Genetica dell’Italia settentrionale

Dopo aver dato uno sguardo complessivo alla situazione genetica dell’Italia centrale e di quella meridionale, non possiamo che passare in rassegna, a livello generale, il quadro dell’Italia settentrionale, di cui, logicamente, ho già avuto modo di parlare in articoli precedenti a sfondo genetico.

Il campione accademico (HGDP) che abbiamo a disposizione consta di 13 individui delle valli bergamasche, che non possono certo essere rappresentativi dell’intera Italia del Nord, anche perché in numero davvero ridotto; nei calcolatori amatoriali presenti su Gedmatch o sui vari blog di appassionati di genetica, il Bergamo sample è sempre usato come campione pel Nord Italia e, infatti, spesso viene chiamato Bergamo senza ulteriori precisazioni. A volte viene usato anche un campione tratto dall’isolato genetico della Val Borbera (provincia di Alessandria), etichettato come piemontese ma che in realtà è piuttosto in linea coi valori della Liguria.

Taluni autori possono anche presentare altri campioni nord-italiani, solitamente nordorientali, per cercare di rappresentare, quantomeno, la differenza che esiste tra occidente e oriente, nell’ambito padano-alpino. Stando a questi campioni, a livello autosomico, anche l’Italia settentrionale rientra nell’ambito genetico dell’Europa meridionale sebbene, fatto da precisare assolutamente, questo ambito è sterminato e del tutto eterogeneo. Ci sono, va detto, negli angoli settentrionali estremi del nostro Paese (Val d’Aosta, vallate piemontesi e Nord-Est) individui che finiscono nel cluster dell’Europa centrale per via degli storici influssi alquanto continentali, celto-germanici, recati al di qua delle Alpi proprio da minoranze originarie delle terre centro-europee.

Val d’Aosta, vallate settentrionali del Piemonte, Canton Ticino, Trentino, Vicentino, Cadore, Carnia sono aree discretamente germanizzate e distinte dall’ambito nord-italiano propriamente prealpino e padano, e sono anche le aree in cui è rintracciabile la più parte del biondismo nostrano. Viceversa l’area bergamasca, come ogni altra area interna, conserva il precipuo aspetto europeo meridionale (per essere più precisi sudoccidentale) tanto da situarsi, su di un plot genetico, leggermente a sudest rispetto ai campioni iberici di Portogallo e Spagna. Avremo modo di riparlarne di queste faccende relative agli Iberici, essendo tematiche caldissime che arroventano gli anthro-fora di internet ormai da quasi un decennio, con tanto di guerricciole virtuali tra utenti iberici e italiani, poiché nordizzando sé stessi gli Ispanici finiscono per gettare letame addosso ai loro vicini.

Precisiamo che le questioni genetiche non hanno a che fare con quelle fisiche. Il dato genetico è molto più antico rispetto al nostro aspetto fisico e, infatti, se la mettiamo sulla pigmentazione di pelle, occhi, capelli e sull’effettivo nordicismo unito alle fattezze centro-europee, non c’è proprio partita tra Nord Italia e penisola iberica, più occidentale di noi senza dubbio ma anche meno continentale e meno “celto-germanica”. D’altro canto queste non sono masturbazioni mentali da leoni da tastiera ma constatazioni storiche: per quanto le Alpi siano, indubbiamente, un bastione anche genetico che separa nettamente il grosso degli Italiani del Nord dai Germanici, non hanno di certo impedito un contatto prolungato nei secoli tra Europa centrale e Lombardia storica (praticamente tutto il Nord Italia), tanto che quest’ultima può tranquillamente dirsi, sin dall’epoca golasecchiana, anello di congiunzione tra Mediterraneo (penisola italiana) ed Europa continentale (Gallia, Germania).

