Guerra dei sessi, sconfitta di tutti

Una comunità sana è una comunità coesa in tutte le sue parti, dove il rapporto tra le varie categorie umane che la compongono è incentrato sulla sintonia ed è teso al raggiungimento del benessere e dello sviluppo. Solidarietà, cameratismo, responsabilizzazione, autentico spirito comunitaristico sono gli antidoti ai veleni postmoderni forieri di liquidità e relativismo, che intossicando i singoli individui li tramutano in terroristi che si scagliano contro la propria comunità d’origine, distruggendo il vincolo di fraternità ma anche sé stessi. Sono le degenerazioni dell’individualismo, in cui il (vero) progresso sociale viene sacrificato sull’altare dell’egoismo, del narcisismo, del falso benessere consumistico e materialistico con il risultato di disgregare intere comunità avvelenate dalla zizzania dell’Occidente capitalista.

Quest’analisi può essere applicata a livello etnico, culturale, sociale, generazionale, sessuale, poiché lo sconvolgimento recato dai germi dell’individualismo mette tutti contro tutti e distrugge la naturale solidarietà che permette ad una comunità di essere forte, sana, responsabile, unita nel nome del vero sviluppo (etno- ed eco-sostenibile), vaccinata contro le mortali piaghe che impazzano dal famigerato Sessantotto a questa parte. Quando una comunità perde la bussola in materia di identitarismo e tradizionalismo spalanca le porte alle mefitiche ondate di pattume ideologico e materiale, sapientemente orchestrate da chi ha tutto l’interesse a disgregare il tessuto etnico e sociale originale dei popoli europei (e non solo), e voltando le spalle alle proprie radici, sovente estirpate con perversa aggressività dal masochismo dell’individuo, vengono creati gli idoli dell’attuale temperie consumistica ed edonistica, i cui sfracelli sono sotto gli occhi di tutti coloro che ancora riescono ad osservare il mondo con lo sguardo dell’identità e della tradizione.

Questo suicida conflitto del tutti contro tutti riguarda, forse soprattutto, il dissidio tra sessi, tra maschile e femminile, che proprio il periodo sessantottino ha cominciato a stuzzicare, e le cui conseguenze non esito a definire catastrofiche. La cosiddetta “guerra tra sessi”, fomentata dall’anarco-individualismo di matrice occidentale, è la sconfitta totale dell’armonica complementarietà di uomo e donna, due soggetti diversi sia per questioni biologiche che mentali/spirituali e non uguali, parificati dall’idiozia del politicamente corretto e dell’ipocrita agenda incentrata sulle demenziali “quote rosa”. Non esiste un superiore ed un inferiore tra uomo e donna poiché uomo e donna sono due cose diverse e complementari, basilari per la creazione della famiglia che è il nucleo base di una società sana, che non possono essere messe sullo stesso piano da un egualitarismo infame in quanto fallace e ideologico.

Portando maschio e femmina allo scontro viene meno il benessere comunitario perché proprio grazie all’armonia tra i sessi è possibile difendere e preservare il nerbo comunitario altrimenti mortalmente attaccato dalla degenerazione valoriale cagionata dal relativismo e dai suoi derivati nichilistici. Contrapporre uomo e donna significa distruggere il vincolo di solidarietà comunitario e portare al decadimento morale e spirituale, ma anche materiale, della società umana arrivando a quegli abomini femministi e anarcoidi in cui l’ego femminile malato e disturbato, affetto da femminismo, apre le porte ai nemici delle comunità etniche che si beano dei conflitti auto-genocidi perché anticamera del livellamento mondialista in cui non esistono più maschile e femminile, indigeno e allogeno, eterosessuale e omosessuale, sano e malato, giovane e anziano ecc.

Il femminismo è davvero il peggior nemico delle donne, ma è anche nemico della collettività in quanto fidato alleato di quel relativismo che devasta il suo tessuto etnico, sociale, sessuale, generazionale, psicofisico tentando di affermare multirazzialismo, multiculturalismo, promiscuità e ideologia gender, egualitarismo a tutti i costi, sulla falsariga della società americana il cui unico vincolo tra individui è l’idolatria per il dio denaro e la “civiltà” consumistica. L’obiettivo del mondialismo è proprio questo: creare società umane rimescolate, variopinte, pluraliste, in cui non esista più alcun legame etnico, culturale, tradizionale in quanto ostacoli sul cammino devastatore dell’agenda globalista. Il femminismo rappresenta uno di questi tasselli mondialisti unito all’omosessualismo e alle fanfaluche “di genere”, tutta spazzatura relativista molto in voga oggi le cui conseguenze sono rappresentate dall’aborto, dalle inseminazioni artificiali e dalle maternità surrogate (e utero in affitto), dalle forme alternative di “famiglia” basate sul capriccio eterofobico di soggetti capricciosi che vorrebbero essere ciò che non sono.

