Genetica italiana: la questione meridionale

Eurogenes K15 plot

Quando si viene a parlare di genetica delle popolazioni per quanto concerne lo scenario italiano, l’argomento forse più spinoso riguarda la natura delle genti meridionali, per via di tutta una serie di stereotipi, pregiudizi e “leggende nere” che circolano sul loro conto. Sgombriamo subito il campo dalle banalizzazioni: la tematica non può essere trattata con lo stesso spirito degli avvinazzati di un’osteria legaiola o con quello di tizi imbevuti di italofobia di marca americana; le esagerazioni, le sparate, le battutacce vanno tenute fuori dal dibattito.

Cominciamo dunque col dire che il Mezzogiorno non ha nulla a che fare col Nordafrica, col Levante, col Caucaso o il Vicino Oriente e ogni legame riconducibile a queste terre è prettamente antico: negli ultimi 2000 anni il genoma degli Italiani (tutti) non è stato sensibilmente alterato da alcunché. Sarebbe quindi l’ora di sbarazzarsi di certe scempiaggini riguardo gli inesistenti Italiani meticci, derivati in massa dagli schiavi affrancati provenienti da tutto il bacino romanizzato del Mediterraneo, mezzi arabi o mezzi ebrei, fratelli gemelli degli Aschenaziti, levantini mancati ecc. ecc. Purtroppo sono pregiudizi non infrequenti tra gli stranieri, ma la cosa peggiore è che ritornano anche tra Italiani, insiti sia in una parte del Settentrione che, ed è questa la cosa peggiore, pure in una parte del Meridione, che rivendica con orgoglio un’estraneità afroasiatica inesistente riguardo al quadro europeo.

L’Italia, chiaramente, è uno dei Paesi più eterogenei d’Europa, se non il più eterogeneo, ma questo non significa che a nord siano tedeschi e a sud magrebini o libanesi, o che fino alla Linea Gotica è Europa e poi comincia l’Africa; sembrano barzellette da pratone pontidese ma diversi antropologi del passato alimentarono queste corbellerie, a partire dagli studiosi meridionali medesimi! Sergi, Niceforo, Pasquale Rossi, facendo comunella con l’indiscusso re della fantascienza applicata all’antropologia fisica, ossia Lombroso, diffusero ampiamente infausti miti sul conto del Sud che sono poi stati ripresi con entusiasmo dagli ambienti leghisti e prima ancora da quelli wasp del Nordamerica. Il fiorire di pregiudizi anti-meridionali trae linfa vitale dall’industria delle menzogne targata Hollywood, dove l’Italiano, soprattutto del Sud, è sempre ritratto come il piccoletto tozzo e sovrappeso, scuro e peloso, immancabilmente dedito alla mafia, alle truffe, alla malavita e immerso nel degrado assoluto.

La verità, fortunatamente, è ben diversa dalle dicerie e dai cliché hollywoodiani. Certo, ci mancherebbe, non esiste un’unica famiglia dalle Alpi alla Sicilia, una sterminata penisola di fratelli d’Italia tutti uguali e indistinti coesi dalla romanità (e per fortuna, perché la varietà – tollerabile – è ricchezza), ed è evidente che l’italianità passi più per valori culturali, spirituali, storici che etnici e biologici (ma una nazione, signori, è un concetto ben più nobile e complesso del mero dato antro-genetico), epperò le terre d’Italia appaiono unite da una sottile linea rossa che il naturale cline genetico non spezza e che unisce soprattutto Nord e Centro ma senza creare un baratro tra Italia centrale e Sud. Come la Lunigiana e la Romagna scolorano, senza sbalzi, nella Toscana e nelle Marche, così l’area laziale scolora in quella campana e l’ascolana (linguisticamente meridionale) in quella abruzzese che è quasi pienamente meridionale.

