Don Matteo (Salvini) alle comiche finali

Ieri pomeriggio, in chiusura del suo comizio elettorale, Matteo Salvini ha sfoderato un gran colpo di teatro, sul palco allestito di fronte al Duomo di Milano: ha inscenato un giuramento da presidente del consiglio – scimmiottando pesantemente i rituali statunitensi – con tanto di Costituzione, Vangelo e rosario al seguito, esibiti come simboli positivi densi di patriottismo e di fasti culturali e religiosi “italiani” ed “europei”. Siamo alle comiche finali, signori, di un personaggio che in un colpo solo celebra i funerali della vecchia Lega Nord ma anche della sua credibilità politica (in accezione identitaria), calandosi perfettamente nei panni del reazionario tricolore che pare un incidente tra destra israeliana, repubblicani americani e Fabio Rovazzi (per lo stile, gli slogan, le pagliacciate post-adolescenziali).

La costituzione italiana, ritenuta sacra ed intoccabile dagli eredi dei partigiani (che non erano solo rossi, ricordiamocelo), sarebbe in realtà da riscrivere da capo a piedi, poiché in essa è scolpita come legge la cattività dei popoli italiani, da 70 anni schiavi di uno stato repubblicano che non è sovrano, non è libero, non rappresenta degnamente la nazione in tutte le sue sfumature etno-regionali. Fa davvero specie che un tizio, che si dice patriota e identitario anti-mondialista, si metta ad esaltare tale carta costituzionale elevandola a valore assoluto da difendere, come se fosse un piddino o un liberale qualsiasi. Se pensiamo poi a come, un tempo, avrebbero trattato gli stessi leghisti la costituzione, la sensazione di straniamento raddoppia.

Solo uno zelante tirapiedi del sistema unipolare americano può bearsi della carta, e di questa repubblica settuagenaria nata sotto gli auspici degli Alleati (ossia di quelli che bombardarono a tappeto il Paese durante l’ultimo conflitto mondiale), e basterebbe considerare il centinaio e più di basi militari atlantiste che tempestano la Penisola per farsi scappare la voglia – come patrioti – di sentirsi fieri dello stato italiano. Allo stesso modo, solo un servo può sventolare rosari e vangeli in faccia ad una vasta platea milanese come fossero simboli patriottici e non, come sono realmente, gingilli di una religione estranea allo spirito europeo che oggi è parte fondamentale dell’asservimento mondialista, grazie al caporione vaticano Bergoglio, e prima ancora al Concilio Vaticano II che ha sancito la fine del cattolicesimo tradizionale.

Io lo capisco che Salvini parli alla pancia della gente cercando di fare leva su questioni che possano arrivare a tutti, ma dal mio punto di vista la Lega che già si ritrova, per l’ennesima volta, al guinzaglio del piduista di Arcore assieme ai residuati del “Polo delle Libertà” che fu (aennini e democristiani), non può che peggiorare la situazione con queste buffonate reazionarie. Vangeli, rosari, ci mancava giusto una riproduzione di Padre Pio e poi Salvini poteva candidarsi ufficialmente come nuovo interprete della serie “Don Matteo” della Rai.

Non c’è niente da fare, la destra parlamentare italiana rimane ancorata ai “valori” reazionari della Chiesa, e solo piccole comunità politiche riescono a smarcarsi (finalmente) da tutta la chincaglieria codina dei baciapile per aprire ad un salutare laicismo che strizzi l’occhio al recupero della gentilità, quantomeno da un punto di vista culturale. Tra le altre cose, caro Salvini, hai voglia ad invocare il rimpatrio totale dei clandestini, la chiusura delle frontiere e il blocco dell’immigrazione brandendo un libercolo semitico che parla di pace, amore, perdono, universalismo, tolleranza, altruismo sino a livelli masochistici: i giocattoli cristiano-cattolici sono calamite per allogeni e altri casi umani, mica materiale refrattario ad ogni pestilenziale inquinamento globalista!

