L’Italia non esiste?

Qualche settimana fa il Corsera pubblicava uno studio sulla variabilità genetica interna all’Italia, frutto di una grande eterogeneità che ormai tutti conosciamo benissimo (e che, ovviamente, non riguarda solo la genetica ma prima di tutto elementi ben più visibili e immediati) e che agisce in senso nord-sud ed est-ovest, giungendo alla conclusione che “L’Italia e gli Italiani non esistono”. Ma come? Giornali simili ci martellano ogni giorno con la sacralità e l’inviolabilità dell’unità d’Italia e adesso se ne escono con considerazioni che avrebbero lusingato un Bossi vecchio stampo? Questa schizofrenia non è certo dettata da motivi di ordine vetero-leghista (figuriamoci!) ma servono ad appoggiare la campagna mondialista di diffamazione di ogni forma di identitarismo etnico, di sovranismo, di etno-pluralismo, affinché la gente indigena d’Europa accolga senza fiatare tutta la pletora di menzogne globaliste sfornate dal sistema per indorare la pillola delle migrazioni di massa verso il continente europeo, Italia inclusa. Il Corsera e tutti i suoi colleghi, infatti, non credono nell’Italia ma nello stato italiano contemporaneo che, badate bene, di nazionale non ha proprio alcunché, ma nemmeno a livelli risorgimentali e fascisti, e cioè in senso culturale: è solo una colonia atlantica e occidentalista degli Usa, plasmata dai vincitori dell’ultimo conflitto mondiale, e che come tale è una prigione per i popoli che lo abitano. La politica “nazionale” si fa garante di questa cattività, a tutti i livelli.

Intendiamoci: l’Italia come nazione omogenea e coesa non esiste, chiaramente, anzi, potremmo anche tranquillamente dire che parlare di nazione italiana sia improprio così come, soprattutto, sia improprio parlare di etnia italiana, che infatti non esiste di sicuro. In questo senso la genetica corrobora l’identificazione di diversi areali etnici d’Italia, negando ogni pretesa di omogeneità del nostro Paese e togliendo la terra da sotto i piedi al nazionalismo artificiale, al neofascismo, ai cultori maniacali del Risorgimento; l’Italia, come la Germania o la Francia, più che una nazione è una cultura, una civiltà, a suo modo una patria sì ma priva di accezione etnonazionale, la cui più grande eredità è certamente quella romana. Tuttavia, la sua già esile natura nazionale non va spezzata per avallare viete menzogne antirazziste basate sul meticciamento, sul rimescolamento multietnico seguito al crollo di Roma, sul fatto che il Sud sarebbe nordafricano-levantino e che sono ovviamente tese a spalancare le porte all’immigrazione di massa indiscriminata. Gli Italiani e l’Italia non esistono? Per diversi aspetti è vero, ma allora esisteranno i Lombardi, i Veneti, i Toscani, gli Umbri, i Napoletani, i Siciliani e i Sardi, non certo quel fantomatico popolo bastardo, senza identità, spina dorsale, legittimità come vorrebbe arrivare a dire chi piega la genetica ai propri sporchi fini anti-comunitari e anti-sovranistici.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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