Maschilismo? La schiavitù femminile è il degrado anti-tradizionale

Da quando è scoppiato (in grandissimo ritardo) il caso Weinstein negli Usa, sollevato da attrici e attricette che, misteriosamente, si sentono violate a vent’anni di distanza, anche in Italia è scattata la caccia alle streghe finalizzata ad individuare il maniaco famoso di turno, procurando però strascichi che si riflettono anche sulla vita di tutti i giorni della gente comune. Si capisce bene, è una farsa, perché se non fosse stato per il vento d’oltreoceano nessuno qui si sarebbe sognato di sollevare un polverone mediatico attorno a personaggi accusati di vere o presunte molestie sessuali ai danni di ragazzine cresciute che “vorrebbero lavorare nel mondo dello spettacolo” (un mantra patetico, ormai, perché lavoro e spettacolo non possono trovarsi nella stessa frase, e questa fregola dell’apparire a tutti i costi rivela tutta la spoetizzante superficialità e frivolezza dei tempi moderni).

Ci sarebbe da chiedersi come mai certe donne denuncino violenze sessuali dopo decenni, tutte insieme, accusando la stessa persona; il sospetto che, a loro modo, siano state conniventi non fa fatica ad affacciarsi, pensando soprattutto al fatto che qui si tratti di “dive” del cinema, del marasma hollywoodiano, che prima di uscire allo scoperto hanno tenuto buono per vent’anni il danaroso pappone che gli ha permesso di fare carriera. Questo sinché il suddetto pappone non è caduto in disgrazia facilitando le operazioni di denunzia da parte delle sue “vittime”, dando successivamente il La alla smania di accuse italiche piovute addosso a soggetti noti o meno noti del Bel paese, come il regista Brizzi.

Cari amici, è naturale che le violenze contro le donne vadano condannate, anzi, sarebbe anche bene mettersi in testa che un uomo che alza le mani su di una donna o che perde la testa e il controllo arrivando a perseguitarla o peggio è un debole, un fallito, un castrato, però si deve marcare una bella distanza tra le povere disgraziate comuni che vengono realmente violate, malmenate, terrorizzate e financo uccise e le ricche capricciose che un bel giorno si svegliano con la luna storta e decidono, misteriosamente, di vuotare il sacco, proprio ora, ai danni del facoltoso lenone. In tutta sincerità ho anche più rispetto per una poveraccia costretta a prostituirsi per vivere che per le stelle di cartapesta del mondo dello spettacolo, o per quelle donne senza arte né parte che vogliono a tutti i costi darsi a canto, danza, cinema, teatro, tv ecc. perché, in maniera infantile, sprezzano il lavoro onesto quotidiano e una normale vita che è quella della stragrande maggioranza delle persone.

Se una donna viene realmente stuprata, molestata seriamente, ricattata, assoggettata denuncia immediatamente, non aspetta vent’anni, a maggior ragione se è una donna agiata e circondata da vizi e lusso; in caso contrario il sospetto che ci sia sotto qualcosa che non quadra è più che legittimo, e la sensazione di sozzura che queste civettuole possono sentirsi addosso appare più come un modo per finire al centro dell’attenzione dopo, magari, anni di oblio e di prestazioni anonime. Non sto ovviamente dicendo che delle violenze su donne di spettacolo siano meno importanti di quelle su donne normali, ma è evidente che se queste attricette accusano uno, in massa, dopo decenni è perché gli ha fatto comodo tacere per tutto questo tempo.

Ci sono, sicuramente, casi in cui una donna non può effettivamente denunziare, ma si tratta, oggi, di casi limite in Occidente che nascono spesso da situazioni di totale degrado e abbandono, di disagio e povertà, di ignoranza e di violenze quotidiane. Queste sì che sono vittime e necessitano di aiuto e di riscatto, per venir salvate da un mondo di squallore che sovente ha origine da grame vite bruciate nei sobborghi periferici delle metropoli alienanti e cosmopolite di oggi, e dunque da immigrazione di massa e società multirazziale.

