50 ragionevoli motivi per difendere la Lombardia e la sua identità etnica – Parte V

Eccoci all’ultimo appuntamento sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etno-culturale della Lombardia, in quanto piccola patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore regionale senza legittimità sangue e suolo, come vanno affermando i suoi detrattori anti-identitari, spesso e volentieri per giunta lombardi ma quasi sempre, invece, utili e ignorantissimi idioti al servizio della causa mondialista. Una causa volta alla distruzione della biodiversità italiana ed europea e dunque all’annientamento identitario dei popoli e alla devastazione dell’ambiente naturale che li circonda. Qui trovate la quarta parte.

41) Cultura. È evidente che le differenze che vi sono tra Nord, Centro e Sud Italia riguardano anche diversità psicologiche e caratteriali, culturali, che si riflettono su mentalità, indole, inclinazioni. Sono frutto di secoli di storia diversificata grazie alle differenti vicende socioeconomiche e politiche e, se a Nord e in Toscana la nascita e l’evoluzione del libero comune ha contribuito alla formazione della mentalità imprenditoriale, dello spirito d’autodeterminazione e dell’individualismo (anche in termini di campanilismo), al Sud (come a Roma col papa) il potere feudale, accentratore e latifondista del Regno di Sicilia e di Napoli ha disabituato i popoli meridionali alla diretta gestione della propria vita pubblica, il che ha contribuito al valzer dei dominatori ma anche alla nascita delle mafie e a quella diuturna stasi in cui sembra immerso il Mezzogiorno. D’altro canto, il carattere di un popolo dipende sicuramente dal proprio peculiare impasto etnico, risultato dell’unione tra il dato di sangue e quello di suolo.

42) Famiglia. Una caratteristica sociologica meridionale che molti studiosi hanno preso in considerazione è il cosiddetto “familismo”, ossia il privilegiare gli interessi della famiglia, del proprio clan, a scapito di quelli della comunità, che a volte porta al fenomeno mafioso e a tutte le spiacevoli questioni ad esso connesso. Al Nord invece, e dunque anche nella Lombardia etnica, si tende ad avere una mentalità più aperta sul ruolo della famiglia, senza che questa vada ad inficiare il benessere collettivo. Ciò riflette le complesse vicende storiche d’Italia, con un Nord più dinamico ed intraprendente e un Sud più ripiegato su sé stesso e sul singolo nucleo famigliare, il che può comportare anche uno scarso spirito civico.

43) Società. Al Sud, in effetti, mancano spesso spirito cooperativo e fiducia tra cittadini (vedi capitale sociale), mentre in Lombardia, e più genericamente al Nord, vi è maggiore collaborazione, sinergia, sforzo comunitario, dinamismo dovuto anche alle vicende storiche di continuo conflitto che distinguono il Settentrione da un Mezzogiorno “addormentato” e unito sotto il potere centralista del regno per un millennio quasi, rassegnato al dominio straniero. Sicuramente al Nord c’è un certo spirito liberale che manca al Sud, il che non è per forza di cose detto che sia qualcosa di sempre positivo… E, capiamoci: il fatto che il Nord sia più laborioso, ricco, intraprendente, meglio organizzato, virtuoso (per tutta una serie di vicissitudini storiche) non presuppone una sua superiorità nei riguardi della controparte centro-meridionale.

44) Mentalità del lavoro.  Uno dei fattori culturali (e socioeconomici) più evidenti nel campo delle differenze che intercorrono tra Nord (soprattutto Lombardia) e Sud riguarda la diversa concezione del lavoro, la diversa mentalità del lavoro. Al netto delle battute da osteria, è evidente che in virtù della propria storia (e del proprio ambiente, oserei dire), il Settentrione sia, come detto sopra, più ricco, dinamico, intraprendente, industrioso rispetto al Meridione, che di certo risente ancor oggi di secoli di sistema feudale che inchiodava i contadini al latifondo senza alcuna miglioria agricola da parte del potere centrale e baronale. Senza contare il fenomeno mafioso, l’arretratezza, l’atavica diffidenza, la classe dirigente spagnolesca ancor oggi corrotta e l’abbandono da parte dello stato. Non è vero che il Nord si è arricchito sulle spalle del Sud a partire dal Risorgimento: è evidente che l’indole, la mentalità, le inclinazioni e la cultura di un popolo sono legate ad etnia ed ambiente, e affondano le proprie radici nel passato più remoto.

45) Economia. La Lombardia etnica non è diventata ricca, prospera, industrializzata e sviluppata perché col Risorgimento avrebbe derubato un regno meridionale all’avanguardia su tutta la linea, rispetto ad un Nord degradato e con le pezze al sedere (questa è piagnucolosa propaganda meridionalista, di chi preferisce dare la colpa dei propri guai agli altri invece di farsi un serio esame di coscienza e rimboccarsi le maniche); la ricchezza e la prosperità della Lombardia erano ben note sin dai tempi dei Romani, e soprattutto Milano era già all’epoca un centro ricco e sviluppato grazie ai commerci, all’agricoltura e all’allevamento, alle attività artigianali, all’imprenditoria ante litteram. La fortuna della Lombardia è la sua felice posizione geografica, immersa nella fertile Pianura Padana, bagnata da una moltitudine di fiumi (primo tra tutti il Po), torrenti, corsi minori, canali, risorgive, con importanti laghi glaciali, e situata nell’area di contatto tra il mondo centro-europeo e quello mediterraneo. Il che, ovviamente, viene rispecchiato dal carattere della gente indigena che queste terre abita.

