Genetica dell’Italia centrale

Sazzini et al. 2016: il cline genetico italiano

Si parla sempre di Italia del Nord e Italia del Sud, i due estremi, ma spesso ci si dimentica di ciò che sta nel mezzo (nonostante la Capitale e la culla della lingua nazionale), anche in termini antropologici e genetici. L’Italia centrale è davvero sovente trascurata preferendo concentrarsi su Nord e Sud, eppure uno studio approfondito di questa realtà è davvero necessario, anche per cogliere la funzione di cerniera che il Centro rappresenta nei riguardi di Settentrione e Meridione.

In termini generali l’Italia centrale include la Toscana, la Corsica, l’Umbria, le Marche, il Lazio, l’Abruzzo; in un senso più preciso andrebbero esclusi il Lazio meridionale e buona parte dell’Abruzzo, fatta eccezione per il settore occidentale dell’Aquilano che include anche le martoriate terre sismiche mediane parte, oggi, della provincia di Rieti, come Amatrice (tutte aree storiche sabine). Da un punto di vista linguistico, e anche culturale, Toscana e Corsica fanno un po’ parte di un gruppo a sé stante, mentre nel resto dell’Italia centrale delineata poc’anzi si fa netto il lignaggio italico e la natura mediana delle lingue ivi parlate.

Nel Centro c’è un impasto etnico di tipo mediterraneo-alpino-dinarico con influssi nordici nella Toscana interna e nell’Umbria nordoccidentale, nonché nell’area sabina tra Rieti e Abruzzo occidentale. Influssi nordici si presentano anche nella Toscana settentrionale, ma lì si aprono le porte dell’Italia settentrionale, da Massa in su (Lunigiana), sebbene la scia del biondismo che parte dall’Appennino Ligure, e ha il suo fulcro proprio in Lunigiana, includa anche Garfagnana e Pistoiese. Tuttavia il Centro Italia è un’area eminentemente mediterranea, in tutti i sensi, per quanto la dorsale appenninica, come è ovvio che sia, mostri le sue proprie peculiarità.

La Corsica, ben distinta dalla Sardegna, si accosta alla Toscana mostrando un aspetto genetico che sembra convogliare tre filoni: due maggiori che sono quello toscano e ligure e uno minore che mostra aspetto sardo. La linea genetica paterna, precipua, è chiaramente R1b-U152 (limpido retaggio centrosettentrionale), frutto, con tutta probabilità, di un effetto del fondatore toscano, ligure o antico-romano. Ma veniamo al quadro genetico complessivo.

All’interno dell’Italia centrale, va tenuto conto del fatto che la Toscana non si colloca in una posizione puramente mediana ma tra Italia centrale e Nord Italia, quindi potremmo anche definire centrosettentrionale (come l’area dell’Aquila, per altri versi, è centromeridionale) il suo statuto; probabilmente questa differenza tra Toscana e aree limitrofe risale al periodo neolitico o calcolitico, quando cioè l’Italia adriatica venne interessata da un flusso genico balcanico-levantino, mentre al Nord il flusso degli agricoltori neolitici potrebbe essere stato più centro-europeo/danubiano. La differenza – non abissale, capiamoci – tra Toscana e resto del Centro Italia sarebbe anche la riprova della non-levantinità recente degli Etruschi, altrimenti la Toscana plotterebbe con gli Italiani del Sud…

Il Centro Italia “puro”, geneticamente parlando, riguarda le Marche, l’Umbria, la Sabina, il Lazio centrosettentrionale (un tempo sicuramente anche Roma, che oggi è troppo rimescolata con genti da tutta Italia, soprattutto dal Sud) e, su di un qualsivoglia plot genetico, risulterebbe a metà tra Nord Italia (campione bergamasco) e Sud Italia (campione calabrese), sicuramente più vicino alla Toscana che al Sud se come punto di riferimento mediano prendiamo Ancona, e non il campione abruzzese standard (di Chieti) o anche quello aquilano, che è più Italia meridionale che centrale.

