50 ragionevoli motivi per difendere la Lombardia e la sua identità etnica – Parte II

Eccoci al secondo appuntamento sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etno-culturale della Lombardia, in quanto piccola patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore regionale senza legittimità sangue e suolo, come vanno affermando i suoi detrattori anti-identitari, spesso e volentieri per giunta lombardi ma quasi sempre, invece, utili e ignorantissimi idioti al servizio della causa mondialista. Una causa volta alla distruzione della biodiversità italiana ed europea e dunque all’annientamento identitario dei popoli e alla devastazione dell’ambiente naturale che li circonda. Qui trovate la prima parte.

11) Industria del latte. La Lombardia etnica è una rinomata area in cui abbondano i prodotti zootecnici derivati dal latte di vacca, primi fra tutti i formaggi. I Lombardi vantano una lunghissima tradizione lattiero-casearia (si pensi all’aneddoto di Cesare e gli asparagi col burro consumati a Milano, nella Gallia Cisalpina), che passa anche per l’epoca medievale grazie al massiccio consumo di latte (e di carne di bovino) fatto dai Longobardi, essendo questi più allevatori che agricoltori. Oltretutto a questi conquistatori germanici si deve l’introduzione dell’unica razza bovina autoctona della (Regione) Lombardia, la varzese, col suo tipico mantello color fromentino. Caso analogo per la reggiana dell’Emilia, anch’essa di quel colore.

12) Anello di congiunzione. La Lombardia esercita da sempre un’importantissima funzione di mediatore in qualità di anello di congiunzione tra il mondo mediterraneo prettamente italico e l’Europa centrale celto-germanica, presentando infatti caratteristiche sia mediterranee ed italico-romane che continentali, per l’appunto celtiche (soprattutto) e germaniche. Questa situazione intermedia è valevole da un punto di vista ambientale, geografico e climatico e anche, come detto, etnico, culturale, storico, socioeconomico.

13) Popolamento. A differenza di quanto avviene per l’Italia centrale e meridionale, in un quadro cioè molto accentratore, in Lombardia il popolamento storico obbedisce a criteri di insediamento sparso, frammentato, suddiviso in piccole e piccolissime entità, come ancor oggi si può vedere osservando le diverse centinaia di comuni facenti parte i singoli territori provinciali di un buon numero di città padane. Sintomo di ciò potrebbe essere l’antica suddivisione pagense celtica, continuata coi Romani ed ereditata da Longobardi e Franchi con il sistema di vicinia, iudiciaria e comunalia.

14) Aspetto continentale e neolitico. L’Italia, intesa globalmente, è forse la realtà più neolitica d’Europa, nel senso che, biologicamente parlando, il nostro DNA è particolarmente ricco di geni antichi, neolitici appunto, del Vicino Oriente, legati all’espansione dell’agricoltura. I Sardi rappresentano il picco massimo di tale tendenza, e anche la scarsa tolleranza al lattosio degli adulti italiani è sintomatica della massiccia eredità genetica di matrice neolitica. In Lombardia tuttavia, come nel resto del Nord, vi è un consistente apporto sia mesolitico (dei cacciatori-raccoglitori cromagnoidi) che indoeuropeo originario delle steppe, frutto questo di una concreta arianizzazione anche genetica e antropologica dovuta a diverse ondate celtiche, italiche e germaniche.

15) Genetica. L’Italia è anche la realtà genetica forse più eterogenea d’Europa, essendoci nel nostro Paese un netto cline nord-sud e persino uno in senso est-ovest; esiste soprattutto un chiaro stacco tra Italia centro-settentrionale e meridionale e una certa distanza tra Italia nordoccidentale (e Toscana) e Triveneto, con quest’ultimo che mostra una nitida tendenza a scolorare nell’Europa mittel se si considerano le località più settentrionali come Trentino, Cadore, alta Carnia e territori con recenti migrazioni germaniche (al di là dell’Alto Adige, da segnalarsi l’area dell’Altopiano di Asiago per via dei Cimbri). La Lombardia etnica costituisce un cluster genetico a sé stante che si sovrappone a Liguri e Veneti con Romagnoli e Toscani piuttosto distanziati. I Valdostani, come è logico che sia, costituiscono un gruppo a sé stante, proiettato verso l’Europa centrale.