46) Liberalismo. Non è qualcosa di cui andar fieri, naturalmente, ma una delle grandi differenze socioeconomiche e politiche tra Nord e Sud sta nella mentalità liberale del primo contrapposta a quella più conservatrice e statalista del secondo, retaggio del passato borbonico. Anche questo, in effetti, può aver frenato lo sviluppo del Meridione, oppresso dal centralismo del regno, a fronte di un’Italia nordoccidentale e Toscana ove vigevano libero scambio, spirito imprenditoriale liberale ed importanti riforme in campo agrario. Ancor oggi abbiamo una Lombardia al passo coi tempi e un Sud che fatica ad ingranare, zavorrato com’è da problemi che sembrano insanabili.

47) Individualismo. La ricchezza e il benessere diffuso, in Lombardia, hanno promosso uno stile di vita borghese molto centrato sull’individualismo, mentre altrove in Italia (soprattutto a Sud, chiaramente) rimane un più forte attaccamento alla famiglia e/o al tessuto tradizionale della società, che dipende molto da una situazione economica meno felice rispetto a quella lombarda. La prosperità dell’Italia nordoccidentale ha i suoi lati positivi, ovviamente, ma anche i suoi coni d’ombra, che implicano un certo sradicamento dalla propria più intima dimensione etno-comunitaria e famigliare.

48) Imprenditoria. La Lombardia etnica è, sin da tempi non sospetti, una grande realtà imprenditoriale che ha sempre trovato il modo ideale per mettere appieno a frutto le grandissime potenzialità produttive della pianura, con il suo straordinario reticolo idrografico padano, e la sua innata vocazione ai commerci, all’artigianato, all’agroalimentare, all’industria. Basterebbe il solo esempio di Milano e delle sue secolari politiche agricole, alla base di una inclinazione imprenditoriale che affonda le proprie radici nel passato gallo-romano. 

49) Criminalità. La criminalità organizzata in Lombardia è un fenomeno d’importazione, in particolare meridionale, diffusosi nel secondo dopoguerra sulla spinta degli esodi interni da sud verso nord e, più di recente, dall’immigrazione allogena. Non si vuole ridurre, ovviamente, il Meridione d’Italia alle mafie ma di sicuro se cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita e altre mafie generiche sono nate e si sono sviluppate al Sud si deve, ancora una volta, a questioni culturali e ambientali. Anche i Lombardi hanno i propri difetti, non esistono popoli perfetti, ma di certo mafia e crimine organizzato non fanno parte del DNA storico lombardo.

50) Birra. L’Italia, tutta, è il regno del vino, come in tutti i Paesi dell’Europa centro-meridionale, e anche la Lombardia etnica dà il suo robusto contributo in materia enologica, producendo ottimi vini. Tuttavia esiste pure una tormentata storia di consumo della birra, bevanda spiccatamente celto-germanica, che va dal primato dell’attestazione nel consumo grazie ai ritrovamenti golasecchiani di Pombia (Novara) alle importazioni degli invasori germanici medievali; in epoche più recenti la produzione autoctona fu limitata ad alcune vallate alpine, per tornare in voga nel ‘700 grazie alla venuta nell’Italia settentrionale di alcuni birrai ed industriali tedeschi. Alla diffusione del consumo di birra contribuì anche l’occupazione asburgica del Lombardo-Veneto, ma soprattutto il decollo otto-novecentesco di birrerie e birrifici con noti marchi lombardo-etnici ancor oggi esistenti.

Mi auguro, grazie a queste cinque tappe percorse, di avervi fornito 50 spunti su cui riflettere, poiché l’identità etnica della Lombardia non deve essere qualcosa di vacuo, superfluo e dunque di obliato, ma motivo di riscoperta e di approfondimento prima di tutto per noi Lombardi, al fine di maturare uno spirito comunitarista, che possa integrarsi al meglio nel quadro del patriottismo nazionale, un patriottismo vivo, reale, animato dall’etnonazionalismo. La propria coscienza identitaria locale trova la sua naturale sede nel patriottismo italico etno-federale, prima ancora che in un europeismo etno-culturale. Non dobbiamo ridurre l’Italia alla Repubblica Italiana, ma al contempo non dobbiamo dimenticare che le nostre radici più profonde e intime affondano in quel retroterra comunitario, sub-nazionale, che prima di renderci italiani fa di noi degli individui gallo-romanzi cisalpini influenzati, in parte, dai germanici Longobardi, ossia dei Lombardi.

Saluu Lombardia!

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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