Un confronto tra genomi antichi e moderni

Cassidy 2016

Un interessante studio di Cassidy 2016 (qui il link) prende in esame il genoma antico di due campioni irlandesi, uno neolitico (Ballynahatty) e uno dell’Età del bronzo (Rathlin1), comparandoli successivamente con altri due campioni dell’Europa centrale, ungheresi nello specifico, dei medesimi periodi.

Ballynahatty (Irish Neolithic) è una donna vissuta 5.000 anni fa nei pressi di un piccolo villaggio del Neolitico a pochi chilometri da Belfast dove è stato ritrovato un antico monumento religioso (Giant’s Ring). Si tratta di una Neolithic farmer che fa parte, presumibilmente, della prima migrazione neolitica degli agricoltori in Europa, dal Vicino Oriente. Il picco in Italia sembra esserci proprio in Sardegna, lungo la costa ligure e toscana e più in generale nell’Italia nord-occidentale, mentre nel resto dell’Europa il picco è in Ispagna e nel sud della Francia. Si può ipotizzare che in Italia si tratti della componente neolitica negli antichi Liguri, o di qualcosa collegato al rifugio franco-cantabrico; potrebbe essere anche il residuo degli antichi cromagnoidi negli agricoltori del Neolitico, inoltre il mtDNA di questa donna (Ballynahatty) è HV0.

Rathlin1 (Irish Bronze Age) è invece uno dei tre maschi dell’Età del bronzo ritrovati nell’isola di Rathlin (isola irlandese nel Canale del Nord al largo delle coste dell’Antrim, contea dell’Irlanda del Nord) tutti R1b (Rathlin1 Y-DNA R1b1a2a1a2c1g, mtDNA U5a1b1e) e si tratta di tre Celti maschi che hanno una significativa quantità di DNA in comune con quello delle steppe eurasiatiche dalle quali provenivano i primi Indoeuropei.

Questa la classifica delle popolazioni moderne che condividono di più con questo campione. Interessante notare come i Toscani si piazzino prima degli Spagnoli (in barba alla famigerata Atlantic façade). Tra gli Italiani seguono ravvicinati quelli del Nord. Molto distaccati sia i Baschi che i Sardi.

Scottish 36.512
Ireland 36.313
Welsh 35.745
Germany Austria 33.658
French 32.299
English 32.213
Norwegian 31.425
Orcadian 30.072
Tuscan 29.202
Spanish 28.613
Hungarian 28.995
Belorussian 28.418
NorthItalian 27.829
Lezgin 27.029
Romanian 26.692
Polish 26.957
Finnish 26.431
Bulgarian 26.21
SouthItalian 26.127
Russian 25.537
Lithuanian 25.067
EastSicilian 24.689
Iranian 24.648
WestSicilian 24.509
Greek 24.341
Syrian 23.896
Turkish 23.886
Chuvash 23.865
Basque 23.824
Cypriot 23.720
Georgian 23.284
Armenian 23.060
Sardinian 22.989
Jordanian 21.811

Il fatto che il picco in Italia, lo possiamo verificare ancor meglio osservando la mappa postata sopra, si trovi in Toscana, e in seconda battuta nell’Italia nord-occidentale (Emilia, Liguria, Lombardia, Piemonte) è molto interessante. Perché in Toscana non ci sono stati i Celti ma gli Etruschi. Si tratta indubbiamente della componente proto-villanoviana degli Etruschi, che era forse la componente etnica più importante ed era indubbiamente di origine indoeuropea, affine a quella celtica. Questi proto-villanoviani, che provenivano dall’area dei campi di urne del Centro Europa, si mescolarono alla prima ondata indoeuropea che era già arrivata nel Centro-Nord Italia attraverso i Liguri arianizzati (e fors’anche nel Sud con i Siculi), gli R-P312/R1b1a2 (R-M269). Queste genti proto-villanoviane si stabilirono nel Nord Italia (tra Lombardia ed Emilia) e in Toscana dove, evidentemente, si svilupparono molto, tanto da aver lasciato un fortissimo segnale genetico ancora oggi, il più forte che esista in Italia. Dal Centro-Nord si diffusero nel resto della Penisola, divenendo i famosi Italici.

Nel Nord Italia essi subirono una successiva celtizzazione, non solo culturale, anche genetica, mentre in Toscana andarono incontro a una fase culturale (pure elitaria?) orientalizzante, anche dovuta ai contatti con i Greci della Magna Grecia, e dettero origine agli Etrusch, dopo essersi fusi con gli autoctoni mediterranei. Infine, nel Centro-Sud Italia, dove il segnale si fa molto più debole man mano si scende a sud, dettero appunto vita alle tribù italiche, anche in questo caso probabilmente a causa dei contatti con i Greci della Magna Grecia e gli stessi Etruschi.