La società postmoderna si serve di donne, omosessuali, immigrati, malati, “diversi” per scardinare identità e tradizione, cavalcando la presunta discriminazione di costoro per colpire al cuore il nucleo fondamentale di una comunità sana, che è costituito dalla famiglia; le donne femministe che si credono libere in quanto femministe sono delle povere schiave drogate e manovrate dall’alto dai pupari progressisti, coloro che han fatto loro credere che il maligno si annidi nella società identitaria, tradizionalista, conservatrice nel giusto. Peccato che il maligno alligni invece nel femminismo, una schiavitù ideologica contro natura basata sullo scontro esiziale tra maschio e femmina in cui nessuno è vincitore, o meglio, il vincitore è proprio il nemico sia di maschi che di femmine, e che è appunto l’agenda turbo-capitalista finalizzata alla creazione di un moloc globale sotto forma di stato (anche solo invisibile) mondialista.

La guerra tra sessi produce anche una mascolinizzazione della donna e una conseguente femminilizzazione dell’uomo, con donne che giocano a fare i maschietti e uomini che si riducono ad un branco di smidollati (non necessariamente omosessuali) più preoccupati del proprio aspetto fisico che dello stato pietoso in cui versa l’Europa occidentale, e le conseguenze sono catastrofiche per le nostre comunità. Le donne sono sempre più frivole, instabili, capricciose ed individualiste, gli uomini finiscono per ridursi a mammoni e bamboccioni senza spina dorsale, privi di forza e autonomia e rincitrulliti da settant’anni di deliri liberal-democratici in materia di razza, etnia, sesso, orientamento sessuale.

Nel conflitto tra uomo e donna, causato dalle orrifiche balle post-sessantottine, a vincere non è nessuno (se non l’ideologia eradicatrice) e a perdere tutti quanti, ridotti ad aggirarsi come spettri tra le macerie della propria comunità rasa al suolo dagli opposti egoismi e dal peggio dei difetti femminili e maschili. Le famiglie vengono annientate da conflitti e divorzi serviti sul comodino, la cronaca nera trabocca di rapporti terminati in tragedia, i figli crescono rintronati dalla propaganda antifascista che li vuole castrati se maschi e individualiste fino al midollo se femmine, la società si disgrega e scioglie in mille rivoli che vengono convogliati nell’oceano del relativismo, dove a contare sono solo i quattrini.

La distruzione della comunità e della famiglia, attuata da uomini e donne infettati dal mortale virus postmoderno, va di pari passo con quella dell’identità etno-culturale e con quella dell’ambiente che ci circonda, all’interno di un desolante quadro specchio di questa contemporaneità occidentale schiava della finanziocrazia e dell’usurocrazia. Quando per modello si prende una realtà disastrata, malata, disordinata e caotica come quella statunitense non ci si può che ridurre alla stregua di una filiale di questa ecatombe comunitaria e nazionale, in un tutti contro tutti che giova solamente al dispotismo globale dell’anti-identità e dell’anti-tradizione. Senza solidarietà e collaborazione, e spirito unitario, una comunità viene travolta dai nemici esterni che, del resto, riescono ad intrufolarsi all’interno di una società principalmente perché collusi con quella decadenza e putrescenza morale e spirituale che ormai la attanaglia su vasta scala. Ed è proprio per questo che i nostri peggiori nemici siamo noi stessi, dopotutto, perché deliberatamente scegliamo di abbandonare la retta via in favore di tortuosi sentieri che a nulla di buono conducono essendo il capolinea il mostruoso abisso di quel tutto che in realtà è nulla e fagocita l’uomo assieme a ciò che lo rende umano, e dunque parte di una comunità etnonazionale che è l’unico baluardo da contrapporre al demone dell’annientamento relativista. Individualismo non è libertà ma prigionia consumistica mascherata da autodeterminazione.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/10/guerra-dei-sessi-sconfitta-di-tutti.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Guerra dei sessi, sconfitta di tutti

  1. Werner ha detto:

    Nonostante lei abbia in due occasioni censurato dei miei commenti – e lo scrivo senza polemica – leggo con interesse i suoi articoli, perché nel contenuto si rispecchia il mio pensiero.

    In questo articolo si é davvero superato e perciò le faccio un plauso enorme. Condivido ogni singola parola.

    Mi preme aggiungere che questa deriva morale, etica, spirituale, civile e culturale dell’Europa e dei suoi popoli, di razza bianca e religione cristiana, avvenuta nell’ultimo cinquantennio, non sarebbe stata possibile se contestualmente non vi fosse stata l’involuzione della Chiesa, che con il CVII del 1962 ha assunto posizioni liberali, progressiste, ecumeniche e anti-europee, queste ultime dovute ad un processo di terzomondizzazione di cui soprattutto l’attuale pontefice apostata argentino ne é un chiaro simbolo.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Se modero i commenti è perché o troppo prolissi o con contenuti offensivi, probabilmente il suo commento “censurato” sarà stato particolarmente lungo. Apprezzo la sintesi.

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