Quando invece la cronaca viene animata da notizie come quelle relative a Weinstein, sembra davvero di essere finiti al centro di una moda, che presto contagia tutto l’Occidente, perché si sa, oggi quel che accade negli Stati Uniti deve per forza di cose avere una ripercussione sulle sue colonie d’oltreoceano, quelle del vecchio continente, dove la sottocultura americana trova la sua massima realizzazione grazie all’amorfa massa di zombie che infestano l’Europa occidentale. Essendo una moda questa tendenza raggiunge gli assurdi delle mode dove, a momenti, uno deve stare attentissimo a guardare una donna o a rivolgerle la parola perché potrebbe rappresentare una molestia. Infatti dopo gli scandali attribuiti al produttore giudeo-americano ecco fioccare segnalazioni di abusi da parte di una pletora di famosi attori, registi, politici, giornalisti, cineasti e chi più ne ha più ne metta, abusi – guarda caso – denunziati solo ora.

Il vittimismo furbacchione di certe donne occidentali è un modo come un altro per auto-assolversi dalle proprie colpe, per scaricare tutto addosso ad altri, per evitare accuratamente di guardarsi dentro e scoprire i propri lati oscuri, cercando di risolverli. Ma quando mai? La colpa è sempre di terzi e i propri capricci vanno giustificati in ogni modo inventandosi il gran complotto misogino ai danni di donne la cui “emancipazione” ha comportato per loro una nuova schiavitù, che è quella del mercato, del consumismo e della mondanità eretta a ragion di vita. Come spesso accade nel passaggio tra società bigotta in senso cattolico e postmoderno si passa da un eccesso all’altro, e se un tempo la donna era del tutto soggetta al marito o ai famigliari maschi oggi è così drogata dall’anarco-individualismo e dall’omologazione materialista che si sente libera di fare quel che le pare pur essendo in realtà la schiava che non avrebbe mai il coraggio di ammetterlo.

Schiava delle mode, dei cliché, dei pregiudizi anti-tradizionali e anti-identitari, dell’effimero, dell’apparire e del capriccio che la rende instabile, schiava anche di certo turpe immaginario maschile perché non ci si può lamentare delle morbose attenzioni dell’uomo se si finisce su calendari poco ortodossi o in programmi televisivi dove l’oscena ostentazione della femminilità diventa cibo vitale per quegli stessi individui che poi vengono accusati di molestie. Un uomo degno di questo nome naturalmente non cede di fronte a queste amorali tentazioni  e non è che se vede una donna scollacciata perde il controllo; però la donna scollacciata dovrebbe ricordarsi che esiste un decoro e che denudandosi non dimostra di aver maggiore dignità di una poveraccia mediorientale mandata in giro con uno scafandro a 50° all’ombra.

Si ciancia tanto, a sproposito, di parità, di quote rosa, di post-femminismi, di violenze sulle donne, di femminicidi ecc. ma, salvo i casi di cronaca nera dove si parla di criminalità omicida (non femminicida, omicida), se, oggi, la donna occidentale finisce in situazioni poco piacevoli dovrebbe anche avere il coraggio di farsi un piccolo esamino di coscienza piuttosto che gettare sempre e solo fango addosso al genere maschile, accusato di ogni nefandezza. Non si può pretendere parità di trattamento a tutti i costi se non si è anche disposte a prendersi la propria sana dose di doveri e di responsabilizzazioni, e quindi di crescere, di maturare e smettere i panni delle eterne principessine Disney.

In realtà, lo sappiamo, uomo e donna non sono uguali, sono complementari, ed entrambi fondamentali per preservare l’ordine naturale delle cose e conservare la stirpe. Non si tratta di una guerra in cui v’è un superiore o un inferiore proprio perché maschile e femminile sono concetti differenti dell’essere umano, non sono in competizione, e devono vieppiù cercare di mantenere un equilibrio affinché riescano ad integrarsi senza sopraffarsi a vicenda. Non dimenticatevi mai che la zizzania tra uomo e donna la seminano i nemici di entrambi, il cui scopo è annientare le identità, la tradizione, la natura, la famiglia e le nazioni per instaurare il regime terroristico del mondialismo, che d’altronde è lo stesso che defeca anche gli islamismi e altri tragicamente ridicoli estremismi, ascari di un disegno di sovversione globale che ruota attorno al denaro apolide dei finanziocrati.

