Quella… sinistra ignoranza a proposito di sottospecie (razza)

Le affermazioni del candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a riguardo della difesa e preservazione della razza bianca minacciata dall’immigrazione di massa allogena, hanno – come era prevedibile – scatenato un putiferio mediatico attorno al centrodestra lombardo, ma soprattutto hanno sollevato l’ennesimo polverone relativamente alla tematica su razza, razze, questione razziale e razzismo, con la poderosa strumentalizzazione delle parole del leghista da parte dei soliti menagrami di sinistra, che sembrano nutrirsi di queste polemiche come fosse il loro (unico) pane quotidiano. D’altronde, se levate alle sinistre tutta la loro brava paccottiglia ammuffita di vieto antifascismo da volanti rosse cosa rimane? Il nulla assoluto.

Ho già parlato diverse volte di queste faccende, ma siccome l’attualità offre il destro ad un ulteriore approfondimento ne approfitto per mettere in chiaro alcuni punti fondamentali, mai compresi abbastanza (se non deliberatamente ignorati), soprattutto da coloro che amano confondere il piano razziologico, ossia relativo allo studio delle razze umane, con quello del razzismo, che riguarda cioè tutta una serie di manifestazioni violente ed intolleranti tese alla discriminazione pesante di una o più razze in nome di una presunta superiorità di un’altra su queste. Vorrei fosse chiaro, una volta per tutte, che sostenere la bontà del concetto di razza (o sottospecie) nell’uomo, con il suprematismo non ha nulla a che vedere, non foss’altro, al di là della morale, che la questione della superiorità risulterebbe essere altamente opinabile ed intrisa di aspetti socioculturali, non certo biologici.

Il concetto di razza, nel mondo animale, non è nulla di diabolico, anzi, è qualcosa di più che ovvio poiché riguarda un raggruppamento biologico (fisico e genetico) che per un certo numero di caratteri comuni può essere distinto da altri gruppi della stessa specie; questa, infatti, si suddivide in razze (o sottospecie) e sottorazze (sotto-sottospecie) caratterizzate da elementi fisici trasmissibili ereditariamente, in conseguenza di vari meccanismi, come ad esempio l’isolamento geografico, la selezione sessuale, le mutazioni genetiche. E, se non sbaglio, l’uomo è un animale, non una creatura angelica eterea ed immateriale…

I negazionisti amano trastullarsi con l’obsoleta sparata di Einstein sull’esistenza di una sola razza, quella umana; Einstein di genetica non ne sapeva nulla, perché negli anni ’30 del secolo scorso di genetica delle popolazioni non si parlava ancora, e il DNA non era ancora stato scoperto. Infatti, ad essere unica e umana (nel senso, cioè, di condivisa da tutti gli uomini) è la specie sapiens del genere homo, e non la razza intesa come sub-specie. Se “razza” non vi piace parliamo pure di sottospecie o sub-specie (meglio ancora subspecies, in latino scientifico), che sono termini, anzi, più scientifici che “romantici”.

Mi preme sottolineare che il razzismo, nel senso moderno del termine, con tutto questo non c’entra nulla perché nulla c’entrano con il concetto biologico di razza gli aspetti sociali, culturali, psicologici, comportamentali, intellettivi. Certo, vi sono studi sulla correlazione tra QI e gruppi razziali e tra questi e abilità matematiche (quanto ci annoiano, ad esempio, con l’intelligenza degli Ebrei aschenaziti?) ma non hanno un’importanza e una precisione tale da poter gerarchizzare, e dunque discriminare, una razza piuttosto che un’altra.

Il fatto è che il negazionismo razziale si basa sull’antropologia culturale, disciplina di stampo neomarxista, che per ovvie ragioni politiche, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, conduce una spaventosa campagna di demonizzazione totale non solo del razzismo in sé ma pure del concetto biologico di razza, come se sostenere l’esistenza delle razze umane volesse dire gerarchizzare, discriminare e magari pure sterminare! Tutto questo è assurdo, perché seguendo questa “logica” tutto potrebbe portare a gerarchizzare e discriminare (o peggio), come del resto la storia ci insegna a proposito, per fare un esempio, delle guerre di religione. Aboliremo forse le religioni perché in passato, e tuttora, ci sono state e ci sono sanguinose guerre combattute in nome di opposti estremismi basati sul dio che “ce l’ha più lungo”?

Chi nega e sputa sul concetto biologico di razza, negli uomini, lo fa per mera propaganda politica e ideologica di sinistra, o liberale, e trovo patetico evocare il KKK o il nazifascismo (una delle crasi più cretine che esistano) accostandoli all’antropologia fisica e alla genetica delle popolazioni, e dunque alla biologia. Pensate che la diabolica agenda progressista arriva a dire che la razza sarebbe solo un costrutto sociale che esiste nella testa dei razzisti! Beh, in effetti, l’indice cefalico, l’indice nasale, l’indice vertico-longitudinale, l’angolo facciale, la rilevazione di altezza, peso, somatotipo sono solo opinioni, certamente, e così anche gli aplogruppi, il cromosoma Y, il DNA mitocondriale e quello non sessuale autosomico, l’altissima intolleranza al lattosio di mongoloidi e negroidi, il gene Duffy ecc. ecc. sono tutte mere idee, senza sussistenza scientifica… Rendetevi conto a che imbarazzanti livelli può arrivare la crociata dell’antropologia culturale…

Gli eroi di questa strampalata armata Brancaleone sono due tizi come Boas (antropologo culturale) e Lewontin (genetista smascherato da un altro genetista e biologo come il britannico Edwards) con le loro tesi ormai superate e, soprattutto, inflazionate dalle proprie personali paranoie etniche, in quanto ebrei. No, non è antisemitismo affermare ciò, ma solo constatare l’ipersensibilità ebraica quando si viene a parlare di razza e razze. E con l’emotività, signori, non si può parlare di scienza. Il Lewontin, in particolare, fu colui che affermò, basandosi su una striminzita quantità di marcatori genetici (17), che la naturale variabilità genetica interna ad un popolo sarebbe maggiore rispetto a quella tra questo e altri popoli, il che fa letteralmente scompisciare perché solo il principe degli scartati ai provini del Grande Fratello può credere che un tizio indigeno di Bergamo sia più simile ad un Masai che ad un altro tizio indigeno di Bergamo, o Brescia, o Firenze o Napoli.

Purtroppo per gli antifascisti, le paranoie antirazziali non possono nulla contro l’attendibilità scientifica di craniologia e antropometria, discipline ancor oggi tenute in gran considerazione da medici forensi, anatomopatologi, archeologi, e men che meno contro la totale affidabilità della genetica delle popolazioni, grazie a cui si possono agevolmente distinguere le note 5-6 razze della specie umana: caucasoidi, mongoloidi, amerindioidi, australoidi, congoidi, capoidi (a volte compresi nell’unico macro-gruppo razziale negroide).

La stessa genetica determina le percentuali razziali varie nel caso dei meticci, il che smentisce tutti quelli che pensano di invalidare il concetto di razza perché sarebbe impossibile distinguere i confini tra una sottospecie e l’altra. A nulla serve, oltretutto, evocare la supposta comune origine africana degli uomini perché nell’arco di 100.000 anni l’isolamento, la selezione, il clima, la dieta, l’adattamento, la genetica hanno portato ad una ovvia distinzione continentale (ma non solo, si prenda l’Africa) tra i diversi gruppi razziali umani. Ad accomunarci, in quanto uomini, è il 99,5% del DNA (e non il 99,9% come si credeva) ma in quello 0,5% c’è un mondo intero di differenza, basti pensare che la somiglianza con lo scimpanzé è del 98,5% e la differenza tra questo e il bonobo (due specie distinte, addirittura) è dello 0,3%.

Inutile anche cassare la dicitura “razza” per utilizzare quella di “etnia” essendo questo un concetto culturale (per quanto, sicuramente, basato anche su un dato biologico che distingue, ad esempio, i Lombardi dai Sardi), anche perché la distanza che intercorre tra un Tedesco e un Italiano non è certo la stessa che intercorre tra questi e un Arabo, e ancora tra caucasoidi e negroidi e così via.  La tassonomia dell’homo sapiens sapiens (ossia dell’uomo anatomicamente moderno) è dunque genere, specie, razza (sub-specie), sottorazza (sub-sub-specie), etnia, ricordando che all’interno delle sottorazze (ad esempio quella europide del ceppo razziale caucasoide) vi sono tutta una serie di sfumature fenotipiche, e logicamente genetiche. Non dimentichiamo che un’ulteriore distinzione tra razze è data, ad esempio, da quel massimo di 4% di DNA neanderthaliano presente nel genoma caucasoide e assente nelle altre razze, che a loro volta potrebbero avere invece remote ibridazioni con altri sapiens arcaici.

Quando Fontana parla di “razza bianca” andrebbe corretto precisando che egli si riferisce alla sottorazza europide (“bianca” è un arbitrario termine coloniale usato dagli Americani, il che è tutto dire), le cui peculiarità non sono solo di pigmento ma anche e soprattutto antropometriche e antroposcopiche, oltre che genetiche. Ciò che invece dice di sacrosanto è la necessità di difendere, preservare e trasmettere i nostri geni europidi per sconfiggere l’orripilante auto-genocidio degli Europei, che non è solo culturale ma è anche etnico e quindi, sotto sotto, biologico.

Non servono persecuzioni e massacri per accorgersi di come, oggi, vi sia il più totale sprezzo del dato etno-razziale, tra immigrazione di massa, società multirazziale, meticciamento e sostituzioni etniche dettate dal turbo-capitalismo che tanto piace ANCHE alle sinistre europee, a cui si sono prostituite più che volentieri dimenticandosi dei bisogni dei moderni proletari indigeni d’Italia e d’Europa. L’unico odio che vedo non è quello verso gli immigrati (un fenomeno amplificato retoricamente ma che in realtà è ben poca cosa) ma quello verso gli autoctoni europei, demonizzati per il solo fatto di essere “bianchi”, prova ne è l’ottuso terzomondismo di antifascisti, preti (papa in testa), antirazzisti vari secondo cui gli abitanti del sud del globo sono sempre povere vittime dell’imperialismo razzista dei bianchi senza alcuna colpa e responsabilità per la situazione di spaventoso degrado, miseria, corruzione in cui vivono.

In conclusione, possiamo giustamente affermare che le razze umane esistano e che quella caucasoide europide sia a rischio estinzione (naturalmente più per colpa sua che altrui, è evidente). Da qui la necessità non di discriminare, di aggredire, di segregare violentemente gli allogeni, ma di salvaguardare tutto quello che compone il nostro patrimonio etno-culturale e razziale (dunque biologico) senza cui l’Europa sarebbe completamente svuotata della propria anima a tutto vantaggio del carrozzone funebre di Bruxelles, o meglio ancora dei famigerati “stati uniti d’Europa” che tanto eccitano la fantasia dei piddini e degli altri “socialisti” europei. Il comunitarismo, l’etnonazionalismo, il socialismo nazionale sono dottrine tutte tese alla tutela della nostra identità, che in accezione schietta e genuina non può limitarsi alla sola cultura; senza più sangue e suolo (incontaminato) europeo, a che servirebbe un’identità civica europeista, e a vantaggio di chi andrebbe? Il nostro continente è intrinsecamente europide, da millenni; cambiargli democraticamente (?) i connotati vorrebbe dire snaturarlo e condurlo ad una ecatombe. Democratica eh, ma sempre di ecatombe si tratta.

Ave Italia!

P.S.: a chi volesse approfondire la questione della tendenziosa disinformazione riguardo razze umane, antropologia fisica e genetica delle popolazioni consiglio questo utilissimo collegamento, divulgativo e accessibile a tutti. A meno che abbiate paraocchi politici, si capisce.

http://www.ereticamente.net/2018/01/quella-sinistra-ignoranza-a-proposito-di-sottospecie-razza.html

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Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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