La libertà dei popoli italiani attraverso il sovranismo anti-mondialista

La riuscita di una radicale riforma presidenziale, sovranistica ed etnofederalista della repubblica italiana dipende, inevitabilmente, anche dall’affrancamento, dalla liberazione dell’Italia da quegli organismi sovranazionali che, ormai da più di settant’anni, la zavorrano inchiodandola sul fondo della sudditanza europea all’imperialismo unipolare americano. L’attuale italietta è solamente una misera pedina dello scacchiere atlantico, occupata da ben 113 installazioni militari americane.

A seguire, il nostro Paese è castrato dal consesso dell’Onu, imprigionato dal dispotismo europeo (di cartapesta) dell’Unione, economicamente asservito all’euro, al Fmi e alla Banca Mondiale. Naturalmente non starò qui ad elencare tutte le svariate sigle mondialiste che riguardano l’Italia, tutta robaccia antinazionale tesa a distruggere i nazionalismi in favore di un ecumenismo antifascista che, nonostante gli irenici intenti, è funzionale ad irrobustire l’unipolarismo statunitense.

Se l’attuale repubblica italiana, con la sua “sacra” carta costituzionale, non ha alcun volto (etno)nazionale lo si deve alle vicende del secondo dopoguerra, quando cioè Roma è stata assorbita e triturata dal volere imperialistico del blocco atlantico; questa tristissima cattività impedisce al nostro Paese ogni slancio etnico, mirato a dare degna rappresentanza alle precipue realtà etno-culturali e storiche dell’Italia, e allo stesso tempo lo castra facendo dipendere la sua sorte da decisioni prese da altri altrove.

C’è poco, cari miei, da gioire, tra Onu, Nato e Ue: il primo organismo sacrifica gli Italiani in nome della fantomatica “razza umana”; il secondo li immola sull’altare della dittatura atlanto-sionista voluta strenuamente dagli Usa; la terza, null’altro che misera unione bancaria e monetaria, li sottomette tutti quanti al volere di due (un tempo tre, con il Regno Unito) potentati stranieri: Francia e Germania. Diffidate dei poverini che vi sventolano lo straccio blu stellato sotto il naso, perché costoro sono sciocchi camerieri di Parigi e Berlino.

In questo desolante quadro, ulteriormente intristito dalla finanziocratica monetina unica d’Eurolandia, dagli organismi anti-sovranistici dell’economia globale (Fmi e Bm) e dalle scorribande di banche e multinazionali forestiere, appare chiaro come Roma e l’Italia siano sotto la cattività di quell’Occidente contemporaneo che è malattia dello spirito (ma pure della materia, oserei dire), emanazione patologica dell’America che vuole un’Europa di schiavi eunuchi, talché l’accezione di Ovest, oggi, non ha più nulla a che vedere con l’eredità indoeuropea occidentale, con i Greci e i Romani, con i Celti e i Germani e con quella millenaria civiltà europea che dal Medioevo raggiunge le vette del progresso intellettuale e tecnologico-scientifico della modernità, passando per la culla italica di Umanesimo e Rinascimento.

Parlare, oggi, di Occidente, significa delirare a proposito di “valori” giudeo-cristiani, americano-atlantici, sionisti, capitalistici, veicolati dall’immondo unipolarismo a trazione statunitense. Il che, ovviamente, comporta anche l’esaltazione di tutta quella laida paccottiglia ideologica che va dal materialismo marxista all’ateismo, dal relativismo al nichilismo, dal consumismo all’antifascismo ipocrita (condanna i “fascismi”, ma serve con zelo la dittatura Usa del grande capitale). Questo marciume che appesta Italia ed Europa da decenni ha ben poco a che vedere con la scienza, con la tecnica, col progresso in senso positivo, con lo sviluppo eco- ed etno-sostenibile, con la ragione e il razionalismo: il progressismo e il liberalismo non sono sinonimi di progresso/sviluppo e libertà (ossia di benessere e salute della propria comunità etnonazionale, affrancata dal globalismo), bensì di asservimento all’ideologia mondialista, nata nel dopoguerra con la sconfitta del nazionalsocialismo e del fascismo. Sono la sottomissione dell’uomo alla tirannia della finanza e del mercato, comunque li si voglia intendere (in senso sinistrorso o destrorso).