L’estinzione della Lega Nord ha comportato anche la sparizione di temi fondamentali quali il federalismo e l’identitarismo cisalpino, sebbene il carroccio li abbia sempre affrontati in maniera propagandistica e cialtronesca capiamoci, optando per una riconversione destrorsa nazionalista che era nell’aria da diversi anni. In sostanza la nuova Lega è l’erede di Alleanza Nazionale, anche perché la Meloni conta ben poco. Al di là del secessionismo (che fu, ripeto, una cialtroneria propagandistica più che qualcosa di concreto) e della classe dirigente leghista (Bossi, Maroni, Calderoli, Borghezio, Castelli, Speroni e via dicendo), nel periodo in cui la Lega andava da sola, riuscendo peraltro a ottenere ottimi risultati elettorali, diverse tematiche trattate dal partito erano a suo modo innovative e rappresentavano veri scampoli di etnonazionalismo völkisch, poi dissoltisi nel tempo: le critiche caustiche al Vaticano e al cattolicesimo, la riscoperta delle radici preromane e precristiane, l’identitarismo vagamente etnico, la solidarietà alla Serbia aggredita dalla Nato, lo spirito anti-mondialista e anti-atlantista, la risoluta condanna della tecnocrazia europeista assieme all’insofferenza per le basi militari americane, la messa in discussione della statolatria centralista che ha trasformato l’Italia in un vuoto contenitore senza sangue e anima, erano tutti elementi che facevano onore alla Lega, ancorché inflazionata da una gestione demenziale e da strumentalizzazioni che hanno banalizzato ogni seria istanza concepita dal leghismo.

In quel periodo “d’oro” lumbard trovarono spazio molte individualità, soprattutto culturali, di valore come Gilberto Oneto, Gualtiero Ciola, Silvano Lorenzoni e altri pensatori etnonazionalisti come Federico Prati, Flavio Grisolia, Harm Wulf, Luca Leonello Rimbotti e fiorì anche un certo associazionismo identitario padano-alpino che si smarcava dalla solita destra italiana feudale e reazionaria che si limitava a sventolare tricolori senza quel fascino antro-culturale, ideologico e biologico che invece ha inevitabilmente il nazionalismo etnico. Di tutto questo, oggi, è rimasto pochino pochino e in diversi casi è naufragato tra un ribaltone bossiano e l’altro, un salto mortale e l’altro onde riuscire a preservare l’adorata poltrona. Poiché è ovvio e chiaro come la luce del sole: la Lega non ha mai avuto un potenziale umano di qualità a livello dirigenziale, come dimostra l’epilogo stesso del cerchio magico dell’Umberto…

Posso capire chi voterà la Lega per questioni di probabilità di ritrovarsi al governo del Paese, ma al contempo vi ricordo che ci sono già stati 4 volte, sempre al guinzaglio di Berlusconi, e senza combinare nulla. Il rischio di trovarsi tra i piedi l’ennesimo governo tecnico è alto e, sicuramente, uno come Berlusconi preferirebbe una convergenza coi piddini di Renzi – con tanto di benedizione europeista – piuttosto che un governo presieduto da Salvini che metta in ombra lui, i suoi fidati e Forza Italia. Se dobbiamo turarci il naso e votare Lega per convenienza, salvo poi pentirsene amaramente di fronte a scenari di inciucio che taglino fuori lo stesso Salvini (che, ricordo, amoreggia con costituzione e vangeli) o che magari vedano la luce anche grazie a lui, tanto vale evitare di sprecare tempo e volontà, optando piuttosto per qualcuno che si presenti come novità fresca, giovanile, coerente, dura e pura, aliena da ogni giochetto politico per poltronari. Oppure virando verso l’astensione attiva. Ma questa è un’altra storia.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2018/02/don-matteo-salvini-alle-comiche-finali.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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