L’espansione italiana dei campi di urne

Campi di urne italiani

Quando si viene a parlare di Preistoria e Protostoria italiane, gli studiosi nostrani riescono a dividersi e perdersi persino in un bicchier d’acqua. Parlando di Italia preromana, nel nostro caso, ci sono autori che fanno derivare la Cultura laziale (dalla quale derivano i Latini) dal protovillanoviano e villanoviano, altri fanno l’esatto contrario, talvolta tirando in ballo le terramare, e talvolta persino Polada. Altri ancora come la Bietti Sestieri (che insegna in Salento) per i proto-Latini parla di connessioni con le culture delle tombe a fossa dell’Italia meridionale (Campania e Calabria), caratterizzate da sepolture a inumazione (la Bietti Sestieri è quella che azzarda, inascoltata, un’élite di origine fenicia per gli Etruschi, come riporta Gilda Bartoloni).

Comunque sia, le tombe della Cultura laziale, in particolare quella della fase più arcaica, sono esclusivamente a incinerazione, dunque di facies indoeuropea (Urnfield), come per Canegrate, e poi Golasecca. E rimangono tali anche dopo l’influenza dalla FossaKultur (le culture delle tombe a fossa dell’Italia meridionale, per l’appunto). A dimostrazione del fatto che non cambiano il loro specifico costume indoeuropeo, nonostante i contatti con una cultura non indoeuropea. Questa dicotomia italiana tra rito dell’incinerazione e dell’inumazione, durante l’Età del ferro (IX-VIII secolo a.e.v.), è egregiamente mostrata nella cartina sottostante, e possiamo affermare che coincida con le aree più arianizzate del nostro Paese, fondamentalmente quelle del Nord e del Centro (ambito italico-celtico).

Età del ferro italiana

I Latini, come sappiamo, appartenevano alla prima ondata degli Italici (latino-falisca) assieme ad altri popoli quali Falisci, Capenati, Ausoni, Opici, Enotri, Siculi e anche Venetici, tutte genti collegate dall’ambito protovillanoviano sviluppatosi nell’Italia settentrionale. Gli Umbri invece, parte della seconda ondata italica (osco-umbro-sabellica), derivano dalla Cultura di Terni anche detta facies di Terni (o facies di Terni-Colfiorito). Se si guarda alla cartina tratta da Etruscologia di Pallottino è una cultura tutto sommato solitaria, a ridosso di culture tutte a incinerazione/cremazione.

Nello scritto, di cui trovate sotto uno stralcio, Francesco Di Gennaro, allievo di Renato Peroni, considera la facies di Terni una facies locale del protovillanoviano. Renato Peroni è stato uno studioso, come Pallottino, che ha combattuto strenuamente certe facili fascinazioni, nella cultura italiana, verso le origini orientali di qualsiasi cosa (il complesso dell’ex oriente lux). Ne nasceranno ancora di Peroni e Pallottino? Me lo auguro, perché la tendenza ad esaltare e a vedere del meticciato ovunque, in Italia, recato da genti levantine composte da profughi (profughi = fratelli migranti), è pura ideologia, assai pericolosa, oltretutto, in uno scenario contemporaneo attanagliato dal mondialismo.

Sempre nello scritto di Di Gennaro, anche le facies di Tolfa-Allumiere, e di Roma-Colli Albani, fanno parte del sistema protovillanoviano. E questa, tra le altre cose, è l’associazione più comunemente accettata.

Tolfa-Allumiere e Roma-Colli Albani dovrebbero essere facies proto-laziali, dai quali è poi scaturita la Cultura laziale dei Latini. In particolare, i Colli Albani sono il territorio più intensamente legato alla nascita dei Latini. Un territorio vulcanico, esattamente come il territorio tra nord del Lazio e sud della Toscana, il centro nucleare degli Etruschi (vero che la principale triade divina etrusca è composta da Tinia/Giove, Uni/Giunone e Menrva/Minerva ma il patrono degli Etruschi è Voltumna/Vertumno, divinità vulcanica. Ed è a Voltumna che è dedicato il principale santuario etrusco, quello che riunisce tutti i “popoli etruschi” una volta l’anno).

Qui sorge, tuttavia, un nuovo problema: se sia Umbri che Latini sono di emanazione protovillanoviana, perché da un punto di vista linguistico latino e umbro non farebbero parte delle stessa famiglia? Forse la situazione è più complicata di così, e non a caso sono molti gli studiosi che separano gli Italici latino-falisci da quelli osco-umbri, ritenuti il prodotto di una seconda espansione per convenzione chiamata anch’essa italica. Potrebbe anche darsi che ad elementi protovillanoviani se ne siano innestati di altri, non necessariamente anariani, o meglio ancora che gli Osco-Umbri siano villanoviani.

La presenza, nel Centro-Sud, del clade Z2103 (L23), diramazione dell’R1b rinvenuta presso i resti umani di Yamnaya, ritenuta dalla Gimbutas l’Urheimat protoindoeuropea, potrebbe anche far pensare ad un’espansione osco-umbra proveniente dall’area balcanica, mentre U152 apparterrebbe alla prima ondata degli Italici, quella latino-falisca. Alcuni autori del passato assecondavano l’ipotesi della migrazione dai Balcani (o dall’Asia Minore), sebbene rimanga più probabile che anche gli Italici di stirpe osco-umbro-sabellica siano giunti nella Penisola scendendo dalle Alpi orientali.

Non sappiamo come chiamassero sé stessi gli Umbri; la penetrazione di elementi “umbri” (vedi Ambrones o tribù umbro-liguri) nell’Italia settentrionale forse potrebbe raccontarci altro. Nel senso che forse, “Umbri”, fu a un certo punto il nome dato confusamente a più entità diverse, ma tutte originarie dei campi di urne dell’Europa centrale, al pari dei Celti di Canegrate e Golasecca e dei protovillanoviani italici della Pianura Padana (legati ai Venetici del Nord-Est), successivamente diffusisi in tutta Italia.

Ecco il parere del Di Gennaro:

«In epoca recente si è andata sviluppando la tendenza a sottolineare all’interno del Proto-Villanoviano la presenza di gruppi locali che sembravano preludere alla formazione delle contrapposte unità culturali, se non etniche, della prima Età del Ferro; pertanto si è affacciata un’accezione restrittiva del concetto di P. con riferimento alla sola area di successivo sviluppo del Villanoviano tipico, preferendo per gli altri gruppi le parallele denominazioni di «protogolasecchiano», «protoveneto», «protoatestino», «protosabino», «protolaziale», «protoapulo». Per il Latium vetus è invalso per un certo periodo l’uso del termine Proto-Villanoviano con riferimento alle sole fasi non avanzate del Bronzo Finale, riservando alla fase terminale la definizione di «Prima fase della cultura laziale».

Di Gennaro – Proto-Villanoviano
http://www.treccani.it/enciclopedia/…rte-Antica%29/

Gilda Bartoloni – Villanoviano

http://www.treccani.it/enciclopedia/…rte-Antica%29/

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Genetica e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...