16) Antropologia fisica. Il profilo etno-antropologico dei Lombardi etnici è caratterizzato da una netta dominanza dell’elemento alpino, seguito dal dinarico e dall’atlanto-mediterraneo, e con una spruzzata nordica qua e là, soprattutto nel settore prealpino e alpino. I tipi nordoidi non sono infrequenti, segno delle antiche invasioni ariane, italo-celtiche, galliche e germaniche, sebbene dal secondo dopoguerra vi sia stato, in diverse zone (soprattutto centro-occidentali), un massiccio rimescolamento con genti meridionali che purtroppo ha notevolmente indebolito la presenza dell’elemento indigeno.

17) Indoeuropeismo. Tutta Italia fu investita dalle ondate indoeuropee preromane che introdussero nel Paese le lingue celtiche, italiche, illiriche, elleniche. Tuttavia, il maggior impatto esercitato dai conquistatori ariani si può riscontrare nel Nord Italia, nel Triveneto e in Lombardia, grazie alla vicinanza all’Europa centrale da cui si diffusero le varie ondate. In Lombardia la maggior parte dell’identità indoeuropea è da riferirsi, ovviamente, alle genti celtiche, emanazione delle culture della Scamozzina, Canegrate, Golasecca e La Tène. Altresì, nel Centro-Nord Italia manca una componente levantina protostorica (del Bronzo) che caratterizza invece il Meridione, introdotta laggiù dallo spostamento di genti provenienti dal Mediterraneo orientale. Da menzionare anche l’apporto superficiale germanico, durante il Medioevo, che vedremo più sotto.

18) No influssi extraeuropei. Ricollegandosi al punto sopra, la Lombardia è priva di influssi “esotici” relativamente moderni che invece – ad un livello alquanto superficiale, intendiamoci – possiamo riscontrare nel Mezzogiorno, in particolare nelle aree più estreme (“siciliane”). Fenici, Ebrei, coloni levantini di epoca romana, Arabi, Saraceni qualche traccia (anche biologica) l’hanno lasciata. Secondo alcuni studiosi anche la mafia stessa potrebbe essere un poco piacevole lascito dei dominatori islamici.

19) Sovrappopolamento. La contrapposizione tra abitato sparso lombardo e accentramento meridionale, già citata sopra al punto 13, non è solo figlia di un diverso modo di abitare il territorio per via di vicende sia demiche che politiche, è anche il frutto del secolare sovraffollamento dell’area padana, anteriore ai fenomeni migratori dell’800-‘900. Nonostante le crisi della seconda metà del XIV secolo (vedi peste nera) e della prima metà del XVII secolo (vedi peste manzoniana), la demografia lombarda è sempre riuscita a riprendersi arrivando ad una densità spesso drammatica, da cui l’atomizzazione comunale di diverse province lombardo-etniche.

20) Gallia. La Lombardia etnica trova nei Celti il suo sostrato etnico e linguistico precipuo (senza dimenticare Liguri, Reti ed Etruschi), grazie all’apporto dei Celti golasecchiani, locutori del leponzio (dialetto celtico continentale), e dei Galli lateniani, parlanti gallico. Non a caso, i Romani chiamarono la nostra terra Gallia Cisalpina, in virtù del massiccio insediamento celtico/gallico seguito alle cospicue calate in Italia dai valichi alpini come il Gran San Bernardo. Il fatto che la precipua linea genetica paterna (Y-DNA) della Lombardia sia R1b-U152/S28, è ulteriore riprova della nostra eredità, anche biologica, celtica.

Fine seconda parte.

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Lombardesimo, Lombardia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a 50 ragionevoli motivi per difendere la Lombardia e la sua identità etnica – Parte II

  1. Luigi ha detto:

    La tolleranza al lattosio a quale componente razziale è collegata? Perchè se dici che l’italiano medio è poco tollerante in quanto molto neolitico si potrebbe anche dire che i popoli cacciatori/raccoglitori erano totalmente privi della lattasi persistenze in età adulta. Dovrebbe essere collegata invece ai popoli allevatori.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Io credo proprio che si riferisca all’arrivo dei nomadi indoeuropei, da quelli protocelti a quelli germanici, segnatamente longobardi. Né cacciatori-raccoglitori mesolitici né tanto meno gli agricoltori neolitici consumavano latticini freschi, a differenza degli invasori ariani che, invece, puntavano molto sull’allevamento, sul consumo di latte e di carne bovina.

      Mi piace

  2. Luigi ha detto:

    Concordo,è l’ipotesi più probabile.

    Mi piace

  3. Pingback: 50 ragionevoli motivi per difendere la Lombardia e la sua identità etnica – Parte III | Il Sizzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...