Qualcuno si chiederà: “Come è possibile, alla luce di quanto esposto, che il Nord Italia sia più a sudest degli Iberici?”. Domanda più che legittima e infatti, ancor oggi, può suonare sorprendente pensare che aree come Veneto, Friuli, Trentino e Lombardia siano più “meridionali” degli indigeni dell’Iberia. Il motivo è presto detto: Portogallo e Spagna, in virtù del famoso rifugio franco-cantabrico mesolitico, hanno conservato molti più geni mesolitici (dei cacciatori-raccoglitori indigeni d’Europa) di tutti gli Italiani, avvicinandosi – come è ovvio che sia – più di noi alla popolazione basca che è un isolato preistorico europeo. Viceversa l’Italia ha subito un consistente apporto neolitico e anche calcolitico proveniente dall’Europa sudorientale, dai Balcani e dall’area egeo-anatolica, che di conseguenza rende il Paese più a sudest della penisola iberica che, attenzione bene, non è più a nord del Nord Italia ma più a nordovest, una differenza non da poco, come vedremo in seguito.

Gli Iberici, a differenza nostra, hanno avuto un fortissimo effetto del fondatore che li rende la regione più occidentale d’Europa sulla scia dei Baschi, mentre l’Europa centromeridionale, incluso tutto l’arco alpino, risulta “appesantita” dal contributo preistorico proveniente da Caucaso, Asia Minore, Vicino Oriente. Gli Iberici sono molto più atlantici e paleo-mesolitici di noi ma non certo più nordici e celto-germanici, perciò per quanto i loro campioni possano plottare più a nordovest di quelli italiani è folle affermare che siano più indoeuropei, e non a caso hanno meno genoma steppico rispetto a noialtri.

Se anche l’Italia settentrionale rientra nel cluster sud-europeo (che comunque include anche la penisola iberica) è perché la componente genetica maggiore della Padania è neolitica o, meglio, paleo-mediterranea, in senso “sardo” (vedi Ötzi), seguita da quella più continentale peculiare dell’Europa centrosettentrionale e infine dal dato steppico, recato ad ovest dai nomadi guerrieri di lingua e cultura indoeuropee. Le Alpi sono state una grande barriera genetica che non ha certo impedito le incursioni ma ne ha del tutto attenuato la portata biologica, permettendo al Nord Italia di conservare il suo peculiare aspetto sudoccidentale che lo colloca tra Iberici e Toscani. Infatti il campione settentrionale non confina con quello francese o con quello austriaco e/o tedesco (o sloveno) ma con quello iberico a nord, che è sudoccidentale quanto noi, e con quello della Toscana a sud, che più che centrale è centrosettentrionale.

Francia (eccetto le aree più meridionali e, ovviamente, la Corsica che francese non è), Svizzera non italiana, Germania, Austria, Slovenia e Croazia sono tutte realtà più continentali che (paleo)mediterranee – geneticamente parlando – e infatti rientrano nel cluster dell’Europa centrale, mentre penisola iberica e italiana, incluso il Nord, rimangono in quello meridionale, ad eccezione dei Baschi che appaiono alquanto atlantici e di Valdostani, Alto-Atesini germanofoni e di una manciata di individui dell’estremo Nord-Est.

Come dicevo il cluster meridionale è lungi dall’essere omogeneo e, infatti, se Iberici e Italiani settentrionali sono sudoccidentali, i Sardi sono isolati e molto meridionali, i Toscani sono tra Nord Italia e Italia centromeridionale (fatta eccezione per la zona lunense, gallo-italica, che clustera con i padani essendo Liguria etnica), con il Sud che finisce accanto ai Greci nel settore sudorientale, a metà tra Italia settentrionale e Levante. Esiste un netto stacco tra Italia del Nord e del Sud ma non tra Italia del Nord e Toscana/Italia centrale che si mantengono ben distinte dai Greci, per quanto i mediani possano scolorare nel campione meridionale. L’Italia segue, un po’ come la geografia, il noto gradiente genetico nord-sud e se a nord l’affinità genetica è con Iberici e Toscani a sud è con i centromeridionali e con i Greci, o anche con gli Ebrei aschenaziti che, a ben vedere, sono i meno semiti tra gli Ebrei avendo assorbito per millenni geni europei, mediterranei e continentali.