Care donne, non fatevi infinocchiare dalle cialtronerie femministe e postmoderne, che vi vogliono sciocche e vuote marionette facilmente manovrabili dalla pancia del mercato: la vera libertà, la vera realizzazione e il vero coronamento della vostra (sana) femminilità stanno nel solco tracciato dall’ethos dei nostri Padri indogermanici, grazie a cui esiste la civiltà europea, quella stessa civiltà che vede nella donna non una schiava, non una pezza per i piedi, non un giocattolo sessuale ma la signora della propria vita che riesce ad individuare i suoi veri nemici senza sparacchiare nel mucchio evocando lo spettro maschilista e misogino, perché conscia della sua innata missione, che è quella di mettere la propria esistenza, così come quella maschile, al servizio del più alto degli ideali: quello del comunitarismo völkisch.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/11/maschilismo-la-schiavitu-femminile-e-il-degrado-anti-tradizionale.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

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2 risposte a Maschilismo? La schiavitù femminile è il degrado anti-tradizionale

  1. Mirko ha detto:

    Paolo, la figura del maschio occidentale è pericolosa, perché il maschio, grazie anche al testosterone, è più combattivo, testardo, orgoglioso, competitivo, e meno incline a compromessi. Sono attributi che a chi domina il sistema non piace. Il vero scopo degli scandali mediatici delle ultime settimane? La criminalizzazione del maschio come mezzo per liquefare sempre più la società. Loro vogliono un esercito di schiavi confusi, docili e asserviti. Una tale forma di società è conforme all’idea di un ordine in cui non vi siano frontiere, né orgogli nazionalisti, né pregiudizi razziali, né altre forme di differenziazione fra le moltitudini di schiavi, che devono sembrare tutti uguali e che forse si vogliono far diventare tutti uguali, come gli schiavi di Stalin, di Mao, di Pol Pot e di Orwell, tutti riuniti in un’unica grande comunità di servi della gleba senza frontiere.

    Nel suo libro The War Against Boys, Christina Hoff Sommers sostiene che oggi nelle scuole i maschi sono visti come “femmine difettose”, che quindi devono essere corretti per eliminare i loro tratti tipicamente maschili. Secondo gli “esperti” di università come Harvard, Wellesley e Tufts e di tutte le organizzazioni femministe, gli uomini rimarranno sessisti (e quindi pericolosi), a meno che non vengano allontanati, con l’educazione, dalla loro mascolinità. Si vogliono quindi rendere i ragazzi meno competitivi, più portati a esprimere i loro sentimenti, più femminili, insomma.

    Dall’altra parte, le donne vengono allevate nel vittimismo, viene loro insegnato ad essere vulnerabili in modo aggressivo e vengono convinte che ogni minima infrazione, approccio o incomprensione rappresenti un “assalto”, “abuso” o “molestia”. Questo può anche funzionare all’interno dei confini sicuri del campus, dove le carriere degli uomini possono venire distrutte da una semplice voce messa in giro da una studentessa. Secondo la professoressa Christina Hoff Sommers (una femminista), quelle differenze che ancora esistono sono dovute a scelte da parte delle donne, e non a imparzialità strutturali. Eppure, gli uomini sono continuamente perseguitati a causa di concetti inventati come “cultura dello stupro” e “privilegi patriarcali”.

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  2. Werner ha detto:

    Femminismo, un fenomeno non spontaneo creato oltre cinquanta anni fa dai soliti poteri occulti che dirigono la politica da dietro le quinte, allo scopo di distruggere la struttura familiare e mettere contro uomini e donne (europei), che ha abilmente sfruttato alcune situazioni, per carità esistenti, in cui la donna veniva trattata come un “subumano” (situazione invece fino ad oggi prevalente nei paesi islamici e africani, da dove provengono molti immigrati, sulla quale le femministe tacciono).

    Da mezzo secolo a questa parte hanno letteralmente lavato il cervello alle nostre donne, mettendogli in testa che la loro “libertà” consiste nell’emulare l’uomo nei suoi vizi e comportamenti peggiori, nell’essere poco vestite, nell’essere sessualmente promiscue, nel preferire un negro ad un europeo. Povere schiave inconsapevoli, fanno pena.

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