Etnonazionalismo ed etnofederalismo

Le radici del moderno etnonazionalismo affondano nei movimenti völkisch nati a cavaliere tra ‘800 e ‘900 del millennio scorso in area germanica (tra Germania e Austria). Indubbiamente ebbero una connessione più tarda col nazionalsocialismo e i suoi esponenti, tra cui ovviamente Hitler, ma le due cose erano distinte. Questi movimenti esaltavano, partendo dal pensiero romantico tedesco, valori intramontabili quali il popolo, la nazione, il sangue, la terra, la cultura locale, la razza, e lo stesso concetto di Blut und Boden nacque con gli ideali di pensatori quali Fichte e Herder.

La parola chiave era, insomma, il Volk, ossia il popolo, la comunità etnica indigena come potremmo chiamarla oggi, messo al centro della “rivoluzione conservatrice” contrapposta alla sterilità del giacobinismo, del materialismo (e, poi, del socialismo marxista e comunismo), ma anche di una certa visione borghese del nazionalismo deprivato del suo aspetto più intimamente identitario e tradizionale. Sarebbe, infatti, riduttivo etichettare il völkisch come reazionario poiché più che di trono e altare qui si parla, appunto, di sangue e suolo.

In ambito tedesco i suddetti movimenti presero, quindi, una piega sì nazionalista ma etnica, ossia molto attenta ai valori biologici della comunità nazionale, non solo a quelli culturali o linguistici (altrimenti pure Alessandro Manzoni sarebbe stato una sorta di völkisch avanti lettera); da questo il recupero del paganesimo germanico, delle rune, dei valori più tradizionali legati al ruralismo, dove il popolo rimane integro e non corrotto dalla temperie urbana delle grandi città europee, ma anche aspetti diciamo controversi come il razzismo e l’antisemitismo, il “suprematismo” teutonico pangermanista.

Più tardi, sempre in Germania, tali idee influenzarono la nascita e la formazione del DAP, che poi divenne NSDAP e, agli inizi, ci fu convergenza tra nazionalsocialismo e associazioni quale la Thule-Gesellschaft, il Germanenorden, Tatkreis, Die deutsche Jugendbewegung, l’Alldeutscher Verband ecc. Non durò comunque a lungo perché poi Hitler assunse posizioni ostili verso questi gruppi e i loro esponenti quali Harrer, von Sebottendorff, ma pure un von Liebenfels (più attivo sul versante esoterico, ancorché intrecciato col nordicismo e l’antisemitismo).

Da queste basi storiche prese avvio l’etnonazionalismo völkisch che in Italia è stato fatto conoscere da autori quali Federico Prati, Silvano Lorenzoni/Silvio Waldner, Harm Wulf, Flavio Grisolia, Luca Leonello Rimbotti, Gualtiero Ciola e altri (anche gli scritti di Gilberto Oneto hanno aspetti del völkisch o neo-völkisch), vicini agli ambienti padanisti della Lega Nord che fu. Il leghismo, nel periodo secessionista, ebbe alcune suggestioni di tipo etnonazionalista e l’invenzione della Padania poté risultare affascinante anche per via di un certo folclorismo positivo volto alla riscoperta e valorizzazione dei dati etno-linguistici, culturali e territoriali del Nord Italia.

Del resto, l’etnonazionalismo può essere trasversale e slegarsi da destra-centro-sinistra tanto da ritrovarsi – seppur senza accezione etnicistica in chiave biologica – in diverse realtà indipendentiste europee. Nelle forme più coerenti, dell’età contemporanea, abbiamo visto movimenti del nazionalismo etnico nei Balcani (in Serbia, ad esempio), nelle Fiandre, in Tirolo, in Bretagna, nella Mitteleuropa, dissolvendosi a tratti nelle posizioni di destra reazionarie di cattolici, conservatori e leghisti alla Calderoli (in Italia, ovviamente). Un etnonazionalismo che può trasformarsi, a seconda dei contesti, in etnofederalismo, sia in chiave europeista che nazionale.

Nel mio piccolo, posso orgogliosamente affermare che le esperienze del Movimento Nazionalista Lombardo, e della sua naturale prosecuzione di Grande Lombardia, sono nate proprio ispirandosi all’etnonazionalismo e, pur avendo cambiato in parte prospettiva sull’italianità, rimango io stesso coerente con i dettami völkisch, senza deragliare su posizioni neofasciste o statolatriche (e ci mancherebbe pure, viste le mie grane): il sangue, il suolo e lo spirito sono principi sacri che non verranno mai da me rinnegati.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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