Certo, il Nord Italia, come abbiamo già detto, non è un monolite e vi sono differenze interne che distinguono ulteriormente gli ambiti regionali. Al di là di quelle aree alpine caratterizzate dalla presenza di minoranze etniche storiche, noteremo come Piemontesi, Insubrici settentrionali (Ticinesi inclusi), Valtellinesi, Trentini, Veneti centrosettentrionali, Friulani interni siano più a nord del campione bergamasco che appare invece in linea con le aree prealpine e padane limitrofe e a nord di aree come Liguria, bassa padana, Emilia, Romagna, Veneto costiero. L’Emilia-Romagna è una zona interessante poiché sovente scolora nella Toscana o nelle Marche e non è insolito vedere diversi campioni toscani plottare più a nord di Emiliani e Romagnoli; quest’ultimi sono forse più centrosettentrionali che settentrionali, proprio come i Toscani, e a differenza di questi sono meno occidentali e più tendenti ai Balcani e al sudest europeo (già Cavalli-Sforza e Piazza segnalavano, in tempi non sospetti, un forte apporto di tipo greco alle terre comprese tra Polesine e nord delle Marche.

Il principale lignaggio genetico, paterno, del Nord è rappresentato dall’aplogruppo Y-DNA R1b-U152, segnale proto-italo-celtico proveniente dall’Europa continentale in cui era già presente dall’epoca della Cultura del vaso campaniforme (stando a campioni tedeschi), distribuito in tutta l’Italia settentrionale e centrale da culture tra Bronzo e Ferro (emanazione di Urnfield e poi Hallstatt) quali Polada, Scamozzina, Canegrate, Golasecca, Este, terramare, protovillanoviano e villanoviano e, dunque, da popoli proto-celtici e proto-italici (proto-venetici inclusi), e infine dai Galli lateniani. A seguire altre cladi diffuse sono quelle di R1b quali R1b-L23, entrato in Italia dai Balcani e originario delle steppe ponto-caspiche, R1b-U106, giunto con le invasioni germaniche del Medioevo assieme a I1 e I2b, l’E1b balcanico (V13), il J2 neolitico-calcolitico o recente (Etruschi, Bizantini, coloni italico-romani) e il G2 neolitico originario del Caucaso e introdotto da agricoltori e pastori giunti dall’Europa centro-orientale. Il resto è poco significativo, inteso globalmente, incluso l’R1a giunto con Germani e Slavi (Friuli).

La dicotomia esistente nel Nord Italia è tra Alpi e Pianura Padana e tra Nord-Ovest e Nord-Est, con un Nord-Ovest meno balcanico, adriatico e anatolico-caucasico in senso antico ma più paleo-mediterraneo e simil-iberico; la germanizzazione risulta più sensibile nell’area orientale, come è ovvio che sia, mentre per l’ovest troviamo più a nord del campione accademico (Bergamo) le zone a ridosso delle Alpi come alto Piemonte e alta Insubria a contatto con la Confederazione Elvetica.

Ricapitolando, il quadro complessivo del Nord Italia è quello di una regione geneticamente sudoccidentale, parte settentrionale del cluster sud-europeo assieme agli Iberici, ma con un nitido input continentale frutto dei millenari contatti tra Pianura Padana ed Europa centrale. D’altronde buona parte del Settentrione si trova a nord del 45° parallelo tanto da meritarsi l’appellativo di anello di congiunzione tra mondo mitteleuropeo e mediterraneo, ambito subcontinentale dove i due diversi areali geografici e ambientali europei si incontrano-scontrano dando vita ad un profilo biologico peculiare che ben si sposa con la nostra storia, la nostra cultura, la nostra mentalità, la nostra etnicità sì italiana ma ben distinta dal resto del Paese grazie ad un profilo identitario unico.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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11 risposte a Genetica dell’Italia settentrionale

  1. Luigi ha detto:

    Quando parli di casi emiliani più a sud dei toscani parli di tutta la regioni o sono casi concentrati tra romagna e ferrarese? Per capirci,ci sono toscani che plottano a nord di piacentini e parmensi?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Può accadere che vi sia qualche Toscano più a nord degli Emiliani occidentali ma di media non lo sono; vedo invece che l’Emilia centro-orientale e la Romagna overlappano forte con i Toscani e sovente alcuni di quelle zone finiscono a sud dei Toscani.