Le esagerazioni, se non vere e proprie menzogne, contro il Meridione italiano circolano anche su internet ad opera di soggetti frustrati (sovente italo-americani o comunque rimescolati, se non direttamente allogeni afroasiatici), palesemente animati da una agenda anti-italiana, il cui intento è mirato o a nordicizzare i vicini di casa degli Italiani (Iberici, Sardi, Balcanici, Greci) oppure a tentare di far credere che nei meridionali vi sia un dato MENA (Middle East – North Africa) straripante che li accosta più a Semiti e Camiti che agli Europei. Capite bene che individui del genere non possono che essere dei gaglioffi insicuri, privi di autostima e senza una vita che passano la loro insignificante esistenza sugli anthro-fora trollando l’Italia. E tutto questo per cosa? Invidia e ignoranza crassa, è evidente. Chi conosce fora quali  The Apricity, Anthrocivitas, Anthroscape, Anthropology Biodiversity Forum, Eupedia sa benissimo di cosa sto parlando.

A volte la, scomposta, risposta a queste indecenti provocazioni si tramuta in un delirio anti-identitario in cui si vogliono spacciare per fratelli senza differenze tutti gli Italiani, minimizzando l’ovvia differenza tra Nord, Centro e Sud ed arrivando a negare con miopia persino le palesi peculiarità genetiche degli areali italiani. Il risultato è una patetica tendenza, soprattutto italo-americana e fascio-clericale, a trascinare verso sud Centro e Nord Italia levantinizzando quest’ultimi, senza accorgersi che questo è un pessimo servizio anche per il medesimo Meridione. Serve equilibro, razionalità, moderazione, quando si parla di scienza, e i dogmi vanno lasciati nel comodino assieme alle agende di qualsivoglia tipo: padaniste, italianiste a tutti i costi, meridionaliste, antirazziste, anti-italiane ecc. ecc. Astenersi falliti, personalità fragili e rancorosi e frustrati imbecilloni.

I principali bersagli delle agende, tra i meridionali, sono soprattutto quelli estremi, di Salento, Calabria e Sicilia, che vengono staccati dal resto d’Italia accostandoli al Levante. Eppure, usando i campioni anche più estremi dei meridionali e paragonandoli a quelli dei Ciprioti (che sarebbero Greci alquanto levantinizzati), rimarrebbe comunque un margine di differenza abbastanza significativo. Il Levante propriamente detto, però, non è appunto Cipro, ma una media pesata tra Libano, Siria, Cisgiordania ecc. Essendoci un cline genetico, è ovvio che anche i meridionali più estremi rimangano più vicini all’Italia che al Levante. Il sample calabrese, che rappresenta già i meridionali più estremi (la Calabria è più sudorientale della Sicilia, geneticamente parlando), sembra esattamente a metà tra il Levante e il Nord Italia. Che poi è lo stesso valore che danno molti calcolatori di Gedmatch che modellano un Italiano del Sud come 50% Nord Italiano e 50% Libanese, quindi equidistante da entrambi.

Esiste uno stacco tra Meridione e Meridione estremo (che segue anche la linguistica e l’intensità dell’influsso di tipo greco); vi sono Calabresi e Siciliani che si avvicinano parecchio a Cipro avendo scarsissime o quasi nulle componenti nordiche ma viceversa ve ne sono altri, soprattutto Siciliani, che si avvicinano ai risultati abruzzesi, come nel caso di Trapani. Una regione sorprendente è la Campania, con Campani che sono molto più vicini geneticamente alla Calabria e altri che lo sono all’Abruzzo. Può anche darsi che quest’area, complice pure il fatto che Napoli è stata a lungo la capitale del regno meridionale, abbia attratto un costante flusso di migranti da zone più a sud dell’Italia. Anche la Puglia sembra variare molto. Ma eccetto alcuni Abruzzesi, difficile trovare meridionali che superino i 19 punti NE (North-Eastern, componente sintomatica di apporti ario-nordici) in un calcolatore come Harappa, mentre certi Calabresi e Siciliani scendono anche a 12/13 NE. Il picco massimo riscontrato sinora è nelle Alpi orientali con alcuni nativi del Triveneto che raggiungono anche 38/39 NE, sempre con Harappa.