Chiaramente, questi nefasti fenomeni, affondano le proprie radici nel ‘700 illuminista, ossia nella scaturigine della contemporaneità, dove un concetto fasullo e artificiale di evoluzione – veicolato dalla Rivoluzione francese – ha sacrificato la potenza dello spirito creatore europeo come motore “metafisico” della civiltà nostrana promanato dall’unione di sangue e suolo, spalancando le porte ai mali della modernità, che possiamo per l’appunto riassumere nel progressismo, nel liberalismo, nel relativismo. Mali moderni che ben poco hanno a che vedere con il salutare culto della ragione, checché possano dirne i “lumi” francesi, perché se vado a sostituire il concetto di Dio (ma anche di Tradizione) con quello di capitale e di “progresso” ideologizzato (funzionale alle lobby antinazionali e antifasciste) scavo all’Europa una fossa ben più profonda di quella creata dal cristianesimo… Il vuoto lasciato dalla auspicabile scomparsa del monoteismo abramitico, in Europa, non va certo colmato dalla spazzatura consumistica dei bassi appetiti edonistici, ma dalla religione civile di cui parlavo soledì scorso. Ma torniamo a noi.

Personalmente, condanno questo Occidente artificiale, fasullo, creato a tavolino da Washington con la zelante collaborazione di Londra, Parigi e Berlino (o forse, meglio ancora, Francoforte…) in quanto mostro proteiforme che fagocita, tritura ed espelle sotto forma di deiezione capitalistica e statolatrica le stesse nazioni europee, con i loro popoli storici che le compongono. Questo mostro le va a sostituire con le esecrate sigle mondialiste sunnominate, feticci internazionalisti spalleggiati da stati-apparato senza nazione come molti degli stati europei occidentali contemporanei (tra cui la Repubblica Italiana, per l’appunto), affossando così la triade sacrale, in linea con la natura delle cose, che costituisce la colonna portante, la spina dorsale, di una salutare ideologia patriottica, che sappia farsi azione metapolitica e politica: sangue, suolo, spirito.

Solo con l’impegno patriottico di tutti gli Italiani, dei loro rappresentanti e delle loro rinnovate istituzioni è possibile, per l’Italia, liberarsi dal giogo mondialista di Onu, Nato e Unione Europea, e quindi da quello dell’imperialismo finanziario cosmopolita orchestrato sempre dalla piovra occidentalista a stelle e strisce. Questo impegno comune rappresenta anche un incoraggiante inizio per ridiscutere, dalle fondamenta, questo stato repubblicano, sempre più privo di volto nazionale (etnico non lo è nemmeno per scherzo), poiché solo sbarazzandosi del dispotismo straniero e sovranazionale sarà possibile riformare efficacemente la RI tramutandola in una repubblica presidenziale formata da entità politico-amministrative davvero rappresentative delle Italie, che costituiscono il Paese.

La soluzione ai mali che affliggono gli Italiani, schiacciati dal peso elefantiaco di uno stato ben poco nazionale, non può venire da Bruxelles, da Ginevra, da New York o da qualche altra metropoli mondialista simboleggiata da un orripilante mostro di vetro e cemento: può solo venire dagli Italiani medesimi. Ed è infatti, proprio per questo, altamente auspicabile che gli Italiani si riorganizzino riconoscendosi in un patto etnofederale con un presidente nazionale che faccia da collante, nella cura dei propri sacrosanti interessi sovranistici (dalla difesa alla moneta nazionale, dalla questione allogena alle strategie eurasiatiche multipolari contrapposte al mondialismo occidentale).

Battiamoci per un’Italia restituita a sé stessa e proprio per questo incarnata in uno stato sì unitario ma anche armonicamente coeso dal federalismo, quello vero, dove a Roma, accanto agli organismi governativi, trovi spazio un parlamento federale che rappresenti sul serio l’etnicità lombarda, quella veneta, la tosco-umbro-romana, la napolitana, la siciliana e la sarda, preferibilmente con tanto di terre oggi irredente restituite alla loro patria italica. Un’etnia italiana, ovviamente, non esiste, ma esistono 6 grandi suddivisioni etno-culturali che formano una patria storica plasmata dal mito della latinità e della romanità, e che nessuna accozzaglia artificiale – quale ad esempio l’Unione Europea – può sostituire: il primato degli Italiani sta nella loro unicità, dalle Alpi alla Sicilia, non come discarica di stereotipi da cinepanettone o come inesistente popolo unico livellato, ma come federazione viva e combattente che sia espressione di una civiltà senza pari, quale l’italiana.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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