Rathlin1 – 2026-1885 years BC, Early Bronze Age, haplogroup R1b1a2a1a2c1g (= R-DF21/S192)

Rathlin2 – 2024-1741 years BC, Early Bronze Age, haplogroup R1b1a2a1a2c1 (= R-DF13/S521/CTS241)

Rathlin3 – 1736-1534 years BC, Early Bronze Age, haplogroup R1b1a2a1a2c (= R-L21/M529/S145)

Seguendo il filo logico dell’archeologia, il centro nucleare della civiltà etrusca si trovava tra il nord del Lazio e il sud della Toscana, con un’appendice anche nella vicina Umbria occidentale. Il centro religioso più importante era Volsinii (in etrusco Velzna, come il nome antico di Bologna stessa), che alcuni hanno identificato con Bolsena (nord del Lazio), altri con Orvieto (Umbria). A Volsinii/Velzna si trovava il Fanum Voltumnae, dedicato al dio Veltumna o Voltumna, ed era qui che ogni anno si ritrovavano i capi della Lega Etrusca. L’epicentro etrusco era spostato molto a sud rispetto alla Toscana attuale, e comprendeva zone che oggi non si trovano (più) in Toscana, ma comunque anche a tutti i centri dell’Etruria meridionale corrispondeva sempre un precedente abitato villanoviano dell’Età del bronzo o della prima Età del ferro. Questa corrispondenza tra centri villanoviani ed etruschi è sistematica e quasi implacabile.

Chiaramente i proto-villanoviani che provenivano dai campi d’urne assimilarono gli indigeni mediterranei che erano già stati parzialmente indoeuropeizzati. Ötzi, la mummia del Similaun, viene in qualche modo associato alla Cultura di Remedello che aveva estensioni anche in Emilia e Toscana. Nel nord del Lazio esisteva quella del Rinaldone. Sia nella cultura di Remedello che in quella del Rinaldone si registra la presenza di elementi della Cultura del vaso campaniforme, riconducibili a una certa kurganizzazione, ma secondo molti studiosi questi elementi Bell Beaker rappresentarono solo una seconda ondata indoeuropea in Italia, perché sia Remedello, Rinaldone che il Gaudio avevano già assorbito una prima possibile avanguardia indoeuropea (R1b). Quindi quando questi proto-villanoviani dei campi di urne arrivarono in Italia si trovarono di fronte a popolazioni che avevano già assorbito tratti indoeuropei. Resta da capire perché una cultura prevalentemente indoeuropea continuò a usare una lingua preindoeuropea di un sostrato precedente e non impose la propria. Forse ci poniamo la domanda sbagliata, perché diamo per scontato che questo non accadesse di frequente, o forse semplicemente è riconducibile a motivi religiosi, una casta sacerdotale che si impose sul resto della popolazione.

Stando al mito, è possibile che un piccola élite egeo-anatolica in possesso delle più avanzate tecnologie metallurgiche arrivò sulle coste dell’Italia centrale alla ricerca di miniere di metalli, di cui il nord del Lazio e il sud della Toscana erano molto ricchi. Secondo il mito arrivò a Tarquinia e questa fu la scintilla che permise alla civiltà etrusca di fiorire in pochissimi anni, così come più tardi permise lo sviluppo di Roma, che secondo la leggenda fu fondata da tre tribù: Latini, Sabini ed Etruschi. Ma l’arrivo di questa piccola élite può anche tradursi in semplici contatti, certamente importanti, ma che non sconvolsero il quadro generale della popolazione. Proprio sulla base di tutte le recenti ricerche genetiche, l’eredità di questa élite, o di questi contatti, non sembra superare i pochi punti percentuali.

Venendo, invece, ai due campioni ungheresi, anch’essi del Neolitico e del Bronzo, rispettivamente NE1 (Hungarian Neolithic) e BR2 (Hungarian Bronze Age), messi a confronto coi due campioni irlandesi, e tra di loro, stimolano le seguenti riflessioni. Anche quanto sto per dire, come la parte iniziale relativa ai campioni irlandesi, è da mettere in relazione con la mappa pubblicata sotto il titolo di questo mio articolo.

Usando il calcolatore amatoriale MDLP K11 modern, il campione ungherese del Bronzo dà come esiti 20% di EHG (cacciatori-raccoglitori orientali) e 33% di WHG (cacciatori-raccoglitori occidentali), mentre un campione di genoma antico, sempre ungherese, del Ferro ha valori invertiti, 32% di EHG e 25% di WHG.

Confrontiamoli con NE1 (Hungarian Neolithic). Il Neolitico NE1 ha indubbiamente valori più bassi di EHG e WHG di BR2 e dell’altro campione dell’Età del ferro.

MDLP K11 2xOracle and OracleX4

Admix Results (sorted):

# Population Percent
1 Neolithic 70.14
2 Basal 12.11
3 WHG 9.20
4 EHG 7.99

Finished reading population data. 161 populations found.
11 components mode.

