Ancora sulla natura genetica clinale dell’Italia: un approfondimento

Uno dei primi studi sul gradiente genetico italiano risale agli anni 1990-1991, a opera dei genetisti Guido Barbujani e Robert R. Sokal, con cui i due studiosi indagavano la struttura genetica della popolazione italiana, in rapporto alla coincidenza tra barriere fisiche e culturali (dunque linguistiche) e flusso genico.

Una differenziazione tra Italiani, questa, che si basa su gruppi sanguigni, eritrociti (o globuli rossi) e marcatori sierologici. Lo studio mette in evidenza come le distanze genetiche sembrino coincidere più con quelle linguistiche che con quelle geografiche (meno severe delle seconde, pensiamo a Po e Appennini), segno di una grande tendenza endogamica tra le popolazioni indigene del Paese.

Da notare che questo studio (parte di una più ampia rassegna europea sulle barriere linguistiche, geografiche e genetiche) fu ripreso anche da Cavalli-Sforza, Piazza e Menozzi nella loro opera del 1994 (Storia e geografia dei geni umani), per illustrare e approfondire la natura biologica degli Italiani e, naturalmente, degli altri Europei.

La frequenza genica, osservano Barbujani e Sokal nel loro studio, cambia in prossimità di dodici confini linguistici italiani, naturalmente con maggiore o minore intensità a seconda delle barriere confinarie in oggetto; altresì, le zone dove la variazione genetica si fa più netta sono quelle in cui i confini fisici (barriere geografiche), linguistici (famiglie dialettali) e appunto genetici coincidono.

Per descrivere in maniera soddisfacente la situazione mi avvarrò di due cartine tratte proprio dallo studio in questione, che illustrano limpidamente ciò di cui stiamo parlando. Anticiperò da subito che, come ormai risaputo, il principale tema etnico e biologico interno all’Italia riguarda la dicotomia tra Italia settentrionale-centrale e quella meridionale, pertanto ciò che sappiamo oggi grazie a studi accademici e ricerche amatoriali recenti coincide alla perfezione con l’analisi in oggetto.

Ecco la prima, relativa a lingue, sistemi dialettali e gruppi di dialetti in Italia:

Figura 1

Le sigle sono facilmente intuibili; quello che invece occorre evidenziare e spiegare sono le linee di demarcazione: le linee continue spesse rappresentano i confini linguistici, le linee continue sottili stanno per i confini dei diversi sistemi dialettali “italiani”, le linee tratteggiate rappresentano i confini dei gruppi dialettali (ad esempio meridionale intermedio ∼ meridionale estremo). Le varie “frontiere”, per così dire, sono segnate coi numerini dall’1 al 19.

Questa prima cartina è, ora, da confrontare con la seguente, che rappresenta i risultati dei test di significatività relativi al cambio di frequenza genica attraverso i confini linguistici:

Figura 2

Anche qui, più che soffermarsi sulle varie sigle dei complessi genici, sarà utile indicare il significato delle linee: 1) le doppie linee continue indicano confini dove il tasso globale di variazione genetica è significativo; 2) le doppie linee tratteggiate sono i confini dove la variazione media è significativa per almeno un locus genetico; 3) le doppie linee punteggiate evidenziano invece confini che mostrano costantemente tassi di alto rango in materia di variazione; 4) le linee continue sono le già incontrate linee linguistiche.

Il primo tipo di linee segna, appunto, il netto stacco tra Italia centro-settentrionale e meridionale che corre lungo il confine etno-linguistico tra dialetti mediani e meridionali, nonché quello tra Italia e Sardegna (quest’ultimo rinforzato anche dal confine di natura linguistica, geografica e di alto rango di variazione); il secondo segna la relativa distanza tra Italia nordoccidentale e nordorientale, tra Friuli e Venezia Giulia, tra Italia centro-settentrionale (intesa come Nord + Toscana) e Italia mediana propriamente detta, tra Italia meridionale “napolitana” e Italia meridionale estrema “siciliana”; il terzo evidenzia lo iato tra Italia peninsulare e Sardegna e tra dominio italo-romanzo e mondo germanofono all’altezza del confine tra Veneto e Alto Adige (ma direi anche tra Trentino e Alto Adige, visto che quello di Salorno è un confine etno-linguistico); il quarto tipo di linee pone in risalto i confini delle diverse famiglie linguistiche (e dialettali), già viste nella figura 1.

Questo studio insomma, pur essendo datato, anticipa in maniera sorprendente quanto sappiamo oggi grazie ai più moderni studi accademici e amatoriali sulla genetica delle popolazioni d’Italia e d’Europa. Non a caso Barbujani e Sokal mettevano al centro del loro lavoro, come detto, la barriera esistente tra Italiani settentrionali e meridionali, che corre lungo il confine linguistico tra Italia mediana e Mezzogiorno, approfondendo quanto emerso da una loro precedente disamina globale (in senso europeo) del 1990 sulle zone di marcata variazione genetica che va a coincidere con i confini linguistici.

In questa loro prima opera i temi analizzati, che riguardano l’Italia, concernono anche la distanza tra cisalpini e transalpini (francofoni, germanofoni, slavofoni), Italiani continentali e Corsi, Italiani e balcanici, Siciliani e Maltesi, e tra Sardi e iberici.

Alla luce di questi interessantissimi studi genetici e biologici non apparirà, a maggior ragione, avventato e sconsiderato parlare di sensibili differenze etniche (e non solo culturali e linguistiche) in Italia, come in Europa, a dimostrazione dell’esistenza di una primaria dicotomia etnica italiana che contrappone Italiani settentrionali e centrali a quelli meridionali, oltre alla notoria distanza abissale tra Italiani e Sardi.

Integrando così le informazioni genetiche a quelle etno-culturali avremo un quadro italiano che evidenzia la realtà biologica di Lombardi, Triveneti, Toscani, Corsi, Sardi, Italiani mediani, Italiani meridionali (divisi in intermedi ed estremi). Tutto ciò non depone a favore di una (inesistente) etnia unica italiana ma, piuttosto, del famoso cline genetico che, partendo dalle Alpi si interrompe bruscamente all’altezza del confine tra Centro e Sud, continuando in maniera sfumata e oserei dire “disturbata” da interferenze levantino-antiche del Mediterraneo orientale che avvicinano il Mezzogiorno all’Europa sudorientale, distanziandolo da quella sudoccidentale.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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6 risposte a Ancora sulla natura genetica clinale dell’Italia: un approfondimento

  1. ario ha detto:

    molto interessante

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  2. Luigi ha detto:

    E’ possibile scriverti in privato?

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  3. Luigi ha detto:

    Indirizzo e mail? Non lo trovo più….

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  4. Luigi ha detto:

    Ok grazie

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