Secondo Sazzini gli Anconetani (che sono quelli più a nord dopo Pesaro-Urbino) clusterano con i Grossetani, che sono i Toscani meridionali, mentre i Pistoiesi si avvicinano ai Bolognesi. Con questa differenza principale: tutti i Grossetani sono compatti e omogenei e non escono dal proprio cluster, mentre una piccola percentuale di Anconetani finisce nel cluster del Sud Italia, con una percentuale ancora più piccola di Anconetani che sale alta nel cluster del Nord Italia. Ma questo, forse, è anche dovuto al fatto che nello studio di Sazzini gli Anconetani siano più di 100, uno dei campioni più grandi del suo studio (l’altro è quello dei Bolognesi), e più grande è un campione e più outlier può avere, anche per via della mancanza di accuratezza del campione (non tutti gli individui analizzati saranno effettivamente stati 4/4 indigeni, dubito che i genetisti italiani siano così zelanti da controllare per bene la genealogia di ciascun volontario).

Per accertarsi definitivamente sull’identità genetica di Umbri e Marchigiani andrebbero fatte della PCA in base a più calcolatori. Una sorta di prova del nove per vedere se l’ultimo studio in materia di genetica delle popolazioni italiana (Sazzini et al. 2016) regge ed è completamente affidabile.

Per quanto riguarda i Laziali, quelli che sono davvero 4/4 laziali e provengono da aree del Lazio che sono ancora centro-italiane/mediane hanno la stessa tendenza di Marchigiani e Umbri, con i Viterbesi che sono poco più a sud dei Toscani meridionali. Mentre i Laziali che fanno parte di quelle aree del Lazio che prima del 1927 erano Abruzzo (vedi la suddetta Amatrice e il resto dell’ex circondario di Cittaducale) o Campania (vedi molta parte delle province di Frosinone e Littoria) sono invece meridionali geneticamente, se non proprio linguisticamente e culturalmente. Peraltro, sono storicamente mescolati con Abruzzesi e Campani, dal ‘700/’800 fino a tutto il ‘900, quando facevano tutti parte del Regno di Napoli.

Di tutti i meridionali gli unici che riescono a entrare nel cluster del Centro Italia sono una manciata di Beneventani (Beneventani di cui si narra la storia del ripopolamento con i Liguri Apuani deportati dai Romani, a cui recarono altro U152 da aggiungersi a quello, eventuale, sannitico; tuttavia è tutt’altro che pacifico che Umbri e Osci, nonostante la parentela linguistica, siano due popoli che procedono effettivamente dallo stesso ceppo), mentre una grande fetta, forse la maggioranza, dei Beneventani, rimane comunque nel cluster del Sud Italia.

Sazzini 2016 mostra chiaramente che in Italia esistono quattro cluster, rappresentati da Nord, Centro (con la Toscana), Sud e Sardegna. Certamente Umbri e Marchigiani sembrano in media più a sud dei Toscani, ma gli Anconetani sembrerebbero chiaramente in mezzo; dire che siano più vicini al Sud Italia che al Nord Italia è una lettura forzata, visto che, oltretutto, una piccola percentuale di Anconetani entra persino nel cluster del Nord Italia.

Ad ogni modo, calcolando con R Project (programma di statistica applicata alla genetica) il breakdown italiano, prendendo come punto di riferimento il campione genetico nord-italiano di Bergamo e quello sud-italiano calabrese, la regione che è esattamente al centro dell’Italia genetica è il Lazio, che viene modellato come 50% Nord Italiano, 50% Sud Italiano, virgola più virgola meno. Importante: per calcolare il valore del Lazio sono stati usati kit della provincia di Viterbo, Rieti, Roma e uno che sta a ridosso di quella di Frosinone ma ancora in territorio linguisticamente mediano. Come aveva detto Cavalli-Sforza alcuni anni fa, il Sud inizia a sud di Roma (e a est di Roma, perché l’Abruzzo è chiaramente geneticamente e culturalmente Sud Italia). L’Umbria è simile a Marche e Lazio.

Italian_Lazio

South_Italian 50.1%
Italian_Bergamo 49.9%

Rieti, e forse ancor di più Roma (quantomeno la provincia di Roma), sono davvero l’ombelico d’Italia. In Sabina ci saranno variazioni personali ma fondamentalmente la situazione è come nel Lazio (fatto salvo il caso delle aree un tempo abruzzesi). Consideriamo che se in questa media del Lazio vengono aggiunti invece i risultati di quelli delle province di Frosinone e Littoria, che appartengono alle zone dove si comincia a parlare meridionale, o a persone mescolate con Abruzzesi e Campani (molto comuni da quelle parti), chiaramente la media del Lazio viene trascinata molto a sud, perché con i territori di Frosinone e Littoria inizia davvero il Sud Italia.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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