Il Meridione non può essere paragonato, in toto, al Medio Oriente, nemmeno in chiave antica (che è quella corretta): se il Sud fosse Levante puro, il Centro-Nord sarebbe mezzo levantino e mezzo europeo. Attenzione ad uscirsene con certe sparate controproducenti… Le astruse teorie nordiciste secondo cui gli Italiani, soprattutto del Sud, discenderebbero dai liberti romani sono pura follia, perché queste stesse teorie, dal sapore neonazista, vedrebbero nei Romani (così come nei Greci) dei vichinghi calati dal Nord Europa per civilizzare i barbari paleo-mediterranei e neolitici…

Geneticamente possiamo forse dire che, complessivamente, il Nord Italia è di transizione tra il sud e il centro europei, così come il Sud Italia sembra essere di transizione tra l’Europa meridionale e il Mediterraneo sud-orientale (Cipro). Ma così come la media del Nord Italia rimane piuttosto distante dall’Europa centrale, quella del Sud Italia rimane distante da Cipro. Attenzione: questa affinità tra Sud Italia e Levante, o meglio Cipro, risale a diversi millenni fa, non è nulla di recente, tanto che la differenza interna degli Italiani deriva dal quadro preistorico/protostorico preromano; come accennato sopra gli ultimi 2000 anni non hanno tramutato le genti padano-alpine in Germanici e quelle centro-meridionali in Ebrei aschenaziti… Sono quest’ultimi che assomigliano ai Siciliani, non viceversa.

Va altresì precisato che vi sono differenze tra Grecia continentale e Italia meridionale, ma questo perché la prima ha discretamente risentito dell’influsso continentale recato dai Dori e anche dall’infiltrazione di geni slavi; si tenga presente che gli autori, amatoriali, dei vari calcolatori genetici in circolazione tendono a fare un pochino i furbacchioni, scegliendo, per rappresentare i Greci continentali, campioni a ridosso di Macedonia (FYROM) e Bulgaria, ovviamente slavizzati, cosicché non solo i nostri meridionali vengono trascinati verso il basso, ma scivolano pure i Toscani che, normalmente, sono abbastanza in pari con gli Albanesi. Ridicolo chiamare “Greci” un campione genetico che proviene dal nord estremo della Grecia (Tessaglia, Salonicco…).

Il nord del cluster meridionale è rappresentato dal campione aquilano selezionato da Sazzini nel suo studio dello scorso anno; i “suoi” Aquilani sono modellabili come:

Italian_Abruzzo

South_Italian 71.8%
Italian_Bergamo 28.2%

A volte gli Abruzzesi vengono presentati come Italia centrale ma, geneticamente (anche culturalmente direi), si collocano nell’estremità settentrionale del generale raggruppamento sud-italiano, essendo prevalentemente meridionali. Il campione abruzzese assomiglia fortemente al campione occidentale siciliano (per via di maggiori influssi continentali dovuti non solo ai Normanni) che però rappresenta 1/3 dell’aspetto genetico siciliano, nel complesso affine all’ambito siciliano orientale.  D’altro canto solo 1/4 circa del territorio aquilano, a ridosso del Lazio, è mediano da un punto di vista linguistico e territoriale, e la gente di laggiù, per via del Regno di Napoli, si sarà magari rimescolata con altri Abruzzesi. L’area di transizione tra Italia centrale e meridionale non è tanto, forse, l’Abruzzo occidentale quanto il sud del Lazio (province di Littoria e Frosinone), linguisticamente meridionale e storicamente legato alla Campania (vedi la Terra di Lavoro), sicuramente anche grazie a scambi genetici. Facile che le zone di confine, linguistico, si siano comunque incontrate, influenzandosi reciprocamente anche in materia biologica.

Il Sud Italia tutto appare nettamente smarcato dal Nordafrica e dal Medioriente ed è sicuramente più corretto dire che tende, semmai, a Cipro che al Levante vero e proprio (Siria, Libano, Drusi ecc.); non solo le Alpi ma anche i mari hanno contribuito ad “isolare” l’Italia permettendole di sviluppare un profilo genetico sì eterogeneo ma anche peculiare di tutto il territorio peninsulare e sub-continentale, rinforzato dalle tradizionali tendenze endogame della vecchia Italia rurale. Sicché sarà corretto definire gli Italiani del Nord come compresi tra Europa sudoccidentale e Mitteleuropa, secondo un gradiente ovest-est, i Toscani come intermedi sudoccidentali – mediterranei centrali (più prossimi al Nord che al Sud), i mediani abbastanza mediterranei centrali, il Meridione tra Mediterraneo centrale e orientale e infine i Sardi come sudoccidentali isolati.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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8 risposte a Genetica italiana: la questione meridionale

  1. David ha detto:

    Sarno scrive “Our results reveal a shared Mediterranean genetic continuity, extending from Sicily to Cyprus, where Southern Italian populations appear genetically closer to Greek-speaking islands than to continental Greece.” A cosa si deve questa contintuità genetica tra Sicilia, Sud Italia e Cipro? Non sono forse Greci i Ciprioti?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Consiglio questo studio https://www.nature.com/ejhg/journal/v25/n5/full/ejhg201718a.html?foxtrotcallback=true
      “By principal component analysis (PCA) and ADMIXTURE analysis the Peloponneseans are clearly distinguishable from the populations of the Slavic homeland and are very similar to Sicilians and Italians”. Ovviamente Italians sta per Southern Italians.
      Quindi, in definitiva, la media di tutti gli Italiani meridionali si colloca assieme al Peloponneso e alle isole (tranne Dodecaneso e Cipro, più levantini). La Grecia centro-settentrionale logicamente, a differenza del nostro Sud che è più isolato, ha ricevuto diversi influssi indoeuropei, inclusi quelli slavi.

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      • David ha detto:

        Grazie, ma sei sicuro che Italians stia per Southern Italians in quello studio?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Assolutamente sì. Nelle informazioni supplementari vi è una mappa con una PCA che mostra il confronto tra Peloponneso e Italia meridionale, provincia per provincia. Del resto in tutti i plot sono solo i meridionali che si avvicinano ai Greci; i Toscani sono in linea con gli Albanesi e, al più, con qualche Greco estremo delle aree più settentrionali della Grecia, tipo Macedonia.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ne approfitto per ricordare che la prossimità dei meridionali nei riguardi degli Ebrei aschenaziti deriva non dal fatto che i meridionali siano mezzi ebrei ma dalla presenza storica di Ebrei in Sicilia e Sud Italia in epoca romana, grazie a cui questi hanno assorbito geni italiani pur, sovente, conservando le loro ataviche linee paterne, come J1. Dal Sud Italia questi si spostarono dapprima nella Germania occidentale (Renania) e in seconda battuta nell’Europa centro-orientale in cui, forse, assimilarono anche elementi “cazari” (che però non alterarono minimamente il pool genico aschenazita). Diverse linee materne degli Ebrei aschenaziti sembrano proprio di origine italiana meridionale. Inoltre, teniamo anche presente che gli Aschenaziti hanno assorbito qualcosina di mitteleuropeo, altrimenti sarebbero in pari coi Sefarditi, cioè i Giudei rimasti nel bacino del Mediterraneo, ed espulsi dalla Spagna sul finire del Medioevo.
        La maggior parte dei genetisti, d’altronde, considera gli Ebrei “europei” come Europei.

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  2. Pierre ha detto:

    Lo studio della Sarno é un vero macello: nel plot con tutte le popolazioni ė evidente che i Siculo-Calabresi-Salentini sono distinti dagli isolani e dai Greci in genere, e formano un gruppo loro. Al massimo risultano piú vicini ai Tessaliani che ai Cretesi, per non parlare di Anatolici, Pontici e Cappadoci che sono praticamenti Turchi senza misture Centro Asiatiche, a parte una manciati di Greci Traci affini ai Macedoni.

    Guarda caso i meridionali estremi sono proprio li dove dovrebbero essere i Micenei il che brucia il deretano a parecchia gente, incluso il Polako.

    Lo studio di Lazaridis del 2016 ha anche i campioni di Napoli, Salerno e Taranto é stanno con i Trapanesi, ma mancano della mistura nord africana.

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  3. Sebastian ha detto:

    quando uno sul nord italia?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non ho dedicato, per ora, articoli mirati al solo Nord ma ho sempre parlato della situazione genetica settentrionale, negli articoli scorsi. Il focus sul Meridione è dovuto al fatto che esso è sempre al centro di dispute roventi in materia di genetica e antropologia.

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