.

Anche per questi motivi l’etnonazionalismo è un vero e proprio baluardo anti-mondialista: l’identitarismo e il comunitarismo contrastano le scellerate politiche democratiche, progressiste e liberali che calpestano non solo l’Europa ma pure gli altri continenti, svuotati per andare a riempire selvaggiamente il nostro, per il guadagno parassitario dei plutocrati. L’immigrazionismo, il meticciato, la società multirazziale, il mondialismo sono contro tutti i popoli della Terra, non solo contro gli europidi, poiché si battono per annientare le radici e le identità di ciascheduno, per sfornare un’umanità arlecchinesca senza più spina dorsale, schiava del capitale, del consumo, del mercato.

Ogni popolo del pianeta deve essere il legittimo padrone incontrastato di casa propria: vale per la sperduta tribù amazzonica, per i Masai, per i Maori, per i Tibetani e così per i Lombardi e tutti gli altri popoli d’Europa. Se davvero si ama cotanto il mondo perché vario, come ripetono a guisa di dischi rotti i benpensanti, lo si dimostri condannando il pluralismo, il meticciamento, la società multirazziale e il folle immigrazionismo contemporaneo, il cui unico risultato è la guerra tra poveri in Europa.

Questo immigrazionismo, oltretutto, non comporta solo l’annientamento dei popoli, nativi o allogeni che siano, ma pure dell’ambiente, della cultura, della civiltà, distrutti da sciagurate politiche globaliste tutte tese al guadagno, ancorché travestite da umanitarismo. Ma, del resto, cos’è l’umanitarismo se non una mastodontica balla propagandistica tesa all’universalismo eradicatore e, dunque, ancora una volta, a tutto vantaggio di chi auspica uno stato mondiale retto da banche, plutocrazie, finanziocrati e gendarmi globali, ovviamente a stelle e strisce?

Il razzialismo, dunque, si fa garante della salvaguardia etnica e razziale, legittima e doverosa, di tutti i popoli del mondo, non solo di quelli europei, condannando ogni forma di colonialismo e di imperialismo, anche nel caso in cui questi – cosa sempre più frequente – siano rivolti contro l’Europa. Come dico sovente, se volete trovare del razzismo dovrete bussare alla porta di Americani e Israeliani, tanto per fare degli esempi concreti, ossia di coloro che hanno sulla coscienza Pellirosse e Arabi palestinesi, e non certo a quella dei coerenti identitari europei che chiedono, semplicemente, di essere padroni a casa propria.

Essere europei non è un merito, è un dono, e come ogni dono va preservato gelosamente, possibilmente tramandandolo ai posteri, affinché il lignaggio non si spezzi ma continui a prosperare nell’avvenire. Non v’è traccia di odio nell’identitarismo etnonazionale e razzialista, poiché quello sta tutto in partiti e movimenti di ispirazione democratica, liberale e progressista, ossia nemica dei popoli, d’Europa e non, usati come pedine sullo scacchiere dell’imperialismo occidentale, a cui anche i sedicenti sinistrorsi europei sono inesorabilmente sottomessi.

I “valori veri” di costoro? Quelli in banca, con buona pace di chi ritiene i progressisti moralmente superiori (e questo sì che è sciocco e ridanciano suprematismo) in quanto eredi della retorica antifascista dei tirapiedi degli Alleati. Non v’è alcuna superiorità, ma nemmeno dignità, in chi spaccia il cancro progressista per sviluppo, benessere e civiltà, quando non è altro che sudditanza al grande capitale e a tutte le menzogne di uno stucchevole antirazzismo atto a camuffare goffamente l’auto-genocidio delle genti europee, perpetrato mediante la strumentalizzazione dei disastri meridionali (del globo).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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