——————————–

Least-squares method.

Using 1 population approximation:
1 GermanStuttgart_LBK @ 5.916965
2 GermanStuttgart_LBK @ 5.916965
3 Hungary_CA @ 7.467393
4 Irish_LN @ 16.556013
5 Iberian_Chalcolitic @ 18.047745
6 Hungary_EN @ 18.682808
7 Salzmuende_MN @ 18.947769
8 Baalberge_MN @ 19.025116
9 Greek_Neolithic @ 19.274813
10 Remedello_BA @ 19.630421
11 Iberia_Chalcolithic @ 19.763962
12 Spain_MN @ 19.909582
13 Scandinavian_MN @ 20.001732
14 Esperstedt_MN @ 20.721193
15 Europe_MN @ 21.574930
16 Anatolia_Neolithic @ 23.323727
17 Europe_EN @ 23.670927
18 Balkan_LBA @ 23.766314
19 LBK_EN @ 24.163509
20 Tyrolean_Iceman_EN @ 24.211262

Using 2 populations approximation:
1 50% GermanStuttgart_LBK +50% Hungary_CA @ 5.091535

Using 3 populations approximation:
1 50% GermanStuttgart_LBK +25% GermanStuttgart_LBK +25% Vatya_MBA @ 3.982651

Secondo quanto riporta Felix Immanuel (il gestore di http://www.y-str.org, un tizio che ha caricato tantissimi campioni antichi su Gedmatch), BR2 viene dal sito di Ludas-Varjú-dűlő in Ungheria, una informazione che avrà preso dal paper della genetista Cristina Gamba che ha studiato i campioni ungheresi.

Secondo alcuni paper in ungherese è una necropoli celtica, quella di Ludas-Varjú-dűlő:

https://www.academia.edu/4550801/Rec…_2012._155-169

https://moly.hu/konyvek/szabo-miklos…das-varju-dulo

Addirittura in questo paper ungherese, ma scritto in francese, si parla di necropoli lateniana.

Nécropole laténienne à Ludas-Varjú-dűlő

http://akademiai.com/doi/abs/10.1556/AArch.57.2006.4.2

Queste le informazioni di BR2:

La Cultura di Kyjatice si è formata dalla Cultura di Piliny nel nord-est dell’Ungheria e in Slovacchia, dalla Cultura di Gáva nella Slovacchia orientale e dalla Cultura lusaziana in Polonia. Queste sono tutte culture dei campi di urne. Che hanno dato origine ai Celti (o meglio, alle tribù proto-italo-celtiche, da cui anche il superstrato ariano dei Liguri)

https://pl.wikipedia.org/wiki/Kultura_kyjatycka

La cosa molto interessante è che la Cultura di Gáva è collegata ai proto-villanoviani (e in un certo modo anche la Cultura lusaziana). Quindi il collegamento di BR2 con l’Italia potrebbe essere davvero proto-villanoviano. Altrimenti come si spiega nel Sud Italia? L’areale tra Liguria e Toscana, per quanto la cartina riportata renda poco graficamente, include anche aree della Toscana che sembrano escluse, di solito, dall’areale di discendenza antico-ligure.

Potrebbe essere il segnale di una specifica ondata migratoria che ebbe impatto anche sugli antichi Liguri arianizzandoli, e poi si diffuse nel resto del Centro Italia sino al Meridione, grazie all’espansione di tribù proto-villanoviane.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_di_G%C3%A1va

Questo è compatibile, peraltro, con gli scritti di alcuni archeologi, i quali pensano che i primi proto-villanoviani provenissero da zone un po’ più a est (Ungheria, Slovacchia) delle zone di origine dei Celti golasecchiani (Svizzera, Austria, Germania meridionale), pur appartenendo tutte allo stesso circuito dei campi di urne (Urnfield).

Probabilmente già i proto-villanoviani stessi, e i villanoviani, ricevettero anche successive ondate migratorie dai campi di urne.

Da notare che BR2 ha un mtDNA K1a1a comune in Europa, e che secondo Maciamo di Eupedia arrivò con l’espansione degli R1b. Mentre l’aplogruppo Y-DNA è J2a1. Ulteriore riprova del fatto che la favoletta degli Etruschi migranti anatolici, responsabili della diffusione di J2 in Italia, non regge. Al massimo arrivò dall’Ungheria e forse anche dal sistema di Urnfield. Ovviamente non significa che quelli dei campi di urne fossero tutti J2a1.

Molto interessante quello che esce da queste riflessioni. Meriterebbe ulteriori approfondimenti. Lo studio della Cassidy riesce ad essere sempre sorprendente.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Un confronto tra genomi antichi e moderni

  1. Gianluca ha detto:

    Il “mistero” J2 si fa sempre più interessante, dato che io ho questo aplogruppo. Bell’articolo 😉

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