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  2. leonardo ha detto:

    Inanzitutto ciao Paolo e complimenti per tutti gli articoli a mio parere molto interessanti. Non è da molto che ti seguo però mi sono già letto praticamente tutto e non mi perdo un articolo. Sono romagnolo di Forlì precisamente ma le mie origini sono della cosidetta romagna toscana “vecchia” cioè quella parte spostata da Mussolini nella provincia di Forlì da quella di Firenze, in cui ho notato dai miei nonni e dalla gente del posto diversi tratti mediterranei, può questa terra essere considerata un anello di congiunzione , come magari il nord delle Marche anche se in circostanze diverse, tra nord e centro propriamente detto (la parlata di quei posti presenta molte influenze toscane). grazie e se puoi rispondimi.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Grazie per la sequela e l’apprezzamento. Corridoio lo è di sicuro, non esiste uno stacco genetico tra Toscana e Romagna, soprattutto tra Toscana e l’area storica romagnola costituita dal nord delle Marche (Pesaro-Urbino, Montefeltro, Valmarecchia ecc.). Anzi, in taluni casi i Toscani risultano persino più a nord dei Romagnoli stessi, sovrapponendosi agli Emiliani. Sicuramente questa situazione deriva anche dal fatto che il sostrato gallico della Romagna è recente e meno profondo di quello transpadano, tanto più che prima dei Galli lì c’erano gli Umbri, gli Etruschi stessi e i protovillanoviani.

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    • M ha detto:

      La Romagna Toscana è sempre stata etnicamente, linguisticamente e culturalmente romagnola. Si chiama “Romagna toscana” perché a più riprese passò sotto la Repubblica fiorentina e ne seguì le sorti nel Granducato di Toscana. Infatti il suo nome per esteso era Terrae provinciae Florentinae in partibus Romandiolae, territori fiorentini in terra romagnola. La Toscana ha influito soprattutto sull’architettura, mentre i dialetti locali sono rimasti romagnoli con forse influenze recenti di tipo fiorentino. Ma non saprei. Poi chiaramente lì qualcuno si sarà anche mescolato essendo zona di confine. Anche se non è una zona facile da raggiungere dal versante toscano perché si trova quasi tutta sul versante romagnolo. Credo sia più facilmente raggiungibile dalle Marche, ma non ho mai provato ad andarci dal versante adriatico. Con Mussolini quei territori tornarono alla Romagna, forse anche a causa della foce del Tevere che si trova proprio in quelle zone.

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      • M ha detto:

        Lapsus, non la foce ma le sorgenti del Tevere, ovviamente. 🙂

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      • Anonimo ha detto:

        Infatti i miei nonni stavano al finire della romagna toscana(ultimo comune prima della provincia di Firenze) quindi magari in una zona così di confine l’influenza toscana è abbastanza forte a giudicare dal loro accento che non hanno del tutto perso pur vivendo Forlì.Riguardo ai trasporti come dici tu è abbastanza isolata c’è giusto l’e45 che porta a Roma.Credo che se non fosse stata spostata da Mussolini si sarebbe andati a finire con un referendum simile a quello della Val Marecchia del 2009 e forse alcuni comuni sarebbero anche rimasti toscani (oggi ci sono ancora palazzuolo e marradi “in mano” alla toscana).Comunque grazie per il commento e anche tu sei romagnolo?

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  3. Anonimo ha detto:

    Thank you very much for the article. Sober and precise

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  4. Virgilio Marconcini ha detto:

    X Anonimo… aggiungi Firenzuola “in mano